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  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    Quarant’anni fa moriva Ezra Pound, lo ricordiamo con il Canto 81

    Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria
    ciò che sai amare non ti sarà strappato
    ciò che sai amare è il tuo vero retaggio
    il mondo, quale? Il mio, il loro
    o di nessuno?
    Prima venne la vista, poi diventò palpabile
    Eliso, fosse pure in quell’antro d’inferno,
    ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio
    ciò che tu sai amare non ti sarà strappato.
    La formica è centauro nel suo mondo di draghi.
    Deponi la tua vanità, non è l’uomo
    che ha fatto il coraggio, o l’ordine o la grazia,
    deponi la tua vanità, dico, deponila!
    La natura t’insegni quale posto ti spetta
    per gradi d’invenzione o di vera maestria,
    deponi la tua vanità,
    Paquin, deponila!
    Il casco verde tua eleganza offusca.
    “Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno”.
    Deponi la tua vanità
    sei cane bastonato sotto la grandine
    tronfia gazza nel sole delirante,
    mezzo nero mezzo bianco
    tu non distingui fra ala e coda
    giù la tua vanità
    spregevole è il tuo odio
    che si nutre di falso,
    deponi la tua vanità,
    sollecito a distruggere, avaro in carità,
    deponi la tua vanità
    dico, deponila!
    Ma avere fatto piuttosto che non fare
    questa non è vanità
    aver bussato, discretamente,
    perché un Blunt ti apra
    avere colto dall’aria una tradizione viva
    o da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiamma
    questa non è vanità.
    L’errore sta tutto nel non fatto,
    sta nella diffidenza che tentenna…
    (Ezra Pound, da Canti Pisani)
    Ezra Pound: a quarant’anni dalla sua morte… | Thule Italia
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  2. #2
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    CONTRO L'USURA

    Con usura nessuno ha una solida casa
    di pietra squadrata e liscia
    per istoriarne la facciata,
    con usura
    non v'è chiesa con affreschi di paradiso
    harpes et luz
    e l'Annunciazione dell'Angelo
    con le aureole sbalzate,
    con usura
    nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
    non si dipinge per tenersi arte
    in casa ma per vendere e vendere
    presto e con profitto, peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto
    arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro,
    usura appesantisce il tratto,
    falsa i confini, con usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    CON USURA
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l'usura, spunta
    l'ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila. Pietro Lombardo
    non si fe' con usura
    Duccio non si fe' con usura
    nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
    nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
    L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
    nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
    Con usura non sorsero
    Saint Trophine e Saint Hilaire,
    usura arrugginisce il cesello
    arrugginisce arte ed artigiano
    tarla la tela nel telaio, nessuno
    apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
    l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
    usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane amante
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
    CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    carogne crapulano
    ospiti d'usura.
    ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
    Interessante anche questo articolo
    La “Carta da visita” di Ezra Pound contro le banche usuraie | Barbadillo
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  3. #3
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    di Mario M. Merlino










    Il 1 novembre 1972 si spegneva a Venezia il poeta americano Ezra Pound. Pochi coloro che seguono il feretro all’isola di San Michele, dove viene sepolto vicino alle tombe di Stravinskij e di Diaghilev. Altri più e meglio di me sapranno vorranno scriverne un doveroso ricordo. Io lo feci nel decennale con un piccolo e modesto(!) libro dal titolo Ezra Pound testimone e poeta. Anni dopo, era il 2004, con l’amico Rodolfo Sideri pubblicammo Inquieto Novecento, dove indicavamo con agili capitoli figure del secolo trascorso che furono ‘tentate’ dal Fascismo. Non poteva mancare l’autore dei Cantos. Rimando a questi due libri, soprattutto al secondo per l’esito positivo di giudizi e vendita, per chiunque desideri approfondire la genialità in scrittura e contenuti del mago Merlino…




    Qui propongo qualcosa di inusuale. Il recitativo a lui dedicato per una serie dal titolo Eresie Letterarie che, nel cassetto della mia scrivania, attende la vittoria su una certa pigrizia e le numerose distrazioni culturali e non che affollano il linguaggio della mente e quello del corpo.





    Maria – che sono tutti questi strani libri? Ehm, Pound, ti piace Pound?




    Annalisa – se si eccettua il fatto che quella vecchia faccia di stronzo ha storpiato il nome di Li Po chiamandolo con il suo nome giapponese e altre simili enormi fesserie, era un buon diavolo, anzi è il mio poeta preferito.




