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    Predefinito Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    (Mi pare si possano aprire qui anche discussioni di fantastoria oltre a fantasondaggi, per cui ne approfitto. In caso di argomento inappropriato, chiedo scusa)

    25 febbraio 1810: Napoleone I, imperatore dei francesi, muore improvvisamente di infarto.
    La morte dell'Imperatore getta nella confusione l'intero continente. La mancanza di un'erede porta i fratelli di Napoleone ad incontrarsi a Parigi, insieme ai massimi marescialli e politici dell'Impero, per decidere il futuro della dinastia. I candidati alla successione sono Giuseppe, Luciano, Luigi e Girolamo.
    Luigi, entrato nel ruolo di re d'Olanda, non ha intenzione di lasciar eil proprio regno. Giuseppe, sposato ad una borghese, e con due figlie femmine, una delle quali promessa ad un figlio di Luciano, vorrebbe lasciare il regno di Spagna, e scambiarlo con quello di Napoli, ora governato da Murat. Girolamo ritenendo troppo piccolo il suo regno, per controbilanciare la giovane età, fa valere la nobiltà della moglie (figlia del duca del Wurtenberg), ed i tre figli maschi, che garantirebbero il proseguimento della dinastia. Alla fine, ci si accorda per una soluzione di compromesso: Giuseppe lascia la Spagna, e diventa imperatore dei francesi (ma senza implicare che il suo grado sia superiore agli altri), e Luciano ne diviene il primo inistro. Girolamo diviene re di spagna, e Luigi resta in Olanda. Murat resta a Napoli. Rendendosi conto della debolezza, in seguito alla morte di Napoleone, i Bonaparte cercano appoggi internazionali, e per questo offrono il regno di Westphalia, in precedenza tenuto da Girolamo, alla Prussia, in cambio dell'appoggio alla loro causa. Berlino, dopo qualche incertezza, ingolosita dall'offerta, accetta. Ma l'Austria non ne vuole sapere di assistere ad un possibile assestamento della dinastia dei Bonaparte, si prepara per una nuova coalizione. In suo appoggio viene il Regno d'Italia. Infatti, il viceré, Eugenio di Behauernais, immediatamente dopo la morte di Napoleone, senza figli, era diventato re d'Italia, e, escluso dalle trattative per la successione all'Impero, aveva approfittato dei disordini nelle province italiane dell'Impero, per occupare Piemonte e Liguria, appoggiato anche dal suocereo, il re di Baviera. L'Austria si inserisce in questo duo, concordando con Eugenio il riconoscimento del regno negli attuali confini (tra le proteste dei Savoia), in cambio del'appoggio di Milnao, e dell'occupazione delle province illiriche. Dalla Baviera riottiene il Salisburghese ed il Tirolo, con la promessa di compensazioni nella Germania centrale (in questo modo l'Austria separa il regno di Baviera da quello d'Italia). Inghilterra e l'esercito spagnolo volontario, subito si aggregano alla coalzione, e scagliano un'offensiva dal Portogallo nella Spagna, sfruttando il cambiamento di consegne tra Giuseppe e Girolamo. Ci vuole lo sforzo di tutti i 150.000 francesi presenti nella penisola, per blocccare l'offensiva di Wellington, prima che giunga a Madrid. Girolamo, re di un paese dimezzato, si regge unicamente sulle baionette francesi, mentre gli spagnoli combattono, come possono, a fianco degli inglesi, o adottano una passiva resistenza. Più che un re, Girolamo è un governatore militare. La difficoltà dell'alleanza franco-prussiana è evidente, e per questo a Berlino si contatta lo zar, per una proposta allettante: unirsi loro ed ai francesi, per dividersi l'Europa, e, per cominciare, alla Russia andrebbe al Polonia, ora in unione personale con la Sassonia. Il re di quest'ultima, venuto a conoscenza dell'offerta, e soprattutto temendo per la Sassonia vera e propria, nelle mire prussiane, offre l'indipendenza alla prima, in caso di vittoria, sotto un ramo cadetto della dinastia Sassone, e si allea con l'Austria, vista come il minore dei mali. Anche la Svezia, preoccupata per l'espansionismo russo, si schiera con l'Austria. Il Wurtenberg retto dal suocero di Girolamo, ovviamente si unisce alla Francia. La Toscana torna sotto i Lorena, il Lazio sotto il papa, e, con la Sicilia, si preparano a combattere i Bonaparte ed i loro alleati.
    A metà del 1810, l'Europa è di nuovo pronta alla guerra, con l'Alleanza da una parte, e la Coalizione dall'altra. Queste le forze in campo dei due schieramenti, approssimativamente (tra parentesi, la popolazione):

    Coalizione:
    Codice:
    
    Austria         19000000
    Italia           8500000
    Baviera          3500000
    Sicilia          1500000
    Spagna          10000000
    UK e Irlanda    17000000
    Portogallo       2000000
    Sassonia         3000000
    Polonia          4000000
    Svezia           2500000
    Toscana          1000000
    S. d. Chiesa     1500000
    
