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    Predefinito Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirino.

    La Libyan Connection di Sarkozy - Tiscali Notizie

    [L’analisi] La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirino

    L’inchiesta su Sarkozy non riguarda soltanto un leader in pensione ma le motivazioni di un conflitto che ha frantumato un intero Paese e messo l’Italia alle corde, costretta a bombardare Gheddafi altrimenti la Nato avrebbe colpito i terminali dell’Eni. Un materia che scotta in mano ai giudici



    Sarkozy con l'ex leader libico Gheddafi nel 2007




    di Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra
    Coincidenze che forse non sono coincidenze. Due giorni fa il figlio di Gheddafi Seif Islam _ colpito da mandato di cattura internazionale _ annunciava la sua intenzione di volersi candidare alla presidenziali in Libia previste quest’anno e ora l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy viene messo in stato di fermo a Nanterre per i finanziamenti alla sua campagna elettorale del 2007 con il sospetto che sia stata foraggiata da fondi libici.
    Il premier francese Edouard Philippe raccomanda “prudenza e rispetto” nel trattare questa vicenda non tanto per solidarietà con l’ex presidente ma perché stanno per venire a galla i veri motivi che spinsero Sarkozy ad attaccare Gheddafi nel 2011 trascinando Gran Bretagna e Stati Uniti nella disgregazione del maggiore alleato dell’Italia nel Mediterraneo. La peggiore sconfitta italiana dal secondo dopoguerra che è costata miliardi, centinaia di migliaia di profughi e rivoluzionato con l’argomento immigrazione e sicurezza, dominante in campagna elettorale, il quadro politico interno.
    In realtà sono anni che si parla dei finanziamenti libici del consorte della celeberrima Carla Bruni. La vicenda ruota intorno a due personaggi nel mirino da tempo degli inquirenti francesi. Uno è l’intermediario franco-algerino Alexandre Djouhri, attualmente sotto custodia inglese, che è stato in affari con il Lybian Africa Investment Portfolio (Lap), un fondo sovrano libico da cui sarebbero stati stornati fondi a favore di Sarkozy. Il secondo protagonista è un uomo depositario di molti segreti libici: Bechir Saleh, che oltre a dirigere il fondo Lap, era anche capo di gabinetto di Gheddafi. Con la guerra lanciata dai francesi nel 2011 Bechir Saleh viene esfiltrato dalla Libia, passa dall’ambasciata francese a Tunisi e quindi spedito in Sudafrica. Saleh, interrogato a Johannesburg dagli inquirenti francesi, sarebbe l’uomo chiave nella vicenda dei soldi libici a Sarkozy.
    Bechir Saleh si difende affermando di essere soltanto un patriota, in realtà si muove con molta prudenza e non abbandona l’esilio sudafricano forse perché non vuole fare la fine del suo amico Choukry Ghanim, l’ex ministro del petrolio libico trovato cadavere nel 2012 sul fondo del Danubio a Vienna. Ma veniamo al contesto della vicenda, la guerra in Libia, la vera ragione per cui il caso Sarkozy può dare molto fastidio alla Francia di Emmanuel Macron.
    La Francia di Sarkozy, come del resto la Gran Bretagna di Blair, avevano puntato a rafforzare i legami economici e strategici con Gheddafi. Seif Islam aveva un ruolo di primo piano: veniva ricevuto a Buckingam Palace, a Parigi, a Washington e finanziava persino la London School of Economics, oltre ovviamente a gestire i fondi libici sulle piazze internazionali. La Francia, pur di ingraziarsi i leader libico, aveva persino offerto a Tripoli la vendita di centrali nucleari, argomento molto sensibile per Gheddafi che aveva rinunciato alle armi di distruzione di massa nel 2004 per non fare la fine di Saddam Hussein in Iraq.
    L’obiettivo principale dei francesi era soppiantare l’Italia e l’Eni che aveva circa due terzi delle concessioni sul petrolio libico. I mesi che precedono la rivolta anti-Gheddafi di Bengasi nel febbraio 2011 _ dove andrà a fare la sua sfilata l’intellettuale dell’establishment Bernard Henry Levy _ sono molto importanti per capire le manovre della Francia. Sarkozy vede sfumare l’obiettivo di portare Gheddafi dalla sua parte quando il 30 agosto 2010 Gheddafi viene ricevuto a Roma in pompa magna: in pratica il suggello a contratti per 50 miliardi di dollari, il blocco dell’immigrazione clandestina e un ruolo di primo piano nel Paese per l’Italia.
    Sarkozy, già allora preoccupato per voci sui finanziamenti libici ala sua campagna elettorale, decide di giocare fino in fondo la partita libica. In autunno va a Parigi il ministro degli Esteri libico, Mussa Koussa, che poi defezionerà dagli inglesi, poi arriva nella capitale francese Nouri Mesmari, capo del protocollo del colonnello Gheddafi, che il 16 novembre all’`Hotel Concorde Lafayette di Parigi incontra alcuni stretti collaboratori del presidente francese Sarkozy. Poco dopo una delegazione commerciale francese parte per Bengasi, rafforzata da uomini dei servizi. I1 23 dicembre arrivano altri libici a Parigi, sono Farj Charrant, Fathi Boukhris e Ounes Mansouri che il 17 febbraio saranno tra i leader della rivolta di Bengasi contro i miliziani del colonnello.
    Una mail inviata il 2 aprile 2001 dal funzionario americano Sidney Blumenthal all’allora segretario di stato Hillary Clinton, dall’eloquente titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, racconta i retroscena dell’intervento franco-britannico. Il governo francese, scrive Blumenthal, ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche quelle sospette di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo. Le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche e il funzionario americano le riassume in 5 punti:
    1 Il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore di petrolio della Libia a danno dell’Italia
    2.Aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa
    3.Migliorare la posizione politica interna di Sarkozy
    4.Dare ai militari un’opportunità per riasserire la posizione di potenza mondiale della Francia
    5.Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza
    Le riserve di Gheddafi, stimate in “143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento”, ponevano una seria minaccia al Franco francese CFA, la principale valuta africana adotta da 14 Paesi che versano l’80% delle loro riserve al Tesoro di Parigi. L’oro accumulato dalla Libia poteva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro libico. A queste motivazione geopolitiche ed economiche se ne aggiunge una personale. Eliminare Gheddafi per Sarkozy significava far fuori il leader arabo che poteva incastrarlo per i finanziamenti elettorali.
    Ecco perché oggi l’inchiesta su Sarkozy non riguarda soltanto un leader in pensione ma le motivazioni di un conflitto che ha frantumato un intero Paese e messo l’Italia alle corde, costretta a bombardare Gheddafi altrimenti la Nato avrebbe colpito i terminali dell’Eni. Un materia che scotta in mano ai giudici e va ben al di là del caso personale dell’ex presidente.



