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Discussione: Partito dei CARC/ Nuovo PCI

  1. #11
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    Predefinito re: Partito dei CARC/ Nuovo PCI

    Manifestare contro la sottomissione del governo M5S-Lega ai gruppi imperialisti italiani, alla BCE e all’UE, alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e al suo sistema finanziario

    Manifestare contro la sottomissione del governo M5S-Lega ai gruppi imperialisti italiani, alla BCE e all’UE, alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e al suo sistema finanziario!

    Che l’opera dei Gilet gialli in Francia sia un esempio per le masse popolari di tutti gli altri paesi europei!

    Allargare la breccia aperta dalle masse popolari nel sistema politico del nostro paese con il voto del 4 marzo!

    Promuovere l’organizzazione dei lavoratori avanzati in ogni azienda capitalista e pubblica, in ogni istituzione civile e militare, in ogni quartiere e paese!


    Nonostante le vanterie di Matteo Salvini e i proclami di Luigi Di Maio, le promesse elettorali del M5S e della Lega si infrangono davanti all’opposizione del sistema finanziario internazionale impersonato dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea.

    Sono un po’ più di sei mesi che il governo M5S-Lega è insediato. La definizione del bilancio statale per il 2019 ha messo alla prova la sua volontà e capacità di rompere la sottomissione dello Stato italiano ai gruppi imperialisti europei impersonati dalla loro Commissione Europea e dalla loro Banca Centrale e la sua capacità di realizzare le promesse elettorali favorevoli alle masse popolari incluse nel Contratto di governo, in particolare il reddito di cittadinanza e l’abolizione della Legge Fornero contro i pensionati.

    In realtà il governo M5S-Lega sta rinviando di mese in mese l’attuazione di questi due provvedimenti e sta sottomettendo il suo piano di entrate e di spese per l’anno prossimo alle imposizioni del sistema finanziario internazionale dettate dalla Commissione Europea. Ha ridotto il disavanzo complessivo dello Stato per il 2019 dal 2.4% del PIL al 2.04 (“i numerini” di Salvini e Di Maio), in gran parte (4 su 6.5 miliardi di euro di riduzione) a spese dei pensionati e dei poveri (rinvio della correzione della Legge Fornero e dell’erogazione del reddito di cittadinanza) e per il resto con nuove privatizzazioni del patrimonio pubblico e nuove riduzioni della spesa sociale. Prosegue cioè la linea dei governi delle Larghe Intese: da Prodi, a Berlusconi, a Monti, a Letta, a Renzi, a Gentiloni. Nessuna decisione ancora a proposito delle pensioni d’oro e dei redditi faraonici di funzionari, politicanti e amministratori di aziende capitaliste e pubbliche. Nessuna misura contro i responsabili dei crolli (il Ponte Morandi di Genova è esemplare), delle inondazioni e della devastazione del paese, i fruitori delle privatizzazioni di Prodi e suoi complici e successori.

    Al contrario il governo M5S-Lega ha già ripreso per suo conto e in alcuni casi persino peggiorato (Decreto Matteo Salvini sulla Sicurezza) la repressione dei lavoratori e degli studenti in lotta (aumento delle pene per blocchi stradali, aumento delle pene pecuniarie che per i ricchi significano l’impunità, estensione del DASPO), le espulsioni di famiglie e attività sociali che occupano case vuote e la persecuzione degli immigrati: tutte attività già collaudate dai governi delle Larghe Intese tra Berlusconi e PD, mentre le Forze Armate italiane continuano agli ordini della NATO le guerre nei paesi oppressi e i gruppi capitalisti italiani proseguono la loro parte nella loro manomissione economica e sociale. Le misure che “il governo del cambiamento” ha preso a favore dei lavoratori si limitano al prolungamento della Cassa Integrazione Guadagni per i casi di cessazione di attività, CIG che il governo Renzi-Gentiloni aveva soppresso con il Jobs Act. Nel frattempo continuano in tutto il paese le grandi opere inutili e dannose alle masse popolari, come il TAP in Puglia e il Terzo Valico in Liguria. La scusa è che dovrebbero creare posti di lavoro, ma in realtà gli innumerevoli lavori necessari per porre riparo al degrado delle strutture e del territorio nell’intero paese ristagnano: sono per i capitalisti meno redditizi delle grandi opere. Il degrado sociale, morale, intellettuale e ambientale, dell’istruzione, della sanità e della sicurezza dell’ambiente, delle persone e dei beni prosegue in tutto il paese. Il lavoro diventa sempre più precario, in molte aziende capitaliste e istituzioni pubbliche viene ridotto il personale, proseguono lo smembramento delle aziende, la loro vendita a gruppi capitalisti stranieri, la chiusura o delocalizzazione all’estero. La Bekaert di Figline Valdarno è un caso esemplare: uno dei pochi assurti all’onore delle cronache nonostante la cappa di silenzio che il sistema di disinformazione e di intossicazione dell’opinione pubblica fa gravare sulle masse popolari.

