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    Predefinito Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Il blog degli amici di Papa Ratzinger [3]: Lefebvriani, Mons. Fellay: colloqui sereni con la Santa Sede, nuovo incontro in maggio (Izzo)

    "Credo che le discussioni che stiamo avendo siano molto buone e si stanno svolgendo con estrema discrezione. I prossimi colloqui si svolgeranno in maggio". Il superiore generale della Fraternita San Pio X, mons. Bernard Fellay risponde cosi' riguardo ai colloqui in corso con la Santa Sede per arrivare al rientro nella piena comunione dei tradizionalisti seguaci di mons. Marcel Lefebvre, per i quali - risolta la parte dottrinale - dovra' essere individuata una "soluzione canonica". "Credo - afferma Fellay in un'intervista a The Remnant - che il Papa lo desideri. Egli vuole che la Chiesa sia migliore e vuole completare la missione della consacrazione di vescovi nella Fraternita'". Fellay e' d'accordo su quanto stabilto da Papa Ratzinger e cioe' che si debba pero' preliminarmente sgomgrare il campo dalle divergenze sul Concilio Vaticano II: non ritiene opportuno seguire l'esempio dei tradizionalisti che hanno gia' fatto ricorso alla Commissione Ecclesia Dei per regolarizzare la propria posizione canonica.

    "La Fraternita' S. Pietro, l'Istituto di Cristo Re e tutti gli altri sono completamente bloccati sul piano della dottrina - spiega - perche' hanno accettato in primo luogo l'accordo pratico". E dunque "e' chiaro che qualsiasi soluzione pratica che avvenisse senza un solido fondamento dottrinale porterebbe direttamente al disastro". "Non vogliamo quello - assicura il capo dei lefebvriani - vogliamo e abbiamo bisogno invece della sicurezza di una soluzione solida a livello della dottrina. Non si puo' pretendere che ci sia qualcosa di definitivo prima di impegnarsi nei colloqui dottrinali".

    Mons. Fellay parla a The Remnan anche dello sviluppo attuale della Fraternita' fondata da mons. Lefebvre e della possibilita' che siano aperti nuovi centri pastorali: "al momento - dice - abbiamo cosi' tante richieste che difficilmente le possiamo soddisfare. Quest'anno, abbiamo avuto un anno buono per le ordinazioni, ma anche cosi' ci mancano i sacerdoti per soddisfare tutte le richieste. Sarebbe stato - chiarisce - controproducente pensare che avremmo dovuto interrompere qualsiasi sviluppo nella nostra vita a causa dei colloqui con Roma. Dovrebbe essere piuttosto il contrario".

    Nell'intervista tradotta dal sito "messainlatino.it", il vescovo esprime ancora una volta gratitudine al Pontefice per la remissione delle scomuniche e conferma che sara' presto fatto pervenire al Papa il "bouquet" relativo ai 19 milioni di rosari offerti alla Vergine di Fatima dai tradizionalisti in vista del viaggio pastorale da lui compiuto la settimana scorsa in Portogallo. "Se c'e' una pertinente citazione da Fatima che vorrei citare - confida il presule - e' la seguente: 'il Papa soffrira' molto. Il Papa soffrira' molto'. E ci siamo. Che la Chiesa davvero ha ancora nemici e che essi hanno nomi e cognomi, lo si puo' vedere attraverso questa campagna in corso: da un lato, abbiamo i nemici della vecchia guardia negli Stati Uniti e, dall'altro, abbiamo i progressisti in Europa, entrambi lavorano insieme". "Le preghiere alla Vergine - dice in proposito Fellay - devono continuare. Alcuni potrebbero pensare che poiche' abbiamo realizzato la nostra crociata del Rosario, ora tutto va bene. No. No. No. Ora e' molto chiaro che siamo impegnati in una battaglia con i veri nemici della Chiesa. Cosi', cattolici, siate pronti, ottenete la vittoria con il Rosario". Quanto alla profezia riguardante la Russia, per mons. Fellay, "sembra davvero esserci qualcosa in movimento in Russia. C'e' qualcosa nell'aria. Quanto profondo e quanto avanzato? Non lo so. Ma ci sono - conclude - molte cose che mostrano che vi e' una ripresa della religione in Russia".

    © Copyright (AGI)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Interessante il fatto che anche la FSSPX nutra attenzione per la Russia. Ricordiamo che la Russia, la Serbia e altre realtà del mondo ortodosso sono una priorità di Ratzinger, che sta approfondendo moltissimo i rapporti con Mosca ed è stato ricambiato con un significativo interesse dei cristiani russi verso i suoi scritti (soprattutto quelli dedicati all'Europa, che sono trai i più interessanti del Pontefice) e una nota di solidarietà molto bella per la faccenda del Crocifisso e delle radici Cristiane del Continente europeo.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 17-05-10 alle 23:23

  3. #3
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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    10 giorni fa:



    Lefebvriani: A Fatima Papa consacri davvero Russia a Madonna

    Alla vigilia del viaggio del Papa in Portogallo

    Roma, 7 mag. (Apcom) - I lefebvriani chiedono al Papa di consacrare alla Madonna la Russia, in occasione del suo prossimo viaggio a Fatima, la settimana prossima, e sostengono che, sinora, i Pontefici hanno disatteso quanto richiesto dalla Madonna tramite i veggenti della cittadina portoghese.

