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    Predefinito Cristo Era D'aspetto Maestoso

    Da http://www.cattolicigenovesi.org



    Circa un anno fa era apparso sui giornali ad opera di una equipe di sedicenti scienziati che sostenevano di aver scoperto il vero volto di Gesù Cristo, realizzando l'immagine di come doveva essere un "uomo medio" di 2000 anni fa abitante della Palestina. Ne è uscito il ritratto di una persona insignificante, brutta, persino grossolana. Questa immagine è stata pubblicata in prima pagina su gran parte dei giornali del mondo. Noi sappiamo che il vero volto di Cristo è quello d'incomparabile bellezza e maestà impresso nella Sacra Sindone. Immagine, del resto, sempre rappresentata nella iconografia ufficiale. La pubblicazione "Ex novo" ci porta a conoscenza di un documento storico, a quanto pare, dimenticato, in cui si fa riferimento all'autentico ritratto di Gesù. In una lettera indirizzata all'Imperatore Tiberio e al Senato romano, il proconsole romano della Giudea Publio Lentulo descrive in dettaglio le fattezze di Gesù.


    Ave, eccoti o Maestà le risposte che desideri: è apparso un uomo di eccezionale potenza e lo chiamano il grande profeta; i suoi discepoli lo appellano figlio di Dio, il suo nome è Gesù. Egli è d'aspetto maestoso con una splendente fisionomia piena di soavità, talché coloro che lo vedono lo amano e lo temono a un tempo. Dicono che il suo volto roseo incorniciato dalla barba è di una bellezza incomparabile. Nei lineamenti, negli occhi cerulei, nei capelli biondo scuri, è simile alla madre che è la più bella figura che sia mai stata vista da queste parti.

    Publio Lentulo, proconsole romano in Giudea

  2. #2
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    Predefinito

    Lettera di Publio Lentulo, Governatore della Giudea (antecessore di Pilato), nella quale si descrivono le fattezze di Gesù Cristo all'Imperatore di Roma, tradotto dal latino originale che si conserva dai Signori Cesarini di Roma.


    "Ho inteso, o Cesare, che desideri sapere quanto ora ti narro: essendo quì un uomo, il quale vive di grandi virtù chiamato Gesù Cristo, dalla gente è detto profeta ed i suoi discepoli lo tengono per divino e dicono, che egli è figlio di Dio Creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose che in essa si trovano e son fatte. In verità, o Cesare, ogni giorno si sentono cose meravigliose di questo Cristo: risuscita morti, e sana gli infermi con una sola parola. Uomo di giusta statura, è molto bello di aspetto; ed ha maestà nel Volto, e quelli che lo mirano sono forzati ad amarlo e temerlo.

    Ha i capelli di color della nocciola ben matura, sono distesi sino alle orecchie e dalle orecchie alle spalle sono di color della terra, ma più risplendenti. Ha nel mezzo della fronte in testa in crin spartito ad usanza dei Nazareni, il Volto senza ruga, o macchia, accompagnato da un colore modesto. Le narici e le labbra non possono da alcuno essere riprese con ragione; la barba è spessa ed ha simiglianza dei capelli, non molto lunga, ma spartita nel mezzo.

    Il suo mirare è molto spaventoso e grave: ha gli occhi come i raggi del sole e nessuno può guardarlo fisso per lo splendore; e quando ammonisce, si fa amare, ed è allegro con gravità. Dicono che nessuno l'ha veduto mai ridere, ma bensì piangere. Ha le mani e le braccia molto belle, nella conversazione contenta molti ma si vede di rado: e quandi vi si trova, è molto modesto all'aspetto, e nella presenza è il più bell'uomo che si possa immaginare; tutto simile alla madre la quale è la più giovane che siasi mai vista in queste parti.

    Però se la Maestà Tua, o Cesare, desidera di vederlo come negli avvisi passati mi scrivesti, fammelo sapere, che non mancherò subito di mandartelo. Di lettere fa stupire la città di Gerusalemme. Egli non ha studiato giammai con alcun, eppure sa tutte le scienze, cammina scalzo, senza cosa alcuna sulla testa; molti ne ridono nel vederlo, ma in presenza sua nel parlare con lui tremano e stupiscono.

    Dicono che un tal uomo non è stato mai veduto, né inteso da queste parti. In verità secondo mi dicono gli ebrei non si è sentito mai di tali consigli, di così grande dottrina, come insegna questo Cristo e molti dei Giudei lo tengono per divino e lo credono; e molti altri me lo querelano con dire che è contro la Maestà tua, o Cesare. Si dice di non aver mai fatto dispiacere ad alcuna persona, ma sì bene tutti quelli che lo conoscono, che l'hanno provato dicono di aver ricevuto benefizi e sanità.

    Però alla Maestà tua, o Cesare, alla tua obbedienza sono prontissimo: quanto mi comandi sarà eseguito.

    Vale

    Da Gerusalemme Indizione settima, luna undicesima. Della Maestà tua fedelissimo e obbedientissimo, PVBLIUS LENTVLVS.


    ... l'unico problema è che non è mai esistito alcun Publio Lentulo, predecessore di Pilato, proconsole di Giudea o governatore di Gerusalemme

    Il testo si trova in numerosi manoscritti: Dobschutz ("Christusbilder", Leipzig, 1899) li elenca tutti:
    La lettera di Lentulo è stata stampata per la prima volta nella "Vita di Cristo" di Ludolph il Carthusiano (Colonia, 1474),e nella "Introduzione alle opere di S.Anselmo" (Norimberga, 1491). Secondo un manoscritto di Jena, un certo Giacomo Colonna trovò la lettera nel 1421 in un vecchio documento romano arrivato da Costantinopoli, di origine greca e tradotto in latino durante il tredicesimo secolo.
    Lo stile e la forma vengono tuttavia fatti risalire agli umanisti del quindicesimo o sedicesimo secolo.
    La descrizione di Cristo concorda con la descrizione cosidetta
    di Abgar e con il ritratto di Niceforo in San Giovanni Damasceno e con quello nel Libro dei Pittori del Monte Athos.
    Munter ("Die Sinnbilder und Kunstvorstellungen der alten Christen", Altona 1825, p. 9) ritiene di poter far risalire la lettera al tempo di Diocleziano, ma questa ipotesi è considerata scarsamente attendibile.
    La lettera di Lentulo è certamente un apocrifo: nessun Lentulo è mai stato governatore di Gerusalemme nè Procuratore della Giudea; anche una analisi stilistica del testo rivela incongruenze e l'utilizzo di espressioni ("profeta della verità", "Figlio dell'uomo" e "Gesù Cristo") tipiche della lingua ebraica o tratte dal Nuovo Testamento.
    La lettera va quindi considerata come una descrizione del Signore immaginata dalla devozione Cristiana.