    Finora tutto sommato il cambiamento del paese è rimasto sulla carta.

    Finché l’apparato produttivo del nostro paese è in mano ai capitalisti e funziona per i loro interessi e secondo le procedure che ne derivano, la spesa dello Stato e in particolare il disavanzo tra la quantità di denaro che la Pubblica Amministrazione incamera ogni anno con imposte, tasse, ticket e altri tributi e quello che spende in salari, acquisti e trasferimenti a imprese, istituzioni e famiglie è un fattore determinante della quantità delle attività produttive di beni e servizi e dell’occupazione, del livello di vita dei proletari e della limitazione del degrado sociale e ambientale. È quello che noi marxisti indichiamo dicendo che i rapporti di produzione hanno oramai assunto un carattere collettivo che contrasta con la permanenza della proprietà privata delle forze produttive e dell’iniziativa economica dei capitalisti.

    La sottomissione del governo alle pretese di aumentare il trasferimento di denaro dallo Stato ai membri del sistema finanziario italiano e internazionale (istituzioni finanziarie, fondi d’investimento, banche e altri gruppi italiani e stranieri detentori dei titoli del Debito Pubblico e acquirenti dei nuovi titoli) soffoca le attività produttive e aumenta la divisione tra da una parte ricchi che diventano sempre più ricchi e dediti a sprechi e a lussi e dall’altra lavoratori che diventano sempre più poveri e precari.

    A fronte di questo corso delle cose noi dobbiamo mobilitare elettori e attivisti del M5S e della Lega: una larga parte di essi si è stretta attorno al M5S e alla Lega perché indignata per la linea seguita dai partiti delle Larghe Intese, nella fiducia che M5S e Lega mantenessero fede alle loro promesse. Dobbiamo anche con loro incalzare il governo perché attui le promesse elettorali favorevoli alle masse popolari, rompa effettivamente con le catene dell’Unione Europea e della NATO e faccia valere la sovranità del popolo italiano nel proprio paese scritta nella Costituzione del 1948, contro le ingerenze e le pretese dell’Unione Europea, della NATO e del Vaticano. La collaborazione e la solidarietà con i popoli degli altri paesi sono impossibili senza sovranità nazionale. Senza sovranità nazionale si ha la sottomissione dei lavoratori italiani ai gruppi imperialisti internazionali con i quali i grandi capitalisti italiani, il Vaticano e i gruppi della criminalità organizzata formano un tutt’unico, si ha la rovina del nostro paese.

    In una società basata sul modo di produzione capitalista, uno Stato non è sovrano se non può creare tutta la moneta necessaria alle sue spese (ogni iniziativa politica comporta spese monetarie) compatibile con il sistema monetario del paese. Uno Stato che per le sue iniziative dipende dal sistema finanziario dei gruppi imperialisti italiani o stranieri (cioè dai loro prestiti) ha rinunciato alla sua sovranità politica. La NATO che dal 1949 si è impiantata in Italia con le sue basi e le sue trame ha privato il nostro paese di una parte delle sue prerogative sovrane in campo politico. Il “divorzio” del 1981 tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, la creazione del sistema monetario europeo e il Trattato di Maastricht hanno completato l’abolizione della sovranità del popolo italiano scritta nella Costituzione del 1948.

    Quanto alla sicurezza delle persone e dei beni, tanto sbandierata da Matteo Salvini, finché una parte importante delle popolazione non ha un lavoro stabile, utile e dignitoso, è inevitabile che diminuisca, per quanto il governo aumenti pene e gendarmi ed estenda il numero degli individui in possesso di armi. Le persone prive di un lavoro stabile, utile e dignitoso costituiscono un esercito di riserva per la malavita organizzata e per i traffici più loschi dei ricchi ed è inevitabile che i più intraprendenti cerchino di mettersi in proprio. La sicurezza delle persone e dei beni diminuisce tanto più quanto più aumenta la parte della popolazione che non ha un lavoro stabile, utile e dignitoso.

