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Discussione: Addio al compagno Losurdo

  1. #1
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    Predefinito Addio al compagno Losurdo

    Addio maestro e compagno Losurdo

    di Francesco Valerio Della Croce, Segretario nazionale della FGCI

    È morto Domenico Losurdo. Sebbene al corrente del suo male da un po’ di tempo, la notizia mi sconvolge. Il PCI, tutti i comunisti piangono la scomparsa di un gigante mondiale del pensiero marxista e del movimento comunista internazionale. Toccherà a noi, adesso più che mai, essere degni allievi di un tale Maestro. Vorrei però affermare una cosa: Domenico Losurdo è stato sempre vicino ai suoi compagni e al suo partito, ha accompagnato la nascita e questi primi anni di vita del nostro Partito Comunista Italiano come membro autorevole del suo Comitato Centrale e lo ha difeso e aiutato nei passaggi più delicati e difficili. Alla sua memoria, chiniamo le bandiere del nostro Partito.

    Addio maestro e compagno Losurdo | CòmINFO

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  2. #2
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    No il compagno Losurdo noooo

  3. #3
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    E’ morto Domenico Losurdo, filosofo e marxista

    di Rete Dei Comunisti - Stefano G. Azzarà *

    Pubblichiamo qui il ricordo della Rete dei Comunisti e di Stefano G. Azzarà, che con Losurdo ha studiato e lavorato.

    La morte dello studioso, del compagno Domenico Losurdo è una perdita che pesa. Particolarmente in una fase storica, come quella che viviamo, in cui le ragioni dell’alternativa, del riscatto sociale e della liberazione dal lavoro salariato sembrano offuscate e smarrite sotto il peso e la evidente pervasività dell’offensiva borghese.

    Losurdo è stato un intellettuale comunista a tutto tondo. Losurdo è stato uno scienziato della teoria il quale – da materialista e, quindi, da marxista autentico – non si è mai tolto il cappello a fronte delle ideologie dominanti e delle loro mastodontiche forme di esercizio e di comando. Mai banale, mai dogmatico, mai impressionistico nei confronti della materia sociale che ha studiato, interpretato e, quando necessario, sapientemente demistificato. In questo contesto Domenico Losurdo ha dato un notevole contributo al generale processo di critica del liberalismo in tutte le sue diversificate rappresentazioni e del capitalismo. Sul versante filosofico e storico lo studio e la rigorosa ricerca di Losurdo ha contribuito allo smantellamento di alcune (forti) narrazioni capitalistiche su temi e snodi di fondamentale importanza non solo per disarticolare il sistema ideologico di pensiero dominante ma anche per mantenere aperta – su tutto l’arco delle contraddizioni – la strada del cambiamento societario, dell’alternativa di sistema e del socialismo.

    Nei suoi scritti la spinta al mutamento ed alla necessità della rottura rivoluzionaria è sempre presente senza mai dimenticare la storia, l’epopea ma anche la necessità di un bilancio del movimento comunista internazionale e di alcuni suoi grandi interpreti che hanno segnato, in ogni caso, la nostra contemporaneità.

    Enormi sono i suoi lavori editoriali e lo studio accumulato nei decenni, sia in Italia e sia in altri paesi. Non a caso Domenico Losurdo è stato apprezzato anche da chi, pur da posizioni teoriche distanti dal marxismo, riconosceva la qualità e la serietà del contributo ideale ed intellettuale di Domenico.

    Ora è il momento del lutto e del cordoglio ma ritorneremo, in maniera più sistematica, sul contributo elaborato da Losurdo con l’auspicio di mantenere viva la “battaglia delle idee” e la lotta a fondo ad ogni tentativo di voler affermare il modo di produzione capitalistico come “fine della storia”.

    Rete dei Comunisti

    *****

    Dall’intervista che chiude il mio libro “L”humanité commune: Dialectique hégélienne, critique du libéralisme et reconstruction du matérialisme historique chez Domenico Losurdo” (Delga, Paris 2012).

