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    Ragionatore Dubitante
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    Predefinito La forza delle idee (o della repressione) nella storia della chiesa

    Riporto questo post da una discussione che è stata chiusa:


    1) Meglio cosi. Il relax è importante
    2) Hai eluso la mia precisazione. Il fatto che il cristianesimo si sia imposto con la forza della persuasione a fronte di persecuzioni anche feroci è indubbio. Il fatto che in seguito non sia stato possibile mettere in discussione il percorso logico intrapreso dalla chiesa nella idealizzazione del credo cristiano, non indica di per se che quel percorso sia stato stato corretto. Indica solamente che la Chiesa in seguito ha posseduto forza fisica superiore a quella dei sui detrattori.
    3) Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Locke e Hume non mi risulta che abbiano messo in discussione la validità del pdnc. Di certo non puoi chiedermi, per smentirti, di citare ogni singolo concetto, idea o quant'altro espressi da tutti quanti gli esponenti della cultura illuminista per dimostrarti che nessuno di essi ha mai messo in discussione quel principio. Cadi ancora nel medesimo paradosso del "dimostrami che gli alieni non esistono". Io non posso mostrarti ogni angolo dell'universo dicendoti "vedi? Gli alieni non ci sono". Sei tu che mi devi dimostrare dove sono posti questi "alieni" se sostieni la loro esistenza. Quindi ti chiedo di mostrarmi chiaramente dove Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Locke e Hume negano la validità del pdnc. Se è vero come affermi ti darò ragione.
    4) Ottimo. Risponderò in un unico punto. Comunque ti sbagli di grosso. La pedofilia ha sempre subito una condanna unanime in tutte le civilità ed in ogni tempo. Attenzione a non confondere la pedofilia con la pederastia. Gli stessi greci punivano severamente i rapporti sessuali con bambini al di sotto dei dodici anni e non ammettevano comunque rapporti sessuali con adolescenti di età inferiore ai 14 anni. Se è vero che affermare che avere rapporti con i bambini è immorale corrisponde ad un ragionamento è anche vero che questo ragionamento immediato scaturisce da un fattore istintivo ovvero legato all'indole dell'uomo e quindi alle sue caratteristiche naturali. L'uomo è infatti un animale sociale per natura e questa sua propensione alla vita associata lo porta alla definizione di nuclei sociali il cui perno primitivo è costituito dalla famiglia intesa come entità incaricata della difesa della prole ed al suo sviluppo verso la condizione di adulti indipendenti. E' chiaro quindi che l'indole naturale alla protezione dei bambini è la matrice di ogni ragionamento che conduce alla condanna unanime della pedofilia. E' lo stesso motivo per cui la condanna è unanime nei confronti dello stupro (anche se in questo caso subentrano gli istinti predatori del maschio e quindi la condanna morale si è fatta più sfumata e contestualizzata arrivando in certi periodo storici nemmeno troppo remoti a giustificare le stupro in quanto facente parte della preda di guerra): perchè mina le basi del tessuto sociale impostato sulle famiglie. Questo tipo di ragionamenti immediati non sono neanche lontanamente paragonabili al ragionamento secondo il quale gli ebrei devono essere limitati nel commercio. Quindi è inutile che tu associ i due diversi tipi di ragionamento per tentare impropriamente di rendere icastiche tutte le condanne morali che ci vengono in mente di elaborare per i motivi più disparati. Vi sono condanne morali il cui motivo è icastico e universale per i motivi che ho spiegato e vi sono condanne morali che non lo sono.
    Ovviamente questa particolare attenzione che stai dedicando alle premesse del mio ragionamento ti serve per rimandare la discussione circa lo snodo centrale. I ragionamenti morali, in quanto ragionamenti, non sempre sono corretti e quindi non si capisce dove sia posta l'utilità nel reprimere con la forza chiunque additi quegli errori. La critica ad un ragionamento ha sempre un valore positivo. Se riesce a rilevare l'errore commesso quella critica avrà contribuito a perfezionare la conoscenza della Verità. Se non vi riesce semplicemente rimane valido il ragionamento formulato.
    5) L'equivoco in cui incorri nasce dal mio riferimento ad uno "sviluppo culturale". In questo caso la scelta della forma espressiva che ho utilizzato è sbagliata ed effettivamente può dar adito a fraintendimenti. Con "sviluppo culturale di un popolo" intendevo dire "sviluppo dell'indole caratteriale di un popolo". Alla luce di questa precisazione vediamo nel merito i punti che hai esposto:
