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    Lightbulb I misteri del Monte Musinč

    LE MONTAGNE DELLA PAURA
    Il Musinč e il Ciabergia


    Non si smette mai di conoscere e imparare sul mondo del mistero e gli argomenti non mancano mai. Grazie a nuove scoperte, il campo dell’ignoto si allarga dando la possibilitą a chiunque di svelare la veritą.
    Con questo articolo di Arianna Toma vi condurrņ su due montagne torinesi per scoprirne i misteri… Buona lettura!

    Il Monte Musinč
    A pochi chilometri da Torino sorgono due montagne, il Musinč e il Ciabergia, sulle quali sono stati trovati i resti di una misteriosa civiltą perduta nelle nebbie del tempo: c’č chi pensa a una cultura di esseri prediluviani dalle proporzioni enormi, forse i Giganti di tanti miti, e c’č chi invece sostiene che lģ sarebbero discese dal cielo addirittura creature aliene, simili agli enigmatici “Mostri dalla Testa Rotonda” di cui sono state trovate antichissime raffigurazioni anche in Africa nel Tassilli…

    A circa 18 chilometri da Torino č ubicato il Monte Musinč, una delle pił misteriose alture d’Italia dove, come nella landa devastata dal celebre racconto di H. P. Lovecraft, “Il colore venuto dal cielo”, nulla attecchisce, nulla riesce a crescere, nulla vive, tranne secchi cespugli invasi dalle vipere.
    Numerose sono le leggende che aleggiano intorno al monte. La pił famosa č quella secondo la quale Erode, il feroce re di Giudea, sarebbe stato condannato a espiare i suoi crimini sorvolando per l’eternitą la tetra montagna rinchiuso in un carro di fuoco. E per questo non sono rare le notti in cui, lungo i pendii del Musinč, si accendono bagliori improvvisi. C’č chi dice che siano banalissimi lampi o fulmini globulari o fuochi fatui. Mentre gli appassionati di UFO hanno attribuito le luci ad astronavi extraterrestri che avrebbero impiantato addirittura una base segreta all’interno della montagna.
    Ci sarebbe anche una “grotta incantata” intorno alla quale si aggirerebbero lupi mannari, spettri che svaniscono nel fumo, urlando come anime dannate, sabbia, fuochi “magici” e la presenza di un tesoro sepolto.
    Gli studiosi Louis Charpentier e Mario Salomone vedono queste leggende come deformazioni di avvenimenti reali che rivelerebbero le tracce di un’antichissima civiltą il cui nome e la cui cultura si sono persi nella notte dei tempi e che riecheggia motivi propri di molte civiltą del globo.

    Secondo un’antica tradizione, ancora viva oggi, la “grotta incantata” sul monte Musinč č costantemente sorvegliata da un drago d’oro. Si narra che un giovane di nome Gualtiero sarebbe riuscito a penetrare nella grotta che, peraltro, era abitata da un mago. Quest’ultimo, vistosi scoperto, sarebbe poi fuggito su un carro di fuoco, facendo ritorno al suo rifugio, di tanto in tanto, per operare qualche incantesimo o magia, giusto per non perdere l’abitudine. Gli abitanti delle localitą vicine identificano l’astronave “ante litteram” con i globi di fuoco.