    
    Alleanza:
    Codice:
    
    
    Prussia          7500000
    R. di Napoli     6000000
    Francia         32000000
    Russia          41000000
    Olanda           2200000
    Wurtenberg       1500000
    L'Inghilterra (50.000 soldati), supportata dalle forze sapgnole legittimiste (100.000), avanza nella apenisola iberica, mettendo in difficoltà le truppe francesi (120.000 uomini) che puntellano il trono di Gerolamo, al comando di Massena, costringendole ad abbandonare Madrid, e a ritirarsi verso Pirenei. Alla fine del 1810 i francesi (solo 50.000. mentre gli altri sono richiamati in patria) sono asserragliati nel ridotto catalano, e, con la campagna dell'anno seguente, gli anglo-spangoli (centromila uomini) passano i Pirenei ed invadono la Francia. Contemporaneamente, gli inglesi sbarcano un contingente (25000) in Vandea, nella speranza di una sollevazione, e cercano di accordarsi con l'Olanda, offrendo a Luigi il riconoscimento della corona, in cambio di una cambio di alleanza, e della possibilità di usare l'Olanda come testa di ponte per un'invasione in grande stile del continente, al fine di ricongiungere le forze inglesi con quelle austrobavaresi, più a sud, e dividere così la Francia dalla Prussia. Luigi accetta, con un pretesto ritira i 22000 uomini del suo esercito dalla prima linea (erano schierati in Germania) e li pone in difesa del paese, mentre gli Inglesi sbarcano un esercito di 75000 soldati, che si uniscono agli olandesi (costituendo così un contingente di quasi 100.000 soldati).
    Sul fronte sud, nella tarda primavera del 1810, Murat, alla testa di 50000 soldati (gli altri 10.000 erano in Calabria, per scoraggiare una possibile azione anglo-siciliana), invade le Marche, sconfigge papalini e toscani, occupa l'Italia centrale e tenta di avanzare fino alla Pianura Padana. Viene però fermato e sconfitto, nel successivo ottobre, nella battaglia di Forlì, da un esercito congiunto di italiani (40.000) ed austriaci (25000), che lo costringono a ritirarsi, lo inseguono, e lo sconfiggono nuovamente a Caserta e Battipaglia. Murat è costretto ad abandonare il paese, partendo per la Francia. Sul trono di Napoli tornano i Borbone, che però rinunciano alla Sicilia in favore dei Savoia, ora che il Piemonte è territorio del Regno d'Italia. Il futuro della Sardegna viene rimesso ad una futura decisione di Vienna. Sconfitti i Bonapartisti in Italia (Toscana e Lazio sono occuapti dagli austroitaliani), Vienna, Milano e Napoli cominciano a progettare l'invasione della Francia. Dopo alcuni mesi, necessari a riorganizzare l'esercito napoletano, 80.000 italiani, 50.000 napoletani e 20.000 austriaci, nella primavera del 1811, quasi contemporaneamnte all'invasione dell'Aquitania da parte anglo-spagnola, entrano in Francia, e marciano in direzione del Rodano. La situazione per Parigi è tragica. Centomila anglo-olandesi a nord, venticinquemila inglesi in Vandea (anche se la rivolta sperata non è scoppiata), 150.000 italo-austro-napoletani a sudest e centomila anglo-spagnoli a sudovest. In tutto circa 375.000 soldati, contro un esercito francese in patria di 270.000 (altri 50.000, piuttosto malmessi, sono in Catalogna, alle prese con altrettanti spagnoli e ventimila portoghesi). Difficilmente ci si può attendere un aiuto dagli “alleati”, che conducono la guerra per conto loro, in modo slegato. La Prussia ha come obiettivo la Sassonia ed altri principati minori tedeschi, ma, con i suoi 75.000 soldati, è impegnata da 30.000 Bavaresi (dopo che la Baviera ha rapidamente occupato il regno del Wurtembeerg), 30.000 sassoni, 20.000 polacchi (metà dell'esercito del ducato), e 20.000 svedesi. Si trova quindi accerchiata, e solo la minaccia russa ad est, fa sì che i coalizzati non riescano ad avere la meglio su una Prussia in difficoltà. Da parte sua, Mosca, forse sopravvalutando le proprie forze (oltre 400.000 soldati, a mobilitazione avvenuta), ha pensato di poterne distogliere centomila per un'azione in Moldavia, contro il debole impero ottomano. Il sultano ha però reagito energicamente. Le forze turche sono composte da cinquantamiala regolari, altrettanti miliziani, e circa 60.000 giannizzeri. E proprio questi ultimi prenderanno parte agli scontri più sanguinosi, tanto da generare il sospetto che il sultano abbia colto l'occasione per liberarsi di questo scomodo corpo militare, violentemente avverso ad ogni riforma militare modernizzatrice. I russi saranno comunque costretti ad aumentare le forze impiegate nell'operazione militare a 150.000, restando con “solo” 250.000 soldati a fronte di un esercito austropolacco di 190.000 uomini.
