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Discussione: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

  1. #261
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    Predefinito Rif: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    LA GUARDIA BIANCA

    Nulla di meglio che iniziare il 2011 ricapitolando per i sordi, i ciechi e i muti, quanto tante volte abbiamo scritto e detto sulla inesistenza di un neofascismo italiano, sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale e rimasto integro nella difesa delle sue posizioni dottrinarie ed ideologiche. In un Paese ancora in mano a pseudo fascisti ricreduti, a comunisti veri rinnegati, a democristiani sparsi come cellule tumorali in tutti i partiti, ad una sinistra, in tutte le sue forme, alla perenne ricerca di dissociati in concorrenza con l'italica pretaglia, dove gli ex rivoluzionari brigatisti aprono bocca solo per chiedere perdono e pensione, e i confidenti di destra raccontano di aver combattuto una guerra fino"all'ultima raffica" e di averla, ovviamente, persa palesandosi come un problema psichiatrico e non politico, è difficile, anzi arduo far prevalere la verità sulla storia di ieri e sul presente. Insistere è doveroso, ripartendo dall'inizio. La Seconda guerra mondiale è stata una guerra ideologica che ha visto alleati i capitalisti anglo-sassoni e i comunisti sovietici contro i fascisti italiani ed i nazionalsocialisti tedeschi. Gli Stati uniti esitarono a lungo prima di decidersi da quale parte schierarsi: se liquidare prima la Russia di Stalin, sostenendo la Germania di Hitler o viceversa. Era una questione tattica, non strategica perché gli Stati uniti avevano in animo di spazzare via entrambi, una prima e l'altra dopo. Prevalse la tesi di liquidare la Germania, ritenuta un nemico molto più pericoloso della Russia. Il capitalismo anglo-sassone, pertanto, decise di fare la guerra per imporre il suo definitivo dominio nel mondo. Sconfitta la Germania, piegato il Giappone, cancellata l'Italia, gli Stati uniti decisero di fare i conti con l'Unione sovietica che la vittoria militare aveva, ovviamente, reso molto più forte ed aggressiva. La terza guerra mondiale inizia mentre la Seconda volge al termine e di questa situazione, solo in apparenza paradossale, sono tanti i furbi e gli sciacalli che ne approfittano per passare al servizio degli alleati in nome dell'anticomunismo e della difesa dei valori della civiltà cristiana. E' normale, di conseguenza,che , finito il conflitto, gli alleati decidono di utilizzare quanti fascisti ritengono strumentalmente che il nemico è uno solo: il comunismo. E' una scelta di campo ben precisa che li porta a militare in dell'antifascismo anticomunista, con il quale ritengono di avere in comune valori e principi: la fede cattolica, il rispetto per la proprietà privata, l'anticomunismo viscerale. Sono elementi presenti nel fascismo, ma non è fascismo, così che gli antifascisti anticomunisti e gli alleati non hanno difficoltà a consentire a costoro di riprendere in sordina un'attività politica finalizzata a rafforzare il loro potere e ad indebolire il social-comunismo. A farsi portavoce e guida degli interessi alleati in Italia e di quelli della Dc e del Vaticano, è un individuo che deve la vita agli spioni americani ed italiani con i quali era, presumibilmente,in contatto prima della fine del conflitto, Pino Romualdi. Vicesegretario del Pfr, con compiti di rappresentanza, Romualdi si compiaceva delle voci che lo volevano figlio naturale del Duce, con buona pace dell'onore della mamma, ed essendo l'unico dirigente di rilievo sopravvissuto e in circolazione del governo della Rsi aveva un indubbio ascendente sui fascisti, in gran parte giovani e giovanissimi, che non si rassegnavano alla sconfitta. Nel luglio del 1946, Romualdi detta sul giornale dei Far (Fasci di azione rivoluzionaria) la strategia che sarà poi seguita per tutti gli anni a venire dai suoi allievi e seguaci. Romualdi propone, in sintesi, di porsi all'avanguardia della battaglia contro il comunismo in modo che la borghesia italiana possa rendersi conto che non può prescindere dal coraggio e dalla determinazione dei fascisti in questa lotta, riabilitandoli e infine chiamandoli a far parte del governo della Nazione. Non è la rivincita da ottenere con la forza delle armi o, più realisticamente, con quella delle idee e di un'azione politica intelligente, ma la ricerca di un posto al sole da avere per grazia di una borghesia alla quale fornire carne da cannone. Non è la via di Spartaco ma quella dei liberti devoti ed ubbidienti, non è quella della spada ma del "servo vostro", del "sì, buana, combattiamo noi al posto tuo". E' la via sulla quale Romualdi, De Marsanich, Michelini e Almirante porteranno migliaia di giovani, trasformati in "ascari" della Dc e dello Stato che, per ovvie ragioni politiche, affida ai propri servizi di sicurezza e agli apparati occulti delle varie Armi il compito di utilizzarli al meglio nella lotta al comunismo. La strategia romualdiana sembra essere vincente fino al momento in cui Aldo Moro scopre che per governare il Paese necessita del sostegno del Psi, perché il Msi non ha i numeri per potere essere un valido alleato. Il varo della politica di centro-sinistra lascia scoperto il Msi che prende voti spacciandosi per un partito che si è fatto carico dell'eredità del fascismo ed, in particolare, della Rsi, e non può certo dichiararsi ora antifascista perdendo il consenso di chi lo vota. Operazione questa possibile nel 1995, ma neppure ipotizzabile nel 1960, a quindici anni dalla fine della guerra. Condannato ad essere quello che non è, il partito di Michelini, Romualdi ed Almirante è messo fuori gioco, sul piano politico, ma rimane ben ancorato su quello dei rapporti con gli apparati segreti dello Stato e con i settori della Dc più decisamente antisocialisti. E' normale, se cosi si può dire, che il Msi e le organizzazioni ad esso collegate e da esso dipendenti, si ritrovino inseriti nella guerra a bassa intensità varata dallo Stato e dai suoi alleati internazionali a partire dai primi anni Sessanta per fermare l'avanzata elettorale del Pci. Romualdi ed Almirante non rinunciano alla loro strategia e il Msi è nato per combattere il comunismo, al posto della borghesia dalla "congenita vigliaccheria", nella certezza che la Dc sarà obbligata ad abbandonare la politica di centro-sinistra e a virare a destra dove troverà pronto a sostenerla il Msi degli "ascari" e del "sì,buana". E' una colpa gravissima la scelte del Pci e di tutta la sinistra italiana di utilizzare giornalisti e magistrati al loro servizio per inventare i "servizi deviati" e le "collusioni" fra inesistenti fascisti e "ufficiali e funzionari infedeli" che in odio alla democrazia complottavano per riportare il fascismo al potere. E' una colpa imperdonabile perché la strategia dell'affiancamento subalterno alle forze politiche dell'anticomunismo antifascista di matrice cattolica, liberale e monarchica è stata portata avanti alla luce del sole, mantenendo occulti, per ovvie ragioni di segretezza, i legami con i servizi di sicurezza che, a loro volta, obbedivano ad ordini politici e mai hanno deviato. La pretesa, solo propagandistica, che Andreotti e complici hanno guidato lo Stato in una guerra su due fronti, quello contro il "terrorismo rosso" e quello contro il "terrorismo nero", si rivela mendace solo dinanzi ad una lettura anche superficiale delle storia del dopoguerra. La "guerra" dei neofascisti allo Stato italiano, nato dalla Resistenza, è lastricata di rapporti informativi ad uso e consumo di questure, caserme dei carabinieri, uffici riservati civili e militari. Non è un caso che, ancora oggi, costoro spacciano Amos Spiazzi per "camerata". Spiazzi è un ufficiale che è stato in forza al Sios-Esercito, che è stato confidente del Sisde, che ha riempito pagine e pagine di verbali giudiziari sull' "organizzazione di sicurezza" della Forze armate, che ha confessato la sua partecipazione al "golpe Borghese" e che, invece di finire in galera o di essere cacciato a pedate dall'Esercito, ha concluso la sua carriera con i gradi di generale di brigata. Vale a dire che lo Stato democratico ed antifascista ha sempre ritenuto perfettamente lecito tutto ciò che Spiazzi ha detto e ha fatto, e lo ha quindi promosso e favorito nella sua carriera militare. E' solo un esempio, fra i tanti che se ne potrebbero portare, sul piano politico e militare. Le vanterie di quattro autentici deficienti che blaterano di guerre "fino all'ultima cartuccia", da loro condotta contro lo Stato, lasciano il tempo che trovano, ma non cosi l'impegno costante della sinistra politica, giudiziaria e giornalistica che avvalora la tesi del "terrorismo" perché consapevole che la verità la potrà travolgere insieme a tutta la classe dirigente. Non c'è stato, nel dopoguerra, un fascismo che ha cercato la rivincita. C'è stata una "guardia bianca" che si è posta al servizio della borghesia per riceverne un giorno il premio. E quando il "premio" è arrivato, nel 1994, prima di farli sedere a tavola per mangiarsi il piatto di lenticchie, li hanno obbligati a dichiararsi antifascisti. Poteva essere la fine di un equivoco e, invece, si continua a parlare di "terroristi neri", di "spontaneisti", di fascisti assatanati contro la democrazia. E' giunto il momento di tirare l'acqua così l'equivoco scompare nei gorghi insieme agli "spontaneisti", ai "terroristi neri", agli 'spiriti liberi", agli scemi dell'ultima raffica, ai loro pseudo storici e cantori da ultimo vespasiano. E tiriamola quest'acqua, per la Nazione e per l'igiene.