    20 marzo 2018
    Ricordate sempre che l'Europa è il mezzo con cui la sinistra ha imposto la sua ideologia. Non serve uscire, perché adesso la si può cambiare dall'interno ---> E ancora non avete visto quello che succederà alle prossime elezioni europee ...

  2. #2
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    insomma la 2gm non è mai finita???
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Citazione Originariamente Scritto da anton Visualizza Messaggio
    insomma la 2gm non è mai finita???
    É probabile che la combriccola continui con Macron, ci sono molti punti in comune della sua politica con Sarkozy, gli interventi ripetuti in Libia al posto del governo italiano e nella zona subsahariana
    Ricordate sempre che l'Europa è il mezzo con cui la sinistra ha imposto la sua ideologia. Non serve uscire, perché adesso la si può cambiare dall'interno ---> E ancora non avete visto quello che succederà alle prossime elezioni europee ...

  4. #4
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Citazione Originariamente Scritto da Next Visualizza Messaggio
    É probabile che la combriccola continui con Macron, ci sono molti punti in comune della sua politica con Sarkozy, gli interventi ripetuti in Libia al posto del governo italiano e nella zona subsahariana
    ma no dai che dici il solidale e democratico macron...................

  5. #5
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Citazione Originariamente Scritto da vituperiopisa Visualizza Messaggio
    ma no dai che dici il solidale e democratico macron...................
    :d
    Ricordate sempre che l'Europa è il mezzo con cui la sinistra ha imposto la sua ideologia. Non serve uscire, perché adesso la si può cambiare dall'interno ---> E ancora non avete visto quello che succederà alle prossime elezioni europee ...

