ceviamo dal compagno Alessandro Pascale la prefazione al suo ultimo lavoro, scritto in occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre, e volentieri pubblichiamo

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PREFAZIONE

È arrivato il momento in cui i comunisti e le comuniste rialzino la testa e ricordino anzitutto a sé stessi le ragioni della propria Storia. Questo libro è rivolto a qualunque individuo capace di riflettere criticamente e senza pregiudizi, ma in particolar modo ai comunisti, colpiti ormai da decenni di bombardamento mediatico e politico. Una campagna diffamatoria di proporzioni tali da sortire l'effetto di riuscire a colpevolizzare gli stessi comunisti, cancellandone in molti casi la propria stessa identità, abbandonata, ripudiata, nascosta o ridotta ad un'ideologia più “conforme” ed accettabile per la borghesia, regredendo ad un livello che Marx ed Engels avrebbero descritto tra i “socialismi utopistici”.

Tutto ciò è inammissibile, ma non è accaduto senza spiegazioni razionali, né è dovuto al caso o alla sorte. Un progetto scientifico e sistematico è stato messo in atto per ridurre i comunisti ad un livello di inconsistenza culturale e politica, al fine di limitarne l'azione politica, l'unica capace nel corso degli ultimi due secoli di spaventare davvero il capitalismo e il potere della borghesia. La caduta del muro di Berlino e dell'URSS sono stati gli eventi che sono riusciti a far regredire sensibilmente nel mondo la consapevolezza che un altro mondo non è solo possibile, ma era già esistito, funzionava certamente meglio, ed era anche l'unica strada efficace per far progredire tutta l'umanità. Si dirà che non è così, che la Storia ha smentito la possibilità di costruire un sistema alternativo al capitalismo. Non è vero. Nell'opera che segue, il primo volume (ossia i primi 12 capitoli) è teso a dimostrare l'esatto opposto, concentrando l'attenzione soprattutto sulle vicende che conducono dalla Rivoluzione Russa alla fine dell'Unione Sovietica, con approfondimenti tematici sui temi dei diritti delle donne, del ruolo della Chiesa e delle religioni, e sui principali protagonisti della Rivoluzione (Lenin, Trockij, Stalin).

Chi si aspetti una storia agiografica rimarrà illuso, perché gli errori e gli orrori ci sono senza dubbio stati, ma in entrambi i casi non nei termini raccontatici dalla borghesia per decenni. Quella che segue non è una mera storia dettagliata delle vicende interne dell'URSS. Quel che abbiamo realizzato è una Storia Politica del socialismo reale, di cui l'URSS è solo un tassello, benché senza dubbio il più importante. Non si pretende di raccontare necessariamente ogni singolo dettaglio, come è stato fatto, peraltro in maniera spesso imprecisa, parziale e poco neutrale. Si intende offrire anzitutto una corretta interpretazione dei fatti, spiegando i “perché” delle cose, aiutando così a comprendere alcuni eventi sui quali è caduta la mannaia del silenzio, oppure presentando correttamente altri che sono stati distorti e rielaborati a causa delle deformazioni politiche svolte da storici compiacenti verso le classi dominanti.

