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Discussione: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

  1. #1
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    Predefinito Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Comunicato del Si Cobas (pubblico impiego milanese ma condiviso e condivisibile da lavoratori di qualsiasi altro settore)

    https://www.sicobas.org/news/2902-1-...ra-alla-guerra


    1° Maggio

    Mentre a Roma vanno in scena le furbizie dei piccoli machiavelli “de noiantri” (Di Maio, Salvini, Renzi) e gli show della vecchia volpe (Berlusconi) per la formazione del nuovo governo (che sarà comunque contro noi lavoratori), a Gaza e in Siria muoiono uomini, donne e bambini.

    Mentre il parlamentarismo continua ad essere, come e più di sempre, “una trappola e un inganno per i poveri e gli sfruttati”, a Gaza e in Siria muoiono uomini, donne e bambini.

    Mentre la contesa sugli equilibri geopolitici si intensifica e promette nuove e più sanguinose guerre anzitutto per iniziativa degli Usa di Trump e della Nato, il pacifismo di maniera e gli accomodamenti diplomatici sono messi da parte, e la politica continua con le armi, a Gaza e in Siria muoiono uomini, donne e bambini.

    Mentre le vuote promesse elettorali dei comizianti svaniscono, avanzano i veri poteri forti.
    A loro nome lo Stato chiama: destra, sinistra, centro, e quelli "né di destra, né di sinistra" sono pronti a rispondere alla chiamata di "responsabilità".
    Lo schieramento variegato va a compattarsi a difesa degli interessi della Nazione, cioè dei capitalisti e dei banchieri... e a Gaza e in Siria muoiono uomini, donne e bambini.
    Noi, invece, ci schieriamo sotto le bandiere rosse del 1° Maggio, le bandiere dell'unità dei lavoratori di tutto il mondo.
    Oltre i riti parlamentari, c’è il rabbioso attacco della borghesia internazionale ai lavoratori come unica misura per uscire dalla sua crisi.
    Finiti i comizi, in un modo o nell'altro tutti vanno ad allinearsi rispettosi alle direttive di FMI, Banca mondiale e UE.
    I rivoluzionari del transatlantico e i conservatori (delle loro smisurate ricchezze) smetteranno di lanciarsi insulti, perché oltre gli scranni ci sono le classi e i loro interessi antagonistici ed inconciliabili.
    E gli uni e gli altri temono che possa di nuovo ritornare la lotta dei lavoratori.
    Oltre l'illusione di poter cambiare le cose con il voto, ora resta la rabbia o la rassegnazione di una classe lavoratrice che è sola a difendere sé stessa.
    Ma anche questa ennesima illusione va consumata per riprendere necessariamente la via della lotta.
    Contro il loro parlamento, i loro Governi, il loro Stato.
    Non una semplice lotta alla “casta”, che può cambiare i "personaggi"; ma lascia tutto com'era prima; bensì una lotta contro la borghesia tutta e le sue caste, i suoi riti trasformisti, i voti di scambio, le eterne promesse-truffa, ecc.
    Il nostro riscatto è solo nella lotta: nelle fabbriche, nei magazzini, negli ospedali, nei quartieri, nelle scuole.
    E’ qui che inizia la lotta per il potere.
    La lotta decennale nella logistica in Italia, le lotte dei ferrovieri in Francia di questi giorni, sono esempi da riprendere e generalizzare.
    Lottare, osare, si può.
    Solo a partire dalla consapevolezza della nostra forza che si scopre con le lotte potremo dichiarare Guerra alla Guerra!
    Solo così si potrà fermare lo sterminio dei nostri fratelli palestinesi condannati alla pulizia etnica nel campo di prigionia a cielo aperto di Gaza.
    Solo così potremo fermare lo sterminio di uomini, donne e bambini in Siria.
    Le diplomazie, l’ONU, le preghiere sono ipocrite se l'opzione è tra i gas e le bombe.
    La guerra chimica è disumana?
    Perché le bombe “intelligenti” sono democratiche e umanitarie?
    Non c’è scelta di campo da fare tra le dittature “democratiche” (USA, Europa, Israele) e le dittature con caratteristiche più autocratiche (Russia, Turchia, Iran).
    Il nostro campo è l’internazionalismo proletario.
    Solo se la forza dell'Intifada dei palestinesi farà crescere il numero degli obiettori di coscienza e una parte della popolazione israeliana, stanca di guerre e di massacri, riuscirà a fraternizzare con loro, la barbarie verrà fermata.
    Il nostro compito, oltre la solidarietà, è combattere i nemici di "casa nostra", i grandi poteri che in Italia dominano, e sono tra i massimi responsabili di questa infame catena di guerre e di devastazioni.
    MANIFESTAZIONE A MILANO CON CONCENTRAMENTO PRESSO LA STAZIONE CENTRALE ALLE ORE 15:00
    S.I. COBAS PUBBLICO IMPIEGO
    Lotta di classe e(') autoorganizzazione di classe.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Il proletariato siriano deve la sua sopravvivenza e la possibilità in futuro di organizzarsi alle dittature autocratiche Russia e Iran.

