Era poco più di 70 anni fa che il mondo usciva da un conflitto di intensità e proporzioni inedite. Da lì nacque, almeno sul suolo europeo, una delle più durature fasi di pace che il vecchio continente avrebbe mai conosciuto. Col tramonto dei totalitarismi nei paesi del patto atlantico (dagli anni '70 anche la Spagna), l'idea di Europa si riunì attorno a idee di apertura e dialogo tra popoli, abbattimento delle barriere e così via. Certo allora era più semplice: l'economia europa viveva un boom, gli effetti economici del benessere portarono ad una coesione sociale che solo le divisioni politiche potevano turbare con il terrorismo. E, non a caso, queste turbolenze incominciarono più o meno quando l'economia della nostra zona iniziò il suo assai lento ma continuo declino. Oggi noi, vittime di un periodo di crescita economica debole, abbiamo nostalgia di quei momenti. Siamo ancora rivolti a quel giusto sentimento di minor instabilità e, non vedendone traccia, siamo smarriti. Non sappiamo nemmeno dove riporre la nostra speranza. Non abbiamo un'immagine globale a cui tendere.
Cosa c'entra questo con il titolo della discussione? Lo spiego ora. La stagione politica che si è appena inaugurata ha comportato il totale abbandono delle tematiche essenziali, che segnano la vera svolta del paese, per concentrarsi su fattori ovviamente importanti (ad esempio, la gestione dei flussi migratori), ma non contenenti una visione del mondo. Dire che è l'Europa che ci ostacola, che i migranti inquinano le nostre strade, che dobbiamo poterci difendere dai ladri in maniera forte, tutto ciò ha dietro di sé il retro-pensiero per cui l'Italia è un grande paese indebolito solo da fattori esterni.
Troppo facile far passare questo concetto in un paese in cui i crimini sono in ribasso e gli immigrati sono una piccola parte della popolazione. Nessuno nega che ci siano nostre aree rovinate dall'immigrazione incontrollata, ma che l'Italia tutta, nella sua globalità, possa ripartire solo tenendo fuori dei disperati che viaggiano su un gommone, mi sembra un pensiero fuorviante, soprattutto se si tiene presente che i nostri conti previdenziali sono aiutati non poco dai contributi versati dagli immigrati che vivono (e lavorano) qui da noi. Un conto è gestire l'emergenza (concedo pure che l'aquarius ed altre navi non devono attraccare da noi), ma possiamo davvero ridurci a discutere solo dei problemi politici della Libia, Tunisia, Egitto etc. dimenticando i nostri? Possiamo accettare che il nostro ministro dell'Interno figuri come un premier?
L'affermazione di Salvini è quella di un uomo d'ordine che solo in fatto di immigrazione ha una posizione forte, definita, per quanto assai divisiva ; ad ogni modo, da buon uomo d'ordine, non sa dir altro, al massimo sbandiera di nuovo la misura della "legittima difesa", poi basta. Flat tax, superamento della Fornero... sono misure inattuabili, fumo negli occhi e, se attuate, innescheranno conseguenze imprevedibili. Non sappiamo come andrà a finire l'attuale stagione politica, ma sappiamo che questi temi del pensiero securitario non possono tenere banco troppo tempo in un paese avanzato come il nostro. Perché solo in una società in uno stato di impoverimento complessivo individua negli altri ( gli stranieri, gli estranei, i criminali etc) l'unica causa del proprio dissesto. Un vero paese adulto affronta le emergenze di ordine pubblico, ma come una parte della cosa pubblica, non come l'unico argomento decisivo di tutta la vita collettiva... ve lo immaginate il nostro dibattito giornaliero che ci propone come orizzonte più appetibile il pattugliamento del mediterraneo giorno e notte?
Il governo del cambiamento non ha ancora mostrato il coraggio di saper guardare anche ai nostri difetti, di noi italiani in quanto popolazione (non solo in quanto casta politica). Ridare l'Italia agli italiani non è per forza demagogia, ma lo diventa se non indica cosa dobbiamo fare del nostro paese quando torna ad esser nostro: che facciamo delle nostre università in difficoltà? Dell'enorme evasione fiscale? Della sanità? Insomma di tutto ciò che non è competenza del ministro dell'Interno?




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