Le nuove accuse rappresentano, di fatto, una conferma ai sospetti peggiori. E cioè che qualche migliaio di firme, raccolte per la presentazione delle liste alle ultime Regionali in Liguria, furono vendute davvero. Perché altrimenti non si spiegherebbe l’accusa di favoreggiamento che la Digos, nelle scorse settimane, ha formalizzato nei confronti di Andrea Pescino, militante dell’ultradestra ligure e autore in primavera d’un clamoroso outing: «Ho venduto pacchetti di sottoscrizioni sia al centrodestra che al centrosinistra: senza, non sarebbero mai stati in grado di presentare alcune liste della coalizione».
Pescino, a seguito dell’autodenuncia, fu convocato da Procura e polizia e rifiutò di rivelare i nomi degli acquirenti. Risultato: per gli inquirenti - l’inchiesta è condotta dal procuratore capo Francesco Lalla e dall’aggiunto Vincenzo Scolastico - sta coprendo qualcuno e perciò dovrà rispondere di favoreggiamento (la denuncia è già stata inoltrata ai pm). Ma il capo d’imputazione dimostra che, sotto sotto, il sospetto d’un “mercato” è concreto agli occhi di indaga. Perché se le parole dello stesso Pescino fossero ritenute una bufala (cioè: se gli investigatori pensassero che non ha mai venduto niente a nessuno) ovviamente non lo accuserebbero di coprire i compratori.
Link: Vendeva firme, scatta la denuncia| Liguria | Genova| Il SecoloXIX




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