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  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Un paese a sovranita' limitata - L'occupazione militare americana in Italia







    Le sigle

    Usaf: aviazione

    Navy: marina

    Army: esercito

    Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

    Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]




    Elenco per Regioni


    Trentino Alto Adige


    1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf.

    2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.


    Friuli Venezia Giulia


    3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest'ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell'Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara' appunto quest'ultima la principale base per l'offensiva aerea contro l'Iraq del nord, ma l'impiego degli aerei della 16th Air Force sara' pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

    4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

    5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

    6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell'Usaf.

    7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.

    8. Trieste. Base navale Usa.


    Veneto


    9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

    10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

    11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

    12. Longare [Vi]. Importante deposito d'armamenti.

    13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

    14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

    15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

    16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

    17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

    18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

    19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

    20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

    21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

    22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

    23. Venezia. Base navale Usa.

    24. Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

    25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

    26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

    27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.


    Lombardia


    28. Ghedi [Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

    29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

    30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

    108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.


    Piemonte


    31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

    32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.


    Liguria


    33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

    34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

    35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di "occupazione di aree dello specchio d'acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]". Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].


    Emilia Romagna


    36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato.

    37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    38. Parma. Deposito dell'Usaf con copertura Nato.

    39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

    40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione di bombe nucleari.

    41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.


    Marche


    42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.


    Toscana


    43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell'US Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell'Africa del Nord e la Turchia.

    44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

    45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'Usaf.

    46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy.

    47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

    48. Livorno. Base navale Usa.

    49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


    Sardegna


    50. La Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake".

    51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

    52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

    53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

    54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

    55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

    57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

    58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

    59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

    60. Cagliari. Base navale Usa.

    61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

    62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

    63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

    64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

    65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.


    Lazio


    66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

    67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

    68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

    69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell'Us Army.

    70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle".

    71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.


    Campania


    72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

    73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

    74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

    76. Nisida [Na]. Base Us Army.

    77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

    78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell'Us Army.

    80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

    81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

    82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

    83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

    84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

    85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.


    Basilicata


    79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

    86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.


    Puglia


    87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

    88. Brindisi. Base navale Usa.

    89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

    90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

    91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

    92. Otranto. Stazione radar Usa.

    93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

    94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.


    Calabria


    95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

    96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.


    Sicilia


    98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.

    99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell'aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

    102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf.

    103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

    104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

    105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

    107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

    110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

    111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

    112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

    113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di comunicazioni Nsa.






    elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

    •   Alt 

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  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Un paese a sovranita' limitata - L'occupazione militare americana in Italia

    Tutto il territorio italiano, da Aviano a Lampedusa disseminato di basi americane

    Lo stivale a stelle e strisce

    Tredicimila militari e quindicimila civili USA ospiti permanenti

    di Falco Accame

    da "Liberazione", 22 febbraio 1998


    Isole di segretezza

    Strutture sorte senza l'autorizzazione del Parlamento


    Non è del tutto nota la quantità in America di personale impiegato nelle basi Usa e Nato in Italia, ma grosso modo si tratta di circa tredicimila militari e quindicimila civili. Vediamo dove si trovano alcune di queste basi, facendo una specie di giro d'Italia. Partiamo dalla Toscana. Tra Pisa e Livorno si trova la vastissima base di Camp Darby, un'immensa area attrezzata a depositi e magazzini presso cui opera l'ottavo gruppo di supporto Usa che garantisce il sostegno logistico a tutte le forze americane operanti a sud del Po ed ha una responsabilità sul bacino del Mediterraneo ed il Nord-Africa. A Camp Darby operano circa un migliaio di persone. Non lontano da Camp Darby, a Coltano, è installato un potente sistema di telecomunicazioni.