  3. #3
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito Re: Cristo Era D'aspetto Maestoso

    In Origine Postato da ZENA
    Da http://www.cattolicigenovesi.org

    Ave, eccoti o Maestà le risposte che desideri: è apparso un uomo di eccezionale potenza e lo chiamano il grande profeta; i suoi discepoli lo appellano figlio di Dio, il suo nome è Gesù. Egli è d'aspetto maestoso con una splendente fisionomia piena di soavità, talché coloro che lo vedono lo amano e lo temono a un tempo. Dicono che il suo volto roseo incorniciato dalla barba è di una bellezza incomparabile. Nei lineamenti, negli occhi cerulei, nei capelli biondo scuri, è simile alla madre che è la più bella figura che sia mai stata vista da queste parti.

    Publio Lentulo, proconsole romano in Giudea
    Un simile tipo fisico in Palestina e` come minimo piuttosto inverosimile.
    Da un lato, non vedo perche` per un cristiano l'apparenza fisica di Cristo dovrebbe avere questa importanza, dall'altro per chi non e` cristiano e` evidente che in queste rappresentazioni consuetudinarie c'e` l'intenzione di renderlo "familiare" agli Europei.

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Cristo Era D'aspetto Maestoso

    Originally posted by Mjollnir
    Un simile tipo fisico in Palestina e` come minimo piuttosto inverosimile.
    Da un lato, non vedo perche` per un cristiano l'apparenza fisica di Cristo dovrebbe avere questa importanza, dall'altro per chi non e` cristiano e` evidente che in queste rappresentazioni consuetudinarie c'e` l'intenzione di renderlo "familiare" agli Europei.
    Il problema è effettivamente di secondaria importanza, o meglio, lo sarebbe qualora alcuni settori della comunità scientifica non volessero associare Nostro Signore a volti intenzionalmente inespressivi come quello ricostruito a computer o comunque A PRESCINDERE da quello impresso nella Sacra Sindone.
    Sull'esistenza di Publio Lentulo non ho attualmente materiale per pronunciarmi. Farò una ricerca qui su Internet.

  5. #5
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    Predefinito

    se è per questo la stessa rete ha mandato in onda come verità storica la storiella del pandera.
    ancora oggi propugnata con forza in certi ambienti.

  6. #6
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    Predefinito LA "PULCHRITUDO CHRISTI"

    ERA DA TEMPO CHE VOLEVO SCRIVERE QUALCOSA SULLA "PULCHRITUDO CHRISTI".
    LA LETTERA DI LENTULO è UN DECOROSO E PIO APOCRIFO MA RINGRAZIO ZENA PER AVERLO POSTATO: è SICURAMENTE UN "RITRATTO" CHE CI FA MEDITARE.

    IN REALTà, LE SACRE SCRITTURE TACCIONO MA NON DEL TUTTO SULL'ASPETTO FISICO DI NOSTRO SIGNORE: SAN LUCA RIMARCA IN 2, 52 LA NOTEVOLE CRESCITA IN STATURA DI NOSTRO SIGNORE, FIN DALL'ADOLESCENZA.
    IN REALTà NON ABBIAMO BISOGNO DI DESCRIZIONI ULTERIORI: LA SACRA SINDONE CI DONA LA "FOTOGRAFIA" DI NOSTRO SIGNORE.
    UN'UOMO ALTO CIRCA UN METRO E OTTANTA, VISO UN PO' LUNGO, LINEAMENTI FORTI, OCCHI INFOSSATI E PROFONDI E DI STRAORDINARIA PERFEZIONE FISICA.
    LA PROPORZIONE DELLA TESTA AL CORPO, NEL RAPPORTO DI UNO SU 7.5., è QUELLA DELLE PIù BELLE STATUE GRECHE.
    IL VOLTO, INCORNICIATO DA FOLTI CAPELLI (BIONDO-ROSSICCI O FORSE BRUNI) ALLA NAZARENA, CON BAFFI E BARBA FLUENTE, OCCHI FORSE AZZURRI (C'è UN'IMPRESSIONANTE UNANIMITà NELLE "DESCRIZIONI" SU QUESTO DATO) è DI AFFASCINANTE BELLEZZA.
    ASSOLUTAMENTE PIù ALTO DELLA MEDIA SEMITA, PRESTANTE, PERFETTO NEL STRUTTURA DEL SUO CORPO E IN OGNI DETTAGLIO DEI SUOI LINEAMENTI, AL LIMITE DELLA LEZIOSITà, VESTITO CON GRANDE DECORO ED ELEGANZA, HA SICURAMENTE PRESENZA NOBILE E REGALE (ESSENDO ANCHE DI STIRPE DAVIDICA): PUR MANTENENDO ALCUNE VISIBILI CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DELL'EBRAISMO, SI PRESENTA COME TIPO DI UMANITà E DI BELLEZZA ASSOLUTAMENTE ECCEZIONALE E UNIVERSALE. (VALEVOLE PER TUTTI I POPOLI E PER TUTTI I TEMPI, SENZA FILTRI INCULTURANTI).
    SICURAMENTE DEVE AVERE COLPITO COLORO CHE EBBERO LA VENTURA DI INCONTRARLO, VERO DIO E VERO UOMO, PER LA PROFONDA "NUMINOSITà" DELL'ASPETTO, OLTRE CHE, OVVIAMENTE, PER MAGISTERO DI VERITà E DI BONTà E PER I FOLGORANTI MIRACOLI.
    è EVIDENTE CHE I CRISTIANI DEI PRIMI SECOLI, TUTTI TESI A MANIFESTARE IL VOLTO DI CRISTO RISORTO, EBBERO MENO INTERESSE ALL'APPROFONDIMENTO DI QUESTA QUESTIONE, LASCIANDOCI DESCRIZIONI SOMMARIE, INCOMPLETE, TESSUTE SPESSO DI STILEMI BIBLICI MA SENZA PARTICOLARE ATTENZIONE AL DATO STORICO.
    QUESTA TRADIZIONE CONFLUì POI NELLA SOVRABBONDANTE PRODUZIONE BIZANTINA DI "VOLTI SANTI" CHE, PUR AVENDO UN FORTE SIGNIFICATO MISTICO E RELIGIOSO, NON POSSONO ESSERE CONSIDERATI RISOLUTIVI PER QUANTO RIGUARDA LA QUESTIONE DELL'ASPETTO FISICO DI NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO.
    CI VOLLE IL RITROVAMENTO DELLA VERA SINDONE DI NOSTRO SIGNORE PER SCIOGLIERE MOLTI DI QUESTI ENIGMI.
    è MOLTO PROBABILE CHE PARECCHI ARTISTI RINASCIMENTALI SI SIANO ALMENO UN POCO AVVICINATI ALLA VERA RAPPRESENTAZIONE FISICA DI NOSTRO SIGNORE: L'ENNESIMO TRIBUTO D'ONORE CHE L'EUROPA, CONQUISTATA (E MAI PAROLA FU PIù BELLA) DAL CATTOLICESIMO, HA RESO A NOSTRO SIGNORE.
    DEBBO QUESTI APPUNTI, PUR AVENDOLI RIELABORATI, ALLA SAGGIA PENNA DEL PASSIONISTA (ANTIMODERNISTA) DOMENICO FRANGIPANE.