    Sempre più pessimista, nell'estate del 1811, con le truppe nemiche che ormai occupano tutto il sud della Francia, ed assediano Lione, Giuseppe I, imperatore dei francesi, si mette segretamente in contatto con la coalizione, nel tentativo di non essere travolto da quello che ritiene sarà il crollo dell'impero.
    Londra, e ancora più Vienna, preoccupata per la minaccia russa, per evitare una lunga guerra, si dicono disponibili ad un compromesso: un ritorno dei legittimi sovrani in Francia, in cambio del riconoscimento del Principato di Catalogna per Gerolamo e di un regno di Corsica, comprendente l'isola e la Toscana, per Giuseppe. La Sardegna passerebbe invece agli Asburgo-Lorena, che acquisirebbero anche il titolo di re, come risarcimento per la perdita della Toscana. Questo l'accordo segreto stipulato. Ma le notizie cominciano a trapelare, causando grave scontento nell'esercito francese. Si teme un colpo di stato, e l'imperatore Giuseppe, timoroso di fare la fine di Luigi XVI, lascia Parigi, e si rifugia in Svizzera, da cui poi si recherà a prendere possesso del suo nuovo regno. La Francia, impero senza imperatore, è in mano ai marescialli di Francia. Si pensa di ristabilire la repubblica, ma si teme non possa resistere al momento di grave crisi militare. C'è quindi bisogno di una figura che sappia richiamare la grandezza da recuparare. Ecco che, ad un certo punto qualcuno ha un'idea che inizialmente sembra folle, ma che, dopo un po' pare l'unica possibile: richiamre l'ex imperatrice Giuseppina, e offrirle la corona. Giuseppina, ritiratasi in Svizzera, dopo la morte di Napoleone, un po' inaspettatamente, accetta. L'impero ha la sua imperatrice. Ma questa scelta determina un terremoto nelle alleanze, come probabilmente speravano i marescialli di Francia. Infatti, primo in linea di successione al trono di Francia, ora, diventa Eugenio di Beauernais, unico figlio maschio di Giuseppina. Ma proprio le truppe di Eugenio partecipano all'invasione del regno della madre. L'autunno del 1811 vede quindi un incredibile rovesciamento delle alleanze. Milano comunica a Vienna che, data la situazione, non è più possibile proseguire la guerra, e che, anzi, il passaggio di truppe straniere verrà interdetto entro trenta giorni, il che significa qualcosa più di un invito rivolto agli austriaci e ai napoletani, che utilizzavano come base di partenza l'Italia del Nord, a ritirarsi. L'Austria, alle prese con la Russia, non può combattere una grande guerra in Italia, ed è quindi costretta a ritirarsi. Anche le truppe del Regno di Napoli vengono ritirate, per difendere il regno da possibili minacce, magari proprio italiane. La Prussia, si ritroverebbe ora alleata della nuova imperatrice, ma sembra temere una nuova ondata rivoluzionaria, più che con i fratelli Bonaparte, e decide quindi di rompere l'alleanza, e di concludere la pace con i coalizzati, sulla base del riconoscimento dello status quo (cioè il possesso della Westphalia). La Baviera segue il cambiamento di alleanza italiano (la figlia del re di Baviera ora è erede al trono di Francia), e le viene riconosciuto, da Parigi, il possesso del Wurtenberg (prima legato ai Bonaparte). La Svezia ottiene una piccola area della Germania, mentre la Russia, si deve accontentare di parte della Polonia, e della Moldavia, strappata agli ottomani (con più diffcoltà del previsto). Anche gli spagnoli escono dalla guerra, dopo aver riottenuto l'indipendenza e l'integrità del regno, ad esclusione della Catalogna. Gli inglesi sono costretti ad abbandonare l'Olanda, anch'essa ora neutrale, ed a concentrare le truppe (150.000 uomini) nell'Aquitania, dove invitano il Luigi XVIII di Borbone, per proclamare la rinascia del regno di Francia, le cui schiere raccolgono circa novantamilamila francesi legittimisti. La situazione è però difficile, perché ora i gli imperiali francesi possono schierare 230.000 soldati, a cui si sommano 85.000 italiani e 50.000 bavaresi, per un totale di circa 360.000 soldati. Ovviamente a fianco di Londra si schiera Vienna, che, liberatasi della minaccia russa orientale, invia i suoi 190.000 soldati sul fronte italo-bavarese, che consente ai coalizzati una certa superiorità (450.000 uomini). La prima mossa degli italo-bavaresi è ovviamente un'operazione a tenaglia