    Grazie di tutto.
    _________________

    Azzarà. Come incide questa debolezza teorica sullo stato della sinistra attuale? LEuropa si confronta oggi con trasformazioni imponenti che stanno mutando il volto del mondo. Sono trasformazioni che riguardano i rapporti di forza internazionali sul piano politico e su quello economico, ma anche lequilibrio tra Stato e mercato, la natura della democrazia, le grandi migrazioni. La sinistra non sembra avere oggi né idee, né prospettive politiche.

    Losurdo. Con la crisi prima e col crollo poi del «socialismo reale», in Occidente e in Italia in modo particolare la sinistra ha smarrito ogni reale autonomia. Sul piano storico ha sostanzialmente desunto dai vincitori il bilancio storico del Novecento. Due sono i punti centrali di tale bilancio: per larghissima parte della sua storia, la Russia sovietica è il paese dell’orrore e persino della follia criminale. Per quanto riguarda la Cina, il prodigioso sviluppo economico che si verifica a partire dalla fine degli anni 70 non ha nulla a che fare col socialismo ma si spiega soltanto con la conversione del grande paese asiatico al capitalismo. A partire da questi due capisaldi ogni tentativo di costruire una società post-capitalistica è oggetto di totale liquidazione e persino di criminalizzazione, e l’unica possibile salvezza risiede nella difesa o nel ristabilimento del capitalismo. E paradossale, ma sia pure con sfumature e giudizi di valore talvolta diversi, questo bilancio viene spesso sottoscritto dalla sinistra, compresa quella «radicale».
    Ancora più grave è la subalternità di cui la sinistra dà prova sul piano più propriamente teorico. Nellanalizzare la grande crisi storica che si sviluppa nel Novecento, l’ideologia dominante evita accuratamente di parlare di capitalismo, socialismo, colonialismo, imperialismo, militarismo. Queste categorie sono considerate troppo volgari. I terribili conflitti e le tragedie del Novecento sono invece spiegate con l’avvento delle «religioni politiche» (Voegelin), delle «ideologie» e degli «stili di pensiero totalitari» (Bracher), dell«assolutismo filosofico» ovvero del «totalitarismo epistemologico» (Kelsen), della pretesa di «visione totale» e di «sapere totale» che già in Marx produce il «fanatismo della certezza» (Jaspers), della «pretesa di validità totale» avanzata dalle ideologie novecentesche (Arendt).

    Se questa è l’origine della malattia novecentesca, il rimedio è a portata di mano: è sufficiente un’iniezione di «pensiero debole», di «relativismo» e di «nichilismo» (penso al Vattimo degli anni Ottanta). In tal modo non solo la sinistra fornisce il suo bravo contributo alla cancellazione di capitoli fondamentali di storia: i massacri e i genocidi coloniali sono stati tranquillamente teorizzati e messi in pratica in un periodo di tempo in cui il liberalismo si coniugava spesso con l’empirismo e il problematicismo; prima ancora dell’avvento del pensiero forte novecentesco, la prima guerra mondiale ha imposto col terrore a tutta la popolazione maschile adulta la disponibilità e la prontezza ad uccidere e ad essere uccisi.

    Per di più, come medico per eccellenza della malattia novecentesca viene spesso celebrato Nietzsche, che pure si attribuisce il merito di essersi opposto «ad una falsità che dura da millenni» e che aggiunge: «Io per primo ho scoperto la verità, proprio perché per primo ho sentito la menzogna come menzogna, la ho fiutata» (Ecce homo, Perché io sono un destino, 1). Così enfatica è l’idea di verità, che coloro i quali sono riluttanti ad accoglierla sono da considerare folli: sì, si tratta di farla finita con le «malattie mentali» e con il «manicomio di interi millenni» (L’Anticristo, § 38). D’altro canto, il presunto campione del «pensiero debole» e del «relativismo» non esita a lanciare parole d’ordine ultimative: difesa della schiavitù quale fondamento ineludibile della civiltà; «annientamento di milioni di malriusciti»; «annientamento delle razze decadenti»! La piattaforma teorico-politica suggerita a suo tempo da Vattimo – ma che Vattimo stesso pare oggi mettere in discussione – mi sembra insostenibile da ogni punto di vista.
    Altre correnti del pensiero dominante indicano il rimedio alle tragedie del Novecento non già nel relativismo, ma, al contrario, nel recupero della saldezza delle norme morali, sacrificate da comunisti e nazisti sull’altare del machiavellismo e della Realpolitik (Aron e Bobbio) ovvero della filosofia della storia e della presunta necessità storica (Berlin e Arendt).

