Il Circondario era un ente amministrativo intermedio tra la Provincia (ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un'amministrazione autonoma e dominata dalla figura del prefetto) e il Mandamento (ente sovracomunale che svolgeva funzioni amministrative e giudiziarie). Venne istituito nel 1859 nel Regno del Sardegna con la Legge Rattazzi, corrispondendo all'arrondissement francese. Con l'Unità d'Italia, l'istituto circondariale venne esteso a tutto il territorio nazionale, che era quindi amministrativamente suddiviso in province, circondari, mandamenti e comuni.
I capoluoghi dei circondari erano sede di: sottoprefettura, tribunale ordinario, catasto e uffici finanziari e gli stessi circondari erano suddivisi in mandamenti.
Nel 1914 il Regno era costituito da 69 circondari, seppur con continue variazioni e soppressioni. I territori annessi dopo la vittoria nella Grande Guerra furono dapprima mantenuti nei loro ordinamenti asburgici, salvo pure ridenominazioni lessicali, dai governi centrali. In tali zone, quindi, i circondari furono creati solo nel 1923 quando, dopo la marcia su Roma, i fascisti vollero standardizzare con la forza l'amministrazione locale di queste zone a quella del resto della penisola. I mandamenti intanto vennero aboliti amministrativamente quell'anno (ma rimasero in funzione giudiziariamente).
Nel 1927 il sistema circondariale venne interamente soppresso dallo stesso regime fascista per la sua riorganizzazione della struttura statale, in favore delle province esistenti, private di ogni organo e funzionamento elettivo - quindi per mero controllo del territorio -, e la creazione di nuove, arrivando a 92 province.




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