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Discussione: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

  1. #31
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    UNIVERSITÀ, PROTESTE IN TUTTA ITALIA CONTRO I TEST D’INGRESSO. FGC: «NON C’È MERITOCRAZIA SENZA UGUAGLIANZA».



    In occasione delle prove di accesso alla facoltà di Medicina, il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) si è mobilitato nelle università di tutta Italia contro il numero chiuso. Manifestazioni di protesta ci sono state nelle università di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Firenze, Cagliari, Bologna e decine di atenei in capoluoghi di provincia e regione.

    «L’estrazione sociale degli studenti è diventata la prima determinante dell’esito dei test. C’è chi viene da scuole prestigiose e paga corsi privati da migliaia di euro, e chi deve lavorare per pagarsi l’università, dov’è la meritocrazia?» così Luca Paolucci, responsabile università del FGC – «L’Italia soffre da anni una cronica mancanza di personale medico e sanitario, con un costante saldo negativo fra pensionati e nuovi assunti. In 7 anni abbiamo perso 9mila medici e mancano 50mila infermieri. Il numero chiuso serve solo ad assecondare lo smantellamento della sanità pubblica, dopo anni di tagli voluti dai diktat UE, tutto a vantaggio del privato».

    UNIVERSITÀ, PROTESTE IN TUTTA ITALIA CONTRO I TEST D?INGRESSO. FGC: «NON C?È MERITOCRAZIA SENZA UGUAGLIANZA». | Fronte della Gioventù Comunista
    Questa non la condivido. Considerando il livello medio di QI e testa, perchè abolire il test d'ingresso? Un conto è se fosse basato su privilegi di censo, diversamente, se parificato, non ne capisco il senso.
    Siate ciò che pensate e ciò che pensate lo siete. Anonimo

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  2. #32
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Ticonderoga Visualizza Messaggio
    Questa non la condivido. Considerando il livello medio di QI e testa, perchè abolire il test d'ingresso? Un conto è se fosse basato su privilegi di censo, diversamente, se parificato, non ne capisco il senso.
    Non ci sono abbastanza medici quindi non ha senso.

    P.S. Tanto se ti iscrivi a Medicina e sei scemo non passi gli esami, molto semplicemente.

    Inviato dal mio HUAWEI VNS-L31 utilizzando Tapatalk
    Ultima modifica di Lord Attilio; 04-09-19 alle 12:14
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  3. #33
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Ai comunisti piacciono i medici, ossia evasori che guadagnano anche 6000 euro al mese.
    I comunisti han mai parlato di tetti agli stipendi dei medici? No.

    https://quifinanza.it/lavoro/stipend...italia/192469/
    https://www.termometropolitico.it/11...-sommerso.html
    "L'odio, il piacere della perversità, la brama di rapina e di dominio, e tutto quello che solitamente è chiamato malvagio, (...) ha(n) finora conservato, in una misura comprovata, la nostra razza." [La Gaia Scienza, I, 1]

  4. #34
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    Ai comunisti piacciono i medici, ossia evasori che guadagnano anche 6000 euro al mese.
    I comunisti han mai parlato di tetti agli stipendi dei medici?
    cosa vuol dire tetto allo stipendio per un dipendente pubblico?
    "Una vecchia barzelletta sovietica, diceva, cos’è il deviazionismo? È andare dritti quando la linea va a zig zag. Ecco, io sono un deviazionista"

  5. #35
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Intervista della stampa cinese a Marco Rizzo sulla Via della Seta e relazioni italo-cinesi

    Marco Rizzo ha 59 anni, è segretario generale del Partito Comunista in Italia. Laureato in scienze politiche, giornalista ed autore di libri e pubblicazioni. Figlio di un operaio della Fiat Miratori, è nato e vissuto in un quartiere popolare di Torino. Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1981, è stato eletto cinque volte nelle istituzioni come consigliere provinciale a Torino, tre volte come parlamentare alla Camera dei Deputati a Roma ed una volta come deputato al Parlamento Europeo. E’ stato tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, di cui è stato coordinatore delle segreterie nazionali e capogruppo alla Camera dei Deputati e al Parlamento Europeo. Mantenendo alta la bandiera del marxismo-leninismo, nel 2009 ha fondato e diretto l’esperienza politica che ha portato alla ricostruzione del Partito Comunista in Italia.


