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    Predefinito Un secolo di disinfestazione dal menscevismo

    Prima vittoria del marxismo in Russia

    In precedenza alla formazione del partito, la classe operaia russa aveva condotto scioperi che dopo il 1890 esprimevano la necessità di una coscienza più matura. Dal risveglio spontaneo della classe e dalla presenza di una gioventù rivoluzionaria socialdemocratica, nacque il partito bolscevico, “il meno opportunista della Seconda Internazionale”. Come corrente di pensiero e come partito politico esiste dal 1898. Ma già nel 1903 sfocia in due partiti: il menscevico e il bolscevico.

    La sua elaborazione viene facilitata da una teoria rivoluzionaria giusta e univoca. Ma anche dall’esperienza dei brancolamenti, dai tentennamenti, dagli errori e dalle delusioni del pensiero rivoluzionario in Russia.

    Il pensiero d’avanguardia dal 1840 al 1900 aveva cercato avidamente una teoria rivoluzionaria e seguiva con attenzione e accuratezza sorprendente ogni ultima parola dell’Europa e dell’America in questo campo. La Russia in verità è pervenuta al marxismo come all’ultima teoria rivoluzionaria giusta, attraverso il travaglio di mezzo secolo di una storia di tormenti e di sacrifici inauditi, di instancabili ricerche, studi, esperimenti, di applicazioni pratiche, delusioni, verifiche, confronti con le altre esperienze dell’Europa. Nella seconda metà del secolo decimonono, dispose come nessun altro paese al mondo, di una grande ricchezza di legami internazionali, di una intima conoscenza delle forme e delle teorie mondiali del movimento rivoluzionario. Nell’ultimo decennio del secolo XIX il socialismo premarxista è battuto.


    La lotta al socialismo premarxista continua

    Il socialismo premarxista continua la lotta non più sul suo proprio terreno, ma su quello generale del marxismo, come revisionismo. L’ex marxista Bernstein ha dato il suo nome a questa corrente, poiché ha fatto maggior rumore e formulato nel modo più completo le correzioni da apportare a Marx. “Il fine è nulla il movimento è tutto”, queste parole alate di Bernstein esprimono al meglio l’essenza del revisionismo.

    Durante la formazione del partito in Russia, negli anni 1900-1903, Plechanov chiedeva l’espulsione di Bernstein. Nulla di strano che in Russia l’opportunismo fosse più debole che in Germania e ancora più che in Francia e in Italia. Lo dimostra anche la lotta sostenuta nella questione organizzativa, contro l’errore di Martov e Akselrod nel formulare il primo paragrafo dello statuto del partito, dando a qualsiasi professore, a qualsiasi studente di liceo e a ogni scioperante la possibilità di dichiararsi membri del partito, confondendo l’avanguardia con tutta la classe.

    Oggi partiti di “cittadini e movimenti” sono diventati di attualità, per esempio in Italia col nuovo Partito Democratico, che si caratterizza e vanta della sua mancanza di programma.

    La lotta dei bolscevichi s’inserì nella lotta ideologica del marxismo rivoluzionario contro il revisionismo della fine del secolo XIX, preludio di grandi battaglie all’interno dei partiti socialisti del proletariato d’occidente, che andava atteggiandosi in posizioni di offensiva sociale. L’esperienza del 1905 rafforzò nel partito russo la coscienza politica, nei militanti e nei capi, e nelle masse le tecniche della lotta operaia e la natura dei diversi partiti. Senza la “prova generale” del 1905 non sarebbe stata possibile la vittoria della rivoluzione dell’Ottobre 1917.

    L’opportunismo è mancanza di precisione, di chiarezza. Per questo è inafferrabile. I comunisti russi vinsero perché smascherarono e scacciarono spietatamente tutti i fautori di frasi rivoluzionarie. Questa lotta si sviluppò contro l’opportunismo dei socialisti rivoluzionari, non-marxisti, e dei menscevichi, pseudo-marxisti. Una lotta che continuò, e più avrebbe dovuto, anche dopo la conquista del potere.