    Nella sinistra e nella stessa sinistra radicale (si pensi a «Empire» di Hardt e Negri) è divenuta un punto di riferimento soprattutto Arendt. Rimossa o sottoscritta è la liquidazione a cui lei procede di Marx e della rivoluzione francese con la connessa celebrazione della rivoluzione americana (e il conseguente indiretto omaggio al mito genealogico che trasfigura gli Usa quale «impero per la libertà», secondo la definizione cara a Jefferson, che pure era proprietario di schiavi). In questo caso ancora più assordante è il silenzio sulla tradizione colonialista e imperialista alle spalle delle tragedie del Novecento. Arendt condanna l’idea di necessità storica nella rivoluzione francese, e soprattutto in Marx e nel movimento comunista; dimentica però che il movimento comunista si è formato nel corso della lotta contro la tesi del carattere ineluttabile e provvidenziale dell’assoggettamento e talvolta dell’annientamento delle «razze inferiori» ad opera dell’Occidente, si è formato nel corso della lotta contro il «partito del destino», secondo le definizione cara a Hobson, il critico inglese dell’imperialismo, letto e apprezzato da Lenin.

    Arendt contrappone negativamente la rivoluzione francese, sviluppatasi all’insegna dell’idea di necessità storica, alla rivoluzione americana, che trionfa all’insegna dell’idea di libertà. In realtà l’idea di necessità storica agisce con modalità diverse in entrambe le rivoluzioni: se in Francia viene considerata ineludibile anche l’emancipazione degli schiavi, che è in effetti è sancita dalla Convenzione giacobina, negli Usa il motivo del Manifest Destiny consacra la conquista dell’Ovest, inarrestabile nonostante la riluttanza e la resistenza dei pellerossa, già agli occhi di Franklin destinati dalla «Provvidenza» ad essere spazzati via.
    Arendt muore nel 1975, non ancora settantenne. In questa morte precoce c’è un elemento paradossale di fortuna sul piano filosofico. Solo successivamente intervengono gli sviluppi storici che falsificano totalmente la piattaforma teorica della filosofa scomparsa: a partire dalla presidenza Reagan sono proprio gli Stati Uniti a impugnare la bandiera della filosofia della storia contro l’Urss e i paesi che si richiamano al comunismo, destinati a finire nella «spazzatura della storia» e comunque collocati ai giorni nostri lo proclamano Obama e Hillary Clinton «dalla parte sbagliata della storia». Più longevi ma meno fortunati sul piano filosofico sono i devoti di Arendt, che continuano a ripetere la vecchia filastrocca, senza accorgersi del radicale rovesciamento di posizioni che nel frattempo si è verificato sul piano mondiale.
    Subalterna sul piano del bilancio storico così come delle categorie filosofiche, la sinistra (compresa quella radicale) è chiaramente incapace di procedere a un«analisi concreta della situazione concreta». Tanto più, se teniamo presente che alla catastrofe teorico-politica ha contribuito ulteriormente una mossa sciagurata, quella che contrappone negativamente il «marxismo orientale» al «marxismo occidentale». Alle spalle di questa mossa agisce una lunga e infausta tradizione.

    In Italia, subito dopo la rivoluzione d’ottobre, Filippo Turati, che continua a fare professione di marxismo, non riesce a vedere nei Soviet null’altro che l’espressione politica di un’«orda» barbarica (estranea e ostile all’Occidente). A partire dagli anni 70 del secolo scorso, la divaricazione tra marxisti orientali e marxisti occidentali ha visto contrapporsi da un lato marxisti che esercitano il potere e dall’altro marxisti che sono all’opposizione e che si concentrano sempre più sulla «teoria critica», sulla «decostruzione», anzi sulla denuncia del potere e dei rapporti di potere in quanto tali, e che progressivamente nella loro lontananza dal potere e dalla lotta per il potere ritengono di individuare la condizione privilegiata per la riscoperta del marxismo «autentico».

