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Lega e Movimento Cinque Stelle riferiscono a Mattarella sulla formazione del nuovo governo dopo le elezioni dello scorso 4 marzo.
Uno dei nodi più delicati riguarda l’individuazione di un premier in grado di soddisfare entrambe le parti, insieme al capo dello Stato.
Tra i nomi più accreditati c’è quello del pentastellato Giuseppe Conte, insieme all’economista Giulio Sapelli e al presidente di Fincantieri Giampiero Massolo.
Oggi i due partiti sono stati convocati da Mattarella per le consultazioni e dovranno riferire al presidente della Repubblica non solo sul programma, ma anche su una proposta di premier incaricato. Alle 16.30 tocca al M5S e alle 18 alla Lega.
Il capo dello stato non è obbligato ad accettare il nome proposto dai partiti, se non lo riterrà all’altezza, e può sempre ricorrere all’ipotesi di governo “neutrale” avanzata la scorsa settimana.
Chi è Giuseppe Conte
Giuseppe Conte, avvocato e ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, era tra i nomi scelti da Luigi Di Maio nell’elenco dei ministri dell’eventuale governo Cinque Stelle.
Conte ha 51 anni, ed era stato indicato per ricoprire l’incarico di ministro della Pubblica amministrazione, deburocratizzazione e meritocrazia.
Si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma (1988) con votazione 110/110 e lode. Tra il 1992 e il 1993 è stato borsista presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Ha proseguito gli studi a Yale, negli Stati Uniti, a Vienna, Parigi, Cambridge e New York.
Nel corso della sua carriera accademica ha insegnato diritto civile e commerciale presso l’Università di Roma Tre, la Lumsa di Roma, l’Università di Malta e quella di Sassari.
Inoltre è condirettore della collana dell’editore Laterza dedicata ai “Maestri del diritto”.
Conte è membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e ha presieduto la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per i corsi per aspiranti magistrati conditi da avances, minigonne e “contratto” per le borsiste.




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