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La forte esplosione dentro l’area portuale di un serbatoio di sostanze infiammabili e pericolose ha ucciso i due lavoratori mentre erano addetti alla sua manutenzione.
Avevano 25 e 52 anni, e si aggiungono ad una lunghissima lista di morti sul lavoro dall’inizio dell’anno.
Negli ultimi dieci anni, che hanno accompagnato una delle peggiori crisi del capitalismo, in Italia le morti sul lavoro hanno superato la spaventosa cifra di 13.000. Questi numeri non sono casuali, ma sono il risultato dello sfruttamento selvaggio nella sempre maggiore mancanza dei diritti, tra i quali la sicurezza e la difesa della salute sul posto di lavoro.
Solo il controllo autogestito dai lavoratori della sicurezza degli impianti e delle fasi produttive può fermare questa strage continua. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario può ridurre la fatica e lo stress che sono tra le principali cause di queste tragedie. Inoltre devono essere nazionalizzate le aziende pericolose e che inquinano. Il territorio non deve essere depredato in nome del profitto. La zona dell’esplosione dentro il porto di Livorno non dovrebbe sopportare questo livello di rischio per i lavoratori e i cittadini.
Il Partito Comunista dei Lavoratori è vicino alle famiglie delle vittime e si batte perché queste tragedie in nome di un profitto assassino non avvengano più.
Partito Comunista dei Lavoratori - commissione lavoro del Coordinamento della Toscana