sul Tirolo, prima che l'Austria possa concentrare le proprie truppe provenienti dall'est, per otttenere un collegamenteo tra l'Italia e la Baviera. Dopo di che si sceglie una strategia difensivista, con l'aiuto di circa 30.000 francesi. Le battaglie di Udine e Aviano si riveleranno dei fallimenti per l'avanzata austriaca, impaludata. Le grandi battaglie si susseguono, invece, in Aquitania. Tours passa più volte di mano, finché viene preso definitivamente dai giosefiniani, che sembano sul punto di poter raggiungere Bordeux, sede di Luigi XVIII, prima di venire bloccati nella grande battaglia di arresto di Poiteau. A risollevare il morale dei legittimisti c'è la presa di Orleans, dove Luigi si fa incoronare ufficialmente re dei francesi. Altra zona di intensi combattimenti è la valle del Rodano, dove gli anglo-legittimisti tentano di occupare delfinato e provenza, allo scopo di isolare la Francia dall'Italia. I giosefiniani però riescono ad opporsi (questi avevano pensato di occupare il Baden, per collegarsi con la Baviera, ma si teme una reazione prussiana). Tutto il 1812 prosegue con queste battaglie non decisive. La primavera del 1813 non sembra diversa, quando giunge un ennesimo colpo di scena. L'imperatrice, forse affaticata dalla tensione fortissima a cui è stata sottposta, dopo una gita a cavallo, in cui era stata colta fa un temporale, si sente male, sviluppa una forma di polmonite, e, dopo alcuni giorni, muore, il 12 aprile del 1813. Dopo una breve incertezza, viene proclamato imperatore Eugenio di Beahuernais, col mone di Eugenio I. Si apre a questo punto il problema della successione in Italia. Non si ritiene opportuno trasformarla in una provincia francese, né riportarla al rango di vicereame. Occorre quindi affidarla ad una nuova casa reale, che sia al tempo stesso autorevole e fidata (per Parigi, ovviamente). E bisogna fare presto, prima che Vienna possa inserirsi, proponendo agli italiani l'indipendenza sotto un re gradito agli asburgo, in cambio di una rivolta anti-francese.
    La scelta cade su un nobile milanese (di madre nobile spagnola), Francesco Melzi d'Eril, nono conte di Magenta e primo duca di Lodi, già vicepresidente della Repubblica Cisalpina e Gran Cancelliere del Regno d'Italia, fautore dell'indipendenza italiana (cosa che può tranquillizzare chi teme un'unione tra l'Italia e la Francia) e decisamente antiaustriaco. Il nuovo re, Francesco I , viene incoronato a Pavia, il 4 ottobre 1813, e, essendo senza figli, adotta come erede il nipote Giovanni Francesco, per dare continuità alla possibile dinastia reale. Non avendo il nuovo re particolari esperienze militari, l'esercito del regno viene affidato ad Andrea Massena, celebre maresciallo di Francia, nato a Nizza (appartenente al Regno di Sardegna, ed ora al Regno d'Italia) nel 1758, che si dimette dal'esercito francese, per diventare primo maresciallo d'Italia (il titolo di Principe di Essling viene sostituito con Principe di Nizza). A lui spetterà comandare i 75000 italiani e 25000 francesi nelle battaglie sul fronte orientale italiano. Altri 10.000 italiani, al comando del generale Pino, sono nelle Marche, come sottile velo protettivo contro un'eventuale offensiva napoletana, per quantor itenuta improbabile, visto che la corte di Napoli teme, dopo il rovesciamnte delle alleanze, un possibile ritorno di Murat, appoggiato dai francesi, che potrebbe causare una sollevazione popolare antiborbonica. A Caserta si preferisce quindi un certo attendismo, data la situazione.
    In Francia, l'armata della Loria, con i suoi 130.000 uomini, viene affidata a Davout, mentre quella del Rodano, forte di 70.000 soldati, è agli ordini di Ney. L'Armata della Loira, all'inizio del 1814 riesce a riprendere Orleans, a superare la Loria, e a penetrare in profondità nel territorio legittimista. Anche Ney, ad est, passa il Rodano, e penetra in Linguadoca, occupando Nimes e Montpellier. Davoust a nord sembra inarrestabile: Tours conquistata, Nantes assediata e a Poitiers, questa volta, le truppe anglolegittimiste sono messe in rotta. Solo un'epidemia scoppiata tra le truppe, costringe l'armata della Loira a fermarsi di fronte a Limoges. Per non rischiare un contrattacco anglolegittimista, anche Ney si ferma prima di investire Narbonne. I legittimisti hanno perso un terzo del territorio, pur contando su una certa superiorità numerica, ma, alla fine, il fronte si stabilizza, a causa di problemi logistici e sanitari