    UN CARO SALUTO A TUTTI, IN SPECIAL MODO ALL'AMICO MJOLLNIR

    GUELFO NERO


  7. #7
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    nostro signore GESU' CRISTO era un uomo di statura nella media, i capelli lunghi, barba ben curata, il fisico snello, curato da lunghi cpercorsi e tanto lavoro,il volto esprimeva una maesta' ed una sapienza sovrannaturali, l' insieme denominava sapienza, maesta',bonta' infinita

  8. #8
    Mjollnir
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    Ciao Guelfo

    Hessler, la fonte di questa descrizione ?

    E un'altra osservazione: se la ricostruzione della BBC (la famosa faccia con l'espressione da lavavetri maghrebino) lascia il tempo che trova, perchè bisognerebbe "confutarla", cercando di avvalorare una versione opposta sullo stesso piano ?
    Se non ricordo male, la chiesa cattolica non riconosce ufficialmente l'autenticità della sindone (nel senso dell'appartenenza di quel volto), ma ne tollera la devozione. Voi cattolici tradizionalisti la riconoscete ? Affermate che quello è il volto di Cristo ? E non è una posizione rischiosa, visto che comunque non toglie e non aggiunge nulla alla definizione della teologia cattolica ?
    Penso che in questo caso la legittimità-non legittimità dei papi non sia rilevante, giusto ?

    Grazie per le risposte

  9. #9
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    Originally posted by Mjollnir
    Ciao Guelfo

    Hessler, la fonte di questa descrizione ?

    E un'altra osservazione: se la ricostruzione della BBC (la famosa faccia con l'espressione da lavavetri maghrebino) lascia il tempo che trova, perchè bisognerebbe "confutarla", cercando di avvalorare una versione opposta sullo stesso piano ?
    Se non ricordo male, la chiesa cattolica non riconosce ufficialmente l'autenticità della sindone (nel senso dell'appartenenza di quel volto), ma ne tollera la devozione. Voi cattolici tradizionalisti la riconoscete ? Affermate che quello è il volto di Cristo ? E non è una posizione rischiosa, visto che comunque non toglie e non aggiunge nulla alla definizione della teologia cattolica ?
    Penso che in questo caso la legittimità-non legittimità dei papi non sia rilevante, giusto ?

    Grazie per le risposte
    Il Timone a Radio Maria

    La Sacra SINDONE

    Pubblichiamo il testo della conversazione che Gianpaolo Barra, direttore de "il Timone"
    ha tenuto a Radio Maria giovedì 3 giugno 1999, durante la "Serata Sacerdotale", condotta
    da don Tino Rolfi. Conserviamo lo stile colloquiale e la divisione in paragrafi numerati,
    utilizzata per i suoi appunti dall'autore.

    1. Questa sera affronteremo un argomento molto interessante per chi si occupa di apologetica, per chi studia la credibilità della Fede cattolica e le prove che la storia ci ha tramandato in merito alla verità del Vangelo.

    2. Parleremo della Sindone, della Sacra Sindone, cioè, come sapete, del lenzuolo che ha avvolto il Corpo di Gesù appena deposto dalla croce.

    3. L'Apostolo san Giovanni, autore del quarto vangelo, unico degli apostoli presenti ai piedi della Croce, racconta che Giuseppe di Arimatea e Nicodemo "presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici" (Gv 19, 40).

    4. San Luca dice che Giuseppe di Arimatea "si presentò a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce e lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia" (Le 23, 51-52).

    5. Dunque, dai Vangeli risulta chiaramente che Gesù, deposto dalla Croce dopo la morte, fu avvolto in bende, e la Sindone è proprio, in un certo senso, una grossa benda, è un lenzuolo lungo oltre 4 metri e largo oltre 1 metro.

    6. Naturalmente, non voglio percorrere la storia della Sindone, perchè presumo che tutti, o quasi tutti, gli amici ascoltatori di Radio Maria la conoscano.

    7. Milioni di pellegrini, tra di loro anche molti non credenti, hanno visitato il Sacro Lenzuolo a Torino, quando è stato esposto alla venerazione dei fedeli. E, in queste occasioni, in Italia e nel mondo sono uscite innumerevoli pubblicazioni che descrivono con abbondantissimi particolari tutta la storia, tutte le rocambolesche vicende che hanno portato la Sacra Sindone a Torino.

    8. Io mi limiterò a fornire soltanto qualche dato per aiutare ciascuno di noi a rispondere alla sola domanda che, in fin dei conti, ci interessa. Domanda che può essere formulata in questo modo: la Sindone è una reliquia autentica? Ha realmente avvolto il Corpo di Gesù? O, al contrario, è un falso, una immagine prodotta da un falsario abilissimo, che si è preso gioco di tutti noi, fino ai nostri giorni?