    Nel cosiddetto secondo segreto di Fatima, la Madonna, secondo quanto riferito da una dei tre pastori a cui apparse, suor Lucia, chiedeva, nel 1917, che la Russia sovietica le venisse consacrata. Se ciò non succederà - diceva ancora suor Lucia - il paese comunista "spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa". Pio XII prima e Giovanni Paolo II dopo hanno effettivamente consacrato la Russia alla Madonna, ma, secondo gli ambienti cattolici più conservatori, ciò non è stato fatto in modo sufficientemente chiaro e deciso.

    "Occorre ora convincere le autorità a compiere la famosa consacrazione della Russia che dicono di avere già fatta", scrive ora il superiore dei lefebvriani, mons. Bernard Fellay, in una lettera ai sostenitori della fraternità sacerdotale. "Occorre ricordare l'attualità di quanto la Madonna diceva a Fatima, mentre nell'anno 2000 hanno voluto girare una pagina per non tornarci più", afferma ancora Fellay in riferimento alla pubblicazione del terzo segreto di Fatima. "Le difficoltà e gli ostacoli sembrano moltiplicarsi perché ciò che chiediamo assolutamente non si realizzi. Poco importa, non confidiamo molto più in Dio che negli uomini, così come noi ci aspettiamo da atti tanto semplici quanto la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria dei risultati sorprendenti per la Chiesa e per il mondo, dei risultati - conclude Fellay - che sorpassano tutto quanto possiamo immaginare".

    Lefebvriani: A Fatima Papa consacri davvero Russia a Madonna - Politica - Virgilio Notizie

    Ne avevamo accennato nella discussione sulla Russia dopo l'incidente aereo che uccise i dignitari polacchi:
    Vicini alla Russia, in nome dell'Europa


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 13-01-11 alle 09:43

  4. #4
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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Urss addio, una festa cristiana nel calendario russo

    di Roberto Fabbri

    Diventa festivo il 28 luglio, giorno del «battesimo di Rus» che risale all'anno 988 e rappresenta l'inizio della cristianizzazione dei popoli russi


    È nata una nuova - ma non troppo - festa a Mosca: il giorno del battesimo della Rus' che cadrà 28 luglio. Sancito da una legge russa che modifica il calendario e che è stata approvata dalla Duma (la Camera Bassa del Parlamento). Un passo in più verso la progressiva restaurazione delle radici cristiane del Paese, anche se paradossalmente, il suddetto battesimo avvenne non in territorio oggi russo, ma nell'attuale Ucraina.
    Appaiono dunque nuove festività cristiane mentre sono praticamente scomparse molte di quelle sovietiche. Quindi come punto di riferimento scompare Lenin e appare il principe Vladimir, che alla fine dell'estate dell'anno 988 radunò tutti gli abitanti di Kiev sulla rive del Dniepr, dove i sacerdoti bizantini battezzarono tutti. Questo avvenimento segnò l'inizio di un lungo processo di fondazione del cristianesimo nelle terre russe. E quindi ha una valenza di unità slava.
    La celebrazione ha una lunga storia: nel XIX secolo, questo giorno veniva ricordato con grande solennità. Nel 1988, la celebrazione del millesimo anniversario del Battesimo della Russia, è diventato il punto di partenza del nuovo patto tra Stato e organizzazioni religiose.
    Ma non è la prima festività entrata nel calendario di recente.
    La vacanza del 4 novembre ad esempio - per volere di Vladimir Putin - ha sostituito nel 2005 quella del 7 novembre, anniversario della Rivoluzione d'Ottobre. Mentre resta relativamente oscura a tutti la ragione per la quale si deve festeggiare la vittoria nella lontanissima guerra con l'allora regno polacco-lituano, il 4 novembre 1612.

    Urss addio, una festa cristiana nel calendario russo - Esteri - ilGiornale.it del 19-05-2010


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 20-05-10 alle 02:38

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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Intervista al prof. Pierluca Azzaro

    di Alessandro Gisotti


    Una prima assoluta: il Patriarcato di Mosca ha pubblicato un libro che raccoglie una serie di interventi di Benedetto XVI sull’Europa. Il volume, intitolato “Europa, patria spirituale”, è in edizione bilingue italiana e russa ed è corredato da un’introduzione del presidente del Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, l’arcivescovo Hilarion di Volokolamsk. Sull’importanza ecumenica di questa pubblicazione, che verrà presentata domani a Roma, Alessandro Gisotti ha intervistato il prof. Pierluca Azzaro, presidente vicario dell’associazione “Sofia”, che ha realizzato l’iniziativa editoriale assieme al Patriarcato di Mosca:

    R. – E’ senz’altro una pubblicazione di un valore storico enorme. Evidentemente è un segno dei tempi, tra l’altro un segno molto bello in un tempo dove - lo vediamo – sembra prevalere l’odio, il pessimismo, lo scoraggiamento. Noi cristiani siamo sempre stati accusati di essere poco credibili nella nostra testimonianza perché divisi. Ci si è sempre detto in sostanza: voi ci dite di fare la pace, di amarci, di essere generosi ma voi stessi non fate altro che litigare dalla mattina alla sera. Io credo che da questo momento in poi, dalla pubblicazione di un libro del Papa da parte del Patriarcato di Mosca, questa accusa non la si potrà più muovere a cattolici e ortodossi.