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  3. #3
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Si beh non replichiamo in loop la discussione dell'altro thread (mi pare quello del PCI e i curdi) perchè le posizioni sono chiare: voi scegliete le dittature "meno peggio" (per me un porco capitalista e prepotente non può essere meno peggio di un altro maiale della sua specie anche se vuole vendersi come migliore) in chiave antiamericana mentre io, gli altri compagni del SI Cobas e molti altri compagni di diversi gruppi e realtà diciamo che la via è la lotta di classe, l'auotorganizzazione di classe e l'internazionalismo. La classe non deve avere protettori nè padroncini a cui vendersi ma deve essere indipendente. Mi sembra inutile scrivere ancora maree di righe per convincerci a vicenda tanto le posizioni sono limpide come un vetro. Oh questo non vuole dire che non tollerro repliche o cazzate del genere ( ben venga sempre la discussione)ma solo che cerco di ritagliare uno spazio in Comunismo (se non qui dove? dai fasci o dai rossobruni?) anche per qualche idea diversa dalla linea dominante del forum.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Citazione Originariamente Scritto da Marilena Larouge Visualizza Messaggio
    Si beh non replichiamo in loop la discussione dell'altro thread (mi pare quello del PCI e i curdi) perchè le posizioni sono chiare: voi scegliete le dittature "meno peggio" (per me un porco capitalista e prepotente non può essere meno peggio di un altro maiale della sua specie anche se vuole vendersi come migliore) in chiave antiamericana mentre io, gli altri compagni del SI Cobas e molti altri compagni di diversi gruppi e realtà diciamo che la via è la lotta di classe, l'auotorganizzazione di classe e l'internazionalismo. La classe non deve avere protettori nè padroncini a cui vendersi ma deve essere indipendente. Mi sembra inutile scrivere ancora maree di righe per convincerci a vicenda tanto le posizioni sono limpide come un vetro. Oh questo non vuole dire che non tollerro repliche o cazzate del genere ( ben venga sempre la discussione)ma solo che cerco di ritagliare uno spazio in Comunismo (se non qui dove? dai fasci o dai rossobruni?) anche per qualche idea diversa dalla linea dominante del forum.
    Non c'è alcuna linea dominante del forum. Lotta di classe e internazionalismo sono parole che devono essere fatte proprie da qualsiasi comunista. L'internazionalismo prevede anche di sostenere l'aggredito contro l'aggressore, altrimenti che internazionalismo è? Pure se lo stato aggredito è dominato da uno sporco capitalista.

    "La classe non deve avere protettori nè padroncini a cui vendersi ma deve essere indipendente."

    Una domanda, sei d'accordo che la classe deve appoggiarsi ad un partito che la rappresenti? Cosa ne pensa il SI Cobas del problema di un partito (comunista) che rappresenti la classe operaia?

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  5. #5
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    Non c'è alcuna linea dominante del forum.
    Beh forse non nel regolamento o nella forma ma nei fatti... Basta vedere i thread in rilievo. Ma non dico niente eh, difendo piccoli spazi per pubblicare roba diversa. Anzi quando ho tempo se il moderatore è d'accordo (ma non vedo perché no) mi metto a pubblicare un po' di scritti interessanti.

    L'internazionalismo prevede anche di sostenere l'aggredito contro l'aggressore, altrimenti che internazionalismo è? Pure se lo stato aggredito è dominato da uno sporco capitalista.
    Sostenere il popolo aggedito inteso come donne uomini e bimbi non le potenze dei vari giochetti geopolitici e i loro protagonisti. Mi sembra chiaro che l'internazionalismo prevede la otta dei lavoratori opressi fianco a fianco e non la sudditanza a qualche autocrate di turno.