    Ma il drago e il “carro di fuoco” o, come lo indicano altri, la “sfera infuocata”, sono motivi presenti non solo nelle leggende e in vecchie fiabe raccontate dagli anziani soprattutto per spaventare i bambini, ma anche nella cultura di altre civiltą. Nella mitologia cinese, ad esempio, si incontrano draghi avvampati di fuoco, oppure in alcune civiltą asiatiche, americane ed africane č il serpente a prendere il posto del drago: alato, piumato o stilizzato, rigido o a volute, simboleggia sempre l’infinito e spesso il volo. Molte volte appare accanto al segno solare. Ciņ lo si vede anche sul Musinč dove č inciso vicino a un sole e sotto una serie di piccole sculture che sembrerebbero un ammasso stellare. Inoltre, a poca distanza dal monte, nei pressi di Caprie in Val di Susa, una lama di pietra guarda uno strapiombo di 150 metri, sovrastata da segni solari. La roccia parrebbe proprio un serpente rozzamente scolpito, simile a quello Algajiola in Corsica o in certe altre stilizzazioni dell’arte Maya.
    E in tutto questo, qualcuno ha notato anche fuochi verdastri fosforescenti che hanno notevolmente acceso la fantasia di molti.
    In realtą, perņ, potrebbe trattarsi di sostanze di animali in decomposizione o dell’accensione spontanea di resine sia vegetali che animali all’interno di incisioni molto particolari, a forma di coppa, chiamate appunto "coppelle".
    E allora ci si chiede: perché le antiche popolazioni abitanti quei luoghi avrebbero dovuto accendere o avrebbero permesso l’accensione di fuochi spontanei nella notte, in piccole buche, le coppelle appunto, faticosamente scavate nella roccia? Molto probabilmente per imitare il cielo e le stelle. Infatti, le coppelle sparse sulla roccia indicano un’intera mappa celeste. Qui č presente tutto l’emisfero boreale, dalla Croce del Nord, o Costellazione del Cigno, alle due Orse, da Boote a Cassiopea, dalle Saette al Triangolo, dalla Colomba alla Cintura di Orione, alle enigmatiche Pleiadi.

    Il Monte Ciabergia
    Il Monte Musinč ha un compagno, il Ciabergia, alto 1170 metri, dove sono stati trovati reperti quanto mai strani e affascinanti. Il primo č una grande ruota di pietra di 64 centimetri di diametro e uno spessore di 14 centimetri. Gli studiosi accademici l’hanno definita come “macina”, ma alcuni particolari ci inducono a pensare il contrario. Infatti sulla ruota sono incise due coppelle rispettivamente di 12 e di 7 centimetri di diametro e un taglio che divide esattamente in due la ruota. Questi particolari richiamano alla memoria un masso marocchino posto nei pressi di Imzilen e chiamato Tazrout N’Troumit che vuol dire “pietra della romana” o “pietra caduta dal cielo”.
    L’etnologo francese Jean Mazel osserva: “La definizione berbera “pietra della romana” non ha alcun riferimento con l’epoca romana, ma si richiama alla parola “ROUMI” e ai suoi derivati “IROUMAIN” (plurale) e “TROUMIT” (femminile), designanti sia qualcosa di estraneo all’ambiente umano, sia un’epoca antichissima perduta nella notte dei tempi, come tutto ciņ che č anteriore all’Islam. Non sarebbe dunque illogico pensare che questo strano masso sia servito ai culti di un’umanitą primitiva imparentata con quella che incideva sulle pareti dei Tassilli i famosi “mostri dalla testa rotonda” scoperti da Henri Lhote. Alcuni contadini affermano che questa ruota sia realmente caduta dal cielo con le incisioni gią fatte e proveniente da un altro mondo”.