    Anche la salvaguardia dell’ambiente è impossibile senza la rottura con il sistema dell’iniziativa privata dei capitalisti. Questi sono animati da una insaziabile voracità di denaro, sacrificano tutto per avere più denaro, stanno distruggendo ogni cosa in nome del denaro. L’esperienza lo dimostra: è dagli anni ’70 del secolo scorso che si parla di salvaguardia dell’ambiente, ma il degrado non ha fatto che peggiorare. Per invertire la rotta, bisogna che il sistema della produzione dei beni e dei servizi e della loro distribuzione, in una parola l’economia del paese, diventi pubblico e sia diretto dai lavoratori organizzati: bisogna produrre per soddisfare bisogni, non per fare profitti e aumentare il denaro nelle mani dei capitalisti.

    Un governo che si propone seriamente di cambiare il paese deve imporre a ogni grande azienda che opera sul territorio italiano di sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico i propri piani industriali per ottenere il benestare dal punto di vista della qualità dei prodotti, dell’occupazione, dell’impatto ambientale, deve vietare la vendita di aziende a gruppi esteri che per loro natura sfuggono all’autorità dello Stato italiano, deve vietare lo smembramento delle aziende, la riduzione del personale, la chiusura e la delocalizzazione. Ogni aumento della produttività del lavoro, e in questo campo l’informatica ha aperto ampi margini in gran parte ancora da valorizzare, deve tradursi non in riduzione del numero dei lavoratori, ma in miglioramento delle condizioni di lavoro, in riduzione del tempo di lavoro e in sviluppo delle attività specificamente umane.

    Il passo indispensabile da fare è l’organizzazione dei lavoratori più avanzati in ogni azienda capitalista e pubblica e in ogni istituzione (scuola, ospedali, uffici pubblici locali e statali, civili e militari), superando le tradizionali divisioni tra sindacati e partiti. Questo è il compito immediato in cui il Partito dei CARC e il (nuovo) Partito comunista collaborano tra loro. I documenti del V Congresso nazionale del P.CARC (26 e 27 gennaio 2019) affrontano su larga scala proprio questo compito. Entrambi i partiti sollecitano la partecipazione e la collaborazione di tutti gli organismi, i gruppi e gli individui di buona volontà. Ogni organizzazione operaia e popolare deve difendere i diritti e gli interessi dei lavoratori, promuovere da subito i lavori che si possono fare a livello locale, esigere che le autorità in carica li facciano, farli fare direttamente e costringere le pubbliche autorità e le banche a pagare i lavoratori. Ogni azienda deve diventare per disoccupati e precari centro di reclutamento, organizzazione, formazione e impiego in lavori utili e dignitosi. Ogni organizzazione operaia e popolare deve coordinarsi con le analoghe organizzazioni operaie e popolari di tutto il paese fino a creare le condizioni per costituire un governo che attui pienamente ed effettivamente il cambiamento del paese.

    Basta con l’asservimento del popolo italiano a un pugno di finanzieri e speculatori italiani, americani, europei e di altri paesi, con la scusa del Debito Pubblico!

    Nessuna azienda deve essere chiusa, smembrata, ridotta di dimensioni, venduta a gruppi stranieri.

    Far valere la sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948, contro il Vaticano e contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti e le loro istituzioni UE, BCE, FMI, NATO!

    https://nuovopci.wordpress.com/2018/...onisti-e-al-s/

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  2. #12
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    Predefinito re: Partito dei CARC/ Nuovo PCI

    [Italia] Usiamo l’esito delle elezioni europee per rafforzare la lotta per il Governo di Blocco Popolare!

    Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del Partito dei CARC

    Un primo commento a caldo

    Bando all’attendismo e al disfattismo!

    Usiamo l’esito delle elezioni europee per rafforzare la lotta per il Governo di Blocco Popolare!


