Lo dice oggi il Corriere della Sera...


Lo dice oggi il Corriere della Sera...


Mi sembra che sia un'analisi dell'istituto Cattaneo. Comunque non mi meraviglio, M5S ha dinamiche diverse tra politiche e comunali per via della natura del movimento stesso. A livello locale conta molto la capacità dei candidati delle liste di saper raccogliere voti e M5S ha sempre fatto fatica nelle varie elezioni locali, tranne casi particolari come Roma, Torino, Livorno.


Chi vota M5S non lo fa perchè ha un tornaconto personale e quindi se il candidato non è gradito rimane a casa. Sempre successo così. Più si alza l'affluenza e più voti prende il M5S. I partiti classici vivono di rendita dopo decenni di favori e spartizione di potere.
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DAI 5 STELLE ALLE STALLE – L’ANALISI DELL’ISTITUTO CATTANEO: I GRILLINI PAGANO L' ASTENSIONE: A CASA UN ELETTORE SU DUE E TANTI RISPETTO ALLE POLITICHE DEL 4 MARZO SCELGONO GLI AVVERSARI MA LE SCELTE ‘NON SONO UNIVOCHE’ - LA LEGA MOBILITA L' 80% DEL SUO ELETTORATO
Renato Benedetto per il Corriere della Sera
Tre mesi dopo, la scelta più comune tra chi il 4 marzo aveva votato 5 Stelle è stata di non andare ai seggi domenica. E chi alle urne è andato, alle Comunali ha preferito spesso dare il suo voto altrove, al centrosinistra o al centrodestra. L' elettore della Lega, invece, è tornato al seggio nella gran parte dei casi (circa 8 su 10). E, in maggioranza, ha scelto il candidato sindaco del centrodestra.
L' analisi dei flussi dell' Istituto Cattaneo - che mostra come si muove l' elettorato tra una elezione e l' altra - aiuta a capire i destini assai diversi dei due alleati di governo alle elezioni di domenica: la battuta d' arresto dei 5 Stelle, che nei Comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l' ulteriore crescita della Lega - per le Amministrative non in giallo-verde, ma nel più «classico» centrodestra - con la coalizione (al 38% nei capoluoghi, dal 33,4 di tre mesi fa).
Vale sempre l' avvertenza alla cautela: è un confronto tra Politiche e Amministrative.
Ma i dati che emergono dall' analisi del Cattaneo sono netti. Nelle quattro città esaminate - Ancona, Brescia, Pisa e Vicenza - più del 50% di chi aveva scelto 5 Stelle alle Politiche a questo giro si è astenuto (tranne ad Ancona: 43,5%). E chi ha votato lo ha fatto, ad eccezione di Ancona, per altri candidati: a Brescia il 26,8% degli elettori grillini ha preferito il centrosinistra, contro il 17,4 che ha messo la croce sul candidato pentastellato; a Pisa e Vicenza preferito invece il centrodestra (rispettivamente il 24,3 e 30,6%).
Le scelte dell' elettorato grillino in libera uscita «non sono univoche»: «Chi si aspettava che l' alleanza con la Lega portasse gli ex elettori del Pd passati al M5S a tornare nel centrosinistra - precisa Rinaldo Vignati, curatore dell' analisi - a Pisa è stato sonoramente smentito». E non solo a Pisa. «Il Movimento a livello nazionale ha in pancia 2,5 milioni di voti presi nel tempo al Pd - è il commento di Roberto Weber, presidente dell' Istituto Ixè -. Elettori che ora possono fare fatica a votare M5S alleato della Lega ma non tornano al Pd. Ingrossano l' astensione, perché l' insofferenza per il partito che hanno lasciato è alta». Ma più che l' alleanza con la Lega, per Weber, il Movimento paga la «totale assenza di un gruppo dirigente sul territorio». Semplicemente: «Non si vedono».
«A differenza della Lega, che lavora sul territorio con esponenti riconoscibili», sottolinea Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. Ma non solo: «I temi del Carroccio hanno molta presa sull' elettorato anche a livello locale: si pensi all' immigrazione, questione percepita proprio nelle città; o alle tasse». Ma se chi il 4 marzo aveva scelto la Lega è tornato alle urne per una quota maggiore dell' 80% (tranne ad Ancona, nell' analisi del Cattaneo), non così è stato per Forza Italia.
Che ha pagato di più l' astensione. Anche perché, nella concorrenza interna al centrodestra, «forse FI risente, appunto, della narrativa forte di Salvini, vicina all' attualità», commenta Ghisleri.
E poi c' è il fattore Salvini: «È un capo partito moderno, sa quali sono le corde da toccare e le tocca - per Nicola Piepoli -. È vitale e lo comunica». La Lega, adesso, «sarebbe intorno al 25% a livello nazionale, dal 17,3 delle Politiche».
L' analisi del Cattaneo sottolinea come dal 4 marzo a domenica ci sia stato un travaso di elettori dalla Lega al Pd, come a Vicenza (il 21,1%) e Pisa (18,8): l' ipotesi, sottolinea l' analisi di Vignati, è che si tratti di persone provenienti del mondo del sindacato legato alla sinistra, attratti dalle modifiche alla legge Fornero o dai temi dell' immigrazione a livello nazionale, poi tornati verso sinistra nel voto locale.
E il Pd, rispetto al 4 marzo, si mostra capace di mantenere il suo elettorato, che alle urne ci va e resta anche fedele alla coalizione di centrosinistra (intorno al 90% a Brescia, Vicenza e Ancona; non a Pisa, dove la concorrenza a sinistra era forte).
Anche i dem «sono lievemente risaliti - sottolinea l' ad dell' Istituto Piepoli -. Se ci fossero state le elezioni nazionali ieri il Pd sarebbe stato al 22%. Non ha più il peso di Renzi, perché localmente non c' è, e quindi è cresciuto». Ma i 5 Stelle, è la previsione, si riprenderanno già alle Europee di maggio 2019: «L' Europa, la contestazione... lì troveranno terreno adatto - conclude Piepoli -, quando non si parlerà di strade e bisogni personali, ma di grandi temi».
da i grillini pagano l'astensione:a casa un elettore su due la lega mobilita l'80% del suo elettorato - Politica


