Perchè dobbiamo seguire Fini...
... anche se non ci piacciono le sue idee
di Florian
Cari amici conservatori, facciamo una riflessione insieme.
So che Fini non vi piace, avete poca stima dell'uomo e ancor meno delle sue idee che considerate lontane da ogni sensibilità "conservatrice". Fini è un laicista, Fini è un mondialista, Fini è un immigrazionista e un pluralista culturale. Tutto il contrario di un atteggiamento, il nostro, che si vuole legato a ragioni di tipo identitario. So bene che per molti di voi è l'avversione ai propositi di Fini che vi fa pendere dalla parte di Berlusconi e non una particolare fiducia verso quest'ultimo, in quanto uomo e in quanto politico.
Tuttavia, pur essendo questo un ragionamento che ha dalla sua alcune ragioni, a mio avviso pecca su di un punto fondamentale: non è strategico, è fissato puramente sull'oggi, si sta con Berlusconi (e con Bossi) fin quando l'attuale situazione terrà. Poi si vedrà. E' un atteggiamento, questo, più "conservativo" che conservatore, e per quanto mi riguarda assai pericoloso perchè non tiene in dovuta considerazione l'eventualità che lo status quo, che al momento sembra assai stabile, possa franare da un momento all'altro.
Chiunque di voi sa che la disputa tra Berlusconi e Fini non ha nulla di ideologico e molto a che fare, invece, con i pressanti interessi del Cavaliere. Questi ha infatti estremamente bisogno che il suo governo vari in tempi brevissimi quel processo breve che lo metterebbe al riparo dalla giustizia e sa che l'armata finiana non è intenzionata a concederglielo visto che Berlusconi non è intenzionato a dare a Fini ciò che questi si sente in diritto di pretendere per sè e la sua squadra. Da qui lo scontro, senza esclusione di colpi, di questi giorni: o Berlusconi riesce a spodestare per ottobre il Presidente della Camera oppure potrebbe non sopravvivere all'anno nuovo.
Che c'entra il conservatorismo con questo gioco di potere? Assolutamente niente. Sul piano personale, Berlusconi non è meno "sovversivo" del laicista Fini e la sua presa di posizione sul caso di Eluana Englaro è stata puramente strumentale. Non a caso, in occasione della nascita del Pdl, quando Fini espose le sue idee circa una destra "modernizzatrice" venne applaudito dall'intero partito, compreso Tremonti e compreso Berlusconi. Nessuno allora disse che il nascente Pdl si organizzava attorno ad una diversa idea di destra, neanche Quagliariello e Mantovano. Figurarsi Straquadanio, il vecchio radicale che oggi gioca a fare il falco berlusconiano. Al contrario, la spinta "riformista", più liberalsocialista che conservatrice, portata alla luce recentemente da Fini venne sottoscritta in massa dagli ex Forza Italia e in particolar modo dagli eredi politici di Bettino Craxi che arrivarono al punto da lanciare garofani all'ex leader di An.
Lo scontro di questi mesi si pone su un piano non ideologico, bensì di potere. E' in gioco l'architrave del progetto Pdl, ovvero il berlusconismo, la concezione "carismatica" sulla quale è stato costruito dal suo leader e padrone assoluto. Per Berlusconi il Pdl è una lista elettorale che gli serve per poter governare. Il governo gli serve per fuggire le inchieste della magistratura a suo carico, indi il Pdl è direttamente funzionale alla battaglia giudiziaria del Cav., a rappresentare il cosiddetto "garantismo", il cui mito non a caso è stato rispolverato oggi quale "alfa e omega" del centrodestra berlusconiano. Tuttavia, lasciatemi sottolineare il fatto che le credenziali degli attuali granatieri berlusconiani non siano affatto "garantiste" (La Russa, Gasparri, Storace, Santanchè), mentre molti dei garantisti liberali più specchiati hanno scelto la via del silenzio o albergano nelle seconde e terze file (Biondi, Costa, Martino...). Alcuni di essi sono andati addirittura con Fini (Moroni, Della Vedova).