    In Russia, nel 1903 e nel 1905, la storia si è permessa uno scherzo: ha costretto gli opportunisti di un paese arretrato ad anticipare gli opportunisti dei paesi avanzati; e i comunisti a combatterli e, separatisi nettamente da essi, a vincerli. Dal 1898 al 1903, dal 1905 al 1908, dal 1914 al 1918 sono le altre tappe intermedie fino al 1921.


    Come si difende il partito ?

    Il 1921, l’anno della NEP, può essere considerato il vertice della lunga lotta, prima della inesorabile discesa che tutt’ora perdura.

    Con la NEP la rivoluzione, politicamente vincitrice, continua la sua opera per via economica riformista, in attesa che si sviluppi nella Russia arretrata quella produttività e socialità del lavoro fondamento e condizione del socialismo.

    Infatti, prospettandosi la necessità di una lunga dittatura del partito comunista incorrotto, rimasto unico nostro caposaldo di forza e garanzia, Lenin interviene di nuovo sulla necessità dell’allontanamento degli intrusi dal partito e rammenta che più di una volta il partito ha proceduto alla revisione dei suoi membri per lasciarvi soltanto i membri pienamente devoti al comunismo. «Abbiamo utilizzato la mobilitazione per il fronte e i sabati comunisti per epurare il partito da coloro che vogliono unicamente approfittare dei vantaggi che offre la posizione di membro di un partito che è al potere, da coloro che non vogliono sobbarcarsi il fardello di un lavoro pieno di abnegazione in favore del comunismo». «I menscevichi s’insinuano nel partito comunista di Russia non solo per machiavellismo, nel quale hanno dimostrato di essere maestri, quanto per la propria “adattabilità”. L’opportunista di distingue per la sua adattabilità e i menscevichi, come opportunisti, si adattano, per così dire, “per principio”, alla corrente dominante fra gli operai, si mimetizzano».

    Pochi anni dopo, il menscevico Viscinsky, riuscito a rimanere nel partito nonostante Lenin, istruirà i processi che stermineranno le falangi bolsceviche.

    Quindi: quale il raffronto fra questa lotta all’opportunismo che anche noi, corrente di Sinistra nel PSI, avevamo condotta nei partiti della Seconda Internazionale, e il centralismo organico che già allora preconizzavamo per la Terza ? Nei partiti della Internazionale, non federazione ma vero unico partito comunista mondiale, come in compiuto embrione è il nostro, è possibile addivenire ad una forma più coerente di vita ed evoluzione della sua compagine militante, a cui abbiamo dato la qualificazione di organica. Nel partito comunista sano e maturo, lo inevitabile e necessario continuo ricambio cellulare al suo interno si svolge senza traumi e senza “perdita di informazione”, nella continuità e salute dell’organismo completo. L’operazione diviene naturale conseguenza del corretto e pieno svolgimento collettivo, in positivo, delle sue funzioni, e nell’affermazione pratica di rapporti fra militanti orgogliosamente e felicemente improntati a moduli di relazione post-borghesi. Nel partito che all’interno di questa società morente rappresenta e si batte per il comunismo, il reclutamento di nuove forze o l’allontanarsi di quelle ormai logorate non si attua quindi più tramite “decisioni” particolari, in un faticoso innesto di rami di diversa origine o in dolorose amputazioni.


    Dopo il 1921

    Tutta l’opera di Lenin per potenziare la dittatura del proletariato mentre si lasciava che si formassero in Russia le basi produttive del socialismo, viene poi capovolta.

    La Terza Internazionale varava al congresso del 1921 la tattica del Fronte Unico e della conquista della “maggioranza” della classe operaia, dando nuovo credito ai partiti dell’opportunismo, appannando nella coscienza della classe la loro opposizione al comunismo.

    Mentre si edifica il suo mausoleo, si vara la campagna di reclutamento detta “leva di Lenin”, che sommerge la vecchia guardia di nuovi venuti d’ogni genere. Così da un lato si indeboliva la sola faccia, politica, del comunismo in Russia, dall’altro, nei dibattiti che seguirono, la vecchia guardia inutilmente si opponeva alla “realizzazione” del “socialismo integrale” nella sola Russia, che in realtà, nel campo economico, verrà a significare un cedimento al programma sotto-borghese dei contadini e alle carestie degli anni Trenta.