    Camilla – Pound? Chi è che vuol fare di quel matto presuntuoso il suo poeta preferito?











    Annalisa - Poi scendemmo alla nave, - e la chiglia tagliò il mare divo – drizzammo l’albero e le vele della nave negra, - …- poi sedemmo sulla nave, correndo col vento – a vele tese sino a sera…




    Maria - …iniziammo la discesa giù per la vallata, in una pura luce lunare, era abbastanza facile scendere danzando di masso in masso, le rocce erano candide come neve, con chiazze d’ombra nero cupo. Tutto era d’una pura candida bellezza nella luce di luna. A volte si scorgeva il balenio argentato del torrente. Giù lontano i pini del prato con la radura e la conca dello stagno.




    Camilla - Non scrivo sulla sabbia, scrivo su l’acqua. Ogni parola tracciata si dilegua, come nella rapina d’una corrente oscura. A traverso la punta dell’indice e del medio mi sembra di vedere la forma della sillaba che incido. È un attimo, accompagnato da un luccicore come di fosforescenza. La sillaba si spegne, si cancella, si perde nella fluida notte.

    Quello che veramente ami rimane, - il resto è scorie – quello che veramente ami non ti sarà strappato – quello che veramente ami è la tua vera eredità – il mondo a chi appartiene, a me, a loro. – o a nessuno? – prima venne il visibile, quindi il palpabile – elisio, sebbene fosse nelle dimore dell’inferno, - quello che veramente ami è la tua vera eredità.




    Annalisa - Foglia di lingua – albero lungo e fronzuto – nessuno ti capiva ti amava – lingua di babele che dissolve per sempre, - nuova Inghilterra – prati immensi d’oceano – l’erba di Whitman – la presunzione degli scaltri – cemento al posto della terra.




    Maria - L’albero mi è entrato nelle mani, - la linfa mi è salita nelle braccia, - l’albero mi è cresciuto nel petto – fin nel profondo, - i rami escono da me come braccia. – sei tu l’albero, - tu il muschio, - tu le violette carezzate dal vento. – sei una fanciulla – alta così – e tutto questo per il mondo è follia.




    Camilla – un vento lieve udii che mi cercava – dentro quiete foreste, - un vento lieve vidi e mi cercava – sopra il mare sereno. – e dentro boschi oscuri – mi sono incamminato. – e su acque silenziose, notte e giorno, - cercando il vento lieve.




    Maria - Non ebbero denaro – l’oro serviva per fare la lucertolina – e non monete – gli ornamenti – che splendevano come fuoco – alla luce del sole o dei falò – le immagini degli dei – e delle donne che amarono – e non monete – migliaia di fucine luccicanti nella notte delle Ande – e con abbondanza d’oro e d’argento – non ebbero denaro – seppero – fondere laminare saldare incidere – l’oro e l’argento – l’oro: il sudore del sole – l’argento: le lacrime della luna – fili chicchi filigrane – spille – pettorali – sonagli – ma non denaro – e siccome non ci fu denaro – non ci fu prostituzione né furto – le porte delle case le lasciavano aperte – ne corruzione amministrativa né ammanchi…




    Annalisa – con usura nessuno ha solida casa – di pietra squadrata e liscia – per istoriarne la facciata, - con usura – non v’è chiesa con affreschi di paradisi – harpes et luz – e l’annunciazione dell’angelo – con l’aureole sbalzate, con usura – nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine – non si dipinge per tenersi arte – in casa, ma per vendere vendere – presto e con profitto, peccato contro natura, - il tuo pane sarà straccio vieto – arido come carta, - senza segale né farina di grano duro, - usura appesantisce il tratto, - falsa i confini, con usura, - nessuno trova residenza amena.




    Camilla - Io vengo con sonora musica, - con trombe e con tamburi – non per suonar le marce dei vincitori illustri, - ma per cantar la gloria – degli uomini vinti e caduti. – vi hanno detto che era bene vincere la battaglia? – io vi dico che è bene altresì – soccombere, e che le battaglie – si vincono e si perdono – con identico cuore! – io faccio rullare i tamburi – per tutti i morti, e per essi – faccio squillare le trombe – in tono alto e lieto! – viva coloro che caddero, - viva chi perde i propri vascelli! – viva coloro che affondano con essi – e non perdono l’onore! – viva tutti i generali sconfitti – e tutti gli eroi schiacciati – cui la sconfitta – non può togliere la gloria!