    Sul Ciabergia esistono anche i cosiddetti “massi col cappello”. Si tratta di due rocce levigate dai ghiacciai o dagli agenti atmosferici sulla sommitą delle quali sono state collocate enormi pietre. Non sono certo rocce naturali ma sicuramente opera dell’uomo. Sulla prima roccia, alta 6 metri, č stato posto un “cappello” di 3,30 metri di lunghezza; sulla seconda, di forma piramidale e alta 2,15 metri, č stato issato un masso che si leva a 7,10 metri dal terreno. La cosa ancora pił sorprendenti e che sotto i “cappelli” sono stati scavati incavi perfetti per mantenerli nella posizione voluta.
    Alcuni affermano che questi “massi con il cappello” siano monumenti religiosi eretti a ricordo del culto dei giganti. Il cosmologo Denis Saurat afferma che "a piazzare le colossali pietre furono dapprima i titani stessi, poi gli uomini che avrebbero cosģ inteso evocare a far rivivere gli dei".
    Alla mitica esistenza dei giganti dovremmo anche attribuire l’innalzamento del Cromelech.
    Sul Ciabergia, infatti, a 1100 metri, si trova un allineamento di monoliti alti da 1,40 metri a 2,20, disposti in un semicerchio. Alla scoperta di questa sorta di Stonehenge italiana si č giunti attraverso la “mappa litica” incisa su una pietra di 3,60 metri di lunghezza e larga 2,20 metri con coppelle e solchi che le collegano. Le prime rappresentano gli insediamenti, i secondi le strade da percorrere per raggiungerli.
    Eccoci quindi di nuovo di fronte al misterioso mondo delle coppelle, questo alfabeto litico arcaico che, oltre a rappresentare costellazioni, anticipa anche una sorta di segnaletica stradale.

    Questo č quanto č stato scoperto sino ad oggi, e ce n’č davvero abbastanza per restare perplessi. Ma sono in parecchi a sostenere che i monti Musinč e Ciabergia sono comunque ancora lontani dall’averci rivelato tutti gli stupefacenti segreti del loro remoto ed enigmatico passato…
    “Ci sono momenti in cui le parole non servono pił…”
    di Arianna Toma
    (segnalato da Marco Lorenzo Bizzarri)
    Fonte:
    "Mystero" (rivista), Agosto 2004, n. 51, Anno V

    montagnepaura
    Ultima modifica di Tomįs de Torquemada; 25-08-10 alle 17:04

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    Lightbulb Rif: I misteri del Monte Musinč

    Il monte Musinč

    A venti chilometri da Torino, in Val di Susa, si trova un monte dalla vetta tetra e spoglia che da tempi remoti colpisce l’immaginario umano: il Monte Musinč, un antico vulcano spento da millenni, ricco di gallerie e passaggi irregolari in gran parte inesplorati.
    La vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte, si dirada in modo quasi repentino con l’aumentare dell’altitudine, inutile qualsiasi tentativo di rimboscamento.
    La credenza popolare vuole che ciņ sia dovuto alla processione delle anime dannate che percorrono il monte senza sosta; secondo il pensiero moderno la causa invece deriverebbe dalle emanazioni radioattive di una base segreta.


    Sulla cima sorge un’imponente croce in cemento armato eretta nel 1901 per ricordare la battaglia nella quale Costantino sconfisse Massenzio, dopo che all’imperatore apparve la scritta "In hoc signo vinces" grazie alla quale si convertģ al Cristianesimo.
    Vari sono i reperti storici, tra cui un'incisione su una lastra di pietra del periodo preistorico che mostra tre uomini con le braccia levate al cielo, sopra le loro teste tre soli di dimensioni diverse, di cui uno č un disco, mentre gli altri due sono semicerchi.
    Si ipotizza che il disegno rappresenti le tre fasi solari: l'alba, il tramonto e il mezzogiorno con i tre uomini in adorazione del sole.
    Vi si trovano inoltre le coppelle, buche scavate nella roccia ad opera delle popolazioni celtiche, vere e proprie mappe celesti che rappresentano la Croce del Nord, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, Cassiopea e le Pleiadi.


    Le "coppelle" formano, la costellazione della Lyra e nella foto sotto, la costellazione del Cigno.