    Ciononostante nel 1936 la Russia dichiara, in nome del “socialismo scientifico”, di avere realizzato il socialismo, ma il rapporto sociale è ancora, e non ovunque ancora, la produzione mercantile.

    I fondamenti ideologici del socialismo premarxista, di Proudhon, Gramsci, ecc. continuano ad ispirare la prima palese vittoria controrivoluzionaria in Russia. Segue la Seconda Guerra mondiale, lo scioglimento della Terza Internazionale, la sconfitta della rivoluzione cinese.

    Col rifluire dell’onda rivoluzionaria, la piccola borghesia, che si era momentaneamente sottomessa alla causa proletaria, torna ad accodarsi al ristabilito potere grande borghese, portandosi dietro settori proletari. In ciò la tragedia della Terza Internazionale, la risonanza internazionale della controrivoluzione staliniana, la salvezza del capitalismo.


    Inizio del secolo ventunesimo

    A cavallo dei secoli XX e XXI il vacuo socialismo premarxista riappare non più come revisione del marxismo ma palesemente anti-marxista. Comunismo, socialismo, cattolicesimo perdono ogni confine e connotazione. Riappare la tendenza, come nel congresso socialdemocratico del 1903 in Russia, ad un partito senza tessere, anti-comunista e anti-socialista, simile a quello teorizzato alla fondazione del partito fascista nel marzo del 1919. Il dettame oggi di una masnada di partiti è beffarsi di etichette e di definizioni ideologiche. Come i fascisti non sono né socialisti né antisocialisti, e, a seconda della opportunità, decidono di marciare sul terreno della collaborazione di classe, della lotta di classe, della sottomissione di classe, della espropriazione di classe. Sono, come il fascismo, “problemisti”, degli antipartito senza principi fissi. Hanno per sola norma l’azione del momento, come Bernstein: il fine è nulla, il movimento è tutto. Principi, fini, soluzioni generali della lotta sociale, non s’enunciano né si deve.

    Quando al coro si aggiunge un qualunque Grillo parlante, loro, immersi nello stesso sudiciume, l’accusano di populismo, qualunquismo, di “antipartitismo”.

    Il potere politico, nel senso proprio della parola, è il potere organizzato di una classe per l’oppressione di un’altra, fino a che ci saranno classi. Oltre che con la forza delle armi, la dittatura capitalistica si regge con l’inganno e la menzogna, un nauseante oscurantismo mascherato dalla complicità dei partiti degli anti-partito.

    Riconoscere l’esistenza delle classi, senza ammettere che la lotta della classe operaia può storicamente ambire alla presa del potere politico, alla sua dittatura di classe, significa voler perpetuare il capitalismo e la schiavitù del lavoro salariato. Chi si accontenta di riconoscere la lotta delle classi, scoperta non da Marx ma da borghesi prima di lui, non è ancora un comunista, non esce dai limiti del pensiero e della politica borghese. Accettano solo alcune delle forme degli Stati borghesi, straordinariamente varie, ma la loro sostanza è unica, inesorabilmente, la dittatura della borghesia.

    La dittatura borghese in forma democratica si è dimostrata la più efficiente per l’inganno del proletariato, riuscendo ad utilizzare i partiti dell’anti-marxismo di tutte le sfumature, dai partiti staliniani ai cristiani e fino, oggi, a quelli dei vari “arcobaleni”, uno articolato schieramento a difesa del rapporto sociale capitalistico, una casta sacerdotale stipendiata per mantenere la rassegnazione nell’animo degli oppressi, pronta a far fronte ai fremiti di rivolta causati dal disagio sociale.

    Il passaggio dal capitalismo al comunismo, naturalmente, non può non produrre un’enorme abbondanza e varietà di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato, diretta dal suo partito, da tutte le parti rinnegato.

