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Come tante e tanti ho nel cuore e davanti agli occhi l’immagine di Marina Ripa Di Meana che ci parla con la voce e lo sguardo morente. Con l’aiuto di Maria Antonietta Coscioni ci ha lasciato un testamento da non dimenticare. Il testamento della «dignità del fine vita».

Lo ha fatto offrendoci se stessa ma anche dicendo parole importanti. Per morire con dignità, senza dolore, dopo tanti anni di sofferenza e giunta nella fase terminale della vita, pensava che l’unica soluzione fosse andare in una clinica in Svizzera. Poi ha scoperto che esiste una legge italiana che prevede come forma di cura palliativa la sedazione profonda per le persone che sono nella fase terminale della vita dando loro la possibilità di vivere questo ultimo tempo con serenità e dignità.

Marina Ripa Di Meana ha voluto far sapere a tutti che esiste questa possibilità che è un diritto per tutti e tutte. Voglio raccogliere questo suo appello che dà forza al mio impegno di cittadina nel promuovere la cultura delle cure palliative.

Abbiamo una delle leggi più avanzate d’Europa (cui ebbi l’onore di lavorare prima come Ministra della Salute poi nella Commissione parlamentare in modo trasversale con tutte le forze politiche e con donne come Maria Antonietta Coscioni e Paola Binetti), la legge 38/2010 «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore».

Bisogna applicarla in tutte le sue parti, a partire da una informazione capillare che raggiunga tutti i cittadini. Tanto più importante oggi che è stata approvata la legge sul testamento biologico.

È difficile parlare della morte. È difficile parlare del dolore. Eppure dobbiamo farlo. Dobbiamo sentirci tutti impegnati, innanzitutto come cittadini, a promuovere una cultura della dignità del fine vita per tutte e per tutti.

Dobbiamo sentirci impegnati perché la dignità del fine vita non sia un privilegio per pochi. Tanto più a fronte di una legge che propone le cure palliative e le terapie antidolore come diritto esigibile da garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale dal sistema Sanitario Nazionale attraverso apposite reti che integrano gli hospice e i reparti ospedalieri con le strutture territoriali e quelle domiciliari, puntando soprattutto sull’assistenza domiciliare.

Ritengo inaccettabile che chi è povero e solo non possa ricevere il sollievo delle cure palliative perché non sa che cosa sono o perché non gli sono accessibili.

Compito primario della Legge 38/2010 è quello di costruire l’eguaglianza nella dignità del fine vita, con l‘aiuto di medici, infermieri, farmacisti, volontari.

Colpisce invece constatare che troppe persone e famiglie vivono nella solitudine della inguaribilità. Liberare le persone dal dolore significa dare dignità, riconoscere diritti e consentire alla persona di stare in contatto con gli altri, donare se stesso agli altri.

Liberare dal dolore il corpo malato è una forma d’amore e la concreta pratica della dignità.

Un punto qualificante della legge è la formazione del personale sanitario e la individuazione di figure professionali appropriate, altrettanto importante è la promozione delle cure palliative pediatriche.

Quanto il tema della lotta al dolore e della dignità del fine vita è stato al centro dell’agenda politica del Governo, delle Regioni, del Parlamento? I dati contenuti nella relazione ministeriale al Parlamento dicono che si è fatto poco e che bisogna fare molto di più.

Lo confermano anche alcuni dati che erano stati illustrati dalla Fondazione Gigi Ghirotti che svolge un eccellente lavoro di informazione, formazione e sostegno dei pazienti , relativi ad una indagine condotta con la collaborazione della Conferenza Stato Regioni e resi pubblici lo scorso 15 marzo a Roma.

L’analisi ricavata da 13.347 schede di rilevazione compilate dai pazienti ci dicono che il 63% (due italiani su tre) non conosce la legge e non sa cosa siano le cure palliative, il 45% degli intervistati vive da oltre sei mesi il problema senza trovare soluzione al problema.

Un dato reso ancora più drammatico dal fatto che il 17% degli intervistati non trova rimedi efficaci per oltre 5 anni. Il 35% degli utenti è stato indirizzato alle terapie antidolore dal proprio medico di fiducia ad una visita specialistica presso i centri di terapia del dolore.

Bisogna informare i cittadini, formare e motivare gli operatori sanitari a partire dai medici di famiglia. Sostenere il Volontariato.

Sarebbe importante costruire una Rete tra tutte le associazioni di volontariato e le Onluss impegnate sul tema oltre chè le Società Scientifiche per promuovere una cittadinanza attiva e realizzare un monitoraggio, a partire dall’esperienza diretta, dello stato di applicazione della legge.

Si potrebbe pensare ad un monitoraggio da parte dei cittadini che sfoci in un forum annuale che potrebbe tenersi ogni 15 marzo giorno della entrata in vigore della legge.

L’eguaglianza nella dignità del fine vita è una frontiera difficile ma cruciale della moderna battaglia contro le diseguaglianze! Mettiamola al centro dell’agenda politica e anche della attenzione e mobilitazione delle forze politiche a partire da quelle della sinistra! Un modo concreto per raccogliere il testamento così umanamente intenso di Marina Ripa di Meana.