    E’ una tendenza che ai giorni nostri raggiunge il suo apice nella tesi formulata da Holloway, in base alla quale il problema reale è di «cambiare il mondo senza prendere il potere»! A partire da tali presupposti, cosa si può capire di un partito come il Partito comunista cinese che, gestendo il potere in un paese-continente, lo libera dalla dipendenza economica (oltre che politica), dal sottosviluppo e dalla miseria di massa, chiude il lungo ciclo storico caratterizzato dall’assoggettamento e annientamento delle civiltà extra-europee ad opera dell’Occidente colonialista e imperialista, dichiarando al tempo stesso che tutto ciò è solo la prima tappa di un lungo processo all’insegna della costruzione di una società post-capitalistica?

    https://www.ilpartitocomunistaitalia...chi-non-muore/

  4. #4
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    Il suo vasto contributo alla lotta contro il revisionismo e le calunnie borghesi è imperituro.

    Addio grande Compagno.
    Lord Attilio and amaryllide like this.
    "L'ideale rivoluzionario è più alto del Cielo" (Xi Jinping)

    "Gli Stati Uniti sono nel raggio delle nostre armi nucleari" (Kim Jong Un)

  5. #5
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    R.i.p.
    amaryllide likes this.
    Liberali: non sottovalutare quanto siano disgustosi, o ti stupiranno. (Hermes)
    "Israele è la rappresentazione concreta dell'idea di Male Assoluto" (Kavalerists)
    “Social Nationalism vs National Socialism” (Antoun Saadeh)

  6. #6
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    RIP. Stavo guardando su twitter quanti lo ricordano, moltissimi sono stranieri. Ha fatto davvero un grande lavoro. Il miglior marxista italiano dopo Gramsci, e forse il migliore del mondo attualmente. LA sua demistificazione del marxismo occidentale, tanto implacabile nel fare la filologia delle virgole di Marx quanto nella condanna di chi il comunismo ha cercato di costruirlo davvero, è un'eredità inestimabile.
    Spirdu and Lord Attilio like this.
    "Una vecchia barzelletta sovietica, diceva, cos’è il deviazionismo? È andare dritti quando la linea va a zig zag. Ecco, io sono un deviazionista"

  7. #7
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    RIP. Stavo guardando su twitter quanti lo ricordano, moltissimi sono stranieri. Ha fatto davvero un grande lavoro. Il miglior marxista italiano dopo Gramsci, e forse il migliore del mondo attualmente. LA sua demistificazione del marxismo occidentale, tanto implacabile nel fare la filologia delle virgole di Marx quanto nella condanna di chi il comunismo ha cercato di costruirlo davvero, è un'eredità inestimabile.
    Io praticamente sono diventato marxista leggendo Losurdo (e anche Preve, pur con tutti i suoi difetti). Di intellettuali come lui che coniugano impegno teorico e militanza politica ce ne vorrebbero molti di più oggi, ma non so se in un ambiente ostile e difficile come l'Italia ciò sarà ancora possibile, il caso di Losurdo era più unico che raro.

  8. #8
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    L’ Accademia marxista cinese ricorda Domenico Losurdo

    Spettabile Partito Comunista Italiano,
    Spettabile Associazione politico-culturale Marx XXI,
    profondamente colpiti nell’appendere la scomparsa del compagno Domenico Losurdo, intellettuale Marxista di fama internazionale, militante comunista del PCI e presidente dell’ Associazione politico-culturale Marx XXI, esprimiamo le nostre piu’ vive condoglianze per la grave perdita del movimento socialista italiano.
    Il compagno Losurdo sara’ certamente rimpianto, sia da voi sia da noi chiunque abbia avuto contatto con Lui, per la grande gentilezza e cordialita’ che esprimeva e per la sua grande esperianza, le eccellenti opere che nessuno potra’ mai dimenticare.Noi non dimenticheremo mai gli aiuti preziosi che ci ha dato.
    In questa triste circostanza porgiamo le nostre piu’ sentite condoglianze ed esprimiamo il nostro rammarico.
    Vi preghiamo di estenderle le nostre condoglianze alla famiglia del Losurdo, partecipiamo con profondo cordoglio al lutto che ha colpito i Suoi familiari.
    Cordiali saluti.