    D. – Ecco, gli scritti di Joseph Ratzinger, cardinale e Papa, raccolti in questo libro sono preceduti da un’introduzione dell’arcivescovo Hilarion. Si può parlare di identità di visione tra Mosca e Roma per il futuro dell’Europa che poi è il tema di questo volume?

    R. - Assolutamente sì. Una grande novità di questa introduzione è quella per cui si supera la dualità Occidente d’Europa-Russia. Molte volte nel testo il vescovo Hilarion sottolinea l’appartenenza della Russia all’Europa. L’identità di vedute sulla situazione europea ma anche sulla situazione mondiale dal punto di vista degli sviluppi sociali è assoluta.

    D. - Cosa ci si può aspettare sul fronte ecumenico da iniziative come questa pubblicazione pensando anche soprattutto all’Europa?

    R. – Approfitto di questa occasione per fare un annuncio: l’arcivescovo Hilarion ben volentieri verrà nell’aprile prossimo all’Università cattolica per presentare un libro che l’associazione Sofia pubblica insieme alla Libreria Editrice Vaticana, un libro del Patriarca Kirill. Anche questo è un fatto inedito nella storia dei rapporti tra le Chiese: l’editore del Papa, la Libreria Editrice Vaticana, pubblica un libro del Patriarca. Il libro è intitolato “Libertà e responsabilità alla ricerca dell’armonia. Dignità dell’uomo, libertà della persona”. Quali sviluppi? Noi non mettiamo limiti. Sicuramente è che nel mondo attuale, uniti, testimoniamo le stesse cose.

    Il Patriarcato di Mosca pubblica una raccolta di scritti di Benedetto XVI


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 06-06-10 alle 16:21

  6. #6
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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Russia, la Chiesa contro l'aborto

    La chiesa ortodossa russa ha chiesto regole più severe per ridurre il numero degli aborti effettuati in un paese che lotta per combattere contro una veloce diminuzione della sua popolazione.
    MARCO TOSATTI

    La chiesa ortodossa russa ha chiesto regole più severe per ridurre il numero degli aborti effettuati in un paese che lotta per combattere contro una veloce diminuzione della sua popolazione. Gli analisti dicono che la riduzione del tasso di aborti, molto elevato in Russia - uno dei più elevati al mondo - potrebbe essere una delle chiavi per salvare il paese da un disastro demografico. In Russia si sono registrati 1.200.000 aborti e 1,7 milioni di nascite l'anno scorso, secondo il Ministero della Salute. Dopo la caduta quasi 20 anni fa, dell'Unione Sovietica, che incoraggiava nuove nascite con premi e denaro, la popolazione russa è costantemente diminuita. Si è ridotta di oltre 12 milioni tra il 1992 e il 2008. "In epoca sovietica ci siamo abituati a considerare l'aborto una parte inevitabile della nostra realtà giuridica e a considerare che non vi era modo di modificare la situazione in alcun mod “ ha detto l'arciprete Vsevolod Chaplin all'agenzia di stampa Interfax. "Ma oggi vediamo che è possibile correggere di molto questo atteggiamento," ha aggiunto. Chaplin, un prelato molto vicino al Patriarca Kirill, ha detto che è necessario cambiare la legislazione, ma non ha voluto dire come. Egli ha aggiunto che i giovani non collegati alla chiesa o ad altre istituzioni spirituali vogliono vedere scendere il tasso di aborto. Anche se l'Unione Sovietica è stato il primo paese al mondo a legalizzare l'aborto nel 1920, Stalin lo mise fuori dal 1936 fino al momento della sua morte, nel 1954, per favorire un incremento del tasso di natalità.

    Russia, la Chiesa contro l'aborto - LASTAMPA.it


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti

    Sul sacerdozio femminile e l'omosessualità, tra le altre questioni


    MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.

    Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall'agenzia russa Interfax.

    “Devo dire che l'atteggiamento dell'attuale Papa Benedetto XVI suscita ottimismo”, ha detto in un'intervista concessa ai canali televisivi ucraini alla vigilia della sua visita nel Paese.

    Il Patriarca ha ricordato ai giornalisti che il Papa viene spesso criticato da “teologi liberali e dai mezzi di comunicazione di massa liberali in Occidente” per le sue opinioni.

    “Ad ogni modo, in molte questioni pubbliche e morali il Papa concorda pienamente con le opinioni della Chiesa ortodossa russa. Questo ci dà un'opportunità per promuovere i valori cristiani con la Chiesa cattolica, in particolare nelle organizzazioni internazionali e nell'arena internazionale”, ha affermato.

    Allo stesso tempo, il Patriarca ha riconosciuto che si stanno producendo “fenomeni molto pericolosi” nel protestantesimo contemporaneo, in cui i cristiani “lasciano che elementi peccaminosi del mondo entrino al loro interno e giustificano questi elementi, se vengono offerti dalla società secolare”. Come risultato, “motti filosofici laicisti liberali si ripetono nelle Chiese protestanti e gettano radici nel pensiero religioso”.