    L’esito delle elezioni europee conferma che la crisi del sistema politico e sociale borghese si aggrava in ogni paese e a livello internazionale e ovunque crescono l’insofferenza, l’indignazione e la resistenza delle masse popolari; che la borghesia imperialista, la sua Comunità Internazionale e le sue istituzioni (UE, BCE, ecc.) incontrano sempre più difficoltà a governare i contrasti di classe nei vari paesi e a gestire le elezioni; che continua inesorabilmente la svolta politica in corso in tutti i principali paesi imperialisti a partire dal 2016 con la connessa crisi del sistema di governo dei partiti e degli esponenti delle Larghe Intese che aveva governato per quarant’anni (1976-2016).

    La prima forma di distacco tra masse popolari e sistema di potere dell’UE è data dall’astensionismo: la partecipazione al voto nei principali paesi rimane intorno al 50%.

    La seconda forma è che in diversi paesi (a partire dalla Gran Bretagna alla presa con la Brexit, Francia, Italia e in altri) hanno vinto le elezioni e si sono affermati partiti che (almeno a parole) sono antiUE e contro la politica della BCE: questo indebolirà le istituzioni dell’UE (Commissione Europea e Banca Centrale Europea in primis che, ricordiamo, non sono elette dal parlamento europeo che risulterà dalle votazioni di ieri), alimentando così una situazione di maggiore ingovernabilità nelle stesse istituzioni europee e nei governi dei vari paesi.

    La terza forma è che i partiti delle Larghe Intese (l’equivalente di PD e FI in Italia, presenti nei vari paesi) hanno subito flessioni e in alcuni paesi un vero tracollo (le Larghe Intese tedesche perdono il 20%). In diversi paesi aumentano i voti i partiti verdi-ecologisti (i verdi tedeschi diventano il secondo partito) a dimostrazione della ricerca esistente anche tra le forze della sinistra borghese di una diversa gestione (non capitalista basata sul profitto e lo sfruttamento senza regole di uomini e ambiente) delle risorse e del pianeta

    La quarta forma è che i tentativi dei governi della sinistra borghese di conciliare interessi inconciliabili (borghesia imperialista e masse popolari, UE/BCE e popolazione di un singolo paese) portano al ritorno della destra: Tsipras, che ha attuato il programma di completa sottomissione all’UE in Grecia, subisce una sonora sconfitta e ha preparato il terreno per il ritorno della vecchia destra che aveva scalzato dal governo nel 2015.

    Per quanto riguarda il nostro paese, l’esito delle elezioni europee ci offre diversi insegnamenti su come agire verso il governo M5S-Lega non per tornare alle Larghe Intese (come ha fatto Tsipras) ma per andare oltre, verso il governo di emergenza delle masse popolari organizzate. Vediamo in dettagli l’esito del voto di ieri.

    Partecipazione al voto: in Italia ha votato il 56,1% degli elettori (alle elezioni europee del 2014 il 58,7%, alle politiche del 2018 il 73%).

    Esito del voto:

    • il governo M5S-Lega mantiene la maggioranza dei voti (51%), ma con rapporti invertiti tra le due forze di governo rispetto alle politiche di un anno fa (34% la Lega e 17% il M5S);

    • il M5S di Di Maio subisce una sonora sconfitta rispetto alle politiche del 2018 (aveva avuto il 32,7% dei voti) e perde anche più di un milione di voti rispetto alle europee del 2014, dove aveva avuto il 21%. Le giravolte su alcune promesse elettorali (es. TAP, TAV, nazionalizzazione e difesa delle aziende, lotta al precariato, non sottomissione all’UE e alla BCE, ecc.), che erano velleitarie perché non solo non si è dato i mezzi per attuarle (ossia la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari, cioè di chi ha interesse ad attuarle e ha la forza per far fronte agli attacchi e al boicottaggio dei padroni e dei gruppi imperialisti che sono danneggiati dalla loro attuazione), ma anzi ha cercato di conciliare interessi inconciliabili (tra lavoratori e padroni, tra cittadini e speculatori, tra ambiente e grandi opere speculative); il suo legalitarismo (che è difesa della legalità per i capitalisti e per i ricchi e sottomissione alle leggi e alle prassi del sistema di potere vigente nella Repubblica Pontificia, nell’UE e nella NATO); il suo conciliatorismo (le mezze misure, la politica dei piccoli passi, la sostanziale sottomissione agli interessi dei capitalisti e alle “ferree regole” del capitalismo: profitto e proprietà privata sopra tutto) hanno portato in pochi mesi al distacco di milioni di persone (6 milioni) che li avevano votati un anno fa (alcuni milioni si sono astenuti, in particolare nelle regioni meridionali, e altri milioni hanno rivotato il PD o hanno votato la Lega);