    a) l'indole caratteriale di un popolo non si sviluppa certamente per via delle azioni dei singoli. E'il portato di un percorso storico assai complesso che si snoda attraverso i secoli
    b) La natura di un regime ha poco o nulla a che vedere con l'indole di un popolo. In passato i popoli europei hanno vissuto sempre in regimi autoritari, come tu precisi, ma non si può certo affermare che abbiano tutti quanti sviluppato la medesima indole
    c) La cultura fascista ed i suoi frutti non coincide con il carattere degli italiani. L'indole fascista che si intendeva instillare nella gente non ha affatto attecchito e nemmeno avrebbe potuto farlo in cosi pochi anni e in base semplicemente alla volontà coercitiva o anche solo convincitiva di un uomo solo.
    d) Gli aspetti "originari e genuini" dell'indole italiana alla quale il Duce faceva riferimento erano talmente remoti nei secoli da essere sepolti da un substrato di condizionamenti culturali, etici ed ideali che hanno permeato il nostro carattere per oltre duemila anni. Bisognerebbe aprire un 3D apposito per discutere circa il carattere degli italiani, ovvero la sostanziale incapacità di percepirsi come nazione intesa come insieme di cittadini responsabili assieme del bene comune. Vi sono fior fiore di intellettuali italiani e non che hanno scritti interi volumi sulla identità degli italiani e sui motivi storici che l'hanno determinata. A partire da Galli Della Loggia, Carlo Tullio-Altan, ed Edward Banfield (l'inventore del concetto di familismo amorale tipico della nostra società), ma ce ne sono molti altri. Tutti quanti reinterpretano un concetto già espresso dal Guicciardini quando rimproverava agli italiani l'amore per il particulare. Pretendere di cancellare con un colpo di spugna questi duemila anni per edificare, come se fosse possibile, un tipo di italiano nuovo nel giro di poco tempo è stata realmente una sciocchezza. Pretesa la cui frustrazione ingenerava non pochi mal di pancia in Mussolini, il quale costantemente se ne lamentava. Altro che quarant'anni, Giò!
    6) Che l'uomo tenda alla libertà è una induzione che nasce dall'osservazione della realtà. Gli uomini anche quando associati non rinunciano alla propria libertà personale e si pongono costantemente interrogativi circa il giusto rapporto fra libertà individuale ed obblighi di convivenza. Sono disposti ad alienare la propria libertà in misura maggiore o minore a seconda dell'indole culturale, ma è pur sempre una alienazione che costa sacrificio. Del resto lo stesso Aquinate nel De regimine principum chiarisce che la naturale tendenza all'aggregazione sociale dell'uomo proviene dalle limitazioni fisiche che gli impediscono di vivere in solitudine. Pertanto se la socialità è una necessità, allora anche la perdita di parte della sua libertà che ne deriva è essa stessa una necessità e non una scelta.
    Inoltre che il liberalismo effettui una qualche forma di controllo sociale è falso. Casomai sono le parti sociali che esso coadiuva ad operare tentativi in tal senso. E quindi si torna al punto di partenza. Il liberalismo persegue i sui scopi tramite la concessione di ampi margini di libertà. Se l'individuo si approfitta di quella libertà il liberalismo in se non può essere accusato di questo. Se lo scopo del liberalismo è il controllo del potere pubblico tramite la libertà, allora il liberalismo tradisce il proprio compito solo quando la libertà di qualcuno limita la libertà di qualcun altro.
    7) Anche nel momento in cui si è fatto ordine ponendo fine al caos delle opinioni si instaura un regime che risolve alcuni problemi, ma ne pone altri: come si realizza un controllo effettivo circa l'operato degli esponenti di quel regime? Anche ammesso che il regime ponga in atto idealmente un richiamo forte e inequivocabile ai valori della "legge naturale e divina" gli uomini sono pur sempre uomini. Se quel regime realizza un controllo efficiente sui mezzi di informazione è assai evidente che l'operato della classe dirigente rimarrà sempre e comunque al riparo da una forma di critica e di verifica che sia realmente efficace.

    Il diretto interessato ( @Giò ) è ovviamente invitato personalmente
    La discussione originaria si trova in:

    https://forum.termometropolitico.it/...l#post16758873
    Ultima modifica di TheMeroving; 03-01-18 alle 08:52
    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: La forza delle idee (o della repressione) nella storia della chiesa

    Le religioni sono tutte oppio dei popoli, mondi paralleli inventati di sana pianta per narcotizzare gli individui

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