    In questo senso, si è riferito alla questione dell'ordinazione femminile, che appare in Occidente quando “la nozione laica dei diritti umani si incorpora alla teologia, alle pratiche ecclesiali”.

    “Un'altra questione simile è l'atteggiamento nei confronti dell'omosessualità. La Parola di Dio viene distorta per far piacere allo standard laicista liberale. E' scritto molto chiaramente che si tratta di un peccato”, ha aggiunto.

    Il Patriarca si è rivolto ai media ucraini ricordando anche l'importanza che i due Paesi, Russia e Ucraina, si integrino in Europa preservando la loro “identità nazionale, culturale e spirituale”.

    “Si tratta di una grande sfida in condizioni di globalizzazione – ha affermato –. Dobbiamo preservare la diversità e la bellezza del mondo di Dio e allo stesso tempo promuovere una buona cooperazione internazionale e relazioni pacifiche tra le Nazioni”.

    Per il Patriarca, se russi, ucraini e bielorussi respingono i loro “valori di base”, la probabile distruzione della “matrice nazionale” sarà “una grande catastrofe della civiltà”.

    “Il mondo sarebbe unificato e orribile, facilmente manipolabile, perché questa cultura tradizionale spirituale della maggioranza della popolazione è il criterio principale per distinguere il bene dal male”, ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa.

    ZENIT - Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti


    carlomartello

  8. #8
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Il problema è che oggi non esistono difese capaci di proteggere la salute spirituale del popolo, la sua originalità storico-religiosa, dall'espansione di fattori socioculturali estranei e distruttivi, da un nuovo stile di vita sorto al di fuori di ogni tradizione e formatosi sotto l'influsso della realtà postindustriale.

    A fondamento di questo modello di vita stanno le idee del neoliberalismo, che unisce l'antropocentrismo pagano, affermatosi nella cultura europea all'epoca del Rinascimento, a tratti della teologia protestante e ad elementi del pensiero filosofico di origine ebraica. Queste idee si sono definitivamente formate alla fine dell'epoca dell'Illuminismo. La Rivoluzione francese è l'atto conclusivo di questa rivoluzione filosofica e spirituale, a fondamento della quale sta il rifiuto del significato normativo della tradizione.

    Non è assolutamente casuale che questa rivoluzione sia iniziata con la Riforma protestante, poiché proprio la Riforma ha rifiutato il principio normativo della tradizione nell'ambito della dottrina cristiana. La tradizione, nel protestantesimo, ha smesso di essere criterio della verità. Il suo posto è stato preso dalla ragione che studia le Sacre Scritture e dall'esperienza religiosa personale. Da questo punto di vista, il protestantesimo si presenta sostanzialmente come una lettura liberale del cristianesimo.

    *

    Vorrei dire a questo proposito una parola sull'ecumenismo. Quando nel dialogo ecumenico vi è un rallentamento o una crisi, ciò è in primo luogo da ricondurre a un'insufficienza di tipo metodologico: al posto di accordarsi subito sulle cose più importanti, cioè sulla comprensione della sacra tradizione come norma di fede e criterio di verità teologica, i cristiani si mettono a discutere di singole questioni, certo rilevanti, ma particolari. Se pure si registrasse un successo rispetto a questi singoli punti, poi esso non avrebbe grandi ripercussioni: quale significato permanente può avere, infatti, un accordo dottrinale specifico quando una delle parti – penso ad esempio a una parte significativa dei teologi protestanti – non riconosce il concetto stesso di norma di fede? Così, nuove idee e nuovi argomenti potranno sempre rivedere o annullare ciò che in precedenza si è stabilito, conducendo a contrasti e divisioni sempre nuovi.

    Se guardiamo alla questione del sacerdozio femminile o a quella dell'ammissione dell'omosessualità, non è forse proprio questo che oggi accade? Entrambe le questioni confermano tra l'altro la tesi circa la natura liberale del protestantesimo, come prima definita. È assolutamente evidente che l'introduzione del sacerdozio femminile e l'ammissione dell'omosessualità sono avvenuti sotto l'influsso di una certa visione liberale dei diritti umani: una visione nella quale tali diritti si contrappongono radicalmente alla sacra tradizione. E una parte del protestantesimo ha risolto la questione a vantaggio di questa concezione dei diritti umani, ignorando la chiara norma di fede della tradizione.

    *

    Il nuovo stile di vita nell'era postindustriale si basa sull'esercizio della libertà individuale a qualsiasi costo e senza limiti, tranne quelli imposti dalla legge. Come definire questa visione da un punto di vista teologico? La concezione del neoliberalismo si fonda sull'idea della liberazione della persona umana da tutto ciò che essa crede possa limitare l'esercizio della sua volontà e dei suoi diritti. Tale modello presume che il fine dell'esistenza umana sia l'affermazione della libertà individuale; e afferma che da essa la persona tragga il suo valore assoluto.