    Presidente Deng Chundong
    ed i compagni che Lo conoscono


    https://www.ilpartitocomunistaitalia...enico-losurdo/

  9. #9
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    Uno dei pochi ad aver compreso Nietzsche ed averlo ben dipinto come radicale aristocratico, nella sua monumentale opera di 1200 pagine.
    Onore al compagno Losurdo!

  10. #10
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    Predefinito Re: Addio al compagno Losurdo

    La resistenza di Losurdo al Pensiero Unico

    Carlo Freccero per l'AntiDiplomatico

    Nel 2014 fui contattato dal Prof. Domenico Losurdo. Aveva letto alcuni miei interventi sulla Sinistra e li riteneva compatibili col suo pensiero. Mi chiedeva di presentare il suo ultimo libro in uscita: La Sinistra assente. Mi capita spesso di presentare, su richiesta, testi in uscita ed il mio contributo dovrebbe riguardare soprattutto la comunicazione. Ma proprio a livello di comunicazione La Sinistra assente ha modificato per sempre il mio modo di pensare. Nella mia ingenuità, non potevo pensare ad una manipolazione delle notizie che andasse al di là delle più diffuse tecniche di persuasione e di presentazione per arrivare alla contraffazione vera e propria.

    Parafrasando Kant su Hume posso dire che Losurdo mi fece uscire dal sonno dogmatico per cui le notizie ritenute universalmente vere, sono vere sostanzialmente perché, al di là di un’interpretazione più o meno ideologica, conservano comunque un legame con la realtà. Con La Sinistra assente ho imparato che non esiste una separazione netta tra realtà e fiction. Il Prof mi aveva scelto come interprete de La società dello spettacolo, ma dimostrò anche a me, prove alla mano, che oggi l’informazione è solo spettacolo. Gli sono riconoscente. Da allora per me, niente è mai stato più come prima e sono finito ad ingrossare le fila, mio malgrado, di quei cospirazionisti ingenui che prima criticavo e che però - analizzati i fatti - dicono la verità. Questi che vi propongo sono i miei appunti di allora per la presentazione del libro.

    La forza del libro La sinistra assente di Losurdo è di essere un libro di filosofia che però si appoggia ed argomenta a partire da precisi dati storici. Il fatto, il documento, rappresentano un potente antidoto per due caratteristiche di quello che Losurdo tenta di definire in altri termini, ma che per me risponde perfettamente alla definizione di Ignacio Ramonet di “pensiero unico”.

    Il pensiero unico è il pensiero della postmodernità. E il postmoderno ha cancellato la storia a favore di “un eterno presente”. Non a caso Lukács, di cui Losurdo è studioso e cultore, in ben altre epoche (1967 Storia e coscienza di classe), invocava come meccanismo per il recupero della coscienza di classe, l’analisi del presente come storia. La storia del perché siamo arrivati sin qui, in un presente in cui siamo immersi e che ci appare naturale e quindi non criticabile, è l’unico vero antidoto per ricondurre il naturale ad una dimensione storica. Noi abbiamo costruito il presente, noi possiamo cambiarlo.

    Il secondo campo in cui il richiamo ad una dimensione storica funziona come potente antidoto, è il piano della comunicazione, che, ancora una volta si costruisce su un eterno presente. L’agenda dei media è una lavagna autocancellante in cui la notizia successiva spinge nell’oblio la notizia precedente: la vita di una notizia è così effimera da non richiedere neanche una smentita ufficiale ( vedi Contro la comunicazione di Perniola). E veniamo all’argomento del libro: l’assenza della sinistra. Losurdo parte da una duplice constatazione:

    a) stiamo vivendo una gravissima crisi economica;

    b) sparsi per il mondo si moltiplicano i focolai di guerra e queste guerre disseminate sul territorio sembrano convergere in un disegno di guerra globale che ha per nemico designato la Cina, la Russia e gli altri paesi emergenti che si sono affrancati dalla servitù coloniale e della dominazione ideologica di quello che rappresenta oggi l’impero per eccellenza: gli Stati Uniti.

