
Originariamente Scritto da
Grifo
Dei responsabili della strage di via Fani, quattordici brigatisti rossi che il 16 marzo 1978 uccisero sparando novantuno colpi (quarantacinque a bersaglio) i cinque uomini della scorta di Aldo Moro, nessuno è in carcere. Barbara Balzerani scrive garrula sui social: "Chi mi ospita oltreconfine per i fasti del quarantennale?". Scrive proprio così, testuale. Ha 69 anni, non si è mai pentita né dissociata ed è libera da dodici anni. Era la compagna del capo delle Brigate Rosse, Mario Moretti, colui che prendeva ordini dai servizi segreti di mezzo mondo presso la finta scuola di lingue Hyperion di Parigi: Moretti è l'ideatore della strage e il principale responsabile dell'uccisione di Moro. Arrestato nel 1981, è in semilibertà dal 1997, ha avuto una figlia.
Adriana Faranda era anche lei in via Fani, celebrerà il quarantennale dando un'intervista televisiva, fa la fotografa, è stata condannata all'ergastolo nel 1983 e liberata nel 1994. Alessio Casimirri riesce a non farsi neanche un giorno di carcere mai in tutta la sua vita, fugge all'estero e tutti sanno dove si trova, in Nicaragua: ha aperto lì il ristorante Magica Roma. L'Italia ha chiesto invano la sua estradizione. Alvaro Lojacono, anche lui come tutti condannato all'ergastolo, riesce a prendere la cittadinanza svizzera, per via Fani non ha fatto un giorno di carcere, ne ha fatti 11 in Svizzera per l'omicidio del giudice Girolamo Tartaglione. Rita Algranati, la moglie di Casimirri, è riuscita a restare latitante per oltre un quarto di secolo, è stata presa al Cairo nel 2004 e sta scontando il suo ergastolo. Germano Maccari è stato preso nel 1993 ed è morto in carcere nel 2001. Bruno Seghetti è stato condannato all'ergastolo nel 1983 e ha ottenuto la semilibertà nel 1995.
Fin qui i presenti in via Fani che non hanno materialmente sparato ma hanno svolto varie decisive funzioni nella strage. Gli assassini materiali dei cinque agenti di scorta di Aldo Moro (Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci) vanno rintracciati nel gruppo di fuoco delle Brigate Rosse composto da quattro persone. Raffaele Fiore, mai pentito e mai dissociato, condannato all'ergastolo nel 1983 è in semilibertà dal 1997, nonostante sia stato riconosciuto come omicida seriale oltre che in via Fani anche del giornalista Casalegno e dell'avvocato Croce. Valerio Morucci, compagno di Adriana Faranda, condannato all'ergastolo nel 1983, si dissocia nel 1985 ed è libero dal 1994. Prospero Gallinari è morto nel 2013 (e ai suoi funerali si sono ritrovati molti componenti del gruppo stragista di via Fani qui elencati e hanno cantato tutti in coro l'Internazionale). Infine Franco Bonisoli, che sparò più di tutti in via Fani compresi una serie di colpi di grazia alla testa dei feriti e che eliminò il più "pericoloso" avversario dei brigatisti, il caposcorta di Moro maresciallo Oreste Leonardi, è stato condannato all'ergastolo nel 1983, è libero dal 2001 ed ha collaborato anche con la diocesi di Milano. Tra l'altro, è il terrorista che ha gambizzato Indro Montanelli.
Insomma, come avete capito i brigatisti rossi di via Fani li incontriamo tutti per le strade delle nostre città. Danno interviste, scrivono libri, davvero come scrive la disgraziata Balzerani potrebbero organizzare questo famoso "happening" per il quaratennale della strage di via Fani.