    9. Chi nega autenticità alla Sindone, afferma che il falsario sarebbe vissuto nel Medioevo, in quel Medioevo cristiano, quando la fede del popolo, della gente semplice, aveva bisogno di oggetti visibili per essere nutrita e conservata: reliquie, croci, immagini, statue, etc. Per costoro, la Sindone non sarebbe altro che uno di questi oggetti, molto bello, ben fatto, ma pur sempre un manufatto, prodotto da un uomo, dunque un falso.

    10. Allora, il dibattito sulla Sindone può essere riassunto proprio in queste due posizioni: per alcuni e noi siamo tra questi, ovviamente la Sindone è una autentica reliquia, è veramente il Lenzuolo che ha avvolto il Corpo di Gesù e che è giunto fino a noi. Per altri, la Sindone costituisce il più clamoroso falso di tutti i tempi. Resta aperta la domanda: chi ha ragione?

    11. Tutti sappiamo che il Corpo dell'uomo raffigurato nella Sacra Sindone presenta impressionanti analogie con quello che i Vangeli ci dicono essere accaduto a Gesù, nella sua agonia, nella sua flagellazione, nella coronazione di spine, nel portare la croce sul Calvario, nella sua crocifissione, nella sua morte e, perchè no, forse anche nella sua Risurrezione da morte.

    12. Questo dato è incontestabile e gioca a favore di quelli che sostengono l'autenticità della Sindone.

    13. Ma, dobbiamo aggiungere qualche cosa. Se la Sacra Sindone fosse opera di un falsario del Medioevo come sostiene qualcuno dobbiamo dire che questo falsario non solo conosceva certamente molto bene i Vangeli, ma era anche un uomo di straordinaria intelligenza, in possesso di una sapienza mai vista prima, a noi ancora sconosciuta, certamente superiore a quella di autentici geni dell'umanità, come un Leonardo da Vinci, ed era in possesso di una tecnica sopraffina, tecnica che non sappiamo nè imitare nè comprendere.

    14. Traggo qualche esempio dal bei libro di Mario Moroni e Francesco Barbesino, intitolato "Apologia di un falsario", edito da Maurizio Minchella.

    15. Pensate, per fare solo un primo esempio, all'immagine stessa della Sacra Sindone. Sapete bene che ancora oggi, nonostante i progressi straordinari della tecnica, nessuno capisce, nessuno sa spiegare come si sia formata l'immagine di quell'Uomo crocifisso.

    16. è sicuro, è provato che la Sindone non è un dipinto. Alcuni "studiosi" italiani e inglesi, qualche tempo fa, si sono spinti a dire che la Sindone sarebbe stata dipinta da Leonardo da Vinci. Sono stati subito smentiti dal fatto che Leonardo è nato nell'anno 1452, mentre esistono documenti assolutamente autentici e numerosi che attestano l'esistenza della Sindone della stessa Sindone che ora è a Torino addirittura 100 anni prima della nascita di Leonardo. Quindi, non può essere stato Leonardo da Vinci a dipingere la Sindone che ora si trova a Torino.

    17. Ma il fatto sorprendente, e inspiegabile, è che l'immagine della Sindone è un negativo. Tutti abbiamo visto qualche volta un negativo. Quando scattiamo fotografie, il negativo è una specie di caricatura dell'originale, cioè di quello che abbiamo fotografato. Il negativo serve al fotografo per stampare la fotografia, che noi vediamo in positivo.

    18. Ora, la Sindone e qui è un fatto veramente misterioso non è un positivo, è essa stessa un negativo. Succede, allora, che quando la Sacra Sindone viene fotografata, sul negativo della fotografia l'immagine del Corpo di Cristo si vede benissimo (cioè, praticamente si vede una immagine positiva), si vede molto meglio che non l'originale: specialmente il Volto dell'Uomo della Sindone.

    19. Qui si pone una domanda che ancora oggi resta senza risposta. Come poteva il presunto falsario medievale conoscere 700/800 anni fa la distinzione tra negativo e positivo? Come poteva conoscerla se il negativo fotografico è stato inventato verso l'anno 1870, cioè poco più di cento anni fa, ed è stato inventato per avere più copie di una sola fotografìa.

    20. Se la Sacra Sindone fosse opera di un falsario del Medioevo, questo falsario deve aver applicato un procedimento che ci è completamente sconosciuto. Non sappiamo come abbia potuto imprimere l'immagine dell'Uomo crocifìsso sul telo sindonico e fare della Sindone un negativo. Evidentemente, possedeva delle conoscenze che non ci sono note.

    21. Un altro mistero è dato dalla presenza dei pollini. Dobbiamo questa scoperta ad uno svizzero, di nome Max Frei, che nel 1973 ha potuto prelevare dalla Sacra Sindone un po' di polvere, applicando del nastro adesivo e togliendolo subito dopo.

    22. Dopo una lunga e meticolosa ricerca, Frei ha identificato ben 56 pollini di piante, piante ancor oggi esistenti, che si trovano proprio nei luoghi dove la storia ci dice sia stata conservata la Sindone.

    23. Pollini di zone sabbiose e ricche di sale come in Palestina, pollini di terreni rocciosi tipici del Medio Oriente; pollini che fioriscono in piante che si trovano ai piedi delle mura di Gerusalemme, pollini delle regioni orientali della Turchia e anche di Costantinopoli. Tutti luoghi dove nei secoli passati è stata documentata la presenza della Sindone.

    24. Dove sta il mistero? Il mistero sta tutto in questa domanda: come ha potuto un falsario del Medioevo procurarsi i pollini, il più grande dei quali misura solo due decimi di millimetro? Provate a pensare quanto è consistente un polline che misura "due decimi di millimetro". E, ricordiamo bene: questa è la misura dei pollini più grandi trovati nella Sindone. E i più piccoli? Come ha fatto a procurarseli, sette/otto secoli fa? Mistero.

    25. Ora, potremmo fare molte altre considerazioni di questo genere che sono così ben spiegate nel libro di Moroni e Barbesino, Apologia di un falsario, che fa da guida alla mia conversazione. E alla lettura di questo libro, che potete procurare in libreria, io rimando gli amici ascoltatori.

    26. A noi, questa sera, interessa soprattutto dare una risposta a quella affermazione che dice che la Sindone è un falso del Medioevo.