Vi obiettavo, amici conservatori, una mancanza di visione prospettica. E' infatti evidente a voi non meno che a me, che al momento attuale se cade Berlusconi cade il Pdl, costruito a sua immagine e somiglianza. E mi sembra difficile ipotizzare che in mancanza del Cav. possa prendere corpo un partito liberal-conservatore che metta insieme i Tremonti, i Frattini, gli Alemanno e i La Russa. Più probabile una balcanizzazione della "grande armata" attorno alle diverse sensibilità politiche. Molti degli attuali berlusconiani potrebbero, in mancanza del lider maximo prende vie piuttosto diverse: in direzione Lega, Casini, Lombardo, Fini, ovvero di chi da tempo ha mantenuto una sua "identità".
Ai conservatori cattolici dico che l'eventualità di un ritorno dei cattolici berlusconiani presso la casa madre di Casini e Cesa non mi sembra niente affatto improbabile. Anche perchè da tempo quel mondo cattolico che guardava con fiducia al Cavaliere si è parecchio distaccato (vedi, ad es. Avvenire, ma anche la CEI). L'ipotesi di un partito "moderato" a cui sta da tempo lavorando Casini attirerà certamente i vari ex DC. Mentre per i cattolici "tradizionalisti" al nord c'è la Lega e al sud, in mancanza di un partito ad hoc, potrebbe risultare vincente la scelta "autonomista" di Lombardo.
E Fini? Nonostante tutto, Fini rappresenta la destra. Quel che n'è rimasto, quello che era anche prima con tutte le sue contraddizioni che risalgono a mezzo secolo fa. Anche negli anni Cinquanta esisteva una destra "ghibellina" e anticlericale, voler imputare a Fini cambiamenti identitari significa sorvolare quella che è stata la storia (conflittuale) del Msi, in cui ha albergato di tutto, ma proprio di tutto. E questa eterogeneità era tenuta insieme solo dal ricordo condiviso della guerra e di Mussolini.
Nonostante gli strappi, Fini resta l'erede politico di quella tradizione, così come il Secolo è rimasto il quotidiano della destra, diventata più o meno "pop". Sotto le insegne del nascituro partito finiano albergheranno in varia misura le stesse eterogenee correnti un tempo missine. Già adesso si può ben vedere la presenza di liberali, "futuristi", cattolici e conservatori. C'è Barbareschi, ma anche Menia. C'è Moroni, accanto a Bocchino. C'è Granata, e pure Moffa. Allo stesso modo di cui, nel Pdl, c'è un Brunetta e un Giovanardi... in mancanza di un profilo ideologico condiviso resta il "rassemblement" vagamente moderato, liberale e nazionale. Impossibile misurare la politica corrente con il rigore e la coerenza dei partiti (nemmeno tutti a dire il vero) della Prima Repubblica.
Cosicchè, in presenza di vari "minestroni", a destra al centro e a sinistra, il conservatore dovrebbe a mio avviso scegliere quello che più riassume una storia, una tradizione, e allo stesso tempo quello maggiormente in grado di assicurare un futuro in linea coi suoi principi. Sotto questo aspetto, le linee di tendenza sono all'incirca tre: quella liberale, quella cattolica e quella nazionale.
I conservatori liberali e quelli cattolici (democristiani) non sono mai stati missini, al contrario dei conservatori nazionali (e in parte anche dei conservatori cattolico-tradizionalisti). Questo è il motivo, a mio avviso, per cui, una volta svanito Berlusconi, riprenderanno corpo le antiche affiliazioni opportunamente rimodernate. Ho seri dubbi circa l'ipotesi di un Fini "radicale" allo stesso modo per cui non mi immagino un Casini "liberale". Così come non saranno le eresie futuriste del Secolo a conquistare i voti per la nascente destra finiana, ma la voglia di legalità e il sentimento di unità nazionale che alberga in Generazione Italia. Al momento, in Fli, c'è un profondo iato che separa le ambizioni di vertice dalla sensibilità della base. L'errore dei conservatori antifiniani è, a mio avviso, quello di voltare le spalle ad un mondo e a una storia, di "destra", che in gran parte resta quello di maggior riferimento. L'alternativa è Casini, sempre che tra lo spirito nazional-futurista e quello cattolico-liberale non nasca una fusione tutta da decifrare. E potremmo vederne delle belle.




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