    Le leggende sul Monte Musinč si rincorrono come le immagini spettrali e i lupi mannari che vagano nella notte sulle sue pendici. Si racconta di una grotta, antica dimora di un drago, dove ogni primo maggio streghe e indovini si danno appuntamento per festeggiare le forze del male; gią alcuni scritti del ‘600 narravano di musiche demoniache accompagnate da urla di dolore.
    Un’altra leggenda racconta che Erode fu esiliato sul monte come punizione per la strage degli innocenti.
    Nel 1973 apparve sulla vetta una misteriosa lapide di metallo, recante questa incisione:
    "Qui č l'ultima antenna dei sette punti elettrodinamici che, dal proprio nucleo incandescente vivo, la terra tutta respira ..."
    Seguiva un elenco di entitą "magiche" operanti sul monte, tra cui Gesł, Maometto, Confucio Abramo, Buddha, Gandhi e via dicendo.
    La lapide conteneva inoltre un invito:
    "Pensateci intensamente. Pensiero č costruzione".
    Cinque anni dopo la lapide scomparve, il 7 ottobre del 1984 un gruppo di esoteristi ne fece un’altra copia ricollocandola al suo posto e cementandola alla base della croce che spicca sulla vetta.
    Ai piedi del monte esiste un “cono d’ombra” che oscura qualsiasi trasmissione radio, causando problemi anche alle trasmissioni radio degli aerei privati che sorvolano la zona.


    Il Musinč č noto anche per una serie di presunti avvistamenti UFO, di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti, documentati sin dal 966 d.C.:
    ”Il vescovo Amicone si trovava in Val Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musinč. Durante la notte i valligiani assistettero a uno spettacolo affascinante: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio”.
    La chiesa di San Michele altro non č che la famosissima “Sacra di San Michele” che secondo una leggenda fu costruita dagli angeli; il nome del monte sui cui sorge č una derivazione di Porcarianus o monte dei Porci, mentre il Musinč deriva dal dialetto piemontese e significa “asinello”.
    Il bene di fronte al male, il drago di fronte a San Michele.

    Inoltre, secondo molti esoteristi, il monte sarebbe un gigantesco catalizzatore di energie benefiche, capace di ampliare le facoltą extrasensoriali; da alcuni č indicato come una sorta di finestra aperta su un’altra dimensione.

    Storia e leggenda si fondono, come per Torino anche per la Val di Susa; qualunque sia la veritą, quando si passa vicino al Musinč, con lo sguardo rivolto alla Sacra, le sensazioni scorrono veloci sulla pelle.

    Torino Magica - Il monte Musinč
    Ultima modifica di Tomįs de Torquemada; 26-08-10 alle 13:18

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    Lightbulb Rif: I misteri del Monte Musinč

    Il Monte Musinč mi pare un vero e proprio compendio di scienze maledette, come dicevano i decadenti fin de sičcle: mostri, vampiri, ufo, presenze, raduni... Occorrerą farci un salto. hefico:
    Ultima modifica di Tomįs de Torquemada; 27-08-10 alle 14:09

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    Predefinito Rif: I misteri del Monte Musinč

    Afredo Lissoni

    LA MONTAGNA DEGLI DEI



    In dialetto piemontese il termine Musinč significa asinello. E l'asinello č la prima formazione rocciosa alpestre che si incontra uscendo da Torino. Questa insolita montagna dalla forma vagamente piramidale per secoli ha scatenato le pił sfrenate speculazioni, al punto da meritarsi appieno il titolo di "monte pił misterioso d'Italia". L'origine di un simile appellativo č probabilmente legato proprio all'aspetto curioso della montagna, che da lussureggiante diventa improvvisamente brulla sulla cima, come se una mano fantasma si fosse divertita a disboscarla, riducendola a un ammasso di rocce ospitali solo per le vipere; ma soprattutto per la sagoma altamente evocativa nel capoluogo della magia bianca e nera. In piena era atomica, difatti, sono molti i torinesi, perlopił esoteristi, convinti che il monte sia una gigantesco catalizzatore di energie benefiche, posto a protezione del capoluogo. Fra i molti persuasi ci sono i circa quarantamila satanisti, secondo una stima del professor Gianluigi Mariannini, che cercano di sfruttare le energie del Musinč per opere di magia nera. E ci sono le schiere delle forze del bene, fortunatamente assai pił numerose, di esoteristi e sensitivi che lavorano per lo scopo opposto. Come l'alchimista piemontese Bardato Bardati, sicuro che l'[i]asinello contenga un profondissimo significato iniziatico che solo gli esperti possono comprendere e che pertanto č top secret.