    27. Sapete che nel 1988, alcuni scienziati hanno prelevato dei campioni della Sindone, hanno prelevato alcuni frammenti, e li hanno esaminati con lo scopo di datare la Sindone. Vale a dire: hanno cercato di capire a quale epoca storica risaliva questo Lenzuolo, e quindi l'immagine che vi era impressa.

    28. Va detto che gli scienziati passavano allora per essere piuttosto autorevoli: appartenevano a tre laboratori di fama mondiale, i laboratori di Tucson, negli Stati Uniti, di Oxford, in Inghilterra e di Zurigo, in Svizzera. Per datare i campioni della Sindone hanno utilizzato il cosiddetto metodo C14, difficile da spiegare a chi, come il sottoscritto, non è esperto di questa materia, ma che, così ci assicurano, riesce a datare i reperti archeologici.

    29. è un procedimento complesso, diffìcile da spiegare, come dicevo, ma a noi non interessa conoscere tutti i particolari.

    30. Sta di fatto che gli studiosi di questi laboratori giunsero ad un risultato semplicemente clamoroso: stando alle loro sofisticatissime analisi, la Sindone conservata a Torino non era autentica.

    31. Era opera di un falsario, di un uomo vissuto certamente tra l'anno 1260 e l'anno 1390.

    32. Quindi, la Sindone sarebbe molto più giovane di quello che crediamo: non circa 2.000 anni, come dovrebbe essere se fosse il Lenzuolo che aveva avvolto il Corpo di Gesù, ma solo sei-sette secoli, 6-700 anni.

    33. Capite bene che, stando così le cose, la Sacra Sindone non può essere considerata il lenzuolo che aveva avvolto il Corpo di Gesù appena deposto dalla Croce. La scienza avrebbe dimostrato una volta per tutte che la Sindone era un falso.

    34. Potete immaginare e forse qualcuno degli amici ascoltatori si ricorderà di quel tempo non lontano lo sconcerto provocato da questo risultato. Lo stesso arcivescovo di Torino, il cardinale Balestrero, a quell'epoca custode della Sindone, sembrava avvalorare con il suo atteggiamento, piuttosto discutibile, la esattezza di questo risultato.

    35. Non solo. Vittorio Messori denunciava, proprio a quell'epoca (e lo scrive anche nella prefazione a un bellissimo libro sulla Sindone, che io consiglio vivamente di leggere: si intitola La Sindone, è scritto da Orazio Petrosillo e da Emanuela Marinelli, edito da Rizzoli), Messori dicevo scriveva che nessuna delle numerose Università cattoliche sparse nel mondo, nessuno degli istituti e dei centri culturali cattolici distribuiti sulla faccia della terra intervenne per chiedere ulteriori indagini, per verificare l'esattezza delle indagini, per controllare se le ricerche dei laboratori di Tucson, di Oxford e di Zurigo fossero state condotte con rigore scientifico.

    36. è davvero incredibile questa latitanza del mondo scientifico che fa capo ad istituzioni cattoliche. Soltanto gli specialisti, quelli veri, quelli che avevano studiato la Sindone per anni con procedimenti e discipline altrettanto scientifiche, rimasero molto perplessi di fronte ai risultati ottenuti dai tre laboratori.

    37. Dunque, la scienza sembrava aver dimostrato che la Sindone era un falso. E questa sentenza, non solo era stata presa per oro colato, ma, naturalmente, aveva fatto il giro del mondo. Tutti i mass-media ne hanno parlato e i risultati si sono visti.

    38. Questa sentenza è entrata nella testa di molti, anche di molti che avevano sinceramente creduto all'autenticità di questa reliquia. E che la scienza abbia definitivamente dimostrato che la Sindone è un falso è una idea che sentiamo spesso ripetere anche oggi, che leggiamo sui giornali quando si parla del Sacro Lenzuolo.

    39. Provvidenzialmente, c'è sempre qualcuno che prima di accettare acriticamente questi verdetti, prima di "bere" come si beve un bicchiere d'acqua ogni affermazione purchè sia contraria alla Fede o alla pietà popolare, va a ficcare il naso, si impegna per approfondire la questione, chiede ulteriori verifiche. E quando questo accade, i risultati.

    40. Stasera voglio presentare due prove che dimostrano come i risultati ottenuti dai laboratori di Tucson, Oxfor e Zurigo, che datano la Sindone di Torino tra il 1260 e il 1390, sono sicuramente sbagliati.

    41. Uno che si è impegnato a verificare se quello che gli scienziati di Tucson, di Oxford e di Zurigo dicevano era vero, è stato un altro scienziato, di fama mondiale, recentemente scomparso.

    42. Sto parlando di Jerome Lejeune. Il nome di Lejeune è noto tra gli specialisti di tutto il mondo non per i suoi studi sulla Sindone, ma per essere stato lo scopritore della tristemente famosa "trisomia 21", cioè della causa del mongolismo. Una scoperta da Premio Nobel, ma Lejeune, secondo la cultura dominante, quella che distribuisce i Nobel, aveva un "difetto": era un acerrimo nemico dell'aborto.

    43. Ed era un nemico dell'aborto invincibile, essendo con lui impossibile vincere una discussione, perchè da scienziato, da genetista tra i migliori al mondo, da studioso di embrioni e feti, Lejeune sapeva molto bene che l'aborto è l'omicidio di una vita umana innocente. E, a differenza di molti studiosi e specialisti cattolici, non si limitava a saperlo: si impegnava a combattere per la difesa della vita.

    44. Un tipo simile, capite bene, è destinato a non ottenere alcun Premio Nobel: meglio premiare gente come Darlo Fo, il quale potrei anche sbagliarmi non lascerà certo una traccia indelebile nella storia dell'umanità per le sue scoperte, per le sue invenzioni, per le sue opere benefiche a favore del genere umano.

    45. Ma torniamo alla Sindone e a Lejeune. Lo scienziato francese ha portato una prova assolutamente invincibile che dimostra come i tre laboratori di Tucson, di Oxford e di Zurigo si siano sbagliati nel datare la Sindone di Torino tra gli anni 1260 e 1390.

    46. Dovete ricordare bene queste date: secondo i laboratori suddetti, la Sindone sarebbe un falso datato tra 1260 e 1390.