    Spostiamoci ora verso la Liguria. A La Spezia è installato il Centro antisommergibile di Saclant, che effettua studi oceanografici attinenti alla ricerca di sommergibili. Da La Spezia passiamo in Lombardia, a Ghedi, presso Brescia. Qui si trova un "munitions support squadron" per la conservazione di bombe nucleari. Da Ghedi dirigiamoci verso il Triveneto. AVerona c'è l'Air Operations Centre (con 2500 persone). A Vicenza opera la Setaf (Support European Task Force) che ha per missione il supporto aerotattico alle unità nucleari missilistiche terrestri. In questa base vengono messe in opera le Adm, cioè le munizioni di demolizione atomica, in pratica le mine atomiche. Vengono qui custodite e costruite le testate nucleari per le forze armate alleate nella regione meridionale della Nato. PressoVicenza c'è un'unità di supporto chiamata Camp Ederle che si estende negli spazi della grande caserma di Ederle. Presso l'aeroporto militare è acquartierato un gruppo tattico di paracadutisti ed un battaglione di obici. In ambito Nato è assicurata alla Allied Mobile Force (Ace) la possibilità di effettuare operazioni militari nazionali Usa nell'eventualità di interventi che si estendono fino al Medio Oriente. A Longare, presso Vicenza, si trova un importante deposito di armamenti Usa ed altri depositi si trovano a Tormeno San Giovanni a Monte. Presso Aviano, l'aeroporto reso ben noto dalle operazioni in Bosnia e più recentemente dall'incidente della funivia del Cermis, opera un ragguardevole numero di forze aeree Usa.

    Dal Triveneto spostiamoci verso l'Emilia. A Rimini troviamo la sede di un Munitions Support Squadron per l'attivazione di bombe nucleari. Dall'Emilia scendiamo verso la Campania: giungiamo così a Napoli-Capodichino, la grande base Usa situata presso l'aeroporto che ha sostituito di recente quella dislocata presso Bagnoli. Conta su circa 3500 uomini e si estende nel suo sobborgo-satellite di Cirigliano.Vi sono dislocate attività di supporto e logistiche ed anche importanti comandi della Nato, oltreché il comando della Sesta flotta. La base navale Usa di Gaeta (che in futuro dovrebbe trasferirsi a Taranto) ospita alcune unità maggiori della Sesta flotta. Nei dintorni di Napoli, presso il lago Patria, a Giugliano, si trova una stazione di comunicazione Satcom ed un'altra stazione di comunicazione si trova a Montevergine, ad Avellino. Da Napoli passiamo alla Puglia. A San Vito dei Normanni c'è una base che ospita il 499° Expeditionary Squadron e l'Electronics Security Group (gruppo di intelligence elettronica). In Puglia ci sono altre basi, come quella di Gioia del Colle, per la ridislocazione di aerei arnericani. Ad Otranto, Martina Franca, Iacotenente, vi sono impianti della rete radar Nadge.

    Spostiamoci ora in Sicilia, dove troviamo innanzitutto la base di Sigonella, la stazione aeronavale con reparti operativi e di supporto Usa, dotata di aerei antisommergibili, mentre a Niscemi è situata una stazione di comunicazione (NavComTelSta). A Lampedusa vi è una installazione per la navigazione Loran. Passiamo infine in Sardegna, dove si trovano numerose ed importanti basi: Teulada, Zona costiera Sulcis Inglesiente. La più grande zona addestrativa straniera che include praticamente tutta la costa da Capo Teulada a Capo Frasca, circa cento km. La zona è usata per esercitazioni aeree ed aeronavali della Nato e della Sesta flotta (tiro contro costa) ed include anche un centro addestramento per unità corazzate. Decimomannu: e' l'aeroporto probabilmente più grande della Nato. La sua superficie è vasta quanto quella di tre aeroporti civili; Si tratta di un vecchio aeroporto rimesso in funzione nel 1955 in seguito ad un accordo tra Germania, Canada ed Italia. Salto di Quirra: una vasta zona comprendente poligoni missilistici sperimentali e di addestramento interforze. I poligoni sono situati presso il paese di Perdas de Fuego. Lungo la costa si giunge a Capo San Loremo: vi si addestrano unità della Nato e della Sesta flotta con attività nelle varie combinazioni terra-aria-mare. Capo Frasca: poligono di tiro della Nato e Usa.Vi sono situati impianti radar, eliporto, basi di sussistenza. Collegato con Torre Frasca e Torre Grande di Oristano e Sinis di Cabras. Tempio: base Nato per ricerche elaborazioni dati ed impianti radar. Inizialmente vennero installate anche rampe missilistiche nella zona della Limbara, tra Oschiri e Tempio. Infine Tavolara: base Usa per stazione radiotelegrafica ad onda lunga per poter comunicare con i sommergibili.