    • la Lega di Salvini “dandosi una riverniciata” con la sua politica anti Larghe Intese e antiUE (migranti e chiusura porti) e premendo sulla propaganda reazionaria, nazionalista e razzista (“prima gli italiani”, “basta immigrazione”, “padroni a casa nostra”, ecc.), di salvaguardia degli interessi dei capitalisti e dei ricchi (affari, illegalità e sicurezza) e con il suo ramificato sistema di potere costruito partecipando per anni a pieno titolo all’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista e al governo di importanti Regioni (Lombardia, Veneto, Liguria), ha vinto le elezioni europee con il 34,3% dei voti guadagnando 1,5 milioni di voti rispetto a un anno fa (alle politiche aveva avuto il 17,3% dei voti) e ben 7,5 milioni rispetto alle europee del 2014 (quando aveva ottenuto solo il 6,1% dei voti).


    Per quanto riguarda i partiti delle Larghe Intese (quelli pro UE: Partito Democratico e Forza Italia) e stretti alleati:

    • il Partito Democratico di Zingaretti ha preso il 22,7% dei voti, ma in sostanza mantiene i 6 milioni di voti di un anno fa (con cui alle politiche del 2018 si era aggiudicato il 18,7% dei voti) e rispetto alle europee del 2014 (lo strombazzato 40,8%) ha perso 5 milioni di voti;

    • +Europa-Italia in comune (Bonino e Pizzarotti) con il 3,1% (820mila voti, lo stesso numero di voti raccolti alle politiche del 2018 solo da + Europa) non raggiunge il quorum;

    • Forza Italia di Berlusconi con l’8,8% dei voti subisce un ulteriore tracollo rispetto alle politiche del 2018 (dove aveva avuto il 14%) e rispetto alle precedenti europee (in cui aveva avuto il 16,8%);

    • Fratelli D’Italia aumenta i voti rispetto alle politiche del 2018 (ha avuto il 6,4%, nel 2018 aveva avuto il 4,4%), rispetto alle precedenti europee ha guadagnato 700mila di voti (nel 2014 aveva avuto il 3,7% dei voti).


    Per quanto riguarda CasaPound e Forza Nuova, i gruppi dichiaratamente o in qualche misura antiUE e per la sovranità nazionale della destra reazionaria (scimmiottatori del fascismo del secolo scorso), hanno subito un tracollo: CasaPound ottiene 88mila voti (0,33%), alle politiche di un anno fa ne aveva avuti 330mila (0,95%), mentre Forza Nuova ha raccolto 40mila voti (0,15%).

    Per quanto riguarda i partiti della sinistra anti UE derivante dalla disgregazione del vecchio movimento comunista:

    • La Sinistra (PRC e Sinistra Italiana) ha subito l’ennesima disfatta elettorale, con l’1,7% dei voti (464mila) non ha raggiunto il quorum; nelle politiche del 2018 le due forze si presentavano in altri due gruppi (il PRC in Potere al Popolo, che aveva avuto l’1,1%, Sinistra Italiana in Liberi Uguali, che aveva avuto il 3,4%); alle europee del 2014 erano presenti con la Lista Altra Europa con Tsipras, che aveva avuto il 4.04% e 1,1milioni di voti;

    • il Partito Comunista (PC), che si è presentato in tutte le regioni con la falce e martello e affermando chiaramente l’irriformabilità dell’UE e la necessità della “rivoluzione proletaria che, abbattendo il capitalismo, apra la strada del riscatto dell’umanità”, ha ottenuto 233mila voti (0,9%); alle politiche del 2018 il PC era presente in 14 regioni (in 36 su 63 collegi per la Camera e in 19 su 32 collegi per il Senato, poco meno del 60% dei collegi totali) e aveva raccolto circa 110 mila voti.


    I voti del PC indicano che nel nostro paese ci sono alcune centinaia di migliaia di persone che votano comunista (ma ce ne saranno almeno altrettante che non hanno votato o che hanno votato La Sinistra o altri partiti), che si dichiarano comunisti e che aspirano al socialismo.

    Questa è la base rossa da cui partiamo per costruire le condizioni necessarie a farla finita con la borghesia e instaurare il socialismo.