    Il segretario generale del Partito Comunista (Italia), compagno Marco Rizzo, nel suo ufficio a Roma, 2019

    All’inizio di questa primavera il Presidente cinese è stato in Italia. Secondo Lei, a parte gli investimenti bilaterali in programma, quale direzione politica dovrebbe prendere la cooperazione tra Roma e Pechino?

    Il nostro Partito interpreta la realtà dal punto di vista della classe operaia, che riteniamo essere classe nazionale. E’ alla luce dei suoi interessi di classe che valutiamo le relazioni internazionali dell’Italia, un paese capitalistico avanzato che, nonostante la crisi, rimane una potenza industriale economicamente rilevante e continua ad occupare una posizione elevata tra le potenze imperialiste. In linea di principio, il Partito Comunista in Italia è favorevole allo sviluppo delle relazioni e della cooperazione internazionali con qualsiasi paese, ma sempre e solo sulla base imprescindibile della reciprocità e della pari dignità dei partners, indipendentemente dal loro diverso peso economico e politico.

    Questo, purtroppo, finora è avvenuto raramente. L’Italia si è spesso trovata a subire rapporti internazionali svantaggiosi per il paese e per il proletariato italiano, soprattutto a causa della complicità della borghesia italiana con il capitale straniero. Gli interessi del popolo lavoratore e del paese sono spesso stati svenduti in nome dei momentanei interessi di classe della borghesia nazionale. Questo è accaduto nei confronti dell’imperialismo USA e continua ad accadere nei confronti del blocco imperialista rappresentato dall’Unione Europea. Auspichiamo, quindi con la visita del Presidente Xi Jinping, che le relazioni tra la Cina e l’Italia vadano nella direzione di un effettivo vantaggio reciproco, della pari dignità e di una maggiore conoscenza e comprensione reciproca.

    Quest’ultimo ci sembra un aspetto molto importante in un momento in cui si inasprisce la competizione tra USA e Cina e si addensano nubi di guerra, per ora solo commerciale. Ci auguriamo che le buone relazioni bilaterali tra i nostri due paesi possano contribuire ad evitare il coinvolgimento dell’Italia in qualsiasi escalation della conflittualità, sia commerciale, che bellica.

    In un’ottica meno generale, auspichiamo un rafforzamento di fraterne relazioni bilaterali, nel rispetto delle reciproche posizioni teoriche e politiche e nello spirito dell’internazionalismo proletario, tra il PCC e il nostro Partito, dall’azione comune dei quali in larga misura potrà essere assicurato anche il corretto sviluppo delle relazioni tra i nostri Paesi, nell’interesse della classe operaia e dei lavoratori.

    L’Italia può e vuole, indipendentemente da influenze esterne, cogliere tutte le opportunità della cooperazione con la Cina?

    Il capitalismo italiano subisce vincoli militari, politici ed economici a causa della sua partecipazione alla NATO, all’UE e all’Euro. La sua autonomia è formalmente limitata dal rispetto delle compatibilità, derivanti dai trattati in essere, per altro volontariamente sottoscritti, che stanno alla base delle alleanze imperialiste di cui l’Italia fa parte. Ne sono dimostrazione le attuali vicende del contenzioso tra il Governo Italiano e la Commissione Europea in tema del bilancio statale. Nel nostro paese esistono settori di borghesia capitalistica che guardano alla Cina come ad una grande opportunità, sia in termini di mercato di sbocco per le proprie merci, che in termini di potenziale investitore estero in Italia.

    Altri settori del capitale, in genere quelli che producono beni a basso contenuto tecnologico e innovativo, percepiscono la Cina come una minaccia, nel timore di non poter reggere ad un confronto di competitività e premono per l’introduzione di barriere all’ingresso nel mercato nazionale ed europeo. La posizione del capitalismo italiano nei confronti della Cina, pertanto, non è univoca di per sé, indipendentemente dalle forti pressioni internazionali in atto. Spesso chi è liberista nei confronti dei mercati altrui, diventa protezionista nei confronti dei propri.