    In un contesto come questo sarebbe indispensabile una sinistra, intesa come opposizione, pensiero critico alternativo. Invece noi continuiamo a curare la crisi economica ricorrendo agli strumenti economici che l’hanno prodotta. E apriamo nuovi fronti di guerra facendo ricorso a quel meccanismo di indignazione che ha prodotto tutte le guerre precedenti e prima ancora,le guerre coloniali. Prima di leggere il libro credevo che la definizione “La sinistra assente“ si riferisse all' attuale sparizione dei partiti di sinistra, in molti stati europei, a partire dall’Italia. No, c’è di peggio. E’ qualcosa su cui non avevo riflettuto abbastanza, perché emerge con chiarezza proprio dall’aver messo insieme dati e posizioni lontani e dispersi .

    Quando la Sinistra interviene, ad esempio nel contesto delle varie guerre postcoloniali seguite al nuovo ordine, instaurato con la caduta del muro di Berlino, lo fa non in chiave critica o alternativa, ma per rafforzare al contrario, con il suo intervento, la logica del pensiero unico. E non si tratta di una sinistra moderata o collusa. Si tratta dei migliori rappresentanti della sinistra. Habermas ha sostenuto insieme ad Hardt ,coautore con Negri di Impero, la guerra in Jugoslavia, Rossanda e Camusso l’intervento in Libia. Sloterdijk e, in suo appoggio Žižek sono intervenuti contro lo stato sociale che si basa su imposte fiscali progressive , un “sistema dominante di coercizione fiscale“ che porta ad una “redistribuzione coatta” di quello che invece dovrebbe essere un dono, un’esigenza del dare, in breve, una forma di carità e non di dovere.

    E si potrebbe continuare a lungo. Tutto ciò ci pone di fronte ad un’evidenza: la sinistra non dispone ormai di argomentazioni alternative al pensiero dominante. Il liberismo imperante rappresenta l’unico discorso possibile. E spesso l’essere di sinistra si risolve in un duplice discorso. Da un lato l’Occidente con i suoi valori di democrazia e diritti umani, dall’altro l’avversario, il nemico, che sempre viene descritto come un dittatore incapace di rispettare i diritti umani, assetato di sangue e capace di ogni nefandezza , come estrarre neonati dall’incubatrice per farli morire sul pavimento dell’ospedale ( nota Fake news su Saddam Hussein). I nemici dell’Occidente, e quindi dell’America, non solo vengono presentati all’opinione pubblica, con tratti satanici, ma dopo essere stati deposti, saranno eventualmente giudicati da un tribunale internazionale, per i loro crimini di guerra.

    L’America non tollera il “terrorismo islamico“ e si ritiene in diritto di intervenire in ogni angolo del pianeta dove il mancato rispetto dei diritti umani si coniughi con benefici strategici sul piano militare o sul possesso delle fonti energetiche. Ad esempio è intervenuta in Afghanistan, dove i diritti delle donne erano calpestati dai talebani. Ma non è mai intervenuta a stigmatizzare il fondamentalismo degli Emirati Arabi, in cui veramente donne ed immigrati vivono in uno stato di asservimento e schiavitù. Esiste quindi un doppio binario anche per i diritti, secondo uno schema già sperimentato in epoca coloniale. Da un lato l’Occidente portatore di valori e diritti. Dall’altro gli Altri, specialmente se ricchi da materie prime, che l’Occidente deve rieducare alla luce dei suoi valori. La demonizzazione del nemico può scattare all’improvviso, dopo il passaggio da uno stato di collaborazione ed alleanza ad un conflitto di interessi. Pensiamo alla guerra in Libia, subita dall’Italia contro i propri interessi reali, al solo scopo di compiacere un fronte occidentale costituito da Francia ed Inghilterra, interessate a sostituirsi a noi allo sfruttamento delle risorse del paese. La figura di Gheddafi, da amico/alleato, magari un po’ eccentrico, si tramuta repentinamente in un dittatore sanguinario nemico del suo popolo.

    Il copione è sempre lo stesso. Si demonizza il nemico, si sostiene un’eventuale resistenza locale, si soffia sul fuoco producendo disordini, si compiono atti estremi, come sparare sulla folla, accusando il dittatore di aggressione verso il suo popolo. É il copione messo in scena recentemente sia in Siria che in Ucraina, dove il ruolo dell’eroica resistenza al dittatore, era impersonato rispettivamente dall’Isis e dalle truppe neonaziste ucraine. Com' è stato possibile che la sinistra non sia più in grado di produrre un pensiero critico e prendere le distanze dalle logiche del pensiero unico?

