Il cosiddetto “bollino antifrode” non è una novità.

L’appendice numerata, da staccare prima dell’inserimento della scheda nell’urna, venne introdotta fin dalle elezioni per l’Assemblea costituente del 1946, successivamente confermata nei testi unici 26/1948 e 361/1957, e fino al 1976, quando venne abolita, al fine dichiarato di semplificare il procedimento elettorale.

Meno tecnologica dell’attuale, raggiungeva comunque lo scopo di evitare il passaggio di scheda da un elettore all’altro che, almeno in alcune realtà, sembra essere una pratica diffusa.

All’epoca, gli scrutatori, una volta ricevute le schede (suddivise in gruppi di cento) oltre alla firma, apponevano il numero progressivo sull’appendice: da 1 a 100, da 101 a 200, da 201 a 300, ecc.

Iniziata la votazione, il presidente, nel consegnare all’elettore la scheda, ne faceva annotare il numero sulla lista elettorale, accanto al nome dell’elettore stesso.
Alla riconsegna della scheda, il presidente, verificata la presenza dell’appendice e che il numero corrispondesse a quello annotato accanto al nome dell’elettore, la staccava prima di porre la scheda nell’urna.

Per quanto ricordi, non mi pare vi fossero particolari polemiche sull’abolizione dell’appendice, considerata da molti una inutile perdita di tempo. La legge che la dispose (n. 136/1976) venne approvata circa due mesi prima delle elezioni politiche del 20 giugno 1976.