    Vincenzo Vinciguerra, Opera 24 GENNAIO 2011 (DATA DI PUBBLICAZIONE)
    La guardia bianca
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

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  2. #262
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    Predefinito Rif: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI
    La Chiesa di Roma ha rinunciato ad essere "cattolica apostolica romana" per trasformarsi in "giudaico-cristiana", ma questa operazione spregiudicata, iniziata da Giovanni Paolo I, proseguita da Giovanni Paolo II ed ora da Benedetto XVI, ha dei costi elevati. Il Vaticano è venuto meno all'equidistanza fra ebrei e musulmani, ha scelto l'ebraismo contro l'islamismo, per motivi che in apparenza sono religiosi ma che, nella realtà, sono politici e finanziari. Il Vaticano ha pubblicamente rinunciato alla sua funzione di evangelizzazione nei confronti degli ebrei, dichiarando per bocca del suo segretario dì Stato che non intende fare opera di conversione nei confronti di questi ultimi, ma si guarda bene dall'adottare lo stesso atteggiamento nei confronti dei credenti in altre religioni. Non giova certo alle minoranze cristiane in India e nei Paesi islamici, vedere che, in totale segretezza, a Kabul, operano suore cattoliche, dispensate dal vestire i loro abiti, travestite da afghane, impegnate ad assistere i bambini disabili, ai quali certamente non fanno le lodi di Allah e di Maometto, bensì quelle di Gesù Cristo e del Papa. La Chiesa di Roma ha imposto la Croce con la Spada, prima l'occupazione militare, spesso il genocidio, quindi la conversione dei superstiti e dei loro figli, come testimonia la storia dell'America latina. In Iraq è presente un esercito di occupazione composto da cristiani, con il corredo di Bibbie, preti, crocifissi, Vangeli ecc., che certo non può ripetere le imprese dei conquistadores spagnoli e dei crociati, ma non è credibile che non ci sia chi tenti di convertire gli iracheni al cristianesimo. Altrettanto fanno in Afghanistan, come l'episodio delle suore camuffate da afghane dimostra. Il Vaticano ha fatto le sue scelte. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non hanno mai omesso di visitare le sinagoghe delle città in cui si sono recati in visita, evitando accuratamente le moschee. Hanno chiesto perdono per la persecuzione degli ebrei ma non lo hanno fatto per quanto hanno compiuto contro i musulmani. La reazione diviene inevitabile con tutte le sue tragiche conseguenze. Sacrificate sull'altare della politica, le minoranze cristiane dovranno affrontare pericoli sempre maggiori, perché l'ingerenza di una Chiesa che ha riscoperto, con Giovanni Paolo I, le sue origini giudaiche non ha più il rispetto che avrebbe potuto avere se restava sé stessa. Parlare di tre religioni monoteistiche è, oggi,eccessivo perché a fronteggiarsi sono rimaste l'ebraismo con la sua appendice cristiana e l'islamismo. Pagano i credenti, gli umili, quelli che hanno una fede non contaminata dai calcoli opportunistici delle gerarchie ecclesiastiche più attente alle azioni in Borsa che alla vita dei cristiani. Non c'è arabo, palestinese, afghano, cristiano o musulmano che sia, che non sappia come gli eserciti di occupazione stranieri non servano gli interessi della civiltà occidentale ma quelli più concreti dello Stato di Israele e degli Stati uniti. I cardinali s'inchinano dinanzi ai "fratelli maggiori" ebrei, ripudiando duemila anni di storia e addossando ai romani la morte di Gesù Cristo che, tra qualche anno, ci diranno che si è suicidato per il bene dell'umanità. Noi crediamo che se Gesù Cristo avesse potuto vedere come si sarebbe sviluppata la sua Chiesa fino alla svolta definitiva sul finire del XX secolo, avrebbe preferito non nascere, ma non possiamo ironizzare sulla tragedia che vivono migliaia di persone indifese in Paesi che il cinismo politico del Vaticano ha reso ostili. Chiediamo alla Chiesa cattolica di chiedere oggi perdono delle colpe che ha nei confronti del mondo islamico, nei secoli passati e nei nostri giorni; che condanni le guerre di aggressione contro i Paesi arabi; che chieda il ritiro degli eserciti di occupazione dall'Iran e dall'Afghanistan; che condanni il sistematico massacro dei palestinesi da parte di Israele. In caso contrario, non pianga, i morti che pesano sulla coscienza delle gerarchie ecclesiastiche sempre disponibili a scaricare sugli altri le loro responsabilità, salvo pentirsene fra duemila anni.

    Vincenzo Vinciguerra, Opera 31 GENNAIO 2011 (DATA DI PUBBLICAZIONE)
    La persecuzione dei cristiani
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

  3. #263
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    Predefinito Rif: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    CHI COMANDA IN ITALIA?