    Una domanda, sei d'accordo che la classe deve appoggiarsi ad un partito che la rappresenti? Cosa ne pensa il SI Cobas del problema di un partito (comunista) che rappresenti la classe operaia?
    Allora... è una domanda impegnativa! Cerco di essere breve e non scirvere un papirone. Per prima cosa io sono una semplice tesserata, a volte se non spesso anche su posizioni critiche, e non una portavoce del Si Cobas per cui non posso parlare a nome del sindacato. Senz'altro il si cobas va oltre la logica della singola azienda e degli interessi del particolare per costruire una forza di autonomia di classe, quindi opera su un piano politico oltre che di semplici rivendicazioni sindacali del momento. Per questo è un soggetto più interessante di tante sigle e siglette che in un modo o nell'altro o pensano solo all'aziendina o corteggiano il padronato findendo per leccargli indirettamente il culo. Per me la questione partito è complicata perché io ho sempre amato più le correnti del marxismo che privilegiano il lavoro diretto in comitati di base uniti in una rete che poi dovrebbe andare a creare una forma di autoorganizzazione di classe che in qualche modo anticipa la futura società senza classi. Diciamo un filo rosso che lega inseme (anche con le differenze del caso) la Luxemburg, i consiliaristi, le varie forme di autonomia di classe e altra roba. Il partito in senso claustrofobico leninista mi sta proprio stretto. Se poi le circostanze obbligassero proprio a tirare in piedi un partito e io fossi costretta a entrarci cercherei di prtarlo verso una concezione consiliarista /che poi sarebbe una specie di schizofrenia ). In ogni caso non vorrei che corresse alle elezioni o altre cagate da politichina borghese.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    a proposito dato che siamo in tema un altro comunicato per il primo maggio sempre da Milano:

    https://sicobas.org/news/2904-milano...e-sfruttamento

    Per un primo maggio internazionalista!


    Per la ricomposizione e il rilancio della lotta di classe!



    L’evoluzione della crisi complessiva del modo di produzione capitalistico disegna uno scenario economico-politico in cui l’unica reale costante è la prosecuzione e l’inasprimento dell’attacco al lavoro e ai diritti delle classi subalterne in favore del profitto.

    Ciò con il contributo delle istituzioni finanziarie sovranazionali (FMI e Banca Mondiale su tutti) ed europee che si traduce, in particolare, in diktat che vincolano i bilanci dei paesi membri a tutto favore delle borghesie nazionali.

    La fase di guerre ancora in corso, con centinaia di migliaia di morti in particolare nell’area mediorientale, unite a nuove forme di colonialismo (in Africa in primis) sono state caratterizzate da più obiettivi: rapine di materie prime (non più solo gas e petrolio, ma anche cobalto e metalli rari); aprire nuovi sbocchi commerciali a mercati ormai saturi; saziare la fame del capitalismo militare; approntare futuri investimenti nelle ricostruzione di terre devastate e definire nuovi quadri geopolitici e nuove egemonie.

    Guerre condotte non più solo nei campi di battaglia, ma che, oggi assumono sia i termini classici di guerre commerciali e finanziarie, di cui i dazi imposti sono solo l’aspetto più evidente, che quelli modernissimi di guerre per il controllo dei flussi di dati e informazioni.

    Crisi economica, guerra di rapina imperialista e neocolonialista hanno l’effetto di costringere milioni di persone a scappare da fame e bombardamenti, aumentando i flussi migratori verso il più ricco occidente.

    A questo oggettivo e inevitabile fenomeno, l’ipocrita risposta delle “democrazie” occidentali, indistintamente dal colore delle compagini governative, sono le politiche securitarie (leggi Minniti), il respingimento coatto, il finanziamento e la delega del lavoro “sporco” a nuovi torturatori (in Libia) o a nuovi dittatori (Erdogan) per la costruzione di muri e l’approntamento di controlli militari che impediscano il passaggio di chi fugge.

    Di converso, il “pericolo invasione” è agitato strumentalmente dalla destra, in particolare dalla Lega, per fini elettorali e per provare a imporre una nuova forma di egemonia culturale basata su sopraffazione e razzismo che tollerano lo straniero solo quale nuovo schiavo o forza lavoro a basso costo.

    Una riproposizione in forma neanche troppo mediata o nascosta di suprematismo e neonazionalismo.