    Ai compagni della base rossa, ai lavoratori, alle donne e ai giovani che vogliono farla finita con il corso disastroso delle cose ribadiamo quanto detto al nostro V Congresso del gennaio 2019 e che l’esito delle elezioni europee conferma appieno:

    “La grossa differenza di M5S e Lega rispetto ai partiti delle Larghe Intese è che il consenso che raccolgono tra le masse popolari è labile, aleatorio, perché non è fondato sulle clientele e sulle eredità ideologiche del passato (per dirla terra terra: la fede in dio o l’aspirazione al comunismo su cui si fondava il consenso di partiti come la DC e il PCI), ma è basato su promesse immediate e concrete, per cui o le attuano o perdono rapidamente il consenso.

    M5S e Lega hanno fatto molte promesse e i voti li hanno avuti per cambiare le cose a favore delle masse popolari, ma le aziende sono ancora in mano ai capitalisti che le dirigono per fare profitti non per ‘l’utilità sociale’ scritta nella Costituzione del 1948, le delocalizzano nei paesi dove pagano meno gli operai e inquinano più liberamente, licenziano, rendono precari i lavoratori. La Pubblica Amministrazione è ancora in mano a persone selezionate per servire i poteri forti. La NATO, l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale, l’oligarchia finanziaria titolare del Debito Pubblico dettano ancora legge, anche se il nuovo governo proclama l’indipendenza e la sovranità del popolo scritte nella Costituzione del 1948. Salvini cerca di fare degli immigrati i capri espiatori della miseria del nostro paese, ma sono proprio i gruppi imperialisti della NATO e dell’Unione Europea che costringono gli immigrati a lasciare i loro paesi, a venire in Italia e negli altri paesi europei ad occupare i gradini più bassi della società, ad aggiungere disoccupati a disoccupati, lavoratori precari a lavoratori precari, lavoratori in nero a lavoratori in nero, emarginati a emarginati.

    Questo stringe il nuovo governo in una morsa che lo rende provvisorio, perché è alle prese con il compito impossibile di ‘salvare capra e cavoli’: soddisfare le classi dominanti (capitalisti protesi ognuno a valorizzare il loro capitale nonostante la crisi: quindi il loro programma è quello che il sistema delle Larghe Intese realizzava) e la loro Comunità Internazionale con il cui consenso si è costituito e realizzare le promesse che ha fatto, o almeno far credere che le sta realizzando per non inimicarsi le masse popolari che lo hanno votato” (https://www.carc.it/2015/05/07/dichiarazione-generale/).

    Bando all’attendismo e al disfattismo, rafforziamo la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e del resto delle masse popolari, il loro coordinamento e la loro volontà di costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

    Sta a noi comunisti valorizzare e allargare il movimento di resistenza spontaneo delle masse popolari che la crisi del capitalismo genera e che si manifesta anche con l’esito del voto di ieri, con l’astensione di massa alle elezioni, con gli scioperi e le manifestazioni.

    Noi comunisti dobbiamo usare l’esito del voto delle elezioni europee, lo smarrimento che crea tra le forze borghese (in particolare tra le forze delle Larghe Intese) e l’ingovernabilità che provocano nelle istituzioni e nei governi del nostro e degli altri paesi europei per allargare sempre di più la breccia tra le masse popolari e il sistema di potere delle Larghe Intese.

    Dobbiamo raccogliere e trasformare la demoralizzazione di quei compagni che hanno votato le forze della sinistra borghese e incanalare la parte più attiva e decisa nella lotta per il socialismo.

    Dobbiamo valorizzare e organizzare i lavoratori, i giovani e in particolare le centinaia di migliaia di compagne e compagne della base rossa a lottare con maggiore determinazione

    – per contrastare in maniera via via più organizzata e più ampia le misure reazionarie e antipopolari del governo M5S-Lega, in particolare le manovre di Salvini e dei suoi compari contro immigrati, lavoratori in lotta, antifascisti e antirazzisti (decreto sicurezza bis, ecc.);

    – per spingere gli esponenti e i militanti del M5S ad appoggiarsi sulle masse popolari per realizzare il cambiamento che hanno promesso e in nome del quale hanno raccolto voti nel 2018, voti che oggi hanno perso per scarsità di risultati (non sono le masse che sono arretrate, è il M5S che è arretrato di fronte agli interessi e alle pretese della casta!);

