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Discussione: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

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    Predefinito La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    La brutta notizia è che c’è ancora una parte di Italia, insieme a una parte di Francia, disposta a farsi prendere per i fondelli da un sinistro teatrante come Emmanuel Macron, ultimo erede di una famiglia di serial killer politici travestiti da statisti, pronti a indossare la maschera dell’orco (Van Rompuy, Schaeuble) o quella del pagliaccio finto-buono (Juncker, Prodi). L’Ogm Macron è una via di mezzo, un ibrido perfetto tra eleganza formale e trivialità sostanziale. Chiama i poveri “sdentati”, definisce l’attuale politica italiana “vomitevole”. E arriva a classificare “lebbra d’Europa” i movimenti democratici anti-establishment, dopo che Salvini e Di Maio hanno ridotto a carta straccia l’ultimo piano contro l’Italia approntato per i migranti insieme ad Angela Merkel, altro fossile vivente di un’Europa mascalzona, che in vent’anni non ha prodotto altro che crisi e paura, insicurezza sociale, terrorismo, diffidenza e risentimenti fra nazioni che avrebbero dovuto essere “sorelle”. L’Italia ancora dormiente – ormai minoranza, a quanto pare, arroccata attorno al patetico mainstream cartaceo e radiotelevisivo – non ha ancora capito chi è il fantoccio Macron, chi ne muove i fili, da quale curriculum proviene l’ombra nera che si aggira per l’Eliseo, attorno al presidente che insulta e minaccia – né più né meno come un monarca, indispettito dalle sconcertanti pretese del popolo. Chi si credono di essere, questi pezzenti italiani?

    Parole che ricordano quelle del mentore di Macron, il tristemente celebre Jacques Attali: ma cosa crede, la plebaglia europea, che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità? Un grande economista francese, Alain Parguez, invitato a Rimini da Paolo Jacques AttaliBarnard per il primo, storico summit sulla sovranità monetaria, lavorò all’Eliseo – insieme ad Attali – con il presidente socialista Mitterrand, ai tempi in cui la Francia era ancora la Francia, e non un mero ingranaggio dell’euro-imbroglio. Insigne accademico, Parguez racconta del progressivo smottamento “reazionario” dello stesso Mitterrand, fortemente propiziato dal potente gruppo di pressione incarnato proprio da Attali, che Parguez definisce «un monarchico, travestito da socialista». Avvertimenti: dopo l’omicidio del leader socialdemocratico Olof Palme in Svezia, Mitterrand deve aver intuito quale trattamento sarebbe stato riservato ai “ribelli”, ai leader contrari al nuovo ordine neoliberista in fase di insediamento, in Europa. Dopo la parentesi di Jacques Chirac, che tenne la Francia fuori dalla Guerra del Golfo, il potere “nero” conquistò direttamente l’Eliso, non più restando dietro le quinte ma piazzando il suo uomo – Nicolas Sarkozy – sulla poltrona presidenziale. Risultati tangibili: orrore e violenza, il Medio Oriente in fiamme, la nascita dell’Isis, la macelleria della Libia.

    Da Sarkozy – ora finalmente nei guai con la giustizia francese – lo stesso linguaggio da saloon esibito da Macron: «Ne avete abbastanza di questa feccia», disse, agli abitanti “bianchi” delle banlieues parigine “infestate” di migranti. «Ora ci penseremo noi a toglierli di mezzo». Poi venne il tempo del socialista incolore François Hollande, fotocopia (molto sbiadita) del repubblicano Chirac. Hollande, ha svelato Gioele Magaldi nel suo saggio “Massoni”, militava nella superloggia progressista “Fraternitè Verte”, a cui aveva promesso la fine del rigore socio-economico. Ma il suo governo è stato letteralmente travolto dall’emergenza terrorismo, dalla strage di Charlie Hebdo a quella del Bataclan, fino al massacro di Nizza. Sotto ricatto, con servizi segreti “colabrodo” e ministri sempre più “di destra” (fino all’esordiente Macron), Hollande ha tradito ogni promessa elettorale, imponendo ai lavoratori francesi l’harakiri della Loi Travail, il Jobs Act transalpino, destinato a favorire le aziende penalizzando i dipendenti. Contro l’ectoplasmatico Hollande, ennesimo politico di sinistra passato armi e bagagli al neoliberismo dell’ultra-destra economica, in Francia si è levata la protesta sovranista di Marine Le Pen, votata però alla Alain Parguezsconfitta per via delle tare xenofobe del suo Front National. A quel punto, l’élite “nera” ben rappresentata da personaggi come Attali ha fatto la sua mossa, lanciando l’erede di Sarkozy: Emmanuel Macron.