    47. Ora, stiamo attenti a un fatto. Dovete sapere che sulla Sindone di Torino esistono 4 fori a forma di "L". Questi fori sono dovuti ad un incendio, non al famoso incendio di Chambery del 1532, ma ad un altro incendio precedente.

    48. Dunque, nel corso di un incendio, precedente quello di Chambery, sulla Sindone si formano quattro fori a forma di "L", tre più grandi ed uno più piccolo.

    49. Ora, attenti bene: Lejeune ha scoperto che a Budapest, capitale ungherese, esattamente nella Biblioteca Nazionale, esiste un documento, chiamato "manoscritto Pray". è il manoscritto più importante di tutti quelli esistenti in Ungheria, perchè è il primo documento scritto in lingua ungherese.

    50. Ebbene, in questo documento scritto, c'è anche un disegno della Sindone. In questo disegno della Sindone si vedono benissimo i 4 fori disegnati a forma di "L", copia degli stessi che possiamo vedere ancora oggi nella Sindone di Torino. Dunque, in quel documento è stata disegnata proprio la Sindone che oggi si trova a Torino.

    51. Questo significa che chi ha disegnato la Sindone su quel manoscritto ungherese aveva certamente davanti a se o la Sindone in originale, o almeno aveva visto la Sindone. Infatti, è impossibile che un pittore possa disegnare, senza averla mai vista, un'immagine con dei buchi della stessa grandezza e nello stesso posto di quelli che si trovano ancora oggi nella Sindone di Torino. è impossibile che un pittore si inventi a caso questo particolare. Quindi chi ha disegnato la Sindone sul manoscritto ungherese, che ora si trova a Budapest, sapeva come era fatta la Sindone.

    52. Ma qual è il fatto veramente straordinario. Il fatto è questo: quel manoscritto ungherese è perfettamente datato, cioè sappiamo senza ombra di dubbio quando è stato redatto. E quel documento ci dicono gli studiosi è stato redatto prima dell'anno 1192. Meglio: è stato scritto prima e rilegato proprio nel 1192.

    53. Che cosa significa tutto questo? Significa che già nell'anno 1192, cioè oltre 70 anni prima di quanto affermato dai laboratori di Tucson, di Oxford e di Zurigo, esisteva la Sindone che ora è a Torino, esistevano copie della Sindone, con i fori a forma di "L" e almeno 70 anni prima di quello che dicono i laboratori suddetti, qualcuno ha visto la Sindone e l'ha disegnata. Insomma, la Sindone di Torino esisteva prima dell'anno 1192.

    54. A Budapest è ancora oggi conservato quel disegno. E questa è la prova assolutamente inconfutabile che i laboratori che hanno datato la Sindone di Torino tra il 1260 e il 1390 si sono sbagliati.

    55. Quindi, attenti bene amici ascoltatori a non prendere come oro colato quelle affermazioni che ci dicono che, dopo la datazione fatta da certi laboratori, è provato che la Sindone è un falso del Medioevo, scoperto dalla scienza. Non è vero!

    56. Ma veniamo ad una seconda considerazione. Meglio: una seconda prova che dimostra come il risultato della datazione della Sindone ottenuto dai tre laboratori di Tucson, di Oxford e di Zurigo non è da considerarsi l'ultima parola.

    57. Questa seconda prova proviene da una fonte insospettabile, da uno scienziato non credente, da un russo, insignito del Premio Lenin, cioè del premio più importante dell'ex Unione Sovietica, ricevuto proprio per le sue ricerche con il radiocarbonio.

    58. Ora, per quei pochi tra gli amici ascoltatori che eventualmente si fossero dimenticati (può succedere) che cosa era l'Unione Sovietica fino a qualche anno fa, è bene sapere che mai e poi mai il Premio Lenin sarebbe stato attribuito ad uno scienziato credente in Dio, perchè in quel Paese comunista anche la scienza rispondeva all'ideologia, non agli esperimenti e ai dati scientifici.

    59. Questo scienziato si chiama Dimitri Kouznetsov, è ancora vivo e, naturalmente, educato in un Paese ateo e marxista non sapeva niente della Sindone.

    60. Qualche anno fa, Kouznetsov viene invitato a prendere in esame la Sindone. Gli propongono il tema della Sindone proprio per la sua competenza negli studi che riguardano la datazione degli oggetti con il metodo del radiocarbonio, cioè con lo stesso metodo utilizzato dai laboratori che sopra ricordavamo.

    61. Kouznetsov viene a sapere, studiando la Sindone, che il Sacro Lino aveva subito un evento traumatico, il famoso incendio di Chambery, nell'anno 1532. E per lui questo è un indizio estremamente importante.

    62. Kouznetsov ha fatto questo esperimento: ha preso un pezzo di lino sicuramente datato, con il metodo del radiocarbonio, agli anni 750-840 dopo Cristo. Ha sottoposto questo lino alle stesse condizioni cui è stata sottoposta la Sindone e ha provato a ridatarlo: e i risultati erano totalmente falsati, proprio perchè le condizioni di calore e umidità che si sviluppano durante l'incendio modificano la quantità di carboniol4.

    63. Non solo. Quando il lino viene lavorato e trasformato in tessuto, modifica la quantità di C14 presente. Ora, la Sindone è proprio un lenzuolo di lino lavorato in tessuto. Ma gli scienziati dei laboratori, stando a Kouznetsov, si sono dimenticati di calcolare questa variazione e ora si capisce bene perchè il loro verdetto datava la Sindone ad un periodo compreso tra il 1260 e il 1390.

    64. Ecco dunque svelato il clamoroso errore.

    65. Non solo. Il professor Kouznetsov ha fatto un altro esperimento: ha studiato i risultati della datazione della Sindone pubblicati dai laboratori, ha calcolato le modifiche di carbonio che sono intervenute sul Sacro Lino a causa dell'incendio e ha ricavato che la Sindone non può avere meno di 19 secoli, quindi deve risalire all'epoca di Gesù Cristo.

    66. Ora i tempi sono cambiati e tra gli studiosi seri, oggi, nessuno crede più alla infallibilità del metodo utilizzato da quei laboratori che hanno sentenziato che la Sindone era un Lenzuolo datato al medioevo. Però tra la gente è rimasta quella idea e noi abbiamo il dovere di denunciarla come falsa.

    67. Ci sarebbero molte altre cose da dire, per completare il discorso sulla Sindone e per rispondere alla domanda con la quale abbiamo aperto la conversazione di questa sera: la Sindone di Torino è un falso o è un autentica reliquia?