    Partito Comunista Internazionale

    da "Il Partito Comunista 336"
    Il Partito Comunista, n.336, luglio-agosto 2009

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    Predefinito Rif: Un secolo di disinfestazione dal menscevismo

    Citazione Originariamente Scritto da Anticapitaslista Visualizza Messaggio
    Prima vittoria del marxismo in Russia

    In precedenza alla formazione del partito, la classe operaia russa aveva condotto scioperi che dopo il 1890 esprimevano la necessità di una coscienza più matura. Dal risveglio spontaneo della classe e dalla presenza di una gioventù rivoluzionaria socialdemocratica, nacque il partito bolscevico, “il meno opportunista della Seconda Internazionale”. Come corrente di pensiero e come partito politico esiste dal 1898. Ma già nel 1903 sfocia in due partiti: il menscevico e il bolscevico.

    La sua elaborazione viene facilitata da una teoria rivoluzionaria giusta e univoca. Ma anche dall’esperienza dei brancolamenti, dai tentennamenti, dagli errori e dalle delusioni del pensiero rivoluzionario in Russia.

    Il pensiero d’avanguardia dal 1840 al 1900 aveva cercato avidamente una teoria rivoluzionaria e seguiva con attenzione e accuratezza sorprendente ogni ultima parola dell’Europa e dell’America in questo campo. La Russia in verità è pervenuta al marxismo come all’ultima teoria rivoluzionaria giusta, attraverso il travaglio di mezzo secolo di una storia di tormenti e di sacrifici inauditi, di instancabili ricerche, studi, esperimenti, di applicazioni pratiche, delusioni, verifiche, confronti con le altre esperienze dell’Europa. Nella seconda metà del secolo decimonono, dispose come nessun altro paese al mondo, di una grande ricchezza di legami internazionali, di una intima conoscenza delle forme e delle teorie mondiali del movimento rivoluzionario. Nell’ultimo decennio del secolo XIX il socialismo premarxista è battuto.


    La lotta al socialismo premarxista continua

    Il socialismo premarxista continua la lotta non più sul suo proprio terreno, ma su quello generale del marxismo, come revisionismo. L’ex marxista Bernstein ha dato il suo nome a questa corrente, poiché ha fatto maggior rumore e formulato nel modo più completo le correzioni da apportare a Marx. “Il fine è nulla il movimento è tutto”, queste parole alate di Bernstein esprimono al meglio l’essenza del revisionismo.

    Durante la formazione del partito in Russia, negli anni 1900-1903, Plechanov chiedeva l’espulsione di Bernstein. Nulla di strano che in Russia l’opportunismo fosse più debole che in Germania e ancora più che in Francia e in Italia. Lo dimostra anche la lotta sostenuta nella questione organizzativa, contro l’errore di Martov e Akselrod nel formulare il primo paragrafo dello statuto del partito, dando a qualsiasi professore, a qualsiasi studente di liceo e a ogni scioperante la possibilità di dichiararsi membri del partito, confondendo l’avanguardia con tutta la classe.

    Oggi partiti di “cittadini e movimenti” sono diventati di attualità, per esempio in Italia col nuovo Partito Democratico, che si caratterizza e vanta della sua mancanza di programma.

    La lotta dei bolscevichi s’inserì nella lotta ideologica del marxismo rivoluzionario contro il revisionismo della fine del secolo XIX, preludio di grandi battaglie all’interno dei partiti socialisti del proletariato d’occidente, che andava atteggiandosi in posizioni di offensiva sociale. L’esperienza del 1905 rafforzò nel partito russo la coscienza politica, nei militanti e nei capi, e nelle masse le tecniche della lotta operaia e la natura dei diversi partiti. Senza la “prova generale” del 1905 non sarebbe stata possibile la vittoria della rivoluzione dell’Ottobre 1917.

    L’opportunismo è mancanza di precisione, di chiarezza. Per questo è inafferrabile. I comunisti russi vinsero perché smascherarono e scacciarono spietatamente tutti i fautori di frasi rivoluzionarie. Questa lotta si sviluppò contro l’opportunismo dei socialisti rivoluzionari, non-marxisti, e dei menscevichi, pseudo-marxisti. Una lotta che continuò, e più avrebbe dovuto, anche dopo la conquista del potere.

