Le due anime del "finismo" riusciranno a trovare una sintesi?
La difficile convivenza di Urso e Granata
di Florian
C'è una figura dietro Gianfranco Fini, che ha condiviso con lui tutte le svolte politiche della destra, e si chiama Adolfo Urso. E poi c'è un finiano dell'ultima ora, che ai tempi del Msi era talmente in rotta col suo capo da venire allontanato dal partito, e si chiama Fabio Granata.
Adolfo Urso è un politico liberale, di scuola Mennitti, ovvero colui che fuoriuscì dal Msi per diventare uno dei principali artefici di Forza Italia e direttore del trimestrale "Ideazione". Ad Urso si deve la "cacciata" di Marcello Veneziani dall'Italia Settimanale, nel 1995, colpevole di nostalgismo verso una cultura di destra e di nuova destra dalla quale An voleva prendere le distanze. Successivamente Urso, animatore della corrente "liberal" Nuova Alleanza, ha accompagnato il progetto dell'elefantino con Mariotto Segni ed è stato il principale promotore del partito unitario di centrodestra. Propugnatore di una destra politicamente ed economicamene liberale, Urso ha recentemente proposto per Fli l'esempio ultraliberista dei Tea Party americani.
Fabio Granata è un intellettuale di Nuova destra, dal passato rautiano, che è venuto alla ribalta negli ultimi anni favorendo la svolta eretica di Fini sulla cittadinanza (“l’Italia a chi la ama”, patriottismo repubblicano) e cavalcando a spron battuto la questione della legalità e della difesa dell’operato delle procure. Azione, questa, che se da un lato ha indispettito i berlusconiani, gli è valsa, di contro, l’apprezzamento dei dipietristi de Il Fatto, che oggi ospitano il suo blog nel loro sito web. Granata è personalità sanguigna, di stampo più missino che aennino, un meridionale guarda con simpatia all’antileghismo ampiamente diffuso al Sud e ad un’economia di stampo sociale, molto lontana dall’esempio anglosassone.
Non è un caso che ad Urso faccia capo il think tank FareFuturo, mentre a Granata si riconosca maggiormente l’humus culturale facente capo a Generazione Italia. Laddove i “futuristi” sembrano proporre per la Destra Nuova la via di un libertarismo economico e dei diritti, l’altra anima finiana, maggiormente radicata sul territorio, propende per scelte più sociali e comunitarie nel solco tradizionale della destra italiana. Difficile dire, ora, quale delle due prevarrà.




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