Una vita "Contro-tempo"Io è da sempre che mi sento “fuori”, sono svevianamente un “forastiero dell’esistenza”. Ultimamente il sentimento che più subdolamente mi attraversa è quello di inadeguatezza rispetto al “presente”. La cosa può sembrare preoccupante se si considera che a scrivere è un non-ancora diciannovenne. Mi guardo attorno constatando che viviamo nell’età del vuoto,questo senso di vuoto come diceva Battiato in una canzone di qualche anno fa, interessa soprattutto la sfera individuale per poi arrivare alla società,ed infine alla politica. In molti giovani questo “naturale” ribellismo si innesta attraverso manifestazioni violente,fanatismi,e nei casi peggiori attraverso l’autodistruzione fisica. Per quanto mi riguarda io mi sono sempre sentito in “rivolta contro il tempo” umilmente come il Barone Evola,ma con gli opportuni distinguo. Questa ribellione contro il presente non è però semplicemente una manifestazione di un pensiero reazionario;alcune volte sfocio nella reazione più bieca sì,ma più per provocazione che per convinzione. Proprio la categoria del presente mi dà l’impressione di mediocrità,dell’accontentarsi,di una vaga stabilità e ciò disturba il mio animo abbastanza inquieto. Mi sono sempre sentito parafrasando Nietzsche,come una corda tesa tra il passato e il futuro. La mia non è solo una prospettiva personale ma è quello che secondo me dovrebbe fare la cultura,arginare la degenerazione attuale,il vuoto culturale,il disordine mentale partendo dal meglio che il passato ci ha offerto,con un pizzico di nostalgia e una grande dose di arditismo innovatore e sperimentatore proiettato verso un nuovo futuro. Ripartendo da basi e da radici totalmente diverse rispetto a quelle sulle quali si è basata la nostra civiltà occidentale,fino al degrado attuale. Si tratta di una distruzione degli idoli che fino ad allora hanno costituito i dogmi della nostra pseudo-civiltà. Partendo dai dogmi egualitaristici che han finito per relegarci allo stato di merce nelle mani di circuiti economici,nelle democrazie il consenso si “compra” attraverso la “seduzione” di masse di consumatori,non cittadini o sudditi,solo ed esclusivamente consumatori. Anzi merci vere e proprie,ormai ci manca solo il codice a barre attaccato in culo o sulla testa. E tengo a precisare che la colpa non è del “diavolo” Berlusconi ma la degenerazione è insita nel sistema democratico. Lo disse Platone,lo confermò Polibio e ancora stentiamo a capirlo. La democrazia è un totem intoccabile,ma ora come ora è solo mera demagogia. Affermiamo continuamente di essere liberi di scegliere i nostri “governanti” ma la democrazia è come un supermarket dove scegliamo il prodotto più accattivante. La libertà è altro,questa non è che una dittatura subdola,che ci condiziona senza che noi ce ne accorgiamo. A questo punto mi viene in mente un aforisma di Massimo Fini “La democrazia è un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso” ; e credo non ci sia bisogno di altre parole,data l’efficacia di quelle sovracitate. La pace,la solidarietà, non sono altro che parole gettate al vento,il vero problema del “Terzo millennio” non è la povertà,bensì la ricchezza,non è la guerra ma bensì il sonno,l’apatia e la mollezza. Gli “sfortunati” sono i bambini obesi e rincoglioniti che popolano l’Occidente non i bambini africani. Può sembrare una follia,ma la realtà è questa e alla lunga l’avranno vinta loro,gli sconfitti della civiltà industriale siamo noi,non loro. E dato che politicamente sarebbe utopico distruggere tutto questo marciume,io dico tiriamo avanti come meglio si può senza riempirci la bocca di solidarietà,pace,tolleranza,diritti,eguaglianza e bla bla bla …..

P.S. Non è definibile “articolo” ma è solo una riflessione buttata giù così e arruffata;voglio rendervi partecipi delle mie farneticazioni…