    68. Gli indizi innumerevoli, tutti concordi tra loro, studiati da specialisti di varie discipline portano a dire che la Sindone è autentica. Bisognerebbe elencarli, vederli, studiarli nei particolari.

    69. Voglio concludere con una considerazione curiosa ed interessante. Il matematico Bruno Barberis ha calcolato quante probabilità esistano che l'Uomo della Sindone non sia Gesù di Nazareth, basandoli su quei sette elementi particolari, comuni fra la descrizione che troviamo nel vangelo e quello che osserviamo oggi sulla Sindone.

    70. Questi sette elementi comuni ai Vangeli e alla Sindone sono: l'Uomo della Sindone dopo la morte è stato avvolto in un lenzuolo; 2)presenta ferite di un casco di spine; 3) trasportò sulle spalle un oggetto pesante; 4) fu fissato alla croce con chiodi; 5) riportò una ferita al costato destro a morte già avvenuta, ma non gli furono spezzate le gambe; 6) fu avvolto nel lenzuolo appena deposto dalla croce, senza che venisse effettuata alcuna operazione di lavaggio e unzione del cadavere; 7) è rimasto nel lenzuolo per poco tempo.

    71. Valutando la probabilità che questi sette eventi (alcuni estremamente rari) si siano verificatì tutti insieme, contemporaneamente su uno stesso uomo che abbia subito il supplizio della croce, si arriva ad una sola probabilità su 200 miliardi che l'Uomo della Sindone non sia Gesù di Nazareth. è come dire che, se il lenzuolo di Torino non fosse quello che ha proprio fisicamente avvolto il corpo di Cristo, allora si tratterebbe di un portento ancora più strepitoso.

    72. Quante altre cose si potrebbero ancora dire. A noi basta sapere che la Sacra Sindone non solo è per certi aspetti ancora un oggetto misterioso, ma che nessuno ha potuto ancora provare che la Sindone è un falso, che sia opera di un uomo, di un pittore o di chissà chi.

    73. Credo che per questa sera possa bastare. Ci risentiremo, a Dio piacendo, fra quindici giorni.

    Bibliografia

    Mario Moroni
    Francesco Barbesino
    Apologia di un falsario. Un'indagine sulla Santa Sindone di Torino,
    Maurizio Minchella Editore, Milano 1997

    Orazio Petrosillo
    Emanuela Marinelli,
    La Sindone. Storia di un enigma,
    Rizzoli, Milano 1998.

    Giulio Fanti
    Emanuela Marinelli,
    Cento prove sulla Sindone. Un giudizio probabilistico sull'autenticità,
    Edizioni Messaggero Padova, Padova 1999

    Emanuela Marinelli,
    La Sindone. Un'immagine "impossibile",
    San Paolo, Cinisello Bal.mo (MI) 1996

    Lamberto Schiatti
    La sindone. Guida alla lettura di un'immagine piena di mistero,
    San Paolo, CiniselloBal.mo (MI) 1998

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    Predefinito La Sindone è vera, rifacciamo gli esami

    La Sindone è vera,

    rifacciamo gli esami





    Padre Berbenni: vennero programmati 26 interventi,

    fu realizzato solo quello con il carbonio 14


    --------------------------------------------------------------------------------

    La Sindone di Torino non è soltanto un documento importante per la storia del cristianesimo ma anche un vero e proprio laboratorio di ricerche. Alcuni tra i più qualificati scienziati del mondo si sono occupati di questo telo di lino. È la «reliquia» cristiana più conosciuta, tanto che una mostra su di essa ha attirato folle anche in estremo Oriente. Incontriamo Gianfranco Berbenni, il francescano che coordina (con Gabriella Girelli) i due corsi di sindonologia — uno esegetico e uno medico — alla Pontificia Università Lateranense.

    Professor Berbenni, a che punto sono le ricerche scientifiche sulla Sindone?
    «Il lato debole, dal 1972 a oggi, è che esse non sono mai state affidate a un’équipe universitaria. Intendo dire a studiosi di una o più università non distaccate, che riuscissero a integrare le varie facoltà per presentare un progetto di analisi. Anche il celebre gruppo americano, lo STRP, forte di circa 40 persone di chiara fama, non ebbe tale caratteristica. Erano studiosi singolarmente impegnati. E appartenenti a diverse fedi religiose, un fatto che non va sottovalutato. Non c’è stato però un coordinamento di alto livello tra le discipline».

    Di conseguenza?
    «C’è ora lo spazio per programmare una ricerca con queste caratteristiche. Si può ammettere che sino a oggi sulla Sindone si è realizzato un 20% di quello che si potrebbe fare».

    Perché ha detto dal 1972 in poi?
    «In quell’anno Max Frei, criminologo di Zurigo, fu convocato per autenticare le foto della Sindone del 1969. Notò che il tessuto era ricco di polveri e sedimenti. Propose di prelevarne dei campioni e, partendo dai pollini, tentare datazione e provenienza. Con lui le scienze tecnologicamente avanzate si interessano al telo».

    Poi cosa è successo?
    «Passiamo al 1976-77. Due militari statunitensi, Jackson e Jumper, dopo aver visto le foto della Sindone, decidono di sottoporle al VP-8 (un elaboratore di immagini usato per mettere a fuoco foto spaziali non nitide e per dare tridimensionalità ai dati). Lo fecero grazie al dottor Lynn, che lavorava a Pasadena. A questo punto l’interesse esplode. Il volto acquista tridimensionalità anatomica e non pittorica».

    Cosa suscitò la nuova immagine?
    «Cominciarono le ricerche del gruppo più allargato coordinato da padre Rinaldi, salesiano statunitense di origini italiane, che organizzò ad Albuquerque (New Mexico) un convegno scientifico a cui partecipò il Centro Romano di Sindonologia e furono coinvolti scienziati di Los Alamos. È l’estate ’77».

    E quel convegno...
    «Fu una svolta storica. L’indagine scientifica della Sindone si divise: da una parte la teoria americana, dall’altra quella che io chiamo "la teoria con i piedi per terra"».