    Va detto che, a parte le pressioni degli USA, motivate dalla coscienza della perdita dell’egemonia globale, vengono sollevate perplessità e posti freni allo sviluppo degli accordi con la Cina anche dall’interno della stessa UE, da parte di paesi che con la Cina avevano già firmato precedentemente accordi anche più estesi e impegnativi. Ciò è dovuto alla forte concorrenza tra paesi imperialisti che esiste anche all’interno dell’Unione Europea. Dal punto di vista degli interessi di classe del proletariato, dobbiamo rilevare che questo tipo di accordi sta mettendo in crisi l’egemonia statunitense, aprendo contraddizioni nel fronte imperialista che i Partiti Comunisti dovranno essere in grado di utilizzare a vantaggio della classe operaia, non solo in Italia.


    Il segretario generale, compagno Marco Rizzo, dirige un raduno del partito a Roma, maggio 2019 @jacopo Brogioni

    Qual è la Sua opinione sul conflitto commerciale tra USA e Cina e come giudica in generale l’atteggiamento statunitense nelle relazioni internazionali?

    Gli Stati Uniti sono coscienti del fatto che stanno perdendo il loro ruolo egemonico nel mondo, pur rimanendo una temibile potenza imperialista. La loro economia è minata da ricorrenti crisi di sovrapproduzione, da un crescente impoverimento della popolazione e da un debito pubblico senza eguali al mondo, a cui fanno fronte stampando carta moneta. L’enorme massa di dollari, immessi sui mercati mondiali come equivalente generale delle merci nei pagamenti internazionali, è sorretta, di fatto, solo dalla supremazia militare e politica, un fattore difficile da mantenere nelle condizioni odierne che ormai è entrato in crisi, messo in discussione dagli stessi alleati tradizionali degli USA, prima fra tutte l’UE.

    C’è quindi da aspettarsi un incremento dell’aggressività degli Stati Uniti sul piano internazionale. Lo stiamo vedendo nell’introduzione dei dazi sulle merci importate dalla Cina, ma ancora di più nelle sanzioni economiche contro Russia, Venezuela, Cuba, RPDC, Iran, nel tentativo di indebolire questi paesi economicamente per poi destabilizzarli e rovesciarne il sistema politico, sociale ed economico.

    Un’aggressione per ora soltanto economica, che rischia, però, di trasformarsi in aggressione armata, in una guerra vera e propria di proporzioni devastanti. Per questa ragione, il nostro Partito si batte da sempre contro l’imperialismo USA, per la denuncia dei trattati di cooperazione militare con quel paese, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e sostiene la giusta lotta dei popoli per il diritto a decidere il proprio destino senza ingerenze imperialiste

    La Nuova Via della Seta: qual è il ruolo di questa iniziativa nella cooperazione tra Cina, Italia e gli altri paesi europei?

    Il progetto cinese è di per sé interessante e potrebbe avere anche delle ricadute positive per i lavoratori dei paesi coinvolti.

    Sotto questo aspetto, che per noi è fondamentale, tutto dipenderà da quanto il proletariato saprà spostare i rapporti di forza a proprio favore, sviluppando un’efficace lotta di classe per impedire che dei benefici derivanti da un progetto, realizzato grazie al suo lavoro, si appropri, ancora una volta, il capitale.

    Questo dipenderà anche da quanto i Partiti Comunisti sapranno utilizzare a vantaggio dei lavoratori le contraddizioni, potenzialmente positive, che la Nuova Via della Seta indubbiamente apre nelle relazioni internazionali, finora dominate dagli USA.


    Il segretario generale, compagno Marco Rizzo, partecipa a un raduno del Partito Comunista di Grecia ad Atene, maggio 2019

    Quali progetti, nell’ambito di questa cooperazione, (es. creazione di posti di lavoro, protezione dell’ambiente, iniziative sociali ecc) vorrebbe proporre ed elaborare?

    Ribadisco con estrema chiarezza che il nostro Partito ha per obiettivo il rovesciamento dei rapporti di produzione esistenti e la presa del potere da parte della classe operaia. Pertanto, valuteremo positivamente qualsiasi passo che ci avvicini a ciò e qualsiasi beneficio possa derivare alla classe operaia e ai ceti popolari italiani da qualsiasi forma di cooperazione internazionale, in termini di maggiore, più stabile e qualificata occupazione, migliori salari, maggiore sicurezza sul lavoro, rispetto dell’ambiente, espansione dei diritti sindacali e politici dei lavoratori, migliore qualità della loro vita, consci del fatto che solo il Socialismo potrà garantire stabilità a tutto ciò ed evitare inversioni dei rapporti di forza tra le classi.