    In Russia, nel 1903 e nel 1905, la storia si è permessa uno scherzo: ha costretto gli opportunisti di un paese arretrato ad anticipare gli opportunisti dei paesi avanzati; e i comunisti a combatterli e, separatisi nettamente da essi, a vincerli. Dal 1898 al 1903, dal 1905 al 1908, dal 1914 al 1918 sono le altre tappe intermedie fino al 1921.


    Come si difende il partito ?

    Il 1921, l’anno della NEP, può essere considerato il vertice della lunga lotta, prima della inesorabile discesa che tutt’ora perdura.

    Con la NEP la rivoluzione, politicamente vincitrice, continua la sua opera per via economica riformista, in attesa che si sviluppi nella Russia arretrata quella produttività e socialità del lavoro fondamento e condizione del socialismo.

    Infatti, prospettandosi la necessità di una lunga dittatura del partito comunista incorrotto, rimasto unico nostro caposaldo di forza e garanzia, Lenin interviene di nuovo sulla necessità dell’allontanamento degli intrusi dal partito e rammenta che più di una volta il partito ha proceduto alla revisione dei suoi membri per lasciarvi soltanto i membri pienamente devoti al comunismo. «Abbiamo utilizzato la mobilitazione per il fronte e i sabati comunisti per epurare il partito da coloro che vogliono unicamente approfittare dei vantaggi che offre la posizione di membro di un partito che è al potere, da coloro che non vogliono sobbarcarsi il fardello di un lavoro pieno di abnegazione in favore del comunismo». «I menscevichi s’insinuano nel partito comunista di Russia non solo per machiavellismo, nel quale hanno dimostrato di essere maestri, quanto per la propria “adattabilità”. L’opportunista di distingue per la sua adattabilità e i menscevichi, come opportunisti, si adattano, per così dire, “per principio”, alla corrente dominante fra gli operai, si mimetizzano».

    Pochi anni dopo, il menscevico Viscinsky, riuscito a rimanere nel partito nonostante Lenin, istruirà i processi che stermineranno le falangi bolsceviche.

    Quindi: quale il raffronto fra questa lotta all’opportunismo che anche noi, corrente di Sinistra nel PSI, avevamo condotta nei partiti della Seconda Internazionale, e il centralismo organico che già allora preconizzavamo per la Terza ? Nei partiti della Internazionale, non federazione ma vero unico partito comunista mondiale, come in compiuto embrione è il nostro, è possibile addivenire ad una forma più coerente di vita ed evoluzione della sua compagine militante, a cui abbiamo dato la qualificazione di organica. Nel partito comunista sano e maturo, lo inevitabile e necessario continuo ricambio cellulare al suo interno si svolge senza traumi e senza “perdita di informazione”, nella continuità e salute dell’organismo completo. L’operazione diviene naturale conseguenza del corretto e pieno svolgimento collettivo, in positivo, delle sue funzioni, e nell’affermazione pratica di rapporti fra militanti orgogliosamente e felicemente improntati a moduli di relazione post-borghesi. Nel partito che all’interno di questa società morente rappresenta e si batte per il comunismo, il reclutamento di nuove forze o l’allontanarsi di quelle ormai logorate non si attua quindi più tramite “decisioni” particolari, in un faticoso innesto di rami di diversa origine o in dolorose amputazioni.


    Dopo il 1921

    Tutta l’opera di Lenin per potenziare la dittatura del proletariato mentre si lasciava che si formassero in Russia le basi produttive del socialismo, viene poi capovolta.

    La Terza Internazionale varava al congresso del 1921 la tattica del Fronte Unico e della conquista della “maggioranza” della classe operaia, dando nuovo credito ai partiti dell’opportunismo, appannando nella coscienza della classe la loro opposizione al comunismo.

    Mentre si edifica il suo mausoleo, si vara la campagna di reclutamento detta “leva di Lenin”, che sommerge la vecchia guardia di nuovi venuti d’ogni genere. Così da un lato si indeboliva la sola faccia, politica, del comunismo in Russia, dall’altro, nei dibattiti che seguirono, la vecchia guardia inutilmente si opponeva alla “realizzazione” del “socialismo integrale” nella sola Russia, che in realtà, nel campo economico, verrà a significare un cedimento al programma sotto-borghese dei contadini e alle carestie degli anni Trenta.