    Basi militari USA in Italia

  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Un paese a sovranita' limitata - L'occupazione militare americana in Italia






    LE BASI AMERICANE IN ITALIA, IERI E OGGI

    March 19th, 2007

    di Sergio Romano

    Il testo del Patto Atlantico, firmato a Washington nell’aprile 1949, non
    contiene alcun riferimento a basi militari. Il problema sorse più tardi con
    la creazione di una organizzazione militare integrata (la Nato, North
    American Treaty Organization) che rendeva necessaria la dislocazione di
    truppe americane in Europa. Come ha spiegato Natalino Ronzitti in un buon
    articolo pubblicato dall’edizione online di Affari Internazionali (la
    rivista dell’Istituto Affari Internazionali), la questione fu risolta con un
    accordo generale, valido per tutti i membri dell’Alleanza, e con una serie
    di accordi bilaterali. L’accordo generale è la Convenzione multilaterale del
    1951 sullo statuto delle forze armate Nato stanziate nei Paesi membri
    dell’Alleanza. Gli accordi bilaterali fra gli Stati Uniti e l’Italia sono un
    trattato del 1954, un Memorandum d’Intesa concluso nel 1995 e, secondo
    Ronzitti, «altri accordi che riguardano lo status dei quartieri generali».


    Mentre la Convenzione fu ratificata dal Parlamento, gli accordi bilaterali
    non furono presentati alle Camere e divennero validi al momento della firma.
    Conosciamo il testo di quello del 1995, pubblicato dopo la tragedia del
    Cermis, ma non conosciamo l’accordo del 1954 e non sappiamo se le clausole
    pattuite in piena guerra fredda, fra la morte di Stalin e la rivoluzione
    ungherese del 1956, rispondano ancora agli interessi italiani di mezzo
    secolo dopo. Resta poi il problema dei compiti che queste basi avranno in
    una situazione interamente diversa da quella di allora. Il Patto Atlantico e
    la Nato furono concepiti per contrastare il blocco sovietico, ma gli
    americani insistettero, dopo la rivoluzione iraniana del 1978, perché le sue
    competenze venissero estese «fuori area»: una richiesta che a molti europei
    sembrò già allora troppo impegnativa e generica. Oggi, gli attacchi alle
    Torri gemelle hanno introdotto nella filosofia militare della Nato il
    concetto di minaccia terroristica, e si potrebbe effettivamente sostenere
    che il terrorismo abbia preso nell’Alleanza il posto dell’Unione Sovietica.
    Con una importante differenza, tuttavia. L’America pretende di valutare la
    minaccia, scegliere il nemico e passare all’uso delle armi senza
    interpellare la Nato. La guerra irachena non fu una guerra della Nato e
    l’organizzazione venne invocata da Washington soltanto quando in Iraq le
    cose cominciarono ad andare male. Allorché decisero di bombardare le milizie
    delle Corti Islamiche in Somalia (un’operazione aerea per cui usarono la
    base di Gibuti) gli american i non interpellarono l’Alleanza. Che cosa
    accadrebbe se decidessero di colpire gli Hezbollah usando la base di Vicenza
    o quella di Aviano? Ronzitti, professore di diritto internazionale alla
    Università Luiss di Roma, ricorda un caso di qualche anno fa in cui noi
    divenimmo corresponsabili di una operazione militare americana. Accadde
    quando aerei americani decollati da Aviano, durante la guerra del Kosovo,
    colpirono la sede della televisione di Belgrado. La Jugoslavia accusò allora
    l’Italia, insieme ad altri Paesi della Nato, di avere violato il diritto
    internazionale bellico. «Da tenere presente, inoltre», scrive Ronzitti, «che
    qualora un’operazione militare parta dal nostro Stato, la neutralità non può
    essere mantenuta anche in assenza di una partecipazione italiana
    all’operazione» Il problema andrebbe posto in questi termini: siamo sicuri
    che le basi americane, in queste nuove circostanze, contribuiscano alla
    sicurezza dell’Italia?

    Fonte: Corriere della Sera



    Le basi americane in Italia, ieri e oggi | Altermedia Italia

  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Un paese a sovranita' limitata - L'occupazione militare americana in Italia


  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Un paese a sovranita' limitata - L'occupazione militare americana in Italia

    03 aprile 2007

    Le basi U.S.A. in Italia

    Cosa sono e perché ci sono.