    Un enfant prodige venuto dal nulla, lo presentarono i giornali, per i quali “il nulla” può essere, eventualmente, anche la filiale bancaria francese della famiglia Rothschild. Corressero il tiro: Macron, scrissero, almeno sul piano politico è un self-made assoluto. Falso, anche questo: il suo maestro Attali è stato (ed è) uno degli uomini di potere più influenti d’Europa. Milita saldamente ai vertici della massoneria sovranazionale di stampo oligarchico, abilissima nell’infiltrare la sinistra europea traviandone i leader, dall’anziano Mitterrand all’allora giovane D’Alema. Banche e multinazionali, con un’unica cabina di regia per le grandi operazioni politiche: una su tutte, l’Unione Europea senza democrazia e la moneta europea senza sovranità. Da quella scuola – la più pericolosa, per l’Europa – proviene Emmanuel Macron: è l’ennesimo avatar del potere nero, insinuatosi nelle istituzioni per svuotarle ulteriormente di democrazia, sulla rotta della privatizzazione universale. Una teologia funesta e spacciata per verità di fede, insieme al dogma dell’austerity – tagliare la spesa pubblica per impoverire la classe media, moltiplicando i profitti stellari dell’élite anche grazie al dumping salariale garantito dai migranti, a loro volta costretti a fuggire dai paesi d’origine, saccheggiati sempre dalla medesima oligarchia.

    Sarebbe un errore madornale equiparare Macron alla Francia o, peggio ancora, ai francesi come popolo: il piccolo monarca per conto terzi, insediato all’Eliseo dalla peggior risma di parassiti in circolazione in Europa, ha ormai contro la maggioranza dei suoi connazionali. Lo contestano i sindacati, la sinistra di Mélenchon, il Fronte Nazionale della Le Pen. L’elettore medio – operaio, impiegato, agricoltore, imprenditore – ha capito che Emmanuel Macron non è l’uomo che sembrava essere: non sta dalla parte dei francesi, è manovrato da padroni potenti che non amano nessuno e detestano tutti – i francesi, gli italiani, i greci e ogni altra “plebaglia europea”, per citare l’ineffabile Attali. E’ questa, in fondo, la buona notizia: sembra che i popoli stiano cominciando a capire con chi hanno davvero a che fare. E in questa spettacolare procedura di sofferta autocoscienza ha un ruolo di primissimo piano proprio il neonato governo italiano, antropologicamente diversissimo dai precedenti: per iSarkozy e Merkelpadroni occulti di Macron dev’essere un film dell’orrore, l’inaudito spettacolo dei ministeri italiani occupati da grillini e leghisti. Ringhia, Macron, perché è il cane da guardia di un palazzo oscuro che adesso comincia ad avere paura del popolo. Insulta e minaccia, perché – come i suoi padroni – sa che i popoli di tutta Europa (cominciando da quello francese) guardano l’Italia che sfida Bruxelles, e prendono nota. Il tempo dei Macron potrebbe finire prima del previsto?