    Ciononostante nel 1936 la Russia dichiara, in nome del “socialismo scientifico”, di avere realizzato il socialismo, ma il rapporto sociale è ancora, e non ovunque ancora, la produzione mercantile.

    I fondamenti ideologici del socialismo premarxista, di Proudhon, Gramsci, ecc. continuano ad ispirare la prima palese vittoria controrivoluzionaria in Russia. Segue la Seconda Guerra mondiale, lo scioglimento della Terza Internazionale, la sconfitta della rivoluzione cinese.

    Col rifluire dell’onda rivoluzionaria, la piccola borghesia, che si era momentaneamente sottomessa alla causa proletaria, torna ad accodarsi al ristabilito potere grande borghese, portandosi dietro settori proletari. In ciò la tragedia della Terza Internazionale, la risonanza internazionale della controrivoluzione staliniana, la salvezza del capitalismo.


    Inizio del secolo ventunesimo

    A cavallo dei secoli XX e XXI il vacuo socialismo premarxista riappare non più come revisione del marxismo ma palesemente anti-marxista. Comunismo, socialismo, cattolicesimo perdono ogni confine e connotazione. Riappare la tendenza, come nel congresso socialdemocratico del 1903 in Russia, ad un partito senza tessere, anti-comunista e anti-socialista, simile a quello teorizzato alla fondazione del partito fascista nel marzo del 1919. Il dettame oggi di una masnada di partiti è beffarsi di etichette e di definizioni ideologiche. Come i fascisti non sono né socialisti né antisocialisti, e, a seconda della opportunità, decidono di marciare sul terreno della collaborazione di classe, della lotta di classe, della sottomissione di classe, della espropriazione di classe. Sono, come il fascismo, “problemisti”, degli antipartito senza principi fissi. Hanno per sola norma l’azione del momento, come Bernstein: il fine è nulla, il movimento è tutto. Principi, fini, soluzioni generali della lotta sociale, non s’enunciano né si deve.

    Quando al coro si aggiunge un qualunque Grillo parlante, loro, immersi nello stesso sudiciume, l’accusano di populismo, qualunquismo, di “antipartitismo”.

    Il potere politico, nel senso proprio della parola, è il potere organizzato di una classe per l’oppressione di un’altra, fino a che ci saranno classi. Oltre che con la forza delle armi, la dittatura capitalistica si regge con l’inganno e la menzogna, un nauseante oscurantismo mascherato dalla complicità dei partiti degli anti-partito.

    Riconoscere l’esistenza delle classi, senza ammettere che la lotta della classe operaia può storicamente ambire alla presa del potere politico, alla sua dittatura di classe, significa voler perpetuare il capitalismo e la schiavitù del lavoro salariato. Chi si accontenta di riconoscere la lotta delle classi, scoperta non da Marx ma da borghesi prima di lui, non è ancora un comunista, non esce dai limiti del pensiero e della politica borghese. Accettano solo alcune delle forme degli Stati borghesi, straordinariamente varie, ma la loro sostanza è unica, inesorabilmente, la dittatura della borghesia.

    La dittatura borghese in forma democratica si è dimostrata la più efficiente per l’inganno del proletariato, riuscendo ad utilizzare i partiti dell’anti-marxismo di tutte le sfumature, dai partiti staliniani ai cristiani e fino, oggi, a quelli dei vari “arcobaleni”, uno articolato schieramento a difesa del rapporto sociale capitalistico, una casta sacerdotale stipendiata per mantenere la rassegnazione nell’animo degli oppressi, pronta a far fronte ai fremiti di rivolta causati dal disagio sociale.

    Il passaggio dal capitalismo al comunismo, naturalmente, non può non produrre un’enorme abbondanza e varietà di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato, diretta dal suo partito, da tutte le parti rinnegato.

    Partito Comunista Internazionale

    da "Il Partito Comunista 336"
    Il Partito Comunista, n.336, luglio-agosto 2009

    Posso dire che non ci ho capito granchè di questo articolo?

 

 

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