    Sarà la nostra capacità di praticare la lotta di classe a fare sì che questa forma di cooperazione internazionale vada in questa direzione e non in un’altra e, anche per questo, vogliamo dialogare con il Partito Comunista Cinese, con cui siamo disponibili, fin da ora, a discutere su tutti gli aspetti politici, culturali e pratici di interesse reciproco

    Qual è oggi il ruolo della Cina nel Mondo? Come vede il futuro della Cina?

    Lo scontro tra i vari interessi in gioco oggi sullo scacchiere internazionale è e sarà sempre più aspro. L’acuirsi della lotta di classe anche a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti. La potenza economica statunitense, basata sul predominio del dollaro, è minata da fattori oggettivi sempre più rilevanti ed è sostenuta ormai prevalentemente dalla superiorità militare. La storia insegna che una potenza forte, ma in declino rispetto ad altre potenze emergenti può scatenare conflitti di portata globale, nel tentativo di preservare il suo ruolo egemonico.

    Cosa potrà evitarlo? Non certo le “colombe” dei circoli statunitensi, che a volte sono più guerrafondaie dei “falchi” e sono comunque espressione di settori diversi della stessa borghesia capitalistica in crisi. Noi auspichiamo che la Cina, con il suo crescente peso economico e politico, possa contribuire ad allontanare il rischio di una deflagrazione mondiale. Se quindi parliamo di ciò che sarà, ovviamente anche per la Cina come per tutto il mondo, con l’ottimismo della volontà che ci contraddistingue vediamo un futuro comunista.


    Fidel Castro e il compagno Marco Rizzo si salutano all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura a Roma, 1995

    Cosa pensa dello sviluppo economico della Cina negli ultimi anni?

    Le statistiche e gli indicatori a noi noti mostrano un notevole sviluppo economico, ma il PCC non nasconde l’esistenza di diseguaglianze e contraddizioni. La questione dell’edificazione del socialismo in un Paese originariamente arretrato dal punto di vista economico è un processo non privo di contraddizioni anche aspre. L’obiettivo del socialismo non è la crescita della produzione mercantile, ma la crescita del benessere del popolo, il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali e spirituali nella libertà sostanziale, nell’uguaglianza e nella giustizia sociale.

    Una forte crescita economica è la base necessaria per accrescere le risorse da destinare a questo scopo, a patto che, a differenza di quanto avviene nei paesi capitalistici, la ricchezza prodotta venga utilizzata per scopi sociali e non accentrata in mani private. Sono questi fini che fanno del Socialismo il garante della civiltà umana, oggi minacciata nella sua stessa esistenza dal declino generale del capitalismo. Oggi più che mai sono vere le parole di Marx “O socialismo, o barbarie”.

    Cosa potrebbero imparare i leader politici italiani dai loro colleghi cinesi?

    A questa domanda vogliamo rispondere con Antonio Gramsci, quando disse: «la storia insegna, ma non ha scolari». I dirigenti politici oggi in Italia hanno raggiunto il livello più basso della loro pur non esaltante storia.

    Questo perché oggi le decisioni politiche non vengono più prese da parlamenti o governi, ma dai consigli d’amministrazione dei grandi monopoli transnazionali e delle grandi banche private, mentre gli organi legislativi ed esecutivi sono trasformati in camere di compensazione di interessi economici in concorrenza tra loro e in casse di risonanza di decisioni prese altrove, generalmente da organismi non elettivi e autonominati, quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, la NATO, tutti espressione del potere del grande capitale monopolistico, di cui perseguono gli interessi. Gli esponenti politici, di conseguenza, vengono selezionati in base al solo criterio della “fedeltà” al potere del capitale, non sono portatori di un pensiero autonomo, ma meri esecutori eterodiretti.

    Come si può pensare che possano, o vogliano, imparare qualcosa di diverso dall’abilità di conservare per sé i privilegi che il potere borghese garantisce loro in quanto “creatori del consenso passivo delle masse”, ancora come dice Gramsci?

    Intervista della stampa cinese a Marco Rizzo sulla Via della Seta e relazioni italo-cinesi | La Riscossa

  6. #36
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    Predefinito Re: Partito Comunista/ Fronte Gioventù Comunista

    Per il rafforzamento dell’opposizione sociale al governo




    A poche ore dalla votazione di fiducia del Parlamento nei confronti del nuovo Governo il Partito Comunista conferma la propria opposizione e l’invito ai lavoratori e alle classi popolari a non riporre false speranze e cadere nella trappola dei governi “amici”.