delle armate contrapposte. Nel frattempo, le truppe austriache riescono a sconfiggere gli italiani presso Pordenone, e ad avanzare in Italia, fino al Piave, dove Massena riesce ad organizzare una linea difensiva, che per tutto l'autunno del 1814 gli austriaci cercheranno di forzare, senza risultati significativi. Maggiore successo Vienna ottiene in Baviera, dove, nella battaglia di Muhldorf i bavaresi rischiano l'annientamente, e solo un'abile ripiegamento consente loro di salvare l'esercito, ora posto a difesa della capitale, direttamente minacciata dagli austriaci. Per evitare il crollo bavarese, Parigi manda un contingente di 20.000 francesi in aiuto al re di Baviera, togliendoli a Ney e Davoust. In questo modo i 190.000 austriaci hanno di fronte 170.000 italo-franco-bavaresi, e la superiorità numerica dei primi si è ridotta. E' però peggiorata la situazione in Francia, dove ora Eugenio dispone di soli 180.000 uomini, contro i 240.000 anglo-legittimisti. A Torino, in un consiglio di guerra, presenti i sovrani francese, italiano e bavarese, con i rispettivi comandanti militari, si decide di tentare il tutto per tutto. Altri 30.000 francesi verranno tolti dall'Armata della Loira, il cui comando viene assegnato al maresciallo Augereau, con l'ordine di difendere ad oltranza, ma in modo flessibile, ogni palmo di Francia, in caso di massiccio attacco britannico, e, con a capo lo stesso Davoust, si trasferiranno in Italia. Qui il maresciallo prenderà il comando di tutte le armate alleate, per un totale di 200.000 soldati, e guiderà la campagna d'Austria, cioè l'invasione dell'impero. Durante le fasi del trasferimento, Ney, per nascondere la debolezza dell'esercito francese in patria, lancerà un'offensiva verso Tolosa, per distrarre il nemico dalla Loira. Il piano è azzardato, ma non si vedono alternative.
    Il 1° dicembre del 1814 il trasferimento delle truppe di Davout è completato, e la manovra diversiva di Ney pare essere stata un successo, nonostante l'offensiva sia, come prevedibile, fallita. Il 24 di dicembre, vigilia di Natale, del 1814, inizia l'offensiva di Davout: 75.000 italiani e 25.000 francesi passano il Brenta e marciano verso Udine. Al Nord, 50.000 bavaresi e altrettanti francesi puntano su Linz. Colte di sorpresa le armate austriache vengono duramente battute dai francoitaliani a Pordenone e Klagenfurth, e dai francobavaresi a Salisburgo e Linz. A metà gennaio i francoitaliani entrano a Graz. Alla fine del mese, le due armate alleate si trovano rispettivamente ad ovest e sudovest di Vienna, per affrontare l'esercito austriaco, nella battaglia decisiva
    Nel frattempo, le armate francesi in patria, in netta inferiorità numerica, si trovano in grande difficoltà. Partita l'offensiva contro l'Austria, gli anglo-legittimisti si rendono conto che parte delle truppe francesi è stata trasferita ad est, e che ora si trovano in condizione di superiorità. Ney con 50.000 uomini a est e Augereau, con 100.000, al nord, devono cercare di contenere l'avanzata nemica (80.000 sul Rodano e 160.000 sulla Loira). Alla fine di gennaio del 1815 l'armata di Wellington rioccupa Orleans e Tours, mentre, al sud, i legittimisti, occupano Nimes. Sembra cominciare l'agonia dell'impero francese, ma novità vengono dall'Europa Centrale. Mentre Wellington sta infatti preparandosi all'attacco finale a Parigi, previsto per la metà di febbraio, arrivano notizie sconvolgenti da Vienna: l'esercito austriaco è sconfitto da Davoust davanti alla capitale austriaca. Le truppe imperiali sono in rotta. L'imperatore, rimasto fino all'ultimo, per incoraggiare la resistenza, è partito, dopo la battaglia, in carrozza un reparto di cavalleria francese. Con l'esercito battuto e l'imperatore prigioniero, l'Austria ha chiesto una tregua, e iniziato trattative di pace, senza consultarsi con gli alleati. A questo punto Wellington sa che Davoust non perderà tempo, e muoverà verso Parigi con i 75.000 francesi della sua armata, se non lo sta già facendo. Rimane poco tempo. Il 13 febbraio i britannici muovono su Parigi. Il 20 affrontano i francesi a Chartres e vincono, ma vengono sconfitti il giorno successivo a Fontainbleau, dove però, il 26, nella seconda battaglia di Fontainbleau si prendono la rivincita. Ormai la strada per Parigi pare libera. Rimane solo da sconfiggere l'esercito francese, prevedibilemnte schierato in difesa della capitale. L'ordine per avanzare è previsto per il 1° marzo. Ma il 28 