Semplicemente i partiti (camuffati in molti casi da lista civica) ripropongono a livello locale il politico conosciuto, che ha fatto favori, che spartisce poltrone, etc. Cosa impossibile nel M5S dato l'obbligo dei 2 mandati e la corsa da soli alle elezioni. Da un lato è positivo perchè se vinci non devi spartire nulla con nessuno e nemmeno devi favori ma negativo perchè non aggreghi i voti.
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A Pisa c'è stata un affluenza più alta delle comunali di cinque anni fa, ma il candidato dei 5 stelle ha fatto il 9%...


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Ci sono tanti fattori che entrano in gioco, uno dei quali è il fatto che il M5S si ritrova a candidare sconosciuti, anche perché, in virtù della regola dei 2 mandati, quelli più conosciuti (ritenuti più esperti e capaci), tendono a conservarsi il mandato per un posto retribuito (parlamentare) anzi che per uno con gettone di presenza (consigliere comunale).
Bugani (M5S) stesso aveva fatto venire a galla questo problema e l'ha detto chiaro e tondo che questa cosa andava affrontata, perché, la regola così com'è, per ora rischia solo di penalizzare il M5S a livello locale.


Sbagli. A livello locale il politico premiato è la persona conosciuta e stimata. Il discorso dei favori e delle poltrone riguarda chi ha amministrato.
Cioè: se prevale un candidato dell'opposizione, stai sicuro che non ha fatto favori: non li poteva fare, semplicemente.
Ed è quello che normalmente capita: l'alternanza è nelle realtà locale frequentissima.