Perché la storia dell'URSS è solo un tassello? Perché qui si intende fare un bilancio non solo dell'URSS ma del socialismo reale, ossia di tutti quei regimi (usiamo il termine “regime” nell'accezione marxista, definendo con tale termine ogni forma di “Stato”, in quanto sovrastruttura necessaria per attuare il dominio di una classe su un'altra) socialisti, o guidati da Partiti comunisti, che sono una conseguenza del successo e del consolidamento dell'Ottobre Rosso. Per realizzare questo intento si è dovuto ampliare la narrazione su scala mondiale, perché la Rivoluzione d'Ottobre ha portato i suoi effetti in tutto il globo. Il lettore mediamente informato è già sufficientemente a conoscenza della storia europea, specialmente quella successiva alla Seconda Guerra Mondiale. Qui si è scelto di conseguenza di tralasciare la storia “ufficiale” dell'Europa Occidentale, concentrando per ovvie ragioni solo l'attenzione sull'Italia, a cui è dedicato ampio spazio, compreso un campitolo dedicato alla sua storia repubblicana. L'ottica di riferimento è in generale completamente anti-eurocentrica: per troppo tempo si sono giudicati i fatti e le istituzioni di tutto il pianeta ignorando le vicende reali che hanno caratterizzato il cosiddetto “Terzo Mondo”, così come si è steso un velo sui crimini dell'imperialismo perpetuati non solo nell'epoca del colonialismo, ma anche durante gli anni della decolonizzazione, proseguendo fino ai nostri giorni. La necessità di rimuovere questo velo di ignoranza si è manifestata con la l'elaborazione di quella che potrebbe definirsi come una storia dell'imperialismo e della destabilizzazione nel '900: questa è l'essenza dei capitoli dedicati all'Asia, all'Africa e all'America Latina: non delle storie complete dei singoli Stati, ma un tentativo di mostrare alcune vicende paradigmatiche che spieghino la continuità del fenomeno imperialista in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò è stato anticipato da due capitoli dedicati rispettivamente alla politica interna e alla politica estera degli Stati Uniti d'America, in quanto è necessario anche in questo caso mostrare chiaramente quale sia stato, e sia tuttora, il principale nemico dei popoli di tutto il mondo. Infine si offre ampio spazio ad un'analisi delle principali realtà storiche socialiste e progressiste, con capitoli dedicati alle Repubbliche Popolari e Democratiche dell'Europa Orientale, a Cuba e alla Cina. Particolare attenzione si è prestata al tema dell'egemonia culturale, ai quali sono dedicati il capitolo 22, un omaggio a tutti quegli intellettuali e artisti che hanno messo la propria vita al servizio del progresso sociale, e il capitolo 23, probabilmente la parte più ambiziosa: un tentativo di attualizzare la ricerca gramsciana per capire quali siano state e quali siano tutt'oggi le tecniche imperialiste usate per mantenere l'egemonia culturale, ossia come la borghesia sia riuscita a costruire una forma di semi-totalitarismo con cui sta cancellando e riscrivendo la Storia contemporanea per screditare il ruolo dei regimi socialisti. Il capitolo finale, il 24, tenta di fare un bilancio complessivo di tali esperienze, riaffermando quanto presentato e dimostrato nei capitoli precedenti, e tentando di evidenziare le problematiche rimaste irrisolte nel marxismo-leninismo.

È quindi questo è un mattone di 2500 pagine scritte da Alessandro Pascale, un arrogante professorino 30enne? No. Niente di tutto ciò. Questa opera è anzitutto una raccolta di fonti: fonti dirette, fonti indirette, fonti storiografiche, analisi e commenti politici. Le parti scritte in prima persona dal sottoscritto sono effettivamente molto poche e non sono mancati anzi contributi esterni inediti di diversi collaboratori, nominati nei Ringraziamenti. Che senso ha allora questa operazione? Il senso è la constatazione che la ricerca storiografica sia andata molto avanti nel corso del tempo, ma ad essa non sia seguito un parallelo dibattito pubblico. Ci sono svariate spiegazioni del perché ciò sia avvenuto, e non è qui il caso di anticipare un elenco che emergerà naturalmente dalla lettura del testo. Resta il fatto evidente che nel mondo odierno, caratterizzato da un bombardamento continuo di informazioni e di dati, una serie di opere, autori e tematiche non trovino spazio né a livello mediatico né a livello scolastico. La crisi delle organizzazioni comuniste, diffusa in quasi tutto l'Occidente, ha fatto il resto, impedendo che venisse portato a termine un progetto complessivo di raccolta di dati e di trasmissione del sapere. Paradossalmente oggi, nell'epoca dell'informatizzazione di massa e in mancanza di un centro politico aggregatore degli sforzi degli intellettuali critici verso il sistema capitalistico, si pone all'ordine del giorno non solo il rischio della perdita della memoria storica, ma anche della stessa trasmissione di documenti. Quanti siti internet, blog, pagine social media, hanno ospitato articoli, saggi, libri interi, professionalmente ben curati e meritevoli, che non hanno trovato diffusione cartacea per mancanza di fondi e capitali? Innumerevoli. Quanti di questi siti e pagine web hanno poi chiuso i battenti, cancellando per sempre [1] la possibilità di recuperare tali contributi? Molti. Me ne sono accorto io stesso: per questo lavoro, in cui ho accumulato materiali raccolti in alcuni casi a partire da 5 anni fa (molti dei quali pubblicati sulla pagina facebook “I Maestri del Socialismo”), i “link” che avevo segnato per risalire alle fonti riportano ormai a siti non più attivi.