    La prima a capirlo è stata Angela Merkel, sveltissima a indossare i panni improbabilissimi dell’amicona dell’Italia, paese che il suo governo ha letteralmente azzoppato a colpi di rigore: la sola operazione Monti, decisa tra Berlino e Francoforte nei santuari supermassonici frequentati da ex italiani come Mario Draghi, è costata al nostro paese la perdita di 400 miliardi di Pil e del 25% del potenziale industriale del “made in Italy”. Rideva, Angela Merkel – insieme al suo compagno di merende Sarkozy – quando i media italiani colonizzati dallo straniero bombardavano a tappeto il lebbroso di turno, l’inguardabile Berlusconi. Oggi alla Merkel (e al suo nuovo sodale, Macron) è passata di colpo la voglia di ridere: finalmente, il nostro paese li preoccupa. Macron con Attali«L’Italia traccia le strade», disse l’esoterista rosacrociano Rudolf Steiner, pensando al Rinascimento: una quasi-profezia ben nota ai massoni reazionari del massimo potere, quali Sarkozy, Merkel, Macron e compagnia complottante.

    La loro paura è che la strada tracciabile oggi dall’Italia gialloverde, vera e propria incognita politica, sia quella di un’Europa da rivoltare da cima a fondo, sfrattando dai loro troni gli usurpatori regnanti, i piccoli boss del nuovo, deprimente Sacro Romano Impero costruito con l’imbroglio, la frode finanziaria, la menzogna economicistica, il crimine sociale dell’ordoliberismo mercantilista post-capitalistico e parassitario. Un regime occulto, a cui i governi fanno da paravento istituzionale. Un sistema autoritario e privatistico, sleale, scorretto e bugiardo, governato nell’ombra da élite che detestano il popolo, la democrazia e la plebaglia europea nel suo insieme, mezzo miliardo di straccioni e lebbrosi, a cui oggi l’Italia potrebbe tracciare una nuova strada, meno lorda di sangue greco e africano, di strazio italiano inferto dai tagli – senza anestesia – su lavoro e pensioni, sanità e scuola. Il consenso democratico di cui oggi godono Salvini e Di Maio, almeno il 60% degli elettori, l’ometto dell’Eliseo può solo sognarselo. Infatti gracchia, stizzito come un qualsiasi dittatore pericolante, sibilando i suoi insulti razzisti e xenofobi – un regalo illuminante, per chi ancora non aveva capito chi fosse, davvero, il micro-napoleonico Macron.

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  2. #2
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Ieri hanno formato l'Asse franco-spagnolo, che oggi proporrà gli hot spot nel paese di sbarco (noi) e le "sanzioni" a chi respinge i migranti (noi).
    E noi oggi li prenderemo a pernacchie

    In campagna elettorale avevamo detto, fra il raccapriccio degli Antifascisti (da Berlusconi a Boldrini) che dovevamo occupare un pezzo di Libia per farci i centri di accoglienza, e ieri la neo ministro della Difesa è stata chiarissima: i nostri interessi in Libia devono tornare centrali nella azione italiana.
    E la settimana prossima Salvini va in Libia proprio per questo, speriamo tenendo presente che i capi della Libia sono due, Tripolitania e Cirenaica, la prima "Occidentale", la seconda verso Putin.

    Possiamo tornare a giocare a tutto campo: la Libia, la Tunisia che da Craxi fu "soffiata" ai francesi, e Malta protettorato italiano fin dal 2 agosto 1980, l'Egitto a cui l'ENI ha trovato il più grande giacimento di gas del mediterraneo... abbiamo i nostri interessi in Iran e in Siria.
    Se ci leviamo la livrea da maggiordomo possiamo fare parecchio.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Macarun, macarun... a l'è un cuiun!
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  4. #4
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Hanno colonizzato mezzo mondo, hanno depredato mezzo mondo.....e poi ci fanno la morale.
    Li accogliessero anche loro visto che sono la causa del loro sottosviluppo e considerando che hanno sempre rapporti commerciali e politici e questi stati affricani rimangono protettorato.

  5. #5
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Se ci leviamo la livrea da maggiordomo possiamo fare parecchio.
    Mah...! Non vediamo il senso di andare a discutere con un buzzurro che insulta l'Italia e gli italiani.
    Lo spernacchio è fuori discussione... Usanza campana, il Nostro Presidente Conte è foggiano.

    Sorge spontanea la domanda: ci si nota di più se andiamo o stiamo a casa...?!?



    Kobra (Democritico)
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    è il Cittadino che diventa Stato.