    Maria - Questi combatterono in ogni caso – e alcuni con fede, pro domo, in ogni caso… - alcuni presti nelle armi, - alcuni per avventura, - alcuni per paura di essere biasimati, - alcuni per amore di strage, in immaginazione, - imparando in seguito… - alcuni per paura, imparando l’amore per la strage, - morirono alcuni pro patria, non ‘dulce’ e non ‘et decor’… - camminarono immersi fino agli occhi nell’inferno – prestando fede alle memorie dei vecchi poi sfiduciati. – tornarono a casa, a casa, presso la menzogna, - a casa e a molti inganni, - a casa, a vecchie menzogne e a nuova infamia; - all’usura, come il tempo antica e come il tempo spessa, - e ai pubblici mentitori – audacia mai veduta, scempio mai veduto. – sangue giovane e sangue nobile, - rosse guancie e bei corpi; - vigore mai veduto – sincerità mai veduta, - disinganni mai detti in passato, - isterismi, confessioni di trincea, - risa dai ventri morti. – morirono a migliaia – e i migliori fra quelli, - per una vecchia cagna sdentata, - per una civiltà rattoppata, - fascino che fioriva in sorriso dalla bocca mite, - occhi vivi scomparsi sotto le palpebre della terra, - per qualche centinaio di statue rotte, - per qualche migliaio di libri a brandelli.




    Annalisa - Tra le rughe di Ezra passeggia il vento – solo. – e lì, tra i solchi d’aratro, mormora. – spandendo profumo di terra riarsa… - anche se l’onore – degli ultimi seguaci – ballava nelle cantine – con la divisa ubriaca – e le ossa – di uomini e donne – giacevano ancora – tra i denti della jena.




    Camilla - Sul bordo metallico della tettoia di un distributore di benzina…dei corpi…appesi a testa in giù, come bestie macellate. Mi colpì…la delicatezza di due gambe femminili nude, dalle esili caviglie legate ai ferri con una fune…erano le gambe di colei che aveva voluto seguire il duce fino all’ultimo destino…accanto a lei, appiccato ugualmente per i piedi…




    Maria - L’enorme tragedia del sogno sulle spalle curve del contadino – Manes! Manes fu conciato e impagliato, - così Ben e la Clara a Milano – per i calcagni a Milano – che i vermi mangiassero il torello morto – digenes, digenès, ma il due volte crocefisso – dove lo trovate nella storia? – eppure dite questo al possum: uno schianto, non una lagna, - uno schianto, non una lagna, - per costruire la città di Dioce che ha terrazze color delle stelle.




    Camilla -C’erano molte facce impietrite in mezzo a quella gente sulla piazza, ma la gran massa vociava e tumultuava imbestialita verso quel macabro palco…s’accostava e premeva per dar calci e sputare sulle salme…quasi schiacciato nella calca e dominando a stento il raccapriccio, riuscii ad alzare il braccio destro come per districarmi, e così a tenderlo un attimo in un estremo saluto.




    Annalisa - L’essenza mi rimane nelle mani – solo quando è cenere, - ma è tanto già quando questo succede – per aversene a male. – e a quella cenere rara – oggi bisogna erigere – il monumento delle piramidi – e i giardini di Babilonia, - in suo onore far squillare – tutte le trombe d’argento. – sì, oggi per poca cenere – vale far tutto, - perché è così raro – averne un po’ in mano.




    Camilla – m’amour, m’amour – cos’è che amo e – dove sei? -Ho perso il mio centro – a combattere il mondo. – i sogni cozzano – e si frantumano – e che ho cercato di costruire un paradiso – terrestre.




    Maria – ho provato a scrivere il paradiso – non ti muovere, - lascia parlare il vento – così è paradiso




    Annalisa – aver raccolto dal vento una tradizione viva – o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata – questa non è vanità. – qui l’errore è in ciò che non si è fatto, - nella diffidenza che fece esitare.
    EreticaMente: Omaggio a Ezra Pound
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  4. #4
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    Grande poeta e letterato.

    Ha saputo prendere posizione rischiando in prima persona l'ostracismo e la vendetta dei vincitori dell'ultima guerra mondiale.

    Un grande americano!
    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

  5. #5
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    All'Amato Maestro dei Nostri Maestri
    Sia Lode Eterna e Gloria!!!