    Le basi militari sono luoghi utilizzati dalle forze armate per depositare armi, mezzi, velivoli, uomini, antenne radar utili al controllo dello spazio aereo, per addestrare le truppe e permettere il loro soggiorno. Le zone occupate dalle basi sono chiamate “servitù militari”, perché sono parti di territorio totalmente asservite alle forze armate. In queste zone nessun cittadino ha la possibilità di costruire fabbricati o utilizzare terreni agricoli. Le leggi n. 898 del 24.12.1976 e n. 104 del 02.05.1990 prevedono l’erogazione di un indennizzo in denaro a tutti coloro che hanno proprietà in zona asservita, (dove per proprietà si intende un terreno agricolo o una costruzione) proprio perché quelle zone sono inutilizzabili una volta cedute alle forze armate.

    Le basi possono avere estensioni e scopi diversi. Ci sono basi che consistono “semplicemente” in depositi di munizioni, altre che hanno impianti radar per il controllo dei cieli, altre ancora sono stazioni di tele-comunicazione. Esistono grandi basi che si estendono per decine e decine di ettari e nelle quali vengono depositate armi, mezzi militari, aerei, truppe, e sono dotate di piste per il decollo e l’atterraggio dei velivoli, e ce ne sono altre navali e sottomarine, che supportano quindi l’attività della marina militare.

    In Italia ci sono molte basi militari: una parte sono italiane e sono quindi usate esclusivamente dalle forze armate italiane, ma in virtù di accordi segreti attuati nel dopoguerra con gli USA, ve ne sono molte appartenenti alla NATO ed altre ancora unicamente usate dalle forze armate americane.

    Dal rapporto ufficiale del Pentagono, “Base Structure Report 2005”, risulta che le forze armate statunitensi possiedono nel nostro paese 1.614 edifici, con una superficie di 892 mila metri quadri, e hanno in affitto 1.190 edifici, con una superficie di 886 mila m2. Il personale addetto a tali basi ammonta a 14.000 militari e 5.140 civili, per un totale di circa 20 mila persone.

    Da un “censimento” fatto dalla rivista “Carta” nel 2003, risulta che le installazioni militari statunitensi in Italia sono 113.
    L’elenco completo di queste basi-installazioni è consultabile sul web
    all’indirizzo: http://www.carta.org/rivista/settima...elencobasi.htm

    (nella figura qui a sinistra: la dislocazione delle basi USA e NATO in Italia- fonte: rivista "Carta"- Carta | Home Page )




    Le zone occupate da basi militari americane godono di extra territorialità, e nessun italiano (né la magistratura, né i parlamentari, né i giornalisti, né le forze dell’ordine) hanno il diritto e la possibilità di entrarvi. Essi non possono quindi vedere cosa ci sia al loro interno e cosa venga fatto.
    Godono di extraterritorialità anche le ambasciate, in ogni parte del mondo, ma è facile capire che un edificio che ospita una ambasciata è molto diverso in confronto ad una zona di territorio ampia diversi
    ettari e piena di armamenti…
    Per queste ultime si tratta in pratica di micro-stati, zone non italiane, come può essere per san Marino o per la città del Vaticano. Con la differenza che a san Marino e san Pietro non vi sono arsenali pieni di bombe e carri armati.

    Il fatto che queste basi godano di extraterritorialità permette alle forze armate anche un’altra cosa: essi possono avviare operazioni belliche in qualsiasi momento senza chiedere il permesso allo Stato della Repubblica italiana (nella cui costituzione, ricordiamolo, all’articolo 11 c’è scritto: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”). Il nostro territorio è quindi semplicemente una rampa di lancio.


    Le basi U.S.A. o più in generale della Nato, in Italia, sono state costruite in buona parte all’indomani della seconda guerra mondiale, nel periodo della guerra fredda fra il blocco sovietico e quello atlantico.
    Avevano lo scopo di “proteggere” l’Italia da un eventuale espansione dell’URSS e permettevano agli USA di attestare truppe e mezzi militari a pochi chilometri dai paesi del blocco sovietico. L’Italia si trova a poche decine di chilometri dalla ex-Iugoslavia, che a quei tempi era sotto il controllo sovietico, e questo ne ha fatto un importantissimo avamposto, un territorio di gran rilevanza strategica.

