Domenica due importanti quotidiani nazionali hanno dedicato editoriali allo stesso argomento: la disattenzione di Berlusconi nei confronti della Padania che favorisce la crescita elettorale della Lega.
Senza troppi giri di parole, Feltri ha detto al Cavaliere di smettere di “fare il terrone” che si occupa solo del Meridione e dei suoi problemi, trascurando – anzi penalizzando – le regioni settentrionali.
In un intervento molto più ingessato e istituzionale, Marcello Sorgi su “La Stampa” ha scritto esattamente le stesse cose sottolineando la scelta che il premier deve fare: continuare a finanziare il Mezzogiorno per coltivarne l’enorme bacino elettorale abbandonando il Settentrione alla Lega, o assecondare le richieste delle aree più produttive e progredite rischiando di perdere i consensi meridionali.
Tale scelta non è una novità; è solo resa oggi più difficile dalla peggiore penuria di risorse degli ultimi decenni e dalla crescente ribellione degli amministratori locali padani, cui Formigoni ha dato voce pur mantenendo toni assai più pacati di molti suoi colleghi.
É uno dei problemi più importanti, anzi è “il problema” d’Italia: conciliare le esigenze di parti tanto diverse fra di loro. La questione meridionale e la speculare questione settentrionale non esistono perchè il potere politico non è riuscito in 150 anni a risolvere gli scompensi fra le due principali aree del paese ma perchè derivano dall’accorpamento forzato di parti così diverse da essere fra loro incompatibili. Ci hanno provato governi e regimi bianchi, rossi e neri – e oggi azzurri -, si sono impiegate le buone e le cattive, sono state percorse tutte le possibili strade per arrivare a una situazione di scompenso e di contrapposizione ancora più marcata di quella di partenza. Sono state tentate tutte le armi di persuasione, di propaganda, di blandizie (la televisione nazional-popolare, la nazionale di calcio); si sono trasferite da una parte all’altra enormi risorse economiche (che hanno impoverito gli uni senza risollevare gli altri); si è usata la mano pesante delle repressioni, dell’integrazione forzata, delle migrazioni interne; si sono cercati sanguinosi diversivi esterni e nemici comuni da combattere nella speranza di far nascere una identità condivisa (le guerre coloniali, i vergognosi macelli del Carso che hanno unificato gli italiani solo nei cimiteri); si è tentato di “scaricare” il problema nel calderone dell’unità europea. Oggi si gioca la pericolosa carta dell’invasione extracomunitaria di fronte alla quale i cittadini delle varie regioni dovrebbero sentirsi fratelli e parte degli stessi (sciagurati) destini. Niente da fare: continuano a esistere almeno due Italie, diverse, lontane, contrapposte, inconciliabili.
Non è un problema contingente di governo, di congiuntura economica o di emozioni temporanee. Si deve prendere finalmente atto che si tratta di elementi non compatibili, impossibili da fondere con formule chimiche, alchemiche o magiche. Non ha alcun senso dilungarsi a dibattere su come sia meglio gestire l’unione: è ora di pensare seriamente a come governare la divisione, a come risolvere i problemi per quello che sono, diversi e separati. Un dibattito serio, maturo e onesto può a questo punto solo riguardare le modalità di gestione della separatezza, al meglio per tutti: un processo autonomistico progressivo alla catalana, un divisionismo alla belga, un vero federalismo basato su macroregioni identitarie, o un separatismo pacifico di modello cecoslovacco? Altre opzioni non sono auspicabili. In troppi oggi reclamano unità per affrontare meglio la devastante crisi economica che stiamo vivendo o che vivremo nel prossimo futuro. Al contrario, l’occasione è buona per affrontare in forma davvero radicale l’avvenire istituzionale dello stivale: più vascelli solidi e leggeri riescono a fronteggiare la tempesta meglio di un solo barcone sgangherato. Giusto 15 anni fa Gianfranco Miglio redigeva la cosiddetta Carta di Assago (quella delle Macroregioni): ecco un ottimo progetto con cui impostare in cantiere le imbarcazioni.

Gilberto Oneto

Pubblicato da Libero in data odierna

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