  6. #6
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Rimane il fatto che i danni fatti all'Italia dal PD che ha agito sempre su basi ideologiche (sempre disattese dagli statisti degli altri Stati europei), mai per gli interessi dell'Italia.
    Al PD è mancato e manca totalmente il senso e la responsabilità dello Stato.
    Ricordate sempre che l'Europa è il mezzo con cui la sinistra ha imposto la sua ideologia. Non serve uscire, perché adesso la si può cambiare dall'interno ---> E ancora non avete visto quello che succederà alle prossime elezioni europee ...

  7. #7
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Citazione Originariamente Scritto da Next Visualizza Messaggio
    Rimane il fatto che i danni fatti all'Italia dal PD che ha agito sempre su basi ideologiche (sempre disattese dagli statisti degli altri Stati europei), mai per gli interessi dell'Italia.
    Al PD è mancato e manca totalmente il senso e la responsabilità dello Stato.
    naaaaah, non c'entrano le ideologie, il PD è un partito di sporchi traditori e per tale ragione dovrebbe scomparire per sempre dal quadro politico, prova a leggere qui cosa ha combinato Gentiloni: https://www.maurizioblondet.it/sarko...sto-gentiloni/

  8. #8
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    Oh no incredibile, pensavo che avesse attaccato la Libia per i poveri civili di Tobruk!

  9. #9
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    L'ammiraglio in questione esiste veramente, aspettiamo smentite se la notizia è falsa.

    ---------------------------------


    L'Ammiraglio Giuseppe De Giorgi ci spiega la colossale truffa ai danni degli Italiani della cessione alla Francia di ricchissime porzioni di mare voluta da Renzi e sottoscritta da Gentiloni, con la complicità dell'omertà dei media... | Il Fastidioso


    L’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi ci spiega la colossale truffa ai danni degli Italiani della cessione alla Francia di ricchissime porzioni di mare voluta da Renzi e sottoscritta da Gentiloni, con la complicità dell’omertà dei media…




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    L’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi ci spiega la colossale truffa ai danni degli Italiani della cessione alla Francia di ricchissime porzioni di mare voluta da Renzi e sottoscritta da Gentiloni, con la complicità dell’omertà dei media…

    Ve ne abbiamo già parlato:
    Quello sporco trattato – accuratamente nascosto dai media – firmato da Gentiloni con cui il Governo Renzi ha REGALATO alla Francia, porzioni del nostro mare, giacimenti di petrolio e miliardi di Euro. Si potrebbe ancora annullare, ma nessuno se ne frega!
    Cessioni alla Francia, ammiraglio De Giorgi: l’Italia ha rinunciato a porzioni di mare