    Vorrei osservare che i teologi, anche quelli ortodossi, non negano la libertà del singolo. Affermandola non si tradisce la dottrina della Chiesa di Cristo. Il Signore stesso, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, ha infuso in lui il dono del libero arbitrio. [...] Ma quando l'apostolo Paolo ci chiama alla libertà, egli parla della predestinazione dell'uomo a essere libero in Cristo, cioè libero dal peso del peccato. Perché la vera libertà viene acquistata dall'uomo a misura della liberazione dal peccato, dall'oscuro potere dell'istinto e dal male che pesa su di lui. [...]

    Invece l'idea liberale – così come prima la si è descritta – non fa appello alla liberazione dal peccato, poiché è il concetto stesso di peccato a essere assente in questo liberalismo. Non vi è spazio per il concetto di peccato; un'azione è illecita quando, con un dato comportamento, il singolo viola la legge oppure lede la libertà altrui. Potremmo dire che la dottrina neoliberale postindustriale ruota intorno all'idea dell'emancipazione dell'individuo peccatore, vale a dire dello sprigionamento di tutto il potenziale di peccato che vi è nell'uomo. L'uomo emancipato così inteso ha il diritto di liberarsi da tutto ciò che lo ostacola nell'affermazione del proprio "io" ferito dal peccato. È – si dice – un affare privato, dell'individuo sovrano, autonomo, che non dipende da nessun altro che da se stesso. In questo senso il neoliberalismo è diametralmente opposto al cristianesimo. Lo si può definire anticristiano, senza temere di peccare contro la verità.

    Quanto alla gravità della sfida, un salto qualitativo è dato dal fatto che la concezione moderna del liberalismo [...] è penetrata e si è diffusa in tutte le sfere dell'agire umano: economica, politica, giuridica, religiosa. L'idea neoliberale determina la struttura della società, determina il significato comune delle libertà civili, delle istituzioni democratiche, dell'economia di mercato, della libertà di parola, della libertà di coscienza, di tutto ciò che rientra nel concetto di "civiltà contemporanea".

    Allorché si muovono alcune obiezioni alla dottrina neoliberale, taluni vengono presi da un terrore quasi sacro, scorgono in quelle critiche un attentato ai "sacri principi" delle libertà e dei diritti umani. Un commentatore disse che in un mio articolo pubblicato nel 1999 sulla "Nezavisimaja Gazeta" dal titolo "Le condizioni della modernità", io mi proponevo niente meno che fondare una società simile a quella voluta dall'ayatollah Khomeini, e volevo illuminare i cieli della Russia con i roghi della Santa Inquisizione. La società oggi deve comprendere che le idee neoliberali possono essere criticate sulla base di concezioni diverse di politica economica. La pluralità di opinione, tra l'altro, si inserisce in modo del tutto naturale nel sistema di valori che la dottrina liberale stessa propugna. [...]

    *

    Ma ritorniamo alla domanda di partenza: qual è, quale deve essere la risposta della singola persona, della società e infine della teologia alla sfida fondamentale del nostro tempo, quella lanciata dal neoliberalismo?

    È anzitutto opportuno rilevare come oggi siano ampiamente diffusi almeno due punti di vista al riguardo. [...] Il primo è quello che potremmo chiamare il modello isolazionista. [...] È un punto di vista presente sia in alcuni circoli politici, sia in una certa parte della nostra realtà ecclesiale. E tuttavia sorge una domanda: è vitale e creativo, è veramente efficace l'isolazionismo, tanto più in un mondo aperto, in un'epoca che è quella dell'integrazione scientifica, economica, informatica, comunicativa e perfino politica? Una simile difesa dal mondo esterno è forse possibile a un piccolo gruppo di persone nel deserto o nella fitta foresta siberiana; anche se perfino quei "vecchi credenti" che proprio in Siberia per molti decenni si difesero da "questo mondo" non riuscirono alla lunga a conservare l'agognata solitudine né la propria forma di esistenza. Ma è possibile isolare, mettere in clausura una Chiesa e un grande paese? Non significherebbe questo rifiutare la missione data alla Chiesa dallo stesso Gesù Cristo Salvatore, quella di testimoniare la verità davanti al mondo intero?

    Il secondo modello consiste nell'assumere in blocco l'idea della civiltà neoliberale – così come si è andata sviluppando in Occidente fino ai nostri giorni – per trapiantarla artificialmente nella terra ortodossa russa, per imporla al popolo con la forza, se necessario. A differenza di analoghi tentativi fatti in passato, oggi per raggiungere questo scopo non è più necessario servirsi della forza dello Stato e delle sue istituzioni. È sufficiente usare i mass media, utilizzare la forza dirompente della pubblicità, sfruttare le possibilità che offre il sistema dell'istruzione, e così via. Questo modello afferma che la tradizione religiosa e storico-culturale della nostra patria è esaurita, che soltanto i "comuni valori umani" hanno diritto di esistere, che l'unificazione assiologica del mondo è la condizione imprescindibile dell'integrazione. Non c'è alcun dubbio: nel caso della vittoria di questo punto di vista, gli ortodossi finirebbero confinati in una sorta di riserva spirituale. [...] Non diversamente dal primo, anche questo modello ha i suoi seguaci: sia nel mondo politico, sia, in una certa misura, anche nel campo ecclesiale.