arriva l'annuncio tanto temuto: Davout, dopo aver attraversato la Baviera sta passando il Reno, dopo aver ottenuto il permesso dal neutrale Baden di attraversare il territorio. Wellington è dubbioso. Tentare il tutto per tutto, attaccando Parigi, col rischio di trovarsi tra due fuochi, oppure ritirarsi in posizione più sicura? In fin dei conti, al sud, i legittimisti stanno avanzando, grazie alla netta superiorità numerica sulle truppe di Ney, che si stanno ritirando verso le Alpi. Ma, anche Ney, come Wellington sa, sta per ricevere rinforzi, perché 30.000 soldati del Regno d'Italia stanno attraversando la pianura padana, al comando di Massena, in direzione della Alpi. La situazione è difficile. Il primo marzo Wellington tenta un'ultima offensiva, che all'inizio promette bene, ma viene poi rallentata dai francesi. Nonostante questo l'8 è in vista di Parigi. Spera di ripetere il colpo di Davouit su Vienna, ma, inaspettatamente, gran parte dell'esercito francese (80.000 uomini, con alla testa l'imperatore Eugenio) si ritira oltre la capitale, lasciando 20.000 soldati all'interno della città, per la difesa. Wellington è nuovamente incerto sul da farsi. Assediare Parigi? La presa della capitale sarebbe un gran successo, ma quanto tempo serve per prendere la città? Oppure potrebbe cercare di inseguire e distruggere l'esercito francese, che però non sembra intenzionato a concedere una battaglia campale, anche a costo di perdere la capitale. E intanto le truppe di Davout sono sempre più vicine. Troppo vicine, a meno di una settimana di marcia dal ricongiungersi con gli 80.000 di Augereau. In tutto, con i 20000 difensori di Parigi, sarebbe un'armata di 175.000 uomini, superiore alla sua, e motivata dalla difesa della patria. Molto dipende dalle condizioni delle truppe di Davoust, dopo la marcia infernale a cui sono state sottoposte. Ma non si sente di correre il rischio. A malincuore sceglie, ad un passo dal trionfo, di ripiegare, riportandosi sulla sponda sinistra della Loira. Pensa che ormai la guerra sia senza prospettive. Presto anche al sud le sue armate si troveranno in difficoltà, con l'arrivo degli italiani di Massena, e lui si troverà stretto in una morsa. Non resta che trattare, sfruttando il fatto che le sue truppe occupano ancora mezza Francia. I primi sondaggi paiono positivi. Anche i francesi sono esausti, e temono che qualche potenza, come la Prussia, possa approfittare della situazione e entrare in guerra. Si arriva quindi ad un armistizio, e, l'anno seguente, nel marzo del 1815, al congresso di Londra. Con questo trattato, l'Inghilterra si ritira dalla Francia, che recupera tutti i suoi territori, esclusa la Guascogna, che viene trassformata in regno indipendente, sotto Luigi XVIII, che si rassegna a diventare Luigi I di Guascogna. Nel contemporaneo trattato di Monaco, l'Austria deve cedere il Tirolo alla Baviera, cui viene anche riconosciuto definitivamente il possesso del Wurtenberg, ed Istria e Dalmazia all'Italia. La Danimarca vede ufficilaizzato il possesso dellìHolstein e la Svezia del Meckelnburgo. La Prussia mantiene l'Hannover, la Sassonia l'indipendenza, come la Polonia (anche se con un terriotrio ridotto). Duca di Polonia diviene Poniatowski, già maresciallo di Francia, e nipote dell'ultimo re di Polonia (e figlio di un geenrale austriaco). Vienna, rispetto al 1809, riottiene defintivamente parte dell'Illiria, e, in cambio del riconoscimento di Poniatowski, riceve, dall'ex-alleata Polonia, il distretto di Zamesh. Ma l'impero austriaco viene di fatto estromesso dai futuri sviluppi in Germania, che si giocherà tra l'espansionista Prussia da una parte, e la resistenza di bavaresi e sassoni dall'altra. Il controllo dei piccoli stati centrali, sopravvissuti a un quarto di secoli di guerre, sarà probabilmenre la causa delle future guerre germaniche. Vengono definitivamente riconosciuti gli stati bonapartisti: il Regno di Corsica (comprendente la Toscana), il Regno d'Olanda, e il Principato di Catalogna. Le Baleari, originariamente assegnate alla Catalogna, vengono in seguito assegnate all'amminsitrazione dela Gran Bretagnas, insime ad aclune isole francesi dei Caraibi.. La Sardegna passa agli Asburgo Lorena, come risarcimento per la Toscana. La Moldavia turca passa alla Russia. La Turchia si è liberata dei giannizzeri, e questo pare bastarle, per il momento.
    Le guerre cosiddette napoleoniche sono finite. La cartine dell'Europa è cambiata. Per sempre