    Gli Stati Uniti hanno portato avanti per tutti i decenni del dopoguerra, fino agli anni 90 (caduta dell’URSS) un controllo fortissimo dell’Italia (così come nelle altre nazioni dell’Europa occidentale), per impedire che si affermasse il comunismo.
    Recentemente dopo anni e anni di indagini da parte dei magistrati italiani, rese assai complicate dai depistaggi e dai segreti di stato, è emerso che esistevano nel nostro Paese, nascoste all’interno delle basi della Nato, bande paramilitari clandestine che avevano come scopo quello di entrare in azione non appena vi fosse stato un pericolo di invasione sovietica dell’Italia. Una di queste formazioni paramilitari era GLADIO, che la magistratura italiana ha considerato recentemente “organizzazione eversiva dell’ordine costituzionale”. Quello che i magistrati hanno sottolineato è che queste bande non svolgevano solo un ruolo di difesa “aspettando al varco il nemico comunista”, ma agivano attivamente nel territorio italiano per condizionare pesantemente la vita politica e i risultati delle elezioni.

    Una delle azioni su cui essi avevano una certa influenza è quella nota sotto il nome di “strategia della tensione”: attraverso attentati tremendi che causavano stragi di civili la cui colpa veniva addossata a gruppi di sinistra, si creava un clima di tensione, si criminalizzavano i tanti movimenti di lotta e lo stesso partito comunista, spostando da sinistra a destra l’ago della bilancia dei risultati elettorali.
    È ormai provata la stretta relazione fra attentatori (neofascisti) e strutture segrete anche internazionali, fra cui non mancano i servizi segreti americani, in numerosi attentati avvenuti negli anni 60-70 in Italia. Le basi americane avevano in quest’ottica il ruolo di nascondiglio per i paramilitari, oltre che di luoghi per l’addestramento.
    Altra cosa assai grave (dal momento che l’Italia è una Repubblica nella quale la sovranità appartiene al popolo, il quale la esercita attraverso le elezioni), è che questo esercito segreto nascosto nelle basi americane dislocate in Italia, sarebbe potuto entrare in azione anche nel caso di vittoria dei comunisti alle elezioni.
    È per questo che i magistrati hanno definito Gladio una formazione eversiva dell’ordine costituzionale.
    [su questo argomento esiste una quantità enorme di materiale, parte del quale è ormai definitivamente provato e non più una pura “ipotesi”. Troppo lungo sarebbe parlarne in questo articolo, ma è importante sapere che in libreria così come su internet sono presenti moltissimi documenti a riguardo]
    (nella foto: 12 dicembre 1969, bomba di piazza fontana)

    La conclusione di questa parentesi è dunque che grazie alle basi gli Usa hanno potuto tenere sotto controllo l’Italia durante la guerra fredda.
    Ma oggi, viene da chiedersi, perché le basi americane sono ancora qui, se la guerra fredda è finita da sedici anni?
    L’assetto geopolitico mondiale si è evoluto tantissimo dagli anni ‘90 ad oggi e tuttora sta cambiando. Ci sono nuovi rapporti di forza fra le potenze, gli Stati Uniti sono diventati la maggior potenza militare ed economica (sempre più contrastati però dalla Cina, che cresce a ritmi enormi) e sono impegnati in quella che essi chiamano “global war at terror” cioè la guerra globale al terrore. Dall’attacco alle torri di New York dell’11 settembre 2001 (terribile attentato in cui morirono tremila civili e su cui però ancora vi sono da chiarire molte cose, come dimostra la crescente quantità di cittadini americani che dopo essersi documentati hanno espresso grandi dubbi sulla versione ufficiale data dal governo americano), gli USA hanno portato la guerra in Afghanistan e Iraq, accusando questi due paesi di essere basi del terrorismo islamico, e accusando l’Iraq di possedere armi di distruzione di massa (fatto che si è poi rivelato una falsità).

    È evidente che il reale interesse degli USA è rivolto alle risorse energetiche presenti in medio-oriente (ed è questo il reale motivo delle guerre in Afghanistan e in Iraq e della grande preoccupazione” dimostrata dall’amministrazione Bush nei confronti di un’altra nazione ricca di petrolio: l’Iran).