    È chiaro che i due modelli si escludono a vicenda. Ed è anche evidente che ambedue godono di un sostegno forte. La contrapposizione tra questi due punti di vista è in gran parte alla base del clima di tensione e di scontro nella vita sociale; una tensione che si ripercuote anche nella vita della Chiesa.

    È possibile affrontare e vincere questa sfida pacificamente, cioè senza peccare contro la verità? È possibile offrire un modello efficace che porti alla cooperazione tra i valori della tradizione e le idee liberali? [...] La teologia cristiana e ortodossa deve fare emergere il nocciolo della questione: deve affermare con forza che l'esistenza delle istituzioni liberali nella vita economica, in quella politica e sociale e nelle relazioni internazionali è ragionevole e moralmente giustificata solo a patto che, insieme ad esse, non si imponga la visione neoliberale dell'uomo e della società. [...] Il compito teologico principale è l'elaborazione di una dottrina sociale cristiana della Chiesa ortodossa russa, una dottrina radicata nella tradizione e rispondente alle domande che stanno davanti alla società contemporanea, una dottrina che possa servire da guida per l'azione dei sacerdoti e dei laici, e che rifletta correttamente la posizione della Chiesa sui problemi più importanti della modernità. [...]

    Pensando ai compiti della teologia rispetto al rapporto tra Chiesa e mondo, vorrei concludere dicendo questo: la norma della fede, scolpita nella tradizione apostolica e custodita dalla Chiesa, rivelerà a noi la sua pienezza come norma di vita dell'uomo quando l'uomo stesso sarà colmo della volontà di realizzare ciò che ha imparato. Giungere a questo non è un compito della sola teologia, ma di tutta la Chiesa nella sua pienezza, guidata dalla forza dello Spirito Santo.

    NORMA DI FEDE COME NORMA DI VITA di Kirill I, patriarca di Mosca e di tutte le Russie
    Tra Roma e Mosca è nata una santa alleanza
    Ultima modifica di Hagakure; 09-08-10 alle 14:21

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    Predefinito Rif: Mons. Fellay (FSSPX): "In Russia qualcosa si muove"

    Cirillo, come il suo predecessore Alessio II, ha una visione nitida del declino dell'Europa, dal protestantesimo alla Rivoluzione in Francia alla morte della comunità (nella sua speciale accezione germanica) soppiantata dalla società industriale, denunciata dal sociologo tedesco Toennies e sfociata ai giorni nostri nelle empietà della cosiddetta società dei consumi. Con queste guide religiose, non c'è da meravigliarsi della rinascita Russa, e della speranza che infonde al resto del Continente. Il nostro Joseph Ratzinger, che, come ha notato anche mons. Fellay, preferisce gli ortodossi ai protestanti, in un momento di difficoltà e di attacco alla Chiesa ha trovato degli eccellenti alleati per la sua battaglia in Europa.

    Certo il riavvicinamento tra la Chiesa cattolica e le chiese nazionali orientali pone molte questioni, tuttavia quella che oggi è assolutamente salutare è la cooperazione tra Benedetto XVI e il Patriarcato di Mosca per affrontare congiuntamente la lotta alla modernità.

    A tal proposito su Cattolici Romani abbiamo riproposto questa intervista del 2006 al Vescovo Hilarión Alfeyev. È stato vescovo di Vienna e d'Austria, amministratore pro tempore della Diocesi di Budapest e d'Ungheria, e rappresentante della Chiesa ortodossa russa presso le Istituzioni Europee. Affronta molte tematiche legate ai temi trattati in questa discussione. Ed è molto poco "politicamente corretto".

    Nell'ancora lungo cammino verso la riunione ecclesiale, serve un'alleanza strategica tra cattolici e ortodossi contro le immediate sfide della modernità.



    VIENNA - Cattolici e ortodossi dovrebbero stabilire un’“alleanza strategica” per la difesa dei valori cristiani, afferma il Vescovo Hilarión Alfeyev di Vienna e dell’Austria.

    E’ questo uno dei suggerimenti proposti dal Vescovo Hilarión, Rappresentante della Chiesa Ortodossa Russa presso le Istituzioni Europee, in una intervista concessa a ZENIT sui temi collegati all’ecumenismo.


    Benedetto XVI cerca la piena e visibile unità di tutti i cristiani. Un’unità che non può essere creata, ma che egli può incoraggiare attraverso la conversione, gesti concreti e un dialogo aperto sui temi fondamentali. Su quali temi possono stringere legami la Chiesa ortodossa e quella cattolica? Come dovrebbero metterli in pratica?

    Vescovo Alfeyev: Credo, in primo luogo, che sia necessario identificare vari livelli di collaborazione e poi lavorare per comprendere meglio ogni livello.

    Un livello ha a che vedere con le conversazioni teologiche sviluppate dalla Commissione congiunta cattolico-ortodossa. Queste conversazioni sono e saranno centrate sulle differenze dogmatiche ed ecclesiologiche tra le Chiese cattolica e ortodossa.

    A questo livello posso prevedere molti anni di lavoro difficile e approfondito, soprattutto quando arriveremo al tema del Primato universale. Sorgeranno complicazioni non solo a causa della comprensione molto diversa del Orimato tra le tradizioni cattolica e ortodossa, ma anche per il fatto che non c’è una comprensione unanime del Primato universale tra gli stessi ortodossi.