    Queste la mappa d'Europa al 1° gennaio 1816:



    Ed ecco, approssimativamente, le popolazioni dei principali stati:

    Codice:
    
    Impero russo        42000000
    Impero francese     29500000
    Impero ottomano     28000000
    Impero austriaco    19000000
    R. di Gran Bretagna.17000000
    Regno d'Italia       9000000
    Regno di Spagna      8500000
    Regno di Prussia     7500000
    Regno di Napoli      6000000
    Regno di Baviera     5000000
    Ducato di Polonia    3500000
    Regno di Svezia      3000000
    Regno di Sassonia    3000000
    Regno Guascogna      2200000
    Regno d'Olanda       2200000
    Regno Danimarca      2000000
    Regno di Portogallo  2000000
    Confed. Elvetica     2000000
    Princ. di Catalogna  1500000
    Regno di Sicilia     1500000
    Stato della Chiesa   1500000
    Grand. del Baden     1000000
    Regno di Corsica     1000000
    Regno di Sardegna     500000
    
    Che sfacchinata...

    Saluti.

    Midìl

    WHKMLA : History of Saxony, 1789-1815
    World Population: Major Countries

    (Alcuni dati erano contrastanti, altri mancanti: a volte sono andato un po' ad occhio)
    Ultima modifica di Midìl; 26-08-10 alle 13:08

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Molto interessante, complimenti !!
    ***Bratstvo i jedinstvo***
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Molto interessante, complimenti !!
    L'ho fatto in onore del mio celebre avo, il maresciallo napoleonico Augustine de Midìl, primo (e ultimo) Duca di Waterloo, e protagonista delle battaglie di Lipsia e della Beresina. Si dice che le utlime parole di Napoleone, sul suo letto di morte, a Sant'Elena, fossero proprio per lui. Purtroppo, non fu possibile comprenderle, data la debolezza dell'ex imperatore, ma nessuno dubita che fossero espressione della più profonda stima per il duca di Waterloo e le sue capacità militari... Beh, quasi nessuno...


    Maresciallo
    Augustine de Midìl
    Duca di Waterloo



    Saluti.

    Midìl


    (Immagine originale: qui )
    Ultima modifica di Midìl; 26-08-10 alle 16:19

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    bellissimo, comunque ho una grande ammirazione per il Duca di Leuchtenberg (alias il principe Eugenio di beauharnais) che per me nel 1810 doveva diventare il nuovo imperatore dei francesi in attesa della maggiore età di uno dei figli di Luigi (suo nipote), non ho nessuna fiducia nei fratelli di Napoleone e quindi in uno scenario simile sarei fieramente italiano e fedelissimo al principe di Beauharnais-duca di Leuchtenberg Eugenio
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 30-08-10 alle 21:11

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    bellissimo, comunque ho una grande ammirazione per il Duca di Leuchtenberg (alias il principe Eugenio di beauharnais) che per me nel 1810 doveva diventare il nuovo imperatore dei francesi in attesa della maggiore età di uno dei figli di Luigi (suo nipote), non ho nessuna fiducia nei fratelli di Napoleone e quindi in uno scenario simile sarei fieramente italiano e fedelissimo al principe di Beauharnais-duca di Leuchtenberg Eugenio
    Eugenio non poteva, credo, diventare imperatore dei francesi, perché, con, mi pare, l'atto di adozione del 1806, contenuto nel quarto statuto costituzionale del Regno d'Italia, si prevedeva che Eugenio non potesse, con l'adozione, accedere al trono di Francia, ma che sarebbe diventato Re d'Italia, se Napoleone fosse morto senza eredi.
    C'è dell'interessante materiale qui:

    Il Regno d'Italia (1805 marzo 19 - 1814 aprile 20) – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali
    (Per i più interessati, conisglio la pagina 44 di questo documento:
    http://www.dircost.unito.it/cs/docs/...regnoitali.doc (No, non l'ho letto tutto...))

    (Nell'ipotetico scenario, Eugenio non diventa imperatore perché figlio eadottivo di Napoleone, ma perché figlio di Giuseppina, acclamata imperatrice, dai marescialli, dopo il crollo della dinastia dei Bonaparte (e delle regole da essa imposte))

    Per il resto, essendo, nello scenario ipotizzato, Napoleone morto "single" (dopo il divorzio da Giuseppina, ma prima del matrimonio con Maria Luisa), e privo di eredi legittimi, credo che, abbastanza naturalmente, il capo della casata sarebbe diventato Giuseppe, essendo il più anziano dei fratelli. (In effetti, dopo la morte di Napoleone II, proprio Giuseppe fu considerato il capo della casata).
    Comunque, la dinastia reale dei Bonaparte, era molto fragile, ed infatti credo non abbia mai funzionato una sola volta la successione dinastica al trono. Se Eugenio, discendente da una nobile famiglia francese (decisamente più illustre dei Bonaparte, che credo appartenessero alla piccola nobiltà), e sposato con una Wittelsbach (imparentata con illustri casate europee), fosse asceso al trono di Francia, avendo anche un erede maschio (Augusto, poi seguito da Massimiliano), penso difficlmente avrebbe ceduto il posto ai figli di Luigi Bonaparte.
    Parere personale, ovviamente.