Nella dispersione e volatilità delle organizzazioni comuniste, le sole interessate a diffondere alcuni contenuti di classe, si pone allora il problema storico del rischio di un nuovo Medioevo: tutto quanto realizzato e stampato dal movimento operaio nel corso del '900 rischia la cancellazione sistematica da parte della borghesia: si pensi al fiume di pubblicazione di opere “anti-sistema” avvenuta in Italia negli anni '60-'70. Che cosa resta oggi? Rare sono le ristampe, fatte da poche e molto deboli case editrici “impegnate”. Molte invece le opere ormai fuori commercio, disponibili solo “usate” su siti come “Ebay” o, quando va bene, in una biblioteca comunale ben fornita. Quando un'opera non viene più pubblicata scompare dal dibattito pubblico e la sua stessa esistenza viene rimossa dalla mente delle persone: “se non è stampato più è perché non ha valore”, questo è un ragionamento comune per l'homus capitalisticus della nostra epoca: se non sei nel mercato significa che sei inutile, che non esisti. Eppure non è così, dato che ci sono svariati motivi per cui un'opera esce dal mercato editoriale, e non sono ultimi quelli politici, come avremo modo di vedere.

Quel che abbiamo fatto in questo libro è stato allora dare spazio da un lato alle conquiste storiografiche più recenti, anch'esse spesso misconosciute se non ostracizzate per precise motivazioni politiche (si pensi alla polemica tra “Liberazione” e il libro su “Stalin” di Losurdo di qualche anno fa); dall'altro lato si è proceduto alla riscoperta di una serie di testi, autori, notizie “scomparsi”, in certi casi riscrivendone di proprio pugno alcune parti, in altre sfruttando il lavoro meritorio fatto da altri compagni e compagne. Sia io che loro ci siamo sentiti probabilmente come gli scribi amanuensi che durante l'Alto Medioevo salvaguardavano la cultura Occidentale trascrivendo i testi dai papiri ai manoscritti. Con la differenza sostanziale che mentre in quel caso si procedeva sistematicamente a rimuovere dalla preservazione tutti quegli autori scomodi per la Chiesa (materialisti, agnostici, atei, eretici, edonisti, ecc.), in questo caso si tratta non solo di salvaguardare la memoria storica, ma anche di lavorare per la diffusione pubblica di tali materiali, cosa che le principali organizzazioni di sinistra hanno sistematicamente smesso di fare negli ultimi decenni. Da qui la decisione di mettere a disposizione tutto questo lavoro gratuitamente sul web, al fine di garantirne la maggiore diffusione possibile. Oggi il web, con il suo carattere di gratuità e capillarità, rimane infatti un argine fondamentale alle derive totalitarie che colpiscono le società occidentali nel trionfo dei regimi “liberali”. Non è un caso che si cerchi da più parti di limitarne l'accesso, o quanto meno di attuare un controllo sui contenuti che vi circolano. Proprio nei giorni in cui concludo quest'opera alcuni settori politici, noti per il loro servilismo verso gli USA, hanno lanciato l'allarme sulle “fake news” che si trovano su internet, preparando l'opinione pubblica alla necessità di un intervento statale nella regolamentazione del web. Il fatto che esistano delle fake news è senza dubbio reale, ma basterebbe una serie analisi critica dei giornali e dei telegiornali per accorgersi che il problema non sia solo internet, il quale anzi è un medium che consente molto spesso di rispondere in maniera adeguata a tali fenomeni, smentendo “verità ufficiali” attraverso una piattaforma che, se adeguatamente usata, può far aprire gli occhi a tutti.