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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Ma non lo dice nessuno che sono gli italiani che si sono indebitati fino al collo? Che non sono riusciti a rinnovare le leggi di uno stato in bancarotta, che sono sopraffatti dalla criminalita' organizzata figlia della cultura servile e furbetta insita nel dna terronico ma non solo.
    Non lo dice nessuno che sono gli italiani che hanno di fatto reso le rotte clandestine facili e legittime? Non lo dice nessuno che non siamo mai stati capaci di abbassare le tasse, rendere l'economia competitiva, investire nell'innovazione, nella cultura e nell'educazione.

    Quello che vedo e' solo un patetico piagnisteo di chi si e' lasciato rimbambire per decine di anni dai pifferai magici e adesso pensa di essere dalla parte del giusto mentre in verita' e' sotto le allucinazioni di un ennesimo pifferaio magico.
    anton likes this.
    « Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva a diffondere la fede per mezzo della spada. »
    Manuele II Paleologo

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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Condividiamo...

    Siccome abbiamo un alto debito pubblico, i terroni, la mafia, le tasse alte e, soprattutto, decine di organizzazioni benefiche che lucrano sui migranti senza dover rendere conto a nessuno, allora abbiamo il dovere di stare zitti.

    Solo che in tutto questo ci sfugge il nesso logico...



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    Sentenza and Sparviero like this.
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  8. #8
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio
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    Siccome abbiamo un alto debito pubblico, i terroni, la mafia, le tasse alte e, soprattutto, decine di organizzazioni benefiche che lucrano sui migranti senza dover rendere conto a nessuno, allora abbiamo il dovere di stare zitti.

    Solo che in tutto questo ci sfugge il nesso logico...



    Kobra (Democritico)

    Non e' questione di logica ma di buon senso.
    In questi casi piu' che le lamentele servirebbero parole di incoraggiamento e sopratutto un sincero interesse a invertire questa tendenza autodistruttiva. Sinceramente non vedo nessun cambiamento ma solo un cambio di gestione con lo stesso programma.
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Citazione Originariamente Scritto da WalterA Visualizza Messaggio
    Non e' questione di logica ma di buon senso.
    In questi casi piu' che le lamentele servirebbero parole di incoraggiamento e sopratutto un sincero interesse a invertire questa tendenza autodistruttiva. Sinceramente non vedo nessun cambiamento ma solo un cambio di gestione con lo stesso programma.
    Per esperienza professionale abbiamo imparato che le difficoltà si affrontano una alla volta cominciando da quelle più difficili.
    Affrontarle tutte insieme non garantisce il successo.

    Ora, la questione "migranti" NON E' la priorità della Nazione... Viene spacciata per tale a scopo elettoralistico.
    Qui la posta in gioco è molto più importante di una bagnarola piena di poveracci che rischiano la vita e inducono sentimenti contrapposti di pietismo e irrazionale razzismo e il sig. Grifo ne ha fatto una parziale descrizione.


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  10. #10
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    Predefinito Re: La lebbra europea: quella del vomitevole, xenofobo Macron

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio
    Mah...! Non vediamo il senso di andare a discutere con un buzzurro che insulta l'Italia e gli italiani.
    Lo spernacchio è fuori discussione... Usanza campana, il Nostro Presidente Conte è foggiano.

    Sorge spontanea la domanda: ci si nota di più se andiamo o stiamo a casa...?!?

    Kobra (Democritico)
    Se fossimo stati ancora prede da sbranare, sarebbe stata indifferente la scelta, considerato come gli "altruisti" franco-teutonici ci hanno spolpato da Prodi in poi (400 miliardi di PIL in fumo e il 25% di aziende disintegrate).
    Oggi iniziamo a mostrare gli artigli, malgrado quelli del PD, LeU, FI se la facciano ancora addosso e temono che possano (essi e non l'Italia) rimanere isolati per sempre.
    In virtù del cambio di paradigma credo che ci si nota di più se andiamo e facciamo notare, al tavolo dei predatori, che non siamo più prede.

 

 
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