    Un tentativo premiato dal risultato delle ultime elezioni: un chiaro segnale di quell’insicurezza sociale e paura innescate dalla catastrofe morale e culturale conseguente all’estrema precarietà, povertà e individualismo del ciascuno per sé che necessitano di un nemico (l’immigrato) sul quale scaricarsi.

    Mentre altri (5stelle) hanno indirizzato la rabbia sociale verso il generico e interclassista obiettivo della cosiddetta “casta” e i suoi evidenti sprechi e privilegi, raccogliendo le messi ingenerate dalla falsa speranza di un reddito generalizzato a pioggia.

    Ma il vero nemico è un altro.

    Estrema precarizzazione (incrementate da Jobs Act e abolizione dell’art. 18 da parte del governo Renzi), individualizzazione dei rapporti, sviluppo di nuove forme di organizzazione del lavoro che impongono il tragico ricatto dello scambio “diritti in cambio di lavoro” e che incrementano la scomposizione di classe (lavoro a chiamata, stage, alternanza scuola lavoro, ecc.).

    L’attacco continuo ai contratti collettivi nazionali che ha trovato la propria sintesi nel recente accordo tra Confindustria e sindacalismo complice, la riduzione di tutele e garanzie, l’erosione del salario e la prossima prevista riforma delle pensioni, le privatizzazioni dei servizi sociali (scuola e sanità in testa), la costante messa in discussione del diritto di sciopero, sono le soluzioni che il reale nemico di classe ha messo in campo.

    Ma la sopravvivenza alla propria crisi è garantita solo dall’incremento dello sfruttamento di classe con ferocia crescente.

    Indicative ed esemplificative sono le condizioni contrattuali, salariali e di vita delle donne nei posti di lavoro e l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, veri e propri omicidi di classe.

    Di fronte a questa crisi non sono possibili soluzioni riformiste o ipotesi di redistribuzione di reddito avulse dalle contraddizioni di classe e in quanto tali incapaci di incidere nei rapporti reali.

    La definizione di obiettivi unificanti e di ricomposizione di una classe disgregata, infatti, non può che essere calibrata in relazione alla contraddizione primaria: il conflitto capitale/lavoro, per come determinato dall’attuale modo di produzione e alle condizioni di sviluppo date.

    E interpretare in maniera corretta la fase significa impegnarsi necessariamente per la generalizzazione di lotte, da un punto vista tattico, per il recupero di salario (diretto e indiretto) e di tempo di vita a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

    Sono ormai anni che il proletariato immigrato, soprattutto nella logistica/circolazione delle merci, comparto fondamentale per la nostra economia rispetto anche al ruolo assegnato negli ultimi anni all'Italia nella divisione internazionale del lavoro, sta dando un’indicazione chiara e precisa di capacità di lotta, determinazione e unità di classe.

    In ciò contribuendo a evidenziare, anche a livello di immaginario, che esistono i margini per un'opposizione reale in una prospettiva anticapitalista e ci sono ampi spazi per far emergere un punto di vista di classe sulla crisi.

    Crediamo che da questa indicazione e contributo sia necessario ripartire per riprendere in mano un percorso di autonomia di classe.

    Crediamo che questo primo maggio sia un’occasione e un passaggio ulteriore per riaffermare la necessità di un reale percorso ricompositivo che, partendo dalla materialità dei bisogni, sappia ricostruire un’unità della classe dal basso a partire dal conflitto e indicare una trasformazione rivoluzionaria dell’esistente.

    Per un primo maggio contro le guerre imperialiste di rapina e devastazione, lo sfruttamento di classe, la precarietà di lavoro e di vita e contro gli omicidi sul lavoro.

    Contro razzismo, fascismo, xenofobia e sessismo e ogni discriminazione su base etnica di genere o religiosa.

    PER UNA SOCIETA’ SENZA PIU’ CLASSI E SFRUTTAMENTO!