    Il governo Conte appoggiato da Cinque Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali (MPD + Sinistra Italiana) è, al pari dei precedenti, un governo di gestione capitalistica e come tale farà gli interessi del grande capitale. La reazione dei mercati, così come delle istituzioni internazionali a partire dall’Unione Europea non lasciano dubbi in tal senso.

    L’inserimento di qualche ministro proveniente da forze politiche di sinistra presenti o passate non cambia il carattere di questo governo. Da sempre l’utilizzo di esponenti e forze politiche di sinistra nei governi di gestione capitalistica è uno strumento per confondere le masse popolari e disorganizzare la capacità di reazione e organizzazione dei lavoratori, tanto più in un momento critico di aperta crisi economica come questo. Per questo invitiamo i lavoratori a non cadere nella trappola: non basta avere un passato di lotte sindacali, cantare “bella ciao”, ciò che conta sono gli indirizzi politici generali.

    Questo governo gode del consenso dell’Unione Europea. È possibile che in ottica premiale possa godere in un primo momento di un leggero allentamento dei vincoli e dell’alleggerimento della pressione sui conti, dando luogo a una parziale redistribuzione e concedendo qualche provvedimento spot per mantenere consenso. Ma si tratterà di una congiuntura temporanea e parziale, di cui le classi popolari riceveranno solo le briciole. Una congiuntura destinata comunque a esaurirsi per il peggioramento delle condizioni generali e l’inasprimento della competizione internazionale sui mercati che già fa evidenziare importanti segnali di recessione in Germania, nel centro produttivo dell’Europa, con conseguenze che non tarderanno ad arrivare anche in Italia, acuendo una condizione già precaria dell’economia nazionale. Un quadro ulteriormente complicato a livello internazionale dalla vicenda inglese e dal braccio di ferro sulla Brexit.

    Dato il contesto in cui questo governo si muove è davvero ridicolo riporre qualche “Speranza” nel nuovo esecutivo. Alla lunga le esigenze dei settori che sono dietro a questo governo prevarranno apertamente, utilizzando la leva di riforme strutturali e usufruendo al contempo di una nuova pace sindacale e di lotta che i comunisti hanno il dovere di spezzare.

    Il cambio di cavallo di una parte dei settori capitalistici italiani che hanno scaricato la Lega, non deve farci illudere sulla sconfitta di elementi reazionari, nazionalisti e razzisti che pure restano ben presenti nella società italiana e che potranno essere nuovamente utilizzati non appena la fase lo richieda. Il Partito Comunista ha sempre denunciato con forza il carattere reazionario, repressivo dei provvedimenti emessi dal precedente Governo, guardandovi con profonda preoccupazione. Tuttavia guardiamo alle contraddizioni presenti e non cediamo alla logica dell’avvenuta liberazione, che per giunta non mette in discussione molti dei pilastri di un impianto largamente condiviso anche dalle forze oggi al Governo. Inoltre in termini di consenso, il fallimento di un governo presentato a media unificati come “di sinistra” potrebbe rappresentare a medio periodo un nuovo rafforzamento di quelle forze.

    Per tutte queste ragioni il Partito Comunista ritiene di dover insistere sulla strada della costruzione di un’opposizione sociale al nuovo governo Cinque Stelle- PD-Leu, confermando la disponibilità del PC a condividere la manifestazione del 5 ottobre, come già rappresentato ad altre forze sindacali e di lotta in questi giorni. Estendiamo questo invito a tutti i lavoratori e a quanti (forze sindacali, politiche e di lotta) ritengono in che l’opposizione sociale a questo Governo possa costruirsi attorno alle parole d’ordine della contrarietà all’Unione Europea, all’euro e alla Nato, alla difesa immediata dei diritti, dei posti di lavoro e dei salari dei lavoratori, dei diritti sociali criticando ogni ipotesi di realizzabilità di questi proposti mediante la compartecipazione a governi di gestione capitalistica e indicando come via la lotta per la costruzione di una società socialista.

    Per il rafforzamento dell?opposizione sociale al governo

 

 
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