Per superare il rischio della scarsa professionalità, nel caso della presente opera si è seguito un metodo scientifico: ogni paragrafo presenta le fonti utilizzate in note a pié di pagina. Per tutte quelle prese dal web sono stati accompagnati anche i link appositi, così che il lettore possa costantemente controllare quanto affermato. Un'avvertenza ulteriore: è possibile che, specie sulle questioni più marginali, si trovino piccoli errori, refusi, fonti poco affidabili. Il primo motivo di tutto ciò è dovuto alla volontà di rispettare la volontà di uscire con la pubblicazione nel 2017, anno del centenario della Rivoluzione d'Ottobre. Quest'opera è frutto del lavoro di una ventina di volontari. Non c'è dietro una casa editrice che si sia sobbarcata il lavoro di revisione e sistemazione grafica. Il lettore sia quindi clemente e apprezzi il fatto che una nuova generazione composta da ventenni e trentenni, e quindi come tale cresciuta pienamente nel mondo “post-moderno” dell'ideologia unica e del trionfo del libero mercato, abbia realizzato questo lavoro totalmente gratuitamente per amore della verità e per militanza politica. Mettiamo quindi le mani avanti: le piccole inesattezze che si potranno trovare lasciano infatti il tempo che trovano di fronte all'urgenza della necessità di portare tali contenuti presso il più vasto pubblico possibile, cercando di ricostruire una connessione sentimentale che fa largo uso di immagini e foto. Chiunque vorrà potrà segnalare direttamente al sottoscritto (per mail: [email protected]) eventuali migliorie, correzioni e proposte di nuovi paragrafi/approfondimenti tematici, così da poter realizzare una seconda edizione ancora più adeguata. Buona lettura.

Alessandro Pascale

NOTE

1. È vero che esistono siti internet che periodicamente salvano e consentono di recuperare i contenuti pubblicati sui principali siti web, ma qui si parla della fruibilità a disposizione dell'utente medio, non dello studioso specialista.


L'opera è composta di due volumi, 24 capitoli, per complessive 2500 pagine. 20 pagine di Indice. 80 pagine di sola bibliografia. È possibile scaricare gratuitamente sul sito Home - Intellettuale Collettivo quello che è di fatto un volume enciclopedico sulla storia contemporanea e sulle questioni fondamentali del socialismo reale. Questo e molto altro è “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo”. Di seguito la struttura dei macro-capitoli:

-INTRODUZIONE TEORICO-POLITICA: LE BASI DEL MARXISMO-LENINISMO

-VOL. 1. DALLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE ALLA FINE DELL'URSS

1. LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA E LA LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

2. LA LIBERAZIONE DELLE DONNE DAL PATRIARCATO MILLENARIO

3. LENIN, IL PIÙ GRANDE UOMO DEL XX SECOLO

4. BIENNIO ROSSO, COMINTERN, REAZIONE BORGHESE E SCONFITTA

5. L'URSS E IL SOCIALISMO IN UN SOLO PAESE

6. LA PARABOLA DI TROCKIJ

7. COMUNISMO, RELIGIONE E CHIESA

8. STALIN, COSTRUTTORE DEL SOCIALISMO

9. L'ANTISTALINISMO È ANTICOMUNISMO

10. LA LOTTA DI CLASSE MONDIALE TRA IL 1933 E IL 1945

11. L'URSS DAL DOPOGUERRA AI TRIONFI SPAZIALI

12. DA BREZNEV ALLA RESTAURAZIONE CAPITALISTA

-VOL. 2. LA CROCIATA ANTICOMUNISTA CONTRO LA DECOLONIZZAZIONE ANTIMPERIALISTA

13. IL TOTALITARISMO DEGLI USA

14. IMPERIALISMO A STELLE E STRISCE

15. LE DEMOCRAZIE POPOLARI DELL'EUROPA ORIENTALE

16. LE CAUSE PROFONDE DEL SOTTOSVILUPPO AFRICANO

17. L'AMERICA LATINA, IL “CORTILE DI CASA” DEGLI USA

18. L'ESEMPIO RIVOLUZIONARIO ANTIMPERIALISTA DI CUBA

19. LA SPERANZA DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

20. IL RISVEGLIO DEL GIGANTE ASIATICO

21. LA SEMICOLONIA ITALIANA A SOVRANITÀ LIMITATA

22. INTELLETTUALI E ARTISTI AL SERVIZIO DEL PROGRESSO SOCIALE

23. LE TECNICHE IMPERIALISTE DELL'EGEMONIA CULTURALE

24. IL SOCIALISMO REALE IN UNA PROSPETTIVA STORICA E I SUOI PROBLEMI

BIBLIOGRAFIA E FONTI