    Basta dare un’occhiata ad una carta geologica o ad una mappa che evidenzi la dislocazione dei giacimenti petroliferi, metaniferi ecc, per vedere come le zone “calde” del pianeta, quelle dove sono presenti conflitti o forti tensioni, sono proprio quelle dove maggiore è la quantità di risorse energetiche.
    E i paesi bombardati dagli USA nella guerra al terrorismo, sono guarda caso fra i più ricchi di petrolio al mondo.

    Ebbene, le basi americane dislocate in Europa e Italia hanno oggi un nuovo ruolo: servono come avamposto per le azioni belliche in medio-oriente e nell’Africa, e non è escluso che possano servire un domani per nuove guerre su altri fronti, sempre nel quadro della “global war at terror”.

    Sono già servite per le azioni belliche della Nato in Kosovo del 1999 (gli aerei che hanno bombardato la Serbia dal 24 marzo al 9 giugno 1999 decollavano dalle basi militari poste in Italia, oltre che da portaerei ubicate nell’Adriatico), per le azioni degli USA in Afghanistan nel 2001 e per quelle in Iraq nel 1991 e nel 2003…(Da Camp Derby, base militare nei pressi di Livorno, è partito il 60% delle munizioni destinate alla prima guerra del golfo, e cifre simili si sono ripetute nel 2003).

    Il fatto che le basi americane in Italia servano da avamposto per le guerre verso il sud del mondo sono fantasie di qualche pacifista? No.
    Quale sia il ruolo di queste basi risulta evidente dal Rapporto presentato il 9 maggio 2005 al Presidente e al Congresso degli Stati uniti dalla Commission on Review of Overseas Military Facility Structure of the United States, disponibile sul web alla pagina
    http://www.fas.org/irp/agency/dod/obc.pdf
    «La rete globale delle basi statunitensi – si afferma nel rapporto – è lo scheletro su cui si modellano la carne e i muscoli della nostra capacità operativa», il cui scopo principale è quello di «perseguire i nostri interessi nel mondo». In tale quadro «la presenza statunitense in Europa resta cruciale».

    Sempre da documenti ufficiali risulta che le basi statunitensi in Italia ed Europa servono a «mantenere l’influenza e la leadership statunitensi nella Nato: nella misura in cui rimangono in Europa significative forze statunitensi, la leadership può essere mantenuta». E’ dunque un documento ufficiale al massimo livello a dichiarare esplicitamente che la presenza militare statunitense in Europa serve non solo a proiettare forze nelle aree di interesse strategico, ma a mantenere l’Europa sotto la leadership statunitense.

    Geografia delle basi.

    Ecco una descrizione delle più grandi basi americane in Italia.

    Aviano. [Pordenone]. È la più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'Usaf in Italia [ospita almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri]. Vi sono inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, decine di bombe nucleari, nel quadro di un accordo segreto e perciò mai discusso in parlamento (chiamato Stone Ax). Queste bombe nucleari sono solo una percentuale delle 480 armi atomiche dislocate in basi militari in tutta Europa,nel quadro dell’accordo NATO sulla “condivisione nucleare” [vedi il dossier di Greenpeace disponibile sul web all’indirizzo
    http://p2-raw.greenpeace.org/raw/con...ti/disarmo.pdf ]

    Camp Ederle [Vicenza]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
    A Vicenza è prevista la costruzione di una nuova base, nella zona dell’ex aeroporto Dal Molin:si parla di “allargamento” perché essa andrebbe ad appoggiare la già presente base di Ederle, ma il territorio sul quale verrà costruita è attualmente privo di installazioni militari. Contro questo progetto centinaia di migliaia di italiani si stanno mobilitando in questi mesi, sia per motivi ambientali che, soprattutto, per motivi politici di ripudio alla guerra.

    Ghedi [Brescia]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari (una stima parla di 40 ordigni).