    – per portare le masse popolari e la base rossa a organizzarsi di più sui propri obiettivi (prendere in mano il governo delle aziende, dei territori e del Paese) e per sviluppare una politica comune sui vari fronti di lavoro (lavoro, diritti, antifascismo, solidarietà contro la repressione, solidarietà con i popoli che resistono all’imperialismo),

    – per portare le masse a rendersi conto per loro esperienza diretta che esse devono prendere il posto del governo M5S-Lega con un proprio governo d’emergenza. La costituzione del Governo di Blocco Popolare sarà l’avvio dell’impresa che non solo restituirà la sovranità nazionale alle masse popolari italiane, ma aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e quindi creerà il contesto internazionale di cui le masse popolari italiane hanno bisogno sia per resistere alle aggressioni e al boicottaggio della Comunità Internazionale sia per portare a compimento l’impresa di farla finita con la crisi generale del capitalismo.

    Usare anche l’esito delle elezioni europee per avanzare nella lotta per la sovranità nazionale che è reale ed efficace solo se combinata con la lotta per instaurare il Governo di Blocco Popolare e il socialismo!

    Instaurare il socialismo è l’unica effettiva, realistica e possibile strada per farla finita con la crisi del capitalismo. Il malcontento, l’insofferenza, l’indignazione e la rivolta delle masse popolari sono il terreno spontaneo su cui noi comunisti possiamo e dobbiamo far crescere la rivoluzione socialista.

    È impossibile instaurare il socialismo senza lottare per la sovranità nazionale!

    Per l’Italia oggi la lotta per la sovranità nazionale è reale ed efficace solo se combinata con la lotta per instaurare il socialismo!

    È impossibile trasformare il sistema delle relazioni internazionali in un sistema mondiale di scambio, collaborazione e solidarietà tra i popoli senza sovranità nazionale!

    https://www.carc.it/2019/05/27/itali...occo-popolare/

  3. #13
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    Predefinito Re: Partito dei CARC/ Nuovo PCI

    [Italia] Unità di classe o guerra tra poveri? Sulle dichiarazioni di Maurizio Acerbo

    Il segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista (PRC) Maurizio Acerbo ha pubblicato il 31 agosto 2019 un post su Facebook in cui, sinteticamente, giudica traditori o “scemi” tutti quei meridionali che aderiranno e parteciperanno alla manifestazione del 19 ottobre promossa da Zaia e Salvini (lo riportiamo in appendice).

    Il “post” di Acerbo è una manifestazione palese di quanto sia diffusa (e in certi casi promossa) la confusione sul corso oggettivo delle cose e sulla realtà se non la si guarda con gli occhi della concezione comunista del mondo. Le affermazioni contenute nel post di Acerbo mettono sullo stesso piano, sostanzialmente, tutti gli individui sulla base dell’appartenenza di voto: l’imprenditore e l’operaio che votano Salvini sono più uguali di due operai che hanno orientamenti di voto diversi, magari sono peggio di un dirigente della BCE e o di Bergoglio che voterebbero “a sinistra”.

    La situazione politica attuale impone a ogni comunista di ragionare alla luce degli interessi di classe (aspetto principale) e secondariamente sulle idee e i sentimenti contraddittori che esistono tra gli elementi delle masse popolari: i comunisti hanno più in comune con un operaio che vota Lega che con un capitalista che vota il PD!

    Il corso delle cose costringe infatti la borghesia imperialista (la comunità internazionale dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti, e del Vaticano) a prescindere dal colore politico ad adottare misure peggiorative rispetto alle condizioni delle masse popolari e della classe operaia, ad alimentare con la propria azione le differenze tra elementi e gruppi delle masse popolari (italiani e stranieri, uomini e donne, lavoratori fissi e precari, nord e sud, tra operai e lavoratori che hanno un determinato orientamento di voto e altri che ne hanno un altro ecc.). I partiti e gruppi della borghesia non possono fare a meno di spingere le masse popolari nella guerra tra poveri, pur di nascondere la differenza di classe tra padroni e operai e per negare il ruolo dannoso e criminale della borghesia alla direzione della società. Il compagno Acerbo non faccia eco a questo gioco!