    Questo fatto si è già reso evidente durante la recente sessione della Commissione a Belgrado, e il disaccordo all’interno della famiglia delle Chiese ortodosse su questo tema concreto si manifesterà in modo più acuto e sorprendente in futuro. La strada da percorrere, quindi, è lunga e tortuosa

    C’è, tuttavia, un altro livello al quale possiamo volgere lo sguardo, e qui ciò che ci divide non è molto di più di ciò che ci unisce. Per essere precisi, è il livello della cooperazione nel campo della missione cristiana.

    Personalmente, credo che sia del tutto prematuro e non realista sperare nella restaurazione della piena comunione ecclesiastica tra Oriente e Occidente in un futuro prevedibile. Niente, tuttavia, impedisce ai cattolici e agli ortodossi di testimoniare insieme Cristo e il suo Vangelo al mondo moderno. Possiamo non essere uniti amministrativamente o a livello ecclesiastico, ma dobbiamo imparare a essere collaboratori e alleati di fronte alle sfide comuni: secolarismo militante, relativismo, ateismo o un islam militante.

    Per quetso motivo, dall’elezione di Papa Benedetto XVI abbiamo chiesto ripetutamente la promozione dei rapporti tra le Chiese cattolica e ortodossa mediante la creazione di un’alleanza strategica per la difesa dei valori cristiani in Europa. Le parole “strategica” e “alleanza” non sono state finora comunemente accettate per descrivere una collaborazione come questa.

    Per me non sono le parole che contano, ma la connotazione che sta dietro di esse. Ho usato la parola “alleanza” non nel senso di una “Santa Aleanza”, ma piuttosto come si impiega nell’“Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate”, ad esempio, come un termine che designa una collaborazione e una “partnership” senza unità piena amministrativa o ecclesiale.

    Cercavo anche di evitare termini marcatamente ecclesiali come “unione”, perché ricordano agli ortodossi Ferrara-Firenze e altri tentativi simili – sfortunati – di raggiungere l’unità ecclesiale senza un pieno accordo dottrinale.

    Ora non sono necessari né una “unione” ecclesiale né un patto dottrinale affrettato, ma una cooperazione “strategica”, nel senso di sviluppare una strategia comune per combattere tutte le sfide della modernità.

    Il ragionamento che sta dietro la mia proposta è questo: le nostre Chiese sono sulla via verso l’unità, ma bisogna essere pragmatici e riconoscere che passeranno decenni, se non secoli, prima che l’unità venga restaurata.

    Nel frattempo, abbiamo un disperato bisogno di rivolgerci al mondo con un’unica voce. Senza essere una Chiesa, non possiamo agire come una Chiesa? Non possiamo presentarci alla società secolarizzata come un corpo unificato?

    Credo fermamente che sia possibile per le due Chiese parlare con una sola voce; può esserci una risposta cattolico-ortodossa alle sfide del secolarismo, del liberalismo e del relativismo. Anche nel dialogo con l’islam, cattolici e ortodossi possono agire insieme.

    Aggiungerei che qualunque avvicinamento tra cattolici e ortodossi non dovrebbe minare i meccanismi esistenti di cooperazione ecumenica che includono anche anglicani e protestanti, come il Consiglio Mondiale delle Chiese e la Conferenza delle Chiese Europee.

    Nella lotta contro il secolarismo, il liberalismo e il relativismo, tuttavia, così come nella difesa dei valori tradizionali cristiani, la Chiesa cattolica adotta un atteggiamento molto più intransigente rispetto a molti protestanti. Facendo questo si distanzia da quei protestanti le cui posizioni sono più in linea con lo sviluppo moderno.

    La recente liberalizzazione della dottrina e della moralità in molte comunità protestanti, così come nella Chiesa anglicana, rende sempre più difficile la cooperazione tra queste e le Chiese della Tradizione, alle quali appartengono la Chiesa cattolica e quella ortodossa.

    Un altro livello di cooperazione cattolico-ortodossa dovrebbe essere quello dello scambio culturale tra rappresentanti delle due Chiese. Molti fraintendimenti che esistono tra noi hanno un’origine puramente culturale.

    Una migliore conoscenza della reciproca eredità culturale dovrebbe promuovere definitivamente il nostro avvicinamento. Esposizione di icone, concerti di cori, progetti letterari congiunti, conferenze su temi culturali, tutto ciò può aiutarci a superare secoli di vecchi pregiudizi e a migliorare la comprensione delle reciproche tradizioni.


    Nella sua lettera al Papa, il 22 febbraio, il Patriarca di Mosca menziona alcune sfide del mondo moderno, che dovrebbero essere affrontate congiuntamente, e il suo profondo desiderio di restituire i valori cristiani alla società. In che modo si possono unire le forze così da superare i pericoli del materialismo, del consumismo, dell’agnosticismo, del secolarismo e del relativismo?

    Vescovo Alfeyev: Tali questioni sono sorte durante la conferenza “Dare un’anima all’Europa”, che ha avuto luogo a Vienna dal 3 al 5 maggio 2006. La conferenza è stata organizzata congiuntamente dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dipartimento per i Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca.