    Si spieghi meglio...
    «Gli americani cominciarono dal volto, che rivela una sofferenza serena. Come mai il telo, si sono chiesti, registra l’impronta della fossa nasale? Scoppia l’ipotesi che la traccia delle parti dove non ci fu contatto fosse causata da un’energia da studiare. Nel 1978, in ottobre, il gruppo americano ha il permesso di realizzare indagini fotografiche e prelievo di materiale per 3 giorni. Gli scienziati giunsero con 10 tonnellate di strumenti, con scorte e visti speciali. Erano uomini importanti per la sicurezza Usa».

    Dopo di che?
    «Nel 1981 pubblicano i risultati in una ventina di articoli su riviste scientifiche. Il 13 maggio Jackson e monsignor Ricci (fondatore del Centro Romano di Sindonologia) sono a san Pietro per essere ricevuti dal papa. L’attentato di quel giorno impedisce l’incontro. Nel dossier, tra l’altro, c’era la foto di una fibra della Sindone intrisa di sangue. Nell’’82, l’Accademia delle Scienze dell’Urss riconosce l’inoppugnabilità delle ricerche americane».

    La tappa successiva...
    «È il 1984. Viene presentata al cardinale di Torino Ballestrero, custode pontificio (la Sindone è «donata» nel ’83 dai Savoia al Vaticano) un fascicolo con 26 nuovi progetti di indagine sul telo, tra cui quello del C-14 (il carbonio 14 radioattivo), un metodo molto usato in campo archeologico e antropologico. Tra l’’84 e l’’88 pressioni molto forti riescono a scorporare il C-14 dagli altri esami. Alla fine, dei 26 proposti, sarà l’unico».

    Ma forse era il più importante...
    «Anche tra i restanti 25 ce n’erano di essenziali. Ma le pressioni vinsero e così il 21 aprile 1988 si realizzò il prelievo per l’unico esame. Il 13 ottobre si annunciarono i risultati. I quali, è noto, rivelarono che "allo stato attuale" delle indagini si dovrebbe datare la Sindone tra la metà del XIII secolo e la fine del XIV. Il fatto diede un colpo mortale al gruppo scientifico americano che, sostanzialmente, si sciolse. Trionfa l’ipotesi medievalistica».

    Il gruppo STRP allora sparì?
    «Non del tutto. Dopo le polemiche, dal ’92 al ’96, alcuni di loro proseguono le ricerche. Ne realizzano — sempre per la datazione — verificando eventuali effetti del gas radioattivo radon. Esaminano i rivestimenti microscopici provocati da funghi, capaci di alterare la datazione».

    E dopo?
    «Fermiamoci al ’96. In quell’anno esplode la ricerca sul DNA della Sindone, invero con procedure improprie. Garcia Valdes comunica di averlo individuato. Pubblica il volume Il DNA di Dio. Il cardinale Saldarini, arcivescovo di Torino, sconfessa la procedura con cui si era arrivati al dato. La cosa più grave è la notizia, ampliata dai media, che era stato messo in banca il DNA per poterlo utilizzare in una eventuale clonazione. La reazione della Chiesa è comprensibile».

    L’incendio del ’97 come entra in questa storia?
    «Le fiamme che minacciarono nell’aprile la Sindone portarono all’emergenza il problema della conservazione. Da quel momento esso è diventato anche il cuore della ricerca».

    Cosa intende dire?
    «Che, ad esempio, nel ’98, con l’ostensione per il centenario delle prime foto, si sono realizzate immagini ad alta definizione e, di pari passo, anche ricerche scientifiche per la preparazione della teca di custodia. Nel 2002 questo problema è risolto: la Sindone è stesa, non più avvolta, in un contenitore con l’assenza d’aria e per migliorare la condizioni di conservazione si usa un gas inerte, l’argon».

    Nel luglio del 2002 non vennero tolti i rattoppi alla Sindone?
    «Sì, le aggiustature del 1532 e anche il telo di supporto. Con il permesso del papa si è fatta anche la foto del retro».

    Ma ci sono anche altre ricerche, ad esempio l’impronta delle monetine sugli occhi, una scritta...
    «Le considero deboli, inaffidabili. Non punterei sulle monetine coniate negli anni di Tiberio o sulla scritta "Nazarenus". Scientificamente non reggono».

    Qual è, secondo lei, l’unico dato inoppugnabile?
    «Che il sangue presente sul telo è umano. Si è identificato anche il gruppo sanguigno. Inoltre c’è la presenza di bilirubina: si tratta dunque di sangue traumatizzato. Di più: è sangue catalogabile come "intra vitam" e "post mortem"».

    Nel 1978 un analista di Chicago, McCrone, annunciò di aver trovato dei pigmenti pittorici...
    «È ipotesi già sconfessata dagli studi del gruppo STRP. A riprova le foto agli ultravioletti del ’78-’81 dimostrano l’uscita del siero giallastro dal costato, di quel liquido che non si vede a occhio nudo sul telo. Nessun pittore può aver usato vernici per ottenere effetti invisibili!».

    Ma il C-14 resta un dato che...
    «Le rispondo con franchezza che quelle analisi andrebbero ripetute. È vero: sono state realizzate da tre laboratori, ma le pressioni furono innumerevoli. Per arrivare a dissipare i dubbi, si dovrebbe ripetere l’analisi e fare un confronto con ulteriori campioni di duemila anni fa. Dal primo esame del C-14 sono passati 15 anni: per la scienza è un’enormità. Andrebbe costituito un pool di «carbonisti» per procedere alla seconda serie di indagini. Che, del resto, era già prevista nel 1988, proprio al taglio del tessuto sindonico. Ricordo che se n’è usata la metà, l’altra sarebbe disponibile per ulteriori ricerche. I carbonisti hanno affinato le metodiche. C’è anche da tener presente l’irrompere delle nanotecnologie».

    Mentre padre Berbenni dice queste cose, ricordiamo che la Fondazione 3M ha partecipato e sostenuto logisticamente le ricerche del 1988. Essa, grazie all’intervento di Antonio Pinna-Berchet, suo presidente, custodisce l’archivio del professor Giovanni Riggi di Numana contenente dati di varia natura dal 1978 in poi. Mentre ci accomiatiamo da padre Berbenni, gli chiediamo a bruciapelo: «Secondo lei, è proprio il telo che avvolse Nostro Signore»? Sorride. Risponde: «Si».

    Armando Torno

    Corriere della Sera 19/3/2003

 

 
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