    I comunisti devono promuovere l’unità di classe contro la borghesia, a prescindere dalle differenze che esistono tra gli elementi delle masse popolari: queste vanno trattate si ma attraverso la spinta all’organizzazione e alla lotta, alla scuola di comunismo e non attraverso il pretesco giudizio morale, ben consapevoli che queste differenze saranno risolte solo nel Socialismo, perchè solo con l’instaurazione del Socialismo potremo prima attutire e poi eliminare le differenze tra membri e gruppi delle masse popolari che la borghesia con il suo dominio ha alimentato. Trattare le contraddizioni in seno al popolo da “sinistra” come contraddizioni principali della società vuol dire contribuire, volente o nolente, allo sviluppo della mobilitazione reazionaria.

    Compito dei comunisti in questa fase è costruire, alimentare e sostenere le organizzazioni operaie e i comitati popolari, sostenerle sul terreno delle rivendicazione per i propri problemi immediati (lavoro, ambiente, sanità, scuola ecc.), alimentare il loro coordinamento e il “fare rete” affinchè via via costituiscano l’ossatura di un vero e proprio potere alternativo alla borghesia, lavorare per far diventare gli organismi di base esistenti delle vere e proprie autorità che si occupano della società, delle aziende, dei quartieri, che porterà all’intaurazione di un governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare, che spalancherà le porte al Socialismo.

    L’esito delle elezioni del 4 marzo 2018, delle europee e amministrative del 2019 e la caduta del governo Conte 1, dimostra su larga scala l’impossibilità per la borghesia di contenere il malcontento delle masse popolari e l’insofferenza diffusa per le politiche di lacrime e sangue promosse dai vecchi governi delle Larghe Intese (PD e partiti di Berlusconi). Per i comunisti che vogliono instaurare il Socialismo in Italia ci sono ampi margini di manovra, se si mettono nell’ottica di mobilitare e organizzare le masse popolari non a partire dalle loro idee ma dalle loro esigenze di classe.

    Il punto è, quindi, non cincischiare nel definire pecorone e sottomesse queste o quelle fette di masse popolari; il punto è mettersi alla testa della loro mobilitazione. I compagni del Partito della Rifondazione Comunista che sinceramente vogliono dare una sterzata alla situazione politica attuale si pongano l’obiettivo di tornare davanti alle fabbriche, di organizzare comitati che si occupino delle aziende e dei quartieri, di promuovere una pratica condivisa con i comunisti di tutto il paese, di ragionare sul bilancio della prima ondata del movimento comunista per inquadrarne gli aspetti positivi e limiti da cui ripartire per un nuovo assalto al cielo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

    Il Partito dei CARC promuove tutti questi aspetti e sostiene tutti i comunisti di questo paese che vorranno mettersi su questa strada.



    Maurizio Acerbo

    31 agosto alle ore 05:27

    I MERIDIONALI CHE ANDRANNO A ROMA CON ZAIA SONO DEGLI SCEMI O DEI TRADITORI

    Quando Zaia invoca la #rivoluzione lo fa per chiedere la #secessionedeiricchi, cioè l’autonomia differenziata che affosserebbe definitivamente le regioni meridionali.

    I meridionali che andranno a Roma il 19 ottobre a manifestare con Salvini e Zaia sono degli scemi accecati dalla demagogia anti-immigrati.
    Ovviamente ci saranno anche i paraculi, cioè i politicanti meridionali che pensano solo a riciclarsi per garantirsi una poltrona sul carro di quello che è diventato il più forte partito della destra e purtroppo del paese. Quelli non sono scemi, sono traditori.

    Vanno in ogni territorio smascherati per quel che sono. Meritano solo fischi, pernacchie e insulti (ovviamente gandhiani).
    Come i loro alleati di Fratelli d’Italia che disonorano l’inno di Mameli e il tricolore.

    Solo la disinformazione imperante non fa notare che la destra nazionalista propone di spaccare l’Italia.

    E M5S e Pd assecondano la spinta secessionista perché ha il supporto di Confindustria del nord e della gggente.

    [Nella foto il giovane Zaia mentre si faceva le ossa come rivoluzionario facendo il vicepresidente della #RegioneVeneto ai tempi di Galan. Inviterei a cercare con un motore di ricerca Galan + Mose per rammentare quanti miliardi si sono magnati]

    https://www.carc.it/2019/09/09/itali...urizio-acerbo/

 

 
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