    DRAGHI, FANTASMI E LUPI MANNARI
    "Questa montagna č effettivamente strana. - ha dichiarato durante una trasmissione televisiva la studiosa Giuditta Dembech, autrice di diversi libri sul Musinč - La vegetazione si stende solo fino ad una certa altezza, dopodiché si interrompe bruscamente per lasciare spazio ad una zona rossiccia di pietre calcinate dal sole. E questo, senza un'apparente spiegazione. Qualsiasi tentativo di rimboschimento della montagna ha avuto ne esito negativo...". Questo primo mistero ha scatenato la fantasia di molti. Alcuni credono che l'asprezza della montagna sia dovuta alla presenza di una base sotterranea di dischi volanti nascosti nelle viscere della montagna. Proprio le radiazioni emesse dagli UFO sarebbero la causa della sterilitą del monte (ma naturalmente gli ufologi seri non prendono nemmeno in considerazione questa diceria). In passato, invece, la credenza popolare spiegava il mistero tirando in ballo anime dannate che scendevano e scendono tuttora in processione lungo i valloni della montagna, urlando e bestemmiando. A completamento di questo idilliaco quadretto, sul Musinč circolano storie di lupi mannari e di immagini spettrali che svaniscono nel fumo ma anche racconti di tesori nascosti, di grotte incantate protette da un drago dorato e di gallerie sotterranee e inaccessibili. Tuttavia l'aspetto tipicamente turistico e folkloristico dell'asinello č la parte giudicata meno interessante dagli esoteristi, affascinati piuttosto dalle presunte energie sprigionate dalla montagna. I primi ad esserne convinti sono i rabdomanti, le cui bacchette e pendolini sul Musinč inizierebbero a muoversi vorticosamente, captando, a loro dire, l'energia naturale della Terra.





    L'ENERGIA DEL MUSINE'
    Il Musinč sarebbe talmente impregnato di energie benefiche da caricare come pile i sensitivi che vi si recano. "In alcune zone della montagna - sostengono costoro - č possibile evocare gli spiriti con una facilitą eccezionale, e questo perché il monte č in grado di amplificare al massimo le facoltą extrasensoriali che ognuno di noi ha, chi in maniera pił evidente, chi allo stato latente". Che il Musinč sprigioni energia č dimostrato. Ai suoi piedi esiste un cono d'ombra, vale a dire una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Questa stessa energia disturba gli strumenti degli aerei privati che sorvolano la zona a bassa quota. Questi stessi disturbi scompaiono non appena ci si allontana dalla montagna. Inoltre in pił occasioni, soprattutto la notte, diversi testimoni hanno scorto fra le rocce e nella porzione di cielo appena al di sopra il cocuzzolo del monte, misteriosi bagliori azzurri o verdastri, fluorescenti, strane diffrazioni della luce e fenomeni simili alle aurore boreali. Si tratta dell'energia sprigionata dalla montagna?