    È quanto Losurdo cerca di spiegarci nel capitolo 3: Società dello spettacolo, terrorismo dell’indignazione e guerra. pag 77: “Per tutto un periodo storico, essenzialmente la modernità, i conflitti tra le grandi potenze capitalistiche, come tutte le lotte interne alla borghesia e alle classi dominanti, hanno fornito alle classi e ai popoli in condizione subalterna importanti elementi di illuminismo e progresso“. Il ricorso alla ragione permetteva alle sinistra una critica costruttiva interna al discorso dominante:

    “Per tutto un periodo storico alle trombe delle classi dominanti, si sono in qualche modo contrapposte le campane delle classi subalterne”.

    Certo le due parti, classi dominanti e subalterne non combattevano ad armi pari, ma il pensiero critico era sufficiente a porre un argine alle argomentazioni più aberranti. Tutto questo finisce nell ‘89 con il superamento del comunismo ed il passaggio al pensiero unico. Ma non si tratta solo della fine di un mondo bipolare, in cui ad una visione del mondo si contrappone un’altra visione del mondo. Si tratta anche del passaggio da un’argomentazione di tipo razionale, ad un condizionamento puramente emotivo, irrazionale, basato su tecniche di manipolazione ispirate alla psicologia sociale di Gustave Le Bon o alla teoria del disgusto di Bismarck, come Losurdo ci insegna. Queste tecniche di persuasione occulta si formano e si elaborano nell’800 e sono alla base anche delle guerre coloniali. Ma, secondo me, conoscono una nuova vitalità quando con la postmodernità il pensiero debole sostituisce il pensiero forte, e l'opinione prevale sulla ragione. Se niente è razionale, non è alla ragione, ma al sentimento che possiamo fare ricorso per condizionare il popolo. Ed è qui che per me, sparisce la figura della sinistra. La sinistra, secondo Bourdieu, si identifica col capitale culturale. Morta la cultura, morta la ragione, non vi può essere sinistra, cioè pensiero critico. Ed ecco che la Sinistra è vittima di quello stesso condizionamento che colpisce le masse. Come possiamo rendere accettabile una cosa inaccettabile come la guerra?

    La nostra generazione ha vissuto l’esperienza del Vietnam, è stata pacifista, ha bruciato le cartoline di leva. La Sinistra di oggi chiede la guerra perché condizionata dal disgusto. È stato Bismarck il primo a porsi il problema di rendere accettabile la guerra. E la soluzione del caso è stata il disgusto. Demonizzando l’avversario si genera disgusto ed il disgusto ci porta infallibilmente al terrorismo dell’indignazione e alla richiesta della guerra per combattere il male. E qui si innesta anche il discorso dello spettacolo, della fiction che deve mettere in scena l’indicibile e l’intollerabile per creare nell’opinione pubblica la pulsione verso la guerra.

    L’armamentario è sempre il solito ed è stato fatto proprio da tutto l'Occidente. Per paradosso i primi a subire l’applicazione pratica delle teorie del Bismarck sono stati i suoi stessi compatrioti. Nel corso del primo conflitto mondiale gli intelletuali inglesi attribuivano ai tedeschi le seguenti atrocità: “ avevano violentato donne e persino bambini, impalato e crocifisso uomini, mozzato lingue e seni, cavato occhi e bruciato interi villaggi“ (pag 74). Questo repertorio di nefandezze corrisponde oggi, alla lettera, nella propaganda corrente, all’operato dell’Isis, ma persino l’Isis ritorna un eroico movimento di resistenza quando si oppone ad analoghe nefandezze di Assad, e via discorrendo . E' un copione ormai logoro che però continua a funzionare. Il dramma è che funziona non tanto per l'assenza di una critica di sinistra, quanto per un impegno attivo della sinistra stessa che, prima vittima della propaganda, si fa parte attiva della sua attuazione su scala mondiale.

    La resistenza di Losurdo al Pensiero Unico

 

 
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