    I cinquanta rappresentanti della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse russe si sono riuniti per ponderare le sfide affrontate dal cristianesimo in Europa e sviluppare modi di collaborazione per affrontarle.

    Sono proprio il materialismo, il consumismo, l’agnosticismo, il secolarismo e il relativismo, tutti basati sull’ideologia umanista liberale, a costituire una sfida reale per il cristianesimo. Ed è l’ideologia umanista liberale quella che dobbiamo neutralizzare se desideriamo preservare i valori tradizionali per noi e per le generazioni future.

    Oggi l’ideologia umanista liberale, rimanendo nella sua piattaforma di universalità autofabbricata, si impone alla gente che è cresciuta in altre tradizioni morali e spirituali e ha sistemi di valori diversi. Questa gente vede nei dettami dell’ideologia occidentale una minaccia alla propria identità.

    L’evidente carattere antireligioso dell’umanesimo liberale moderno suscita non accettazione e rifiuto di quelli la cui condotta è motivata religiosamente e la cui vita spirituale è basata sull’esperienza religiosa.

    Esisono diverse variazioni della risposta religiosa alle sfide del liberalismo totalitario e del secolarismo militante. La risposta più radicale è stata data dagli estremisti islamici, che hanno dichiarato la “jihad” contro la civiltà occidentale post-cristiana con tutti i suoi cosiddetti valori umani comuni.

    Il fenomeno del terrorismo islamico non si può comprendere senza la completa valutazione della reazione sorta nel mondo islamico contemporaneo come risultato dei tentativi dell’Occidente di imporvi la sua visione del mondo e i suoi standard di condotta.

    Nella misura in cui l’Occidente secolarizzato insiste nel reclamare un monopolio globale della visione del mondo, diffondendo i suoi standard come senza alternativa e obbligatori per tutti i Paesi, la spada di Damocle del terrorismo continuerà a pendere su tutta la civiltà occidentale.

    Un’altra variazione della risposta religiosa alla sfida del secolarismo è il tentativo che si sta facendo di adattare la stessa religione, includendo le sue dottrine e la sua morale, agli standard liberali moderni.

    Alcune comunità protestanti hanno già intrapreso questa strada facendo infiltrare gli standard liberali nella sua dottrina e nella sua pratica ecclesiale da vari decenni. Il risultato di questo processo è stata un’erosione delle basi dogmatiche e morali del cristianesimo, con sacerdoti ai quali si permette di giustificare o realizzare “matrimoni dello stesso sesso”, membri del clero che mantengono essi stessi rapporti di questo tipo e teologi che riscrivono la Bibbia creando innumerevoli versioni di cristianesimo politicamente corretto, orientato ai valori liberali.

    La terza variazione nella risposta religiosa al secolarismo è infine il tentativo di intraprendere un dialogo pacifico, non aggressivo con questo, con l’obiettivo di ottenere un equilibrio tra il modello liberal-democratico della struttura sociale occidentale e il modo religioso della vita. Questa via è stata scelta dalle Chiese cristiane che sono rimaste fedeli alla tradizione, come quella cattolica e quella ortodossa.

    Oggi, la Chiesa cattolica e quella ortodossa hanno la capacità di sviluppare un dialogo con la società secolarizzata a un elevato livello intellettuale. Nelle dottrine sociali di entrambe le Chiese, i problemi relativi al dialogo con l’umanesimo secolarizzato in materia di valori sono stati profondamente esaminati da tutte le angolazioni.

    La Chiesa cattolica ha trattato queste questioni in molti documenti del Magistero; il più recente di essi è il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, realizzato dalla Commissione Pontificia Giustizia e Pace e pubblicato nel 2004.

    Nella tradizione ortodossa, il documento più significativo di questo tipo sono le “Basi del Concetto Sociale della Chiesa Ortodossa Russa”, pubblicate nel 2000.

    Entrambi i documenti promuovono la priorità dei valori religiosi sugli interessi della vita secolare. Opponendosi all’umanesimo ateo, promuovono un umanesimo guidato dai valori spirituali.

    Ciò significa un umanesimo che passa per gli standard del piano d’amore di Dio nella storia, un umanesimo integrale capace di creare un nuovo ordine sociale, economico e politico, basato sulla dignità e sulla libertà di ogni persona umana, basato sulla pace, sulla giustizia e sulla solidarietà.

    Il paragone tra i due documenti rivela sorprendenti similitudini tra la dottrina sociale della Chiesa cattolica e quella della Chiesa ortodossa. Se la nostra comprensione delle questioni sociali è così simile, perché non possiamo unire le forze per difenderle?

    Credo che sia giunto il momento per tutti i cristiani, soprattutto per cattolici e ortodossi, di scegliere di seguire la linea tradizionale per formare un fronte comune per combattere il secolarismo e il relativismo, sviluppare un dialogo responsabile con l’islam e le altre grandi religioni del mondo e difendere i valori cristiani contro tutte le sfide della modernità. Tra 20, 30 o 40 anni potrebbe essere troppo tardi.

    CulturaCattolica.it - Rassegna stampa sulla Russia


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 23-08-10 alle 21:44

 

 

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