    Abbiamo sempre sostenuto che essere al governo non vuole dire, necessariamente, detenere il potere. Quanto sta accadendo in Italia, in questo periodo, conferma questa verità da tanti affermata ma da pochi, in fondo, creduta. Eppure, abbiamo un presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, verso il quale si leva, legittima e fondata, l'accusa di volersi porre al di sopra della legge che, in teoria, è uguale per tutti i cittadini. A strillare più degli altri sono i magistrati milanesi che, accompagnati dal servile coro dei giudici-dipendenti, si presentano alla opinione pubblica come i campioni della giustizia che, mannaggia, deve essere uguale per tutti. Però, mentre tutta la legittima caciara contro Silvio Berlusconi prosegue, gli stessi magistrati si mettono sotto i piedi la legge e l'uguaglianza dei cittadini dinanzi ad essa, quando trattano il caso di un pugno di carabinieri, fra i quali due generali, che, come Berlusconi, sono stati loro stessi a portare sul banco degli imputati. Vediamo di capire meglio come stanno le cose. Un magistrato ed una ventina di ufficiali e sottufficiali dei carabinieri sono stati accusati dai magistrati milanesi di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Il mandato di cattura e l'arresto sono obbligatori per legge, non affidati alla discrezione dei magistrati. Eppure, nessuno di questi è stato arrestato così che si può affermare che i magistrati di Milano hanno violato la legge per favorire questi imputati. L'allarme che lanciamo è fondato, legittimo e doveroso. Se, giustamente, nessuno può porsi al di sopra della legge, anche se presidente del Consiglio, perché mai dovrebbero essere autorizzati a farlo generali, ufficiali e sottufficiali dei carabinieri che al servizio della legge, pagati per far rispettare la legge e non per disporre della legge come gli pare e piace. Nessun politico ha sollevato il caso. Nessuno fra i difensori della legalità repubblicana, della Costituzione, della legge ha ritenuto di dover levare una protesta dinanzi ad un caso di incredibile arroganza da parte del Comando generale dell'Arma dei carabinieri e dalla disinvoltura dei magistrati di Milano sui quali dovrebbe aprire un'inchiesta la procura della Repubblica di Brescia, territorialmente competente. I magistrati di Milano hanno, addirittura, rinunciato ad esigere dal ministro della Difesa, dal Comando generale dei carabinieri, che procedessero almeno a rimuovere Ganzer e compagni dai loro posti di comando, che li sospendessero dal servizio. Non lo hanno fatto. Ganzer è rimasto al comando dei Ros dei carabinieri, gli altri ai loro posti, liberi di inquinare le prove e di intimidire, con l'arroganza del loro potere, i testimoni a loro carico. Forse, il principale accusatore di Ganzer non si sarebbe impiccato nel carcere di Sulmona se costui fosse stato arrestato, come la legge impone, o almeno sospeso dal servizio. Non si tratta di difendere Silvio Berlusconi ma di ristabilire un principio di equità violato da quegli stessi individui che non perdono occasione per ribadire il rispetto loro per l'eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. Non sono Giampaolo Ganzer ed i suoi coimputati cittadini italiani? O fanno parte di un centro di potere troppo potente, perché in grado di ricattare chiunque attingendo dai suoi inviolati archivi, perché i magistrati di Milano osino applicare la legge nei loro confronti?
    Se il caso di Berlusconi ci copre di ridicolo dinanzi al mondo, quello di un generale condannato a 14 anni di reclusione per traffico di stupefacenti e che rimane al suo posto di comando, ci ricopre di ignominia. E' dall'omicidio di Ettore Muti nella pineta di Fregene, dall'agosto 1943 quindi, che la storia dei carabinieri è punteggiata da episodi oscuri che andrebbero una volta per sempre chiariti. Il caso Ganzer ricorda quello del colonnello Ugo Luca, il quale con l'aiuto dei mafiosi riuscì ad eliminare Salvatore Giuliano inventando uno scontro a fuoco fra questi ed i suoi sottoposti che non c'è mai stato. Nessun magistrato ebbe la dignità ed il coraggio di pretendere da Luca la verità, mentre il Parlamento varò a tempo di record una legge per promuoverlo generale di brigata.
    Luca riuscì a far ammazzare Salvatore Giuliano, Ganzer quali meriti può vantare?
    Luca fece in modo che nessuno dei segreti di cui era possessore Salvatore Giuliano venisse alla luce, primo quello relativo ai mandanti della strage di Portella della Ginestra.
    Ganzer quali segreti possiede per pretendere ed ottenere di esserle protetto dai politici, dai vertici militari e dai magistrati di Milano?
    Una volta, tanti anni fa, l'arresto di un ufficiale dei carabinieri per reati comuni faceva scandalo e finiva sulle prime pagine dei giornali, oggi non fa più testo tali e tanti sono gli appartenenti a questo corpo di polizia a finire in galera per i motivi più vari ed abietti. Una realtà che dovrebbe indurre ad assumere provvedimenti seri a carico dell'Arma dei carabinieri che non possiede più l'autorevolezza per rappresentare la legge. E non deve avere l'autorità per porsi al di sopra della legge, sempre che a detenere il potere non siano i Berlusconi, i Fini, i Casini, i Bossi, i D'Alema e i Bersani, ma i carabinieri.
    Ed è sufficiente ripercorrere la storia di questo corpo di polizia nel dopoguerra per rendersi conto che è giunto il momento di difendere la libertà del Paese, non minacciata dal "buga buga", ma dalla tracotanza dei Ganzer e dei suoi colleghi e superiori.

    Vincenzo Vinciguerra, Opera 09 febbraio 2011 (DATA DI PUBBLICAZIONE)
    Chi comanda in Italia?
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  4. #264
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    Predefinito Rif: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    L'INTERVISTA
    Alessandro Limido intervista Vincenzo Vinciguerra