L’amaro risveglio dei 5 Stelle: “Basta candidati sconosciuti”
Sconfitta Di Maio canta vittoria, ma a Roma e in Sicilia i risultati del M5S
sono pessimi: “Il limite dei due mandati sul territorio forse andrà rivisto”
Ai dominatori del 4 marzo è andata male. Perché le Amministrative non sono il loro campo di gioco,
d’accordo. Ma anche perché il Movimento si è fatto male da solo.
Con i suoi candidati spesso “ina -d eg u a ti ” come ammettono dal M5S, non testati da una struttura
nazionale già troppo sottile e ora sfibrata e distratta. E perché la regola del doppio mandato, che ha
spinto a bordo campo i veterani, è come una pietra al collo.
ECCOLI, I NODI dietro allo scivolone nelle urne dei Cinque Stelle, che andranno al ballottaggio solo
in otto Comuni, e solamente in tre partiranno in vantaggio. Mentre se si spulciano le percentuali, si
scopre che il M5S nei Comuni sopra i 15 mila abitanti (quelli dove è previsto il secondo turno) ha preso
una media dell’11 per cento.
Numeri su cui incide, e parecchio, l’intransigenza del Movimento che non fa accordi elettorali, neppure
con liste civiche.
Però c’è comunque poco da sorridere per il Luigi Di Maio che ieri su Facebook ha protestato:
“Ogni volta che ci sono delle elezioni amministrative i media raccontano che siamo in affanno e
che rispetto alle Politiche è andata male. Ma è una lettura che si è sempre rivelata falsa”. Non pago,
il capo politico azzarda: “I risultati hanno dimostrato che Davide vince contro Golia”. Però Davide,
cioè il Movimento, le ha prese.
Anche nella Sicilia dove il 4 marzo il Movimento aveva vinto in tutti i 28 collegi uninominali. Invece ieri
ha agguantato il ballottaggio solo a Ragusa, dove governa, e ad Acireale (Catania), dove partirà
molto dietro. Perfino nella piccola Priolo (Siracusa), dove alle Politiche aveva sfondato il 71 per cento,
si è fermato al 16 per cento. E poi c’è la disfatta di Roma. La città della sindaca Virginia Raggi, dove
in due Municipi che pure amministrava, III e VIII, il Movimento non è riuscito ad andare neppure
al secondo turno. Abbastanza per spingere la sindaca a fare pubblica ammenda: “Ripartiamo dal territorio,
i cittadini vanno sempre ascoltati. Seguiremo le loro indicazioni: ci impegneremo di più su decoro, lavori pubblici e trasporti”.
E non a caso i consiglieri comunali nelle chat invocano la testa dei tre assessori competenti, Pinuccia Montanari, Margherita
Gatta e Linda Meleo. Insomma, tira aria di rimpasto, con la Meleo che pare la più in bilico.
E DI CERTO PESA il tweet di Roberta Lombardi, capogruppo in Regione del M5S e avversaria della
sindaca (con cui era in tregua da mesi): “Vola in alto con la testa e stai con i piedi a terra. E sui
nostri territori, Roma in primis. Ripartiamo da un nuovo staff per gli enti locali e i gruppi territoriali
#merito”. Sillabe che fanno rima con quelle della deputata Carla Ruocco: “Decisioni e incarichi
di governo più vicini ai territori.
Valorizziamo le competenze come diceva Gianroberto Casaleggio”. E nei due tweet non c’è solo la critica alla sindaca.
C’è anche e soprattutto l’invito al capo Di Maio a dotare il Movimento di una vera struttura per gli
enti locali. E a non calare dall’alto i candidati, investendo invece su attivisti di provata fede. Ma sul tavolo
torna anche il tema del limite dei due mandati. Perché ieri tra i 5Stelle osservavano: “Nei tre Comuni
dove siamo andati meglio,
Pomezia (Roma), Ragusa e Assemini (Cagliari), abbiamo candidato i presidenti uscenti dei Consigli
com unal i”. Ovvero, personaggi conosciuti sul territorio.
Dove invece la regola dei due mandati ha imposto lo stop ai consiglieri uscenti, bagno di sangue.
Ergo, “dovremmo avere il coraggio di ripensare la regola almeno a livello locale”. Ipotesi a cui un anno
fa aveva aperto lo stesso Beppe Grillo, salvo poi rallentare.
Intanto ai piani alti si consolano con il secondo turno afferrato a Terni e soprattutto a Imola, anche
in questo caso con una consigliera uscente.
“Imola va al ballottaggio per la prima volta nella sua storia” rivendica Max Bugani, capogruppo a Bologna
e membro dell’associazione Rousseau. Che non chiude affatto a un appoggio della Lega nel secondo turno: “Un passo alla volta, ma è facile immaginare una convergenza”. Ed è un
altro totem, o tabù, che vacilla.
da "Il fatto quotidiano" di oggi.