Da L'isola di Arturo, di Elsa Morante.
Allora, d’un tratto la matrigna dette una grande scrollata ai capelli, e avanzò il mento, in aria d’insubordinazione e di sfida:
— Quello là, — proruppe, invasa da uno strano spirito battagliero, — quello Stregone s’era scordato della madre sua! a parlare così delle femmine! eh! ma se non era una femmina, a lui, chi lo faceva? — Qui essa prese a dondolarsi, in una attitudine di tale vanto, e orgoglio, da apparire quasi sfrontata: — Che lo sanno pure gli ignoranti, e pure le crape, — seguitò a dire, — lo sanno, quant’è bella la madre! E di lei nessuno mai se ne scorda, che è il primo amore di tutti! Che perfino...
— Sta’ zitta, brutta diavola scarmigliata, — la interruppe mio padre. E tornando a buttarsi sul letto, ebbe una nuova risata, ma fremente e scomposta, assai diversa dalla risata di poc’anzi: — La madre! — ripeté. — L’antenato mio, — dichiarò poi in trionfo, rivolto alla matrigna, — non aveva nessuna madre! lui era nato da un incontro fra una nube e un tuono!
— Eeh! — fece la matrigna, scettica, — una nube e un tuono!
— Sì! per fortuna sua! Così potesse ognuno nascere da... un tronco d’albero... da un cratere di Vesuvio... da una pietra focaia... da qualsiasi cosa che non tenesse viscere di femmina!
— ... Ma... le femmine... sacrificano tutto... per i figli loro... — si provò ancora ad obiettare la matrigna, (benché spaurita da quelle invettive). — Basta, ti ho detto, fa’ silenzio! — la interruppe di nuovo mio padre, — sacrificano... Vuoi sapere una importante Verità Eterna, tu diavolessa, tigre? Impara: IL SACRIFICIO È LA SOLA, VERA PERVERSIONE UMANA. Non mi piace a me, il sacrificio. E i sacrifici materni... Aah!
Per quante maligne femmine uno possa incontrare nella vita, la peggiore di tutte è la propria madre! questa è un’altra verità eterna!
...
— ... Almeno, — egli diceva, proseguendo il suo ragionamento, — dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro amore; ma dalla madre, chi ti salva? Essa ha il vizio della santità... non si sazia mai di espiare la colpa d’averti fatto, e, finché è viva, non ti lascia vivere, col suo amore. E si capisce: lei, povera ragazza insignificante, non possiede niente altro che quella famosa colpa nel suo passato e nel suo futuro, tu, figlio malcapitato, sei l’unica espressione del suo destino, essa non ha nessun’altra cosa da amare. Ah, è un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né se stesso, ma soltanto te! E se tu hai voglia di sottrarti a un simile sopruso, a una simile persecuzione, essa ti chiama Giuda! Precisamente, tu saresti un traditore, perché ti va di girare per le vie, alla conquista dell’universo, mentre che lei vorrebbe tenerti sempre con sé, nella sua dimora d’una camera e cucina!
...
— E mentre tu cresci, e ti fai bello, essa sfiorisce... Si sa che la fortuna non può impicciarsi con la miseria, così va la legge di natura! Però, lei, questa legge non la intende: e ti vorrebbe, suppongo, magari disgraziato peggio di lei, vecchio, imbruttito, magari mutilato o paralitico, pur di averti sempre vicino. Lei, per natura, non è libera, e vorrebbe che tu fossi asservito assieme a lei. Questo è il suo amore di madre!
«Non riuscendo ad asservirti, intanto, si compiace del suo romanzo d’una madre martire e d’un figlio senza cuore. Tu, è naturale, non hai nessun gusto per un romanzo di tal genere, e te ne ridi: a te piacciono altri romanzi, altri cuori... Essa piange, e sempre più diventa noiosa, senile, funesta! Tutto, intorno a lei, è infestato dalle lagrime. E tu, si capisce, sempre più hai voglia di evitarla. Appena ti vede ricomparire, essa ti accusa... I suoi insulti sono supremi, di uno stile biblico. Il meno che può dirti è infame assassino; e non c’è giorno che non ti reciti questa litania! Vorrebbe, forse, con le sue accuse, ispirarti l’odio di te, e privarti di te stesso, per sostituire, lei, i tuoi orgogli e i tuoi vanti, usurpandoti, come una regina triste.




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