    INNANZITUTTO VORREI CHIEDERTI QUANTO È IMPORTANTE LA VERITÀ PER LE NUOVE GENERAZIONI ? RITIENI CHE “INCHIODARE I COLPEVOLI ALLE LORO RESPONSABILITÀ” POSSA SERVIRE PER COSTRUIRE IL FUTURO?
    Tutti i Paesi nei quali lo scontro fra comunismo ed anticomunismo, o meglio ancora, fra gli Stati uniti e l'Unione sovietica, si è volto in scontro armato, in guerra civile, in repressione sanguinosa ed indiscriminata, si sono fatti i conti con il passato. Si sono fatti processi ai detentori del potere di allora, come in Cile ed in Argentina, ma soprattutto si è cercato di ristabilire su quanto era accaduto, anche a prescindere dalle conseguenze penali, la verità. Il solo Paese al mondo in cui, viceversa, il potere si regge sul sangue che ha versato, negando alla radice ogni verità, è l'Italia. La vera questione morale del Paese non è la corruzione, è la responsabilità di una classe politica intera che, per azione ed omissione, ha trasformato l'Italia in un campo di battaglia e si è incredibilmente posta come vittima, obiettivo, bersaglio di opposti "terrorismi" la cui genesi, ovviamente, non ha mai chiarito. Dal 1945 in avanti, in questo Paese, c'è stata una guerra civile strisciante fra comunisti, da un lato, ed anticomunisti, dall'altro che è costata centinaia e centinaia di morti, oggi debitamente cancellati dalla memoria. A partire dai primi degli anni Sessanta, però, per fronteggiare il tentativo di espansione sovietica, soprattutto nel mar Mediterraneo, è stata posta in atto una guerra "a bassa intensità" che aveva come obiettivo la neutralizzazione dei partiti comunisti occidentali più forti, quello italiano, il primo in assoluto, e quello francese. E' stata una guerra clandestina, non dichiarata, mai riconosciuta, che è stata coordinata, sotto il controllo politico, dalla Stato maggiore della Difesa. Una guerra di questo genere è affidata alle strutture segrete degli apparati militari, infatti scendono in campo i servizi di sicurezza militari e civili, i Sios delle varie Armi, la struttura occulta dell'Arma dei carabinieri, e quella dell' Alleanza atlantica, "Gladio", così chiamata in Italia. Non è vero che lo Stato, "democratico ed antifascista", sia stato attaccato da due lati, il "terrorismo nero", da una parte, e il "terrorismo rosso", dall'altra. Non è vero perché lo Stato ha sempre guidato, diretto, controllato, con pochissime eccezioni, i gruppi di destra che facevano capo, anche non ufficialmente, al Movimento sociale impegnati nel contrasto del comunismo e ha, poi, creato la sinistra extra-parlamentare di impronta filo-cinese per erodere consensi al Pci e farlo trovare fra due fuochi, come è difatti avvenuto poi con le Brigate rosse. Non ci sono opinioni od indizi a carico della responsabilità dello Stato e del regime: ci sono prove certe, documentate e documentabili in ogni sede. Pino Rauti e Ordine nuovo sono stati strumento dello Stato e del regime, con un capo che faceva il giornalista nel quotidiano democristiano "Il Tempo", che era un consulente del capo di Stato maggiore dell'Esercito e poi della Difesa, generale Giuseppe Aloja, che era in contatto diretto con il direttore del Sid, ammiraglio Eugenio Henke. Il Movimento sociale italiano è l'unico partito politico che ha annoverato fra i suoi parlamentari ben tre direttori dei servizi segreti: i generali Giovanni De Lorenzo, Vito Miceli e Luigi Ramponi. Appare evidente che Pino Rauti ed Ordine nuovo non erano considerati "nazisti" dai vertici militari e politici italiani, e che il Movimento sociale non era visto come "alternativa al sistema". Questo per dire che la destra non ha mai combattuto contro lo Stato anticomunista per sconfiggere il comunismo (cosa che già è contraddittoria e grottesca), ma ha ritenuto di dover combattere il comunismo con lo Stato, con il regime politico che lo rappresentava e lo dirigeva, ritenendo che il suo impegno sarebbe stato infine riconosciuto e premiato con l'ingresso nella maggioranza di governo. Se a destra non c'è stato, pertanto, un "terrorismo nero" contro lo Stato ed il regime, a sinistra il "terrorismo rosso" è stato creato dallo Stato e dai suoi apparati strumentalizzando tanti compagni in buona fede che con il loro operato, culminato con il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, sono riusciti ad arrestare l'avanzata elettorale del Pci che, in Italia, durava dal 1946. Era questo quello che si voleva, ed è questo quello che lo Stato, ed il regime hanno ottenuto. Riconoscere l'esistenza di questa strategia, della "guerra a bassa intensità", della strumentalizzazione di migliaia di giovani di sinistra, dell'impiego nelle strutture clandestine dello Stato di