    Ammiraglio Giuseppe De Giorgi
    Non tutti lo sanno ma con un accordo firmato a Caen nel marzo 2015 tra Italia e Francia, erano stati revisionati i nostri confini marittimi. L’accordo, derivante da un negoziato cominciato nel 2006 e terminato 6 anni più tardi secondo il ministero degli Esteri sarebbe stato “necessario al fine di definire i confini marittimi alla luce delle norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che supera la Convenzione per la delimitazione delle zone di pesca nella baia di Mentone del 18 giugno 1892, convenzione che ha valore consuetudinario, in quanto applicata e mai ratificata, ai fini di colmare un vuoto giuridico”.
    L’Italia avrebbe quindi rinunciato ad alcune porzioni di mare del mar Ligure ed al tratto compreso tra nord Sardegna ed arcipelago toscano. L’accordo era passato piuttosto inosservato fino a quando nel gennaio 2016 il peschereccio italiano Mina era stato fermato dalla gendarmeria marittima francese e scortato fino al porto di Nizza, con l’accusa di praticare la pesca del gambero in acque francesi. Solo con il pagamento di una cauzione di 8300 euro era stato rilasciato. Dunque quelli che sembravano essere acque italiane erano diventate francesi.
    L’episodio dunque fece deflagrare la questione dei confini e di porzioni di mare cedute alla Francia. Piuttosto indispettito dalla vicenda l’assessore regionale alla pesca della Liguria Stefano Mai aveva dichiarato: “il sequestro del peschereccio Mina ha posto l’attenzione sull’urgenza di arrivare all’elaborazione di un piano di gestione della pesca al gambero rosso condiviso tra Italia e Francia, sul modello di quanto abbiamo elaborato con successo sul rossetto. Lo strumento più praticabile e che porterebbe a una soluzione definitiva di un annoso problema di pesca nelle acque al confine è la stesura di un piano delle risorse condivise, previsto dal regolamento mediterraneo. La pesca al gambero rosso è un target strategico per la Liguria che vogliamo tutelare arrivando a una soluzione definitiva che faccia uscire i nostri pescatori da un’incertezza normativa che dura ormai da troppi anni. Il trattato sul nuovo confine marino si è rivelato fortemente penalizzante per l’Italia”.
    Secondo i giornali della Corsica l’accordo di Caen prevedeva una sorta di scambio territoriale: l’Italia avrebbe ceduto la “Fossa del cimitero” nelle acque di Ospedaletti in provincia di Imperia ottenendo in cambio alcune secche tra Corsica, Capraia ed Elba. Proprio la Fossa del cimitero è un tratto di mare molto ricco dal punto di vista della pesca, con una vivace presenza proprio di gamberoni rossi. Mentre in Italia l’accordo non è stato mai ratificato, in Francia sembrava essere di dominio pubblico tanto che la gendarmeria marittima era subito intervenuta pochi mesi dopo l’accordo fermando il peschereccio Mina. Due mesi dopo il fermo del peschereccio erano però arrivate le scuse: la dogana francese aveva contestato per errore il mancato rispetto del trattato del 21 marzo 2015, visto che non era mai stato ratificato dal Parlamento italiano.
    La Farnesina, pressata da interrogazioni parlamentari e dagli allarmi lanciati sulla cessione di mare da parte dell’Italia, nel febbraio 2016 aveva provato a fare chiarezza: “Considerata la sua natura, l’Accordo di Caen è sottoposto a ratifica parlamentare e, pertanto, non è ancora in vigore. Per quanto riguarda, in particolare, i contenuti dell’Accordo, il tracciato di delimitazione delle acque territoriali e delle restanti zone marittime riflette i criteri stabiliti dall’UNCLOS, primo fra tutti il principio della linea mediana di equidistanza. Nel corso dei negoziati che hanno portato alla firma dell’Accordo, la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l’arcipelago toscano, già fissata dall’Italia per la delimitazione del mare territoriale nel 1977. Inoltre, per il mare territoriale tra Corsica e Sardegna, è stato completamente salvaguardato l’accordo del 1986, inclusa la zona di pesca congiunta. Anche per quanto riguarda il confine del mare territoriale tra Italia e Francia nel Mar Ligure, in assenza di un precedente accordo di delimitazione, l’Accordo di Caen segue il principio dell’equidistanza come previsto dall’UNCLOS”. Un accordo non solo non ratificato ma che sembrava aver suggerito ad Italia e Francia di aprire un nuovo negoziato per rivederne in contenuti.
    Ad oggi i confini tra acque italiane e francesi rimangono incerti. Una recente sentenza del tribunale di Imperia ha assolto un pescatore dall’accusa di avere sconfinato in acque francesi. Il tribunale ha infatti dichiarato non valido anche il trattato di Mentone del 1892 che regolava i confini tra riviera ligure e Costa Azzurra, anche in questo caso per la mancata ratifica del Parlamento. Un precedente che farà giurisprudenza viste le numerose contestazioni rivolte dalla gendarmeria marittima francese ai pescherecci sanremesi. Certo è che il tema della territorializzazione dell’alto mare da parte degli stati rivieraschi è di fondamentale importanza per l’Italia sia sotto l’aspetto della sua valorizzazione economica sia della sua protezione dallo sfruttamento eccessivo e indiscriminato.
    L’Italia è stata sinora assente nell’area internazionale per quanto riguarda la politica marittima, non solo in ottica Difesa, ambito paradossalmente sempre più esercitocentrico a dispetto degli accadimenti mediterranei, ma in tutte le sue più ampie declinazioni. Il mutilateralismo come sempre rifugio anestetico dalle nostre repsonsabilità si traduce nel piegarsi alla volontà non solo della Francia, ma anche della Grecia e dei paesi della riva opposta dell’Adriatico che si avvantaggiano della nostra pavidità e indifferenza.
    Ammiraglio Giuseppe De Giorgi


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  10. #10
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    Predefinito Re: Italia: La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirin

    peccato che solo adesso si rendano conto di averlo preso nel culo dai francesi
    Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.

 

 
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