    Camp Darby [Pisa]. Il Setaf (task force sud-europea) ha qui il più grande deposito logistico del Mediterraneo [circa 1.400 uomini e una quantità impressionante di munizioni, bombe, mezzi militari]. La base è

    strettamente collegata tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo.
    Camp Derby è anche l’ottavo gruppo di supporto Usa ed è Base dell'Ua Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo e nell'Africa del Nord. È da qui che sono partiti, a bordo di navi, gran parte dei mezzi e delle munizioni destinati all’Iraq, sia nella prima che nella seconda (e attuale) guerra del Golfo in Iraq. È in seguito a oscuri e ancora non noti movimenti di mezzi navali americani davanti al porto di Livorno che la sera del 10 aprile 1991 il traghetto Moby Prince è andato a sbattere contro una petroliera che si trovava alla fonda; morirono quella sera 140 persone. Gli Usa non hanno mai collaborato con gli italiani per fare luce sulla vicenda, e tuttora ci sono molte cose ancora da chiarire.
    Nell’estate del 2000 invece, a causa del cedimento dei soffitti di otto depositi di munizioni presenti nella base, si creò una situazione di emergenza: in dodici giorni si dovettero rimuovere con robot telecomandati (data la pericolosità dell’operazione) oltre 100 mila munizioni, con un peso netto esplosivo di oltre 240 quintali, senza che né le autorità civili nè la popolazione fossero informate. Per rimuovere una vecchia bomba della seconda guerra mondiale trovata in qualche campo invece, si evacua la popolazione da tutta la zona circostante. E se qualcosa fosse andato storto? (nella foto: la recinzione intorno Camp Darby)

    Capo Teulada [Cagliari]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Oristano ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato. Spiagge bellissime vengono devastate durante le esercitazioni (esercitazioni in cui vengono usati proiettili e bombe vere).
    Fra il 2003 e il 2004, i pescatori sardi della zona di Capo Teulada, hanno dato luogo a una serie di coraggiose proteste contro le continue esercitazioni aeronavali, violando il divieto di navigazione. I mass-media, in modo vergognoso, non diedero alcuna notizia di quelle proteste. Soltanto grazie alla stampa alternativa, alla “contro-informazio-ne” attraverso giornali liberi e radio-tv via web la notizia ha potuto girare. I pescatori uscirono in mare nonostante il categorico divieto dei militari americani, che addirittura rivolsero contro di loro alcuni colpi, per fortuna andati a vuoto. I pescatori chiedevano di riavere il “loro” mare, di poter pescare liberamente. E soprattutto chiedevano la bonifica di una vastissima zona di mare, totalmente inquinata da migliaia e migliaia di munizioni sparate durante le esercitazioni…
    Nell’estate del 2004 alcuni proiettili sparati da una nave finirono per sbaglio a pochi metri dalle sdraio di alcuni turisti che prendevano il Sole su una spiaggia della zona. Per fortuna non vi furono conseguenze.

    Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

    San Bartolomeo [La Spezia]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine. Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

    Sigonella [Catania]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.

    La base militare di Sigonella è nota in Italia per esser stata teatro di un evento storico:
    Era il 12 ottobre 1985: pochi giorni prima un commando di palestinesi del Fronte di Liberazione della Palestina aveva preso in ostaggio oltre 400 passeggeri della nave italiana Achille Lauro, vicino alle coste dell’Egitto, chiedendo la liberazione di alcuni palestinesi arrestati. Un passeggero americano era stato ucciso. L’esito del sequestro fu la resa dei terroristi, che vennero fatti salire su un aereo egiziano diretto in Tunisia. Durante il volo però, quattro caccia americani costrinsero l’aereo civile a cambiare rotta e ad atterrare sulla pista della base americana di Sigonella, in Sicilia. Gli americani volevano infatti impadronirsi del commando, ma l’allora presidente del consiglio Bettino Craxi assunse una posizione di fermezza: “l’omicidio del turista americano è avvenuto in territorio italiano (sulla nave Achille Lauro) e perciò i palestinesi devono essere processati dalla giustizia italiana”, disse.
    L’aereo egiziano, fermo sulla pista di Sigonella, fu accerchiato dai militari americani in tenuta da combattimento, ma per ordine della Difesa italiana furono fatti schierare a loro volta, attorno agli americani, i carabinieri italiani.
    Furono momenti di tensione estrema, con il rischio di uno scontro a fuoco fra forze armate di due paesi alleati.
    Alla fine gli americani rinunciarono all’accerchiamento e i dirottatori furono arrestati e consegnati alla giustizia italiana. Si è trattato di uno dei rari casi, se non l’unico, in cui l’Italia ha tenuto alta la testa nei confronti degli USA, non assecondando le sue richieste.

    - Lorenzo Pasqualini-



    Carta Vetrata: Le basi U.S.A. in Italia

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