    Ezra Weston Loomis Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Mai!!!)

    Presente!

    Presente!!

    Presente!!!
    ████████

    ████████

    Gli umori corrodono il marmo

  6. #6
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

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    Gli umori corrodono il marmo

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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

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    Gli umori corrodono il marmo

  8. #8
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    Canti Pisani, Canto LXXIV,

    L'enorme tragedia del sogno sulle spalle curve del
    contadino
    Manes! Manes fu conciato e impagliato,
    Così Ben e la Clara a Milano
    per i calcagni a Milano
    Che i vermi mangiassero il torello morto
    DIGENES, διγενές, ma il due volte crocifisso
    dove lo trovate nella storia?
    eppure dite questo al Possum: uno schianto, non una lagna,
    con uno schianto, non con una lagna,
    Per costruire la città di Dioce che ha terrazze color delle stelle,
    Gli occhi miti, sereni, non sdegnosi,
    fa parte del processo anche la pioggia.
    Quello di partire non è il modo
    e l'albero di olivo soffiata bianchezza nel vento
    lavata nel Kiang e nell'Han
    che bianchezza aggiungerai a questo candore, quale candore?

  9. #9
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    HISTRION

    Nessuno mai osò scrivere questo,
    ma io so come le anime dei grandi
    talvolta dimorano in noi,
    e in esse fusi non siamo che
    il riflesso di queste anime.
    Così son Dante per un po' e sono
    un certo Francois Villon, ladro poeta
    o sono chi per santità nominare
    farebbe blasfemo il mio nome;
    un attimo e la fiamma muore.
    Come nel centro nostro ardesse una sfera
    trasparente oro fuso, il nostro "Io"
    e in questa qualche forma s'infonde:
    Cristo o Giovanni o il Fiorentino;
    e poi che ogni forma imposta
    radia il chiaro della sfera,
    noi cessiamo dall'essere allora
    e i maestri delle nostre anime perdurano.

    SESTINA ALTAFORTE

    Loquitur: En Bertrans de Born.
    Dante Alighieri mise quest'uomo nell'inferno
    perché era un seminatore di discordia.
    Eccovi!
    Giudicate!
    Scavando l'ho tratto fuori nuovamente?
    La scena è al suo castello, Altaforte. "Papiols" è il suo giullare.
    "Il Leopardo", la divisa di Riccardo Cuor di Leone.

    All'inferno! la pace appesta tutto il nostro Sud.
    Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla musica!
    Io non ho vita tranne quando cozzano le spade.
    Ma quando vedo stendardi d'oro, di vaio, violacei. opporsi
    e i vasti campi sotto loro farsi vermigli
    allora urla il mio cuore, quasi pazzo di gioia.

    Nell'ardore dell'estate provo immensa gioia
    quando le tempeste sulla terra ne uccidono la sporca pace
    e i fulmini dal cielo nero sfolgorano vermigli
    e i tuoni furiosamente ruggiscono a me la loro musica
    e i venti ululano tra le pazze nuvole, nell'opporsi,
    e per tutto il cielo lacerato le spade di Dio cozzano.

    Conceda l'inferno di sentire presto il cozzo delle spade!
    E i nitriti acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia,
    petto chiodato opporsi a petto chiodato!
    Meglio un'ora di battaglia che un anno di pace
    con tavole opime, lazzi osceni, vino e lieve musica!
    Ah! Non c'è vino che eguagli il vermiglio del sangue!

    E io amo vedere il sole levarsi rosso sangue.
    E guardo le sue lance per il buio cozzare di armi
    e mi riempie il cuore di gioia
    e mi empie la bocca di una forte musica
    quando lo vedo così sdegnare e sfidare la pace,
    la sua forza solitaria alle grandi tenebre opporsi.

    L'uomo che teme la guerra e s'accascia opponendosi
    alle mie parole per la battaglia, non ha sangue vermiglio.
    Adatto solo a marcire nella femminea pace
    lungi da dove il valore ha vinto e le spade cozzano
    per la morte di tal baldracche io gioisco;
    sì, riempio tutta l'aria della mia musica.

    Papiols, Papiols, alla musica!
    Non c'è suono che eguagli l'opporsi di spade a spade,
    né grido simile all'urlo di gioia in battaglia
    quando gomiti e spade stillano sangue vermiglio
    e le nostre cariche cozzano contro l'assalto del "Leopardo".
    Maledica per sempre Iddio quelli che gridano "Pace"!