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 01-09-10 alle 19:24

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    (Per i più interessati, conisglio la pagina 44 di questo documento:
    http://www.dircost.unito.it/cs/docs/...regnoitali.doc (No, non l'ho letto tutto...))
    Ehm, pagina 17, non 44 (che nemmeno esiste)

    Saluti.

    Midìl

  7. #7
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Eugenio non poteva, credo, diventare imperatore dei francesi, perché, con, mi pare, l'atto di adozione del 1806, contenuto nel quarto statuto costituzionale del Regno d'Italia, si prevedeva che Eugenio non potesse, con l'adozione, accedere al trono di Francia, ma che sarebbe diventato Re d'Italia, se Napoleone fosse morto senza eredi.
    Appunto, era vicerè d'italia, quindi perchè metti l'italia fra le potenze della coalizione avversa alla Francia?

    Napo morì relativamente giovane, perchè farlo morire ancora prima?
    Molto più interessante sarebbe farlo invece vivere di più?

    Ma, anche in seguito a un attentato, se fosse morto la dinastia non sarebbe durata, il popolo francese poteva accettare un Napoleone, non(ancora) un napoleonide.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  8. #8
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Libertas Visualizza Messaggio
    Appunto, era vicerè d'italia, quindi perchè metti l'italia fra le potenze della coalizione avversa alla Francia?

    Napo morì relativamente giovane, perchè farlo morire ancora prima?
    Molto più interessante sarebbe farlo invece vivere di più?

    Ma, anche in seguito a un attentato, se fosse morto la dinastia non sarebbe durata, il popolo francese poteva accettare un Napoleone, non(ancora) un napoleonide.
    Avrebbe scelto uno dei marescialli, molto probabilmente. Forse Murat, come Talleyrand auspicava nel 1807-8 quando Napoleone incontrò i primi problemi in SPagna.

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  9. #9
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Citazione Originariamente Scritto da Libertas Visualizza Messaggio
    Appunto, era vicerè d'italia, quindi perchè metti l'italia fra le potenze della coalizione avversa alla Francia?
    Immagina Eugenio nel 1810. Deve la sua posizione politica al fatto di essere figlio dell'imperatrice, ed adottato da Napoleone, a cui si dimostra assolutamente fedele. Nel gennaio del 1810, Napoleone divorzia da Giuseppina. Un mese dopo l'imperatore muore, ed Eugenio, in base a quanto stabilito dallo stesso Napoleone, diviene Re d'Italia. In Francia, dopo un breve periodo di incertezza, sale al trono Giuseppe, imperatore decisamente più fragile di Napoleone (E il Regno d'Italia, nel frattempo, occupa, "temporaneamente", il Piemonte, per sedare alcuni disordini, dovuti al momento di incertezza politica). Regno Unito e Austria si preparano alla guerra. Vienna, e Monaco (dove regna il suocero di Eugenio), propongono ad Eugenio il riconoscimento della corona di Re d'Italia (compreso il Piemonte), in cambio dell'appoggio contro i fratelli di Napoleone. A questo punto, deve scegliere con chi allearsi. Considerando che il padre adottivo, Napoleone, era morto, e la madre non era più imperatrice, avrebbesenz'altro potuto accettare l'offerta viennese. Ecco che quindi il Regno d'Italia si ritrova in guerra con al Francia.

    Napo morì relativamente giovane, perchè farlo morire ancora prima?
    Molto più interessante sarebbe farlo invece vivere di più?
    Nel 1815 la parabola di Napoleone si era conclusa. Avesse anche vinto a Lipsia o Waterloo, si sarebbe probabilmente trovato di fronte un'altra coalizione, e poi un'altra, e un'altra ancora. L'Inghilterra non poteva sopportare uno stato egemone sul continente europeo (ma poteva fornire aiuti economici a chiunque si opponesse all'imperatore). E Napoleone non poteva (più) conquistare l'Inghilterra. Né poteva dominare direttamente l'intero continente, perché la Russia si era dmostrata imprendibile.
    Napoleone si è trovato nella condizione di chi non può mai sbagliare, pena la disfatta. E, purtroppo, per quanto abile una persona sia, prima o poi, un errore lo commette. E' inevitabile.
    Quindi, far vivere di più Napoleone, avrebbe solo significato, probabilmente, prolungarne l'agonia a Sant'Elena.

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 02-09-10 alle 07:46

  10. #10
    Disilluso cronico
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    Predefinito Rif: Ucronia: Napoleone muore nel 1810

    Vi sono 3 aree bianche nella mappa in questione: la Svizzera, è chiaro il perché, ma le altre due?

    In ogni caso: splendido scenario.
    Ultima modifica di Guy Fawkes; 04-09-10 alle 10:24
    .
    L'ultimo uomo ad essere entrato in Parlamento con intenzioni oneste.

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

 

 
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