    Martedì 1° maggio Corteo proletario a Milano

    con concentramento h. 15 in piazza Duca D’Aosta davanti alla Stazione Centrale


    Csa Vittoria – SiCobas-...................
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  7. #7
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Citazione Originariamente Scritto da Marilena Larouge Visualizza Messaggio
    Se poi le circostanze obbligassero proprio a tirare in piedi un partito e io fossi costretta a entrarci cercherei di prtarlo verso una concezione consiliarista /che poi sarebbe una specie di schizofrenia ). In ogni caso non vorrei che corresse alle elezioni o altre cagate da politichina borghese.
    Poi oh non sono fanatica e quado i sostenitori del partito fanno critiche intelligenti li leggo con piacere anche se resto sulle mie posizioni. Per esempio jean barrot e altri...
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  8. #8
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Citazione Originariamente Scritto da Marilena Larouge Visualizza Messaggio
    Si beh non replichiamo in loop la discussione dell'altro thread (mi pare quello del PCI e i curdi) perchè le posizioni sono chiare: voi scegliete le dittature "meno peggio" (per me un porco capitalista e prepotente non può essere meno peggio .
    finchè non ci sarà il comunismo, la scelta sarà sempre tra il peggio assoluto e il meno peggio. COL TUO RAGIONAMENTO, che lo voglia ammettere o meno, nel '43 te ne saresti rimasta chiusa in casa in nome del "nè con l'imperialismo tedesco nè con quello angloamericano".
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    "Una vecchia barzelletta sovietica, diceva, cos’è il deviazionismo? È andare dritti quando la linea va a zig zag. Ecco, io sono un deviazionista"

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Marilena Larouge Visualizza Messaggio
    Sostenere il popolo aggedito inteso come donne uomini e bimbi
    quando troverai un modo per combattere i tagliagole addestrati da CIA e amici del Golfo con i fiori, avrai ragione. Fino a quel giorno, il popolo aggredito lo difendi solo con le armi, e non con le belle parole. Quindi o le armi ce le hai tu, o devi scegliere una delle parti in causa. Dire nè l'uno nè l'altro vuol dire NEI FATTI accettare a priori chiunque vinca.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Comunicato Si Cobas per il primo maggio

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    finchè non ci sarà il comunismo, la scelta sarà sempre tra il peggio assoluto e il meno peggio. COL TUO RAGIONAMENTO, che lo voglia ammettere o meno, nel '43 te ne saresti rimasta chiusa in casa in nome del "nè con l'imperialismo tedesco nè con quello angloamericano".
    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    quando troverai un modo per combattere i tagliagole addestrati da CIA e amici del Golfo con i fiori, avrai ragione. Fino a quel giorno, il popolo aggredito lo difendi solo con le armi, e non con le belle parole. Quindi o le armi ce le hai tu, o devi scegliere una delle parti in causa. Dire nè l'uno nè l'altro vuol dire NEI FATTI accettare a priori chiunque vinca.
    Guarda sei in altissimo mare...Non si impara dalla storia? I proletari sono sempre stati usati come pedine da questo o quel potente (o burocrate) e hanno puntualmente pagato con la vita o la schiavitù quell'essere usati come pedine, nei conflitti, nei giochi imperialisti. Puoi usare tutto il linguaggio duro e bellicoso del mondo, tanto è facile fare i geopolitici nella teoria e fare il tifo per le bombe di questo o di quello visto che alla fine pagano sempre e solo le lavoratrici e i lavoratori e le loro figlie e i loro figli. Non è il momento dei fucili imbracciati contro il padronato? Si lavora alla costruzione di quel momento, alla ricomposizione e all'indipendenza di classe tanto qui quanto nel resto del mondo, questo è il ruolo dei comunisti non baciare il culo a un autocrate perché "adesso c'è lui e bisogna essere realisti". Il falso pragmatismo è la maschera dell'opportunismo e del riformismo. Finché non c'è il comunismo si lavora nelle contraddizoni per una sua più rapida affermazione non ci si accoda ai peggio merdoni delle fogne borghesi orientali o occidentali.Ti ho già detto due cose e le ribadisco: basta con questa stronzata del "o con Assad o con gli americani" perchè è la solita manovrina da vecchia volpe del '46 (e anche prima) per delegittimare le posizioni diverse e poi basta avvitarsi su queste questioni tanto sappiamo come la pensiamo e non si arretra (forse giustamente) di un passo. Anzi, visto che oramai sono rassegnata e non credo si possa tanto dialogare ti propongo una specie di patto di non belligeranza: io mi prendo qualche spazio di 'sto forum per pubblicare roba e cerco di bendarmi gli occhi davanti a certe cose che mi fanno incazzare come una iena tipo la difesa delle fetecchie fintosocialiste come la Cina e la Corea e altra roba e non intervengo in quei thread (mi permetto solo un'ultima stoccata sulla Cina perchè devo risponderti e poi levo le tende).
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