    ASTRONOMIA DI PIETRA
    Ma il mistero che maggiormente appassiona storici ed archeologi di tutta Italia sono le incisioni rupestri sparse un po' ovunque lungo il costone della montagna. Alcuni di questi pietroni sono stati disposti ritualmente, a mo' di Via Crucis. Altri hanno un significato tipicamente sessuale o sacrificale. É il caso di un lastrone del Neolitico, alto un metro e mezzo. Sopra di esso sono stati incisi due omini in preghiera accanto ad un terzo uomo, sdraiato o forse morto. Sopra le teste dei due sacerdoti, evidentemente raffigurati durante un sacrificio umano, spicca il dio Sole nelle sue tre fasi fondamentali:alba, mezzogiorno e tramonto Se controlliamo le rocce dell'asinello fra i 400 ed i 900 metri, scopriamo una serie incisioni primitive a forma di coppa, dette per l'appunto coppelle.Entro queste coppelle, riempite di resina e grasso animale, veniva acceso un fuoco rituale che, visto a distanza, stimolava la fantasia dei popolani. Il dato sorprendente, scoperto diversi anni fa dall'archeologo torinese Mario Salomone, č che le coppelle sono disposte in maniera tale da formare delle mappe celesti. Sulle pietre troviamo di tutto, dalla Croce del Nord alle due Orse, da Boote a Cassiopea alle Pleiadi. In pratica, c'č tutto l'emisfero boreale e forse anche quello australe. Dico forse perché certe coppelle non ricordano alcuna costellazione conosciuta. E questo ha innescato le pił accese speculazioni. Molto pił probabilmente, gli antichi abitanti della Val Susa erano attenti osservatori del cielo.Un altro elemento curioso compare lungo il percorso iniziatico della montagna, una salita costeggiata da pietre istoriate con figure decisamente insolite. In un masso č raffigurata addirittura una giraffa africana. Ma le giraffe non vivevano in Piemonte, nemmeno nel Neolitico. Stranamente incisioni di questo tipo sono state scoperte nei Pirenei dallo studioso cecoslovacco Oswald Tobish, che le ha datate. Erano vecchie di ventimila anni! Possibile che la stessa mano le abbia riprodotte anche sul Musinč?".






    LA STELE D'ACCIAIO
    Ma il fatto pił curioso in assoluto, descritto dalla Dembech nel volume Torino cittą magica (Edizioni L'Ariete), riguarda una misteriosa lapide in metallo lucido, fissata con dei bulloni ad una stele triangolare di pietra, deposta agli inizi degli anni Settanta a pochi metri dalla grande croce che sorge sulla montagna. Sul metallo era incisa la seguente frase: "Qui č l'una antenna dei sette punti elettrodinamici/ che dal proprio punto incandescente vivo/ la terra tutta respira emette vita. Qui operano le entitą astrali che furono Hatsheptut, Echnaton, Gesł il Cristo, Maometto, Confucio, Abramo, il Buddha, Gandhi, Martin Luther King, Francesco d'Assisi/ e anche tu se vuoi/ alla fratellanza costruttiva tra tutti i popoli. Pensaci intensamente 3 minuti. Pensiero č ricostruzione".
    Secondo questo criptico messaggio iniziatico esisterebbero dunque sette punti di energia grazie ai quali la Madre Terra si manterrebbe in armonia con la natura. Uno di questi č proprio il Musinč, sul quale lavorerebbero per il bene dell'umanitą gli spiriti disincarnati dei sopracitati personaggi, che furono figure di grandissima umanitą e rifondatori religiosi (eccezion fatta per Hatsheptut, un faraone donna di scarsa importanza storica, che stona nel mucchio). Chi abbia deposto l'insolita iscrizione non si sa. Cosģ come non se conosce il motivo. L'unica spiegazione potrebbe essere quella di un messaggio augurale lasciato da un esoterista convinto dell'esistenza di livelli astrali di coscienza. Nel 1973 la stele, comunque, č stata rimossa. Il 7 ottobre 1984 un gruppo di esoteristi ne ha fatto un'altra copia e l'ha ricollocata al suo posto. Questa nuova versione č in alluminio anodizzato ed č stata cementata alla base della grande croce che spicca sulla montagna. Questo nuovo evento č stato salutato con entusiasmo dalla scrittrice Giuditta Dembech, che ha commentato: "Il generatore di Luce ha ripreso a funzionare, le Forze Bianche hanno qui nuovamente una Base da cui tutti gli uomini di buona volontą possono operare e collaborare per lo svolgimento del Grande Piano sulla Terra". Grande piano che, ovviamente, prevede la conversione e la salvezza dell'umanitą.


    Ultima modifica di Tomįs de Torquemada; 29-08-10 alle 00:52

 

 

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