    E che la musica delle spade vermigli li renda!
    L'inferno conceda presto che di nuovo s'oda il cozzar delle spade!
    L'inferno cancelli in nero per sempre il pensiero "Pace"!

  10. #10
    Super Troll
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    Predefinito Re: Ezra Pound: a quarant'anni dalla sua morte

    CANTO I
    Poi scendemmo alla nave,
    e la chiglia tagliò il divino mare
    drizzammo l'albero e le vele della nave negra,
    a bordo portammo pecore e i corpi nostri
    carichi di lacrime, e il vento in poppa
    ci avviò con panciute vele,
    di Circe benecomata arte fu questa.
    Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
    a vele tese sino a sera.
    Spento il sole, ombra sull'oceano,
    noi venimmo al limite delle acque profonde,
    alla terra dei Cimmeri, e città popolose,
    sovra tessuta nebbia fitta, mai strale
    di sole la trafigge
    nè rotando alle stelle, nè tornando dal cielo,
    notte fosca copre quella misera gente.
    L'oceano in moto contrario, noi venimmo al luogo
    predetto da Circe.
    Qui Euriloco e Perimede compiron riti,
    traendo la spada dal fianco
    scavai il fosso di un cubito quadro;
    ad ogni morto spargemmo libagioni,
    Idromele, poi vin dolce, acqua con bianca farina.
    Molte orazioni mormorai sulle inferme teste dei morti:
    come d'uso, giunto ad Itaca, i migliori bovi
    sacrificherò, ammassando beni sulla pira,
    e al solo Tiresia un nero campano.
    Sangue scuro scorreva nella fossa,
    anime dell'Erebo, morti cadaverici, schiere di spose,
    di giovani e di vecchi provati dagli affanni;
    anime ancor macchiate di fresche lacrime, blande fanciulle,
    uomini molti, dalle teste tartassate da lance di bronzo,
    predati in guerra, ma pur recanti sanguinose armi,
    mi s'affollarono intorno, urlando,
    impallidii, gridai ai miei uomini per altre bestie;
    trucidarono i greggi, pecore colpiron con bronzo;
    versai unguenti, invocai gli dei,
    l'immane Plutone, lodai Proserpina;
    a spada sguainata
    allontanai gli impetuosi ed impotenti morti,
    fino ad udir Tiresia.
    Ma prima venne l'amico Elpenor,
    l'insepolto, gettato sulla terra lata,
    salma abbandonata in casa di Circe,
    non pianto, non sepolto, ché altro urgeva.
    Miserando spirito. E io gridai affrettato:
    "Elpenor, come giungesti all'oscura sponda?
    Hai preceduto a piedi i rematori?"
    Ed egli con parlar lento:
    "Malo fato e molto vino. Dormii presso il fuoc di Circe.
    Scendendo caddi per la lunga scala
    contro il barbacane
    rompendomi l'osso del collo, e l'anima cercò l'Averno.
    Ma vi prego, sire, ricordatevi di me, non pianto e insepolto,
    ammucchiate l'armi mie, la tomba sul lido porti:
    Misero fu, ma con fama futura
    E sul tumulo s'innalzi il remo mosso tra i compagni".
    Venne Anticlea, che tenni lontana, poi Tiresia di Tebe,
    tenendo l'aurea verga, mi riconobbe e per primo parlò:
    "Una seconda volta? Perché? Uomo di torva stella,
    visiti i morti senza sole e questo regno infausto?
    Via dal fosso, fa ch'io beva il sangue,
    e vaticini."
    Ed io indietreggiai,
    ei, forte di sangue, disse: "Odisseo
    tornerà pur Nettuno contrario, sovra mari oscuri,
    perderà tutti i compagni". Anticlea rivenne.
    Taccia ormai Andreas Divus (che cito).
    In officina Wecheli (stampato) A.D. 1538, da Omero.
    Oltrepassò le Sirene, lungi da lì
    sino a Circe.
    "Venerandam".
    In stile cretense, con l'aurea corona, "Venerem,
    Cypri munimenta sortita est", gioconda, oricalca,
    auree cinte alla vita e ai seni, palpebre di bistro,
    che portò il ramo d'oro dell'Argicida. Si che:
    I BELIEVE IN THE RESURRECTION OF ITALY QUIA IMPOSSIBLE EST NOW IN THE MIND INDESTRUCTIBLE

 

 
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