migliaia di giovani di destra, è necessario per giungere alla definizione delle responsabilità di vertice e per chiamare i protagonisti, vivi o morti che siano, a rispondere del loro operato di ieri che si riflette in quello di oggi, perché non è con una classe politica che ha sparso sangue italiano che si potrà costruire un futuro. Per ottenere un ricambio della classe politica, serve la verità sul passato, la sola suscettibile di indurre questo popolo a cacciare questa gente dai loro posti. La verità sul passato è l'arma politica del presente, e può essere decisiva per scrollarci di dosso quasi 70 anni di servaggio nei confronti dei vincitori della Seconda guerra mondiale. La nostra libertà passa per l'affermazione della verità che inchioda la classe dirigente del Paese alle sue colpe.

    CHE COSA È LA DESTRA E CHE COSA È LA SINISTRA? PERCHÉ IL FASCISMO STA A SINISTRA? O MEGLIO COME MAI NON STA A DESTRA?
    Benito Mussolini, il 28 ottobre 1922, portò a Vittorio Emanuele III 1' "Italia proletaria e fascista", la camicia nera era mutuata da quella che gli zolfatari usavano nel lavoro, la guerra contro le potenze anglo-sassoni fu presentata come quella del "sangue contro l'oro", il 19 aprile 1945 il socialista Carlo Silvestri informava Lelio Basso che il Duce chiedeva al Partito socialista di accogliere i fascisti. La rivoluzione fascista si rappresentava come quella della sintesi: dopo la rivoluzione borghese del 1789, quella comunista del 1848, in antitesi fra loro, quella fascista del 28 ottobre chiudeva il ciclo delle rivoluzioni, conciliando il meglio di quanto avevano espresso le altre due e proiettandolo nel futuro dell' umanità. Rispetto per la proprietà privata, rifiuto del dominio di una classe sull'altra, pari dignità fra lavoro e capitale. Non avremmo mai dovuti essere chiamati a definirci di destra e di sinistra, perché il fascismo era andato oltre. Ma se dobbiamo adottare il linguaggio corrente, siamo a sinistra, mai a destra. A destra si colloca la borghesia("la borghesia - disse Mussolini negli ultimi giorni - è stata la rovina dell'Italia"), il capitale, le banche, la difesa dei privilegi acquisiti non per nobiltà ma per denaro, la conservazione ad ogni costo dello status quo, la diseguaglianza sociale prodotta dall'ingiusta ed iniqua distribuzione della ricchezza. Quando, dopo il 18 aprile 1948, i deputati missini si collocarono all'estrema destra dell'aula di Montecitorio, la base missina insorse e pretese spiegazioni. Almirante si giustificò dicendo che erano stati i comunisti ad occupare i posti all'estrema sinistra e che, di conseguenza, i missini non avevano potuto fare altro che sedersi al lato opposto. Non si può portare avanti la legge sulla socializzazione delle imprese, imporre il controllo dello Stato sulle aziende con più di 100 dipendenti, introdurre impiegati ed operai nei consigli di amministrazione perché lavoro e capitale devono stare sullo stesso piano e condividere le responsabilità e la gestione delle imprese, ed essere di destra che vuol dire capitalismo selvaggio, libero da ogni vincolo, insofferente ad ogni controllo, con il padrone che comanda e l'operaio che obbedisce, con una distribuzione della ricchezza basata sul salario ai dipendenti e i dividendi agli azionisti, mille lire a te e un miliardo a me. E' la destra che decreta la fine del fascismo. E' la grande industria che lavora per le potenze anglo-sassoni, che boicotta la produzione bellica; è il potere bancario che mantiene i contatti con gli alleati; sono gli aristocratici, i monarchici, i ricchi che temono che la sconfitta militare possa travolgerli a fare il 25 luglio. Dino Grandi, che ne fu, ufficialmente, l'artefice aveva due poli: la Chiesa e Casa Savoia. Nel dopoguerra, lo voleva il Partito liberale. La destra fu grata al fascismo perché riportò ordine nel Paese, bloccò l'avanzata socialista, aiutò la grande industria, ecc. ma, quando, il fascismo si schierò contro le potenze anglo-sassoni ne decretò la fine. La destra non ha Patria. E' nazionalista nella misura in cui guadagna. Non si può essere ideologicamente fascisti e proclamarsi di destra. Non si può essere storicamente fascisti e politicamente di destra. A destra, al massimo, si collocano i profittatori del fascismo, coloro cioè che durante il regime hanno tratto beneficio dall'ordine sociale, dalla sicurezza pubblica e dagli interventi statali a favore delle banche e dell'industria, e dopo il fascismo hanno strumentalizzato gli aderenti al Msi, tramite la disonestà dei capi, per farne carne da cannone ancora contro i comunisti.
    Ma non credo che i profittatori del fascismo possano essere definiti fascisti.

    PERCHÉ I MOVIMENTI DI ESTREMA DESTRA GUARDANO CON SIMPATIA GLI STATI UNITI, L' INGHILTERRA E ISRAELE?

    Stati uniti, Gran Bretagna ed Israele rappresentano nell'immaginario dell'uomo di destra la forza vincente ed invincibile. A destra piace molto stare con i più forti, con chi vince, non importa come, non interessa perché combatte. La destra guarda con venerazione alle potenze anglo-sassoni e ad Israele che sono i padroni, quelli che comandano, che hanno i soldi e la forza. A destra, si dicono nazionalisti, ma in questo caso, se così fosse, dovrebbero assaltare tutti i giorni le ambasciate americana, britannica ed israeliana perché loro ci hanno tolto libertà, indipendenza e sovranità. Invece, sono sempre a lustrare scarpe americane, britanniche ed israeliane. I movimenti di destra non hanno ideologia, sanno essere contro coloro che, con motivazioni condivisibili o meno, sono contro lo status quo, l'ordine costituito, interno ed internazionale. Sono orgogliosi di essere i servi di padroni ricchi, potenti e furbi, perché come i lacchè di un tempo ostentano con fierezza la livrea di chi comanda ritenendosi partecipi del loro potere, non importa se con mansioni di stallieri. E' quella destra che i fascisti definivano di "congenita vigliaccheria" (lo ha scritto nel luglio del 1946 Pino Romualdi, prima di divenire anche lui un uomo di destra), che per istinto si colloca sempre dalla parte dei forti e mai dei deboli. Non c'è una spiegazione politica e tantomeno ideologica, perché le potenze anglo-sassoni, ed Israele incarnano tutto ciò che noi combattiamo. Appunto, noi, che non siamo di destra.

    ALMIRANTE, BORGHESE E RAUTI? CHI SONO? COME MAI SONO NEMICI DEL FASCISMO?Giorgio Almirante è l'unico dirigente di rilievo della destra a non essere mai stato processato per "collaborazionismo".Anzi, non è mai stato nemmeno ricercato con questa accusa. Il capo dell'ufficio stampa del ministero della Cultura popolare, a differenza delle dattilografe e delle cuoche alle mense militari, non è mai stato ritenuto dall'antifascismo trionfante degno di una denuncia, che era automatica per quanti avevano rivestito un qualsiasi ruolo nell'amministrazione pubblica della Rsi, un processo, un indizio di reato, una finta istruttoria. Nulla. Il 4 agosto 1945, il governo emise un decreto che contemplava, fra l'altro, l'impunità per coloro che, avendo aderito alla Rsi, avevano collaborato con il movimento partigiano, i servizi, alleati ecc. Almirante è il segretario di un partito politico che ha rivendicato l'eredità ideale della Rsi, ma nel 1973 alla carica di presidente del partito c'era l'antifascista e badogliano Alfredo Covelli, monarchico. Covelli era il segretario particolare del ministro Raffaele De Caro nel primo governo Badoglio. Poi, il Msi ha avuto anche 1' "onore" di avere come presidente Gino Birindelli, che dopo l'8 settembre 1943 si schierò con Badoglio. Sempre Almirante ha avuto l' “onore"di avere fra i suoi parlamentari Giovanni De Lorenzo , non solo ex direttore del Sifar ed ex comandante dell'Arma dei carabinieri, ma medaglia d'argento al V.M. della Resistenza. Almirante, è quello che, con Romualdi, Michelini ed altri, ha traghettato i reduci della Rsi dal fascismo alla destra, cioè sul lato opposto, ma sempre dichiarandosi fedele al Duce, erede e continuatore della Rsi. Insomma, il personaggio che ora viene rivalutato come il fondatore della "destra moderna", è stato una rotella dell'ingranaggio antifascista.
    Junio Valerio Borghese. Il doppio gioco condotto durante la Rsi da Borghese è ampiamente documentato. Borghese che, fra l'altro, non si è mai dichiarato fascista, ha condotto una sua guerra personale destreggiandosi fra tedeschi, fascisti, anglo-americani, partigiani ecc. Il rapporto da lui stabilito con i servizi segreti americani, in particolare con James Jesus Angleton,è durato per tutto il dopoguerra. Era di casa all'ambasciata americana, con buona pace della leggenda sul "principe nero". Il ruolo avuto da Borghese nella storia più drammatica del Paese è ancora da scrivere, ma le prove a carico della sua attività ci sono già, copiose. Il "golpe" del 7-8 dicembre 1970, venne autorizzato dalla Casa Bianca; il governo che doveva nascere poteva contare già sul riconoscimento diplomatico di Grecia, Spagna ed Israele. Il "braccio operativo" di Borghese è stata Avanguardia nazionale, quindi non poteva essere quest'ultima che una forza al servizio dello Stato, perché Borghese era un anticomunista, politicamente conservatore, filo-americano ad oltranza, deciso a riportare l'ordine nel Paese, a stringere legami sempre più forti con gli Stati uniti tanto da aver programmato l'invio di militari italiani in Vietnam a fianco degli americani. Risulta da una lettera di Luigi Cavallo a Gianni Agnelli che proprio lui, insieme ad esponenti missini,avevano fornito una "squadretta" antisciopero alla Fiat. E dietro tutta l'operazione che parte nel febbraio del 1969 e culmina con la strage di piazza Fontana, c'è proprio Borghese ed il Fronte nazionale.
    Pino Rauti. Non si è mai visto un "nazista" intruppato negli apparati militari e segreti di uno Stato antifascista. E' sufficiente scorrere la lista degli ordinovisti che hanno lavorato per il servizio segreto militare per comprendere che Pino Rauti è stato un esecutore di ordini statali, senza alcuna velleità rivoluzionaria, senza alcuna ideologia fascista, anche perché è evoliano, ed Evola non è mai stato fascista, non ha mai aderito alla Rsi e ha sempre ostentato disprezzo verso le idee sociali del fascismo da lui ritenute plebee e simili a quelle comuniste. Non si può essere evoliani e fascisti, così come non si può essere "nazisti" e, contestualmente, collaboratori dello Stato maggiore dell'Esercito nato dalla Resistenza.

    L'ISLAM È IL NEMICO DEL FASCISMO?L'Islam non può essere contro il fascismo perché non è un'ideologia, bensì una religione, verso la quale si può avere un giudizio negativo se cattolici, a prescindere dalle idee politiche e dalle ideologie. Però, l'Islam è anche una realtà politica che ha cercato nell'Italia fascista e nella Germania nazista i suoi naturali alleati contro la Gran Bretagna ed il sionismo. Se ci fosse stato, nel dopoguerra, un neofascismo questo avrebbe dovuto proseguire quella politica di sostegno all'azione araba contro Israele ed i suoi alleati. L'Islam, inoltre, è una forza anticapitalista. Il divieto di usura comporta, ad esempio, l'impossibilità per le loro banche di fare prestiti ad interessi, così che, difatti, le ricorrenti crisi che investono il mondo bancario e finanziario occidentale non toccano quello islamico che si basa sul principio della compartecipazione non dello strozzinaggio. Anche sotto questo profilo, oltre a quello storico e politico, chi si ritiene fascista dovrebbe schierarsi con gli arabi e mai con Israele. L'Islam, quindi, non è nemico del fascismo, ma eventualmente di quella destra che ha usurpato il nome del fascismo, che si è collocata a fianco d'Israele e ha lasciato alla sinistra lo spazio per creare una collaborazione con i movimenti palestinesi anti-sionisti, che sono stati sostenuti dall'Unione sovietica, e dai partiti comunisti da essa dipendenti per la semplice ragione che non hanno trovato altri alleati, non certo per affinità ideologica o scelta politica, bensì per uno stato di necessità. Non possiamo parlare genericamente di Islam, se ci manteniamo nel campo politico, l'unico dove possiamo intervenire facendo, oggi, i doverosi distinguo: la causa palestinese è nostra, la politica dell'Arabia saudita no di certo, e così via. Comunque, chi vuole schierarsi contro l'Islam in quanto religione, farebbe bene a ricordare che il nemico del cattolicesimo è 1'ebraismo.

    PERCHÉ IL MOVIMENTO SOCIALE È NATO ALLA LUCE DEL GIORNO QUANDO I FASCISTI ANCORA VENIVANO AMMAZZATI E PERSEGUITATI?Il Movimento sociale italiano nasce par due ragioni: la prima, è quella di creare un ponte fra i reduci della Rsi e quelli del Regno del sud per chiudere la frattura determinatasi all'interno delle Forze armate dopo 1'8 settembre 1943; la seconda, è quella di dirottare i reduci fascisti verso una formazione politica anti-comunista, evitando che possano confluire nel Pci e nel Psi, facendo leva non sulle idee ma sui sentimenti di odio, sacrosanto, nei confronti dei partigiani comunisti che tanti camerati avevano ucciso dopo il 25 aprile 1945. Il Msi nasce dallo sforzo congiunto di Vaticano, Confindustria e servizi segreti americani, prende il nome del Movimento sociale francese (Msf) che è una formazione che raggruppa principalmente ex reduci, e ne mutua anche il simbolo, una fiamma tricolore con i colori della bandiera francese. E' scontato che i servizi segreti americani non avrebbero mai potuto ricostituire una partito fascista e, tantomeno, avrebbero potuto porre a capo del Msi fascisti. Difatti, Arturo Michelini non ha mai aderito alla Rsi, Biagio Pace lavorava a Roma per la struttura clandestina dei carabinieri che operava contro i tedeschi ed i fascisti; Pino Romualdi doveva la sua vita ai servizi segreti americani ed italiani con i quali era in contatto prima della conclusione della guerra; Almirante, come già detto, non è mai stato nemmeno indagato per "collaborazionismo", e così via. Il Msi nasce, quindi, per sottrarre i reduci fascisti al Pci impegnato a recuperarli e a portarli con sé e ricomporre la frattura interna alle Forze armate. L'obiettivo del Msi non è, di conseguenza, quello di radunare i fascisti per tentare una rivincita sull'anti-fascismo, ma quella di porre i fascisti al servizio dell'anticomunismo clericale, finanziario, industriale, politico che, però, era anche e soprattutto antifascista.

    PERCHÉ I MEMBRI DELLE FORZE DELL'ORDINE SI DICHIARANO FASCISTI?
    Non ci sono mai stati fascisti nelle forze di polizia e, soprattutto, nell'Arma dei carabinieri, ma solo persone che hanno visto nel Msi una forza d'ordine che li sosteneva politicamente e si schierava puntualmente al loro fianco, in ogni occasione. Il Msi e,via via, le altre organizzazioni di destra erano un punto di riferimento politico per gli appartenenti alle forze di polizia, quali esse fossero. Non c'è campagna a favore delle forze di polizia, per l'inasprimento delle pene, per il ripristino della pena di morte, per provvedimenti di confino ecc. che non abbia visto in prima fila il Msi. Non c'è traccia di recriminazione o di condanna dell'operato della polizia e dei carabinieri, quand'anche hanno sparato sulle piazze contro operai, contadini e studenti. A parte questo, c'è da considerare che fu proprio all'Arma dei carabinieri che venne demandato il compito di inserire in una propria struttura clandestina quanti fra reduci della Rsi ed i militanti del Msi erano disposti ad impegnarsi contro i comunisti, anche con le armi, inquadrati nell'Arma. Anche il ministero degli Interni ha creato una struttura occulta che aveva le stesse finalità e comprendeva militanti del Msi e di altre organizzazioni di destra. Così che, da un lato, c'era la propaganda a favore delle "forze dell'ordine", dall'altro, il riconoscimento di essere sulla stessa barricata anticomunista con funzioni informative e, se necessario, operative. Nel tempo si è, quindi, creato una rapporto simbiotico fra forze di polizia e militanti di destra che, però, non è motivato sotto il profilo ideologico dalla reciproca adesione al fascismo, ma semplicemente dall'avversione verso il comunismo che è una caratteristica comune a forze che vanno dai socialisti ai democristiani, dai radicali ai monarchici, dai liberali ai repubblicani e così via. L'equazione anticomunismo=fascismo è falsa.

    FINI È RITENUTO DA MOLTI UN TRADITORE PER AVER RINNEGATO IL SUO PASSATO. SECONDO TE PERCHÉ NON È COSÌ?Gianfranco Fini si è iscritto al Msi nel 1969 dopo aver visto, come lui stesso ha dichiarato, il film "I berretti verdi" sul Vietnam, contestato dai compagni. Il personaggio, quindi, non ha mai dato una giustificazione ideologica alla sua adesione al Msi, anche se successivamente si è sprecato in saluti romani e riferimenti al fascismo fino a sostenere la nascita del "fascismo del 2000", nulla ha mai fatto in concreto che possa essere definito, anche in senso lato, fascista. Si può tradire un'idea quando la si ha, ma Fini ha sempre avuto il solo obiettivo di fare politica, grazie alla protezione di Giorgio Almirante, di destra ed ha utilizzato, come il suo maestro, il fascismo solo per raccogliere voti e le adesioni dei giovani. Fini, e con lui i La Russa e tanti altri, nel 1994 hanno solo gettato la maschera, hanno cioè ritenuto che non gli conveniva più, sul piano umano e politico, fingere di essere ciò che non sono mai stati, cioè fascisti, e di restare alla luce del sole per quelli che erano, gente di destra, tutti Papa, Questura e Confindustria. Per questa ragione non considero Fini un "traditore", ma qualcosa di peggio, se possibile, uno sciacallo che ha sfruttato i morti della Rsi e del dopoguerra per i fini politici che con il fascismo nulla hanno mai avuto a che fare.

    COME MAI I MEMBRI PIÙ DURI DELLE FRANGE RIVOLUZIONARIE O PRESUNTE TALI DEGLI ANNI DI PIOMBO, NONOSTANTE GLI SVARIATI ERGASTOLI AI QUALI ERANO STATI CONDANNATI HANNO SCONTATO MOLTI MENO ANNI DI QUELLI CHE LA GENTE SI ASPETTASSE? NON ESISTE LA CERTEZZA DELLA PENA? LO STATO È COMPLICE DEI TERRORISTI?C'è una leggenda che bisogna smentire, se si vuole la verità. La persecuzione giudiziaria nei confronti dei presunti fascisti italiani. E' vero, tanti sono transitati nei Tribunali e negli istituti di pena, perché l'impegno politico di allora questo comportava. Ma, per comprendere la realtà bisognava vedere le condanne non relative ai fatti specifici (bombe,omicidi, sparatorie, ferimenti ecc.) ma a quelli che sono considerati i "reati"associativi. Vedremo, quindi, che lo Stato ha comminato condanne a 30 anni di carcere o poco meno, ai compagni: da Curcio a Franceschini, a Ferra*ri, alla Vianale (25 anni) e così via, nessuno dei quali è mai stato condannato per un fatto specifico, solo per associazione sovversiva e banda armata. Ferrari ha scontato 30 anni di carcere, la Vianale 20, Curcio 17 e così via. A destra, le condanne per "reati" associativi sono state 2 anni a Stefano Delle Chiaie, per Avanguardia nazionale; 3 anni a Clemente Graziani, per Ordine nuovo; sui 5 anni (non lo so con certezza)per Fiore, Adinolfi ed altri, incastrati dalle dichiarazioni accusatorie di Valerio Fioravanti. Non c'è raffronto fra la