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    Predefinito Re: Auto elettriche: gli incentivi in Italia e all’estero

    La Francia sta per fare una clamorosa marcia indietro, certificando i diesel euro6 di ultima generazione come equivalenti agli omologhi a benzina.
    Lo fanno anche per proteggere la produzione nazionale e 40.000 posti di lavoro a rischio. Meta' di quelli che perderemo con le chiusure domenicali.
    Diesel, la Francia ci ripensa: sono i motori più puliti - Corriere dello Sport
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  2. #22
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    Predefinito Re: Auto elettriche: gli incentivi in Italia e all’estero

    Citazione Originariamente Scritto da chichibio Visualizza Messaggio
    La Francia sta per fare una clamorosa marcia indietro, certificando i diesel euro6 di ultima generazione come equivalenti agli omologhi a benzina.
    Lo fanno anche per proteggere la produzione nazionale e 40.000 posti di lavoro a rischio. Meta' di quelli che perderemo con le chiusure domenicali.
    Diesel, la Francia ci ripensa: sono i motori più puliti - Corriere dello Sport
    Macrone sente bruciare al retrobuco, i gilet gialli, il gruppo PSA... ormai è finito.
    La cosa assurda in tutta la vicenda delle auto elettriche e delle ibride è che alla fine consumano più dei diesel e costano di più... dopo 150 auto di produzione automobilistica ancora le case non riescono a trovare un modo per produrre un motore che non abbia bisogno di petrolio o dell'Enel? ma andate dove non batte mai il sole va!
    "La Gloria non la cerco per me stesso ma per la mia Nazione" (22gradi)

  3. #23
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    Predefinito Re: Auto elettriche: gli incentivi in Italia e all’estero

    Queste auto elettriche fanno davero ridere
    https://www.linkiesta.it/it/article/...-verita/41338/

    L’auto elettrica è un pezzo importante della strategia ambientale. Ma la transizione va supportata con raziocinio, mettendo nelle giuste condizioni sia le industrie che i cittadini. L’inquinamento delle auto a combustione è minimo rispetto a quello dei riscaldamenti: finiamola, quindi, con le mode

    Ll lavoro è il padre e la natura la madre di ogni ricchezza. Lo diceva Karl Marx e aveva ragione. La sostenibilità e i cambiamenti climatici sono temi troppo seri per lasciarli nello scontro tra l’industrialismo ottocentesco e l’ambientalismo anti-industriale. È uno scontro che in Italia non ha fatto fare passi avanti né all’innovazione industriale né alla sostenibilità ambientale. Per questo è bene disegnare con attenzione le misure per la transizione energetica, a partire dal supporto alla mobilità sostenibile. L’auto elettrica è un pezzo importante di una strategia più ampia: non può, però, esserne l’unico.

    Non sono pertanto tra coloro che scongiurano l’arrivo dell’elettrico perché necessita del 20% in meno di occupazione, anche perché si possono creare nuovi skills (lavori) compensativi. Scegliamo però una strada che non penalizzi industria e occupazione e ambiente allo stesso tempo. Da troppi anni si identificano obiettivi sfidanti e non si mettono in campo le azioni per raggiungerli. Nei paesi europei più avanzati, i partiti verdi continuano a incidere sulle decisioni politiche perché hanno fatto della concretezza e ragionevolezza il loro tratto distintivo.

    La cosiddetta “ecotassa” inserita nella legge di Bilancio non rappresenta, da questo punto di vista, la risposta all’esigenza di decarbonizzare dei trasporti. È una misura spot, senza una strategia nazionale che non avrà effetti sull’ambiente ma ne sta avendo sul lavoro e sulla produzione italiana di auto. È bastato l’annuncio a far crollare le vendite del 19% e rischia di trasformarsi, come fu per l’Ilva di Taranto, in un regalo alle imprese estere, con la doppia beffa di non centrare nemmeno lontanamente l’obiettivo ambientale, che resta solo nel nome. In tutta Europa l’industria dell’auto sta rallentando, anche per via dell’insensata guerra contro i motori diesel (quelli di nuova generazione euro6 producono meno CO2 e quasi la stessa NOx di quelli a benzina) e delle nuove regole europee in materia di emissioni e consumo di carburante, che ignorano del tutto l’impatto decisamente maggiore che il riscaldamento ha sull’inquinamento delle nostre città.

    Nonostante ciò, il resto d’Europa, non si è avventurata a varare misure di sostegno all’acquisto di auto elettriche senza avere una strategia nazionale, ma ha lavorato e sta lavorando da tempo attraverso importanti investimenti per creare le infrastrutture per rendere funzionale e sostenibile questo tipo di mobilità a livello industriale, normativo, per la ricarica per lo smaltimento delle batterie, per la riorganizzare la filiera industriale e quella della manutenzione e servizi.

    Nel resto d’Europa ci si è mossi tenendo conto della Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi, il cosiddetto DAFI. Il provvedimento UE nasce con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti che impone requisiti minimi per la costruzione d’infrastrutture per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per i veicoli elettrici.

    Oggi su circa 100 mila stazioni di ricarica attive in tutta Europa, il 28% si trova in Olanda, il 22% in Germania, il 14% in Francia e il 12% in Gran Bretagna. In Italia secondo i dati raccolti dall’E-Mobility Report del Politecnico di Milano, ci sono appena 2750 colonnine. L’Europa avrebbe bisogno di almeno 2 milioni di colonnine per garantire al cittadino automobilista un’efficiente e diffusa rete di ricarica. Questo, senza mettere a rischio le loro industrie automobilistiche ma sostenendo la transizione. Dal nulla ad “una colonnina per lampione” bisogna metterci ragionevolezza e sapere che per ricaricare un auto elettrica serve una rete che sostenga i 150 kW e per quella rapida almeno i 300kW. Significa che se mettiamo sotto carica una Porsche o una Tesla di ultima generazione a Piazza Barberini oggi mandiamo in black-out elettrico diversi isolati. Per non parlare delle ricariche domestiche che attualmente, quando va bene, hanno una potenza di 3.7kW con tempi di ricarica molto lunghi e su cui bisognerebbe ragionare anche a livello normativo edilizio e condominiale.
    "La Gloria non la cerco per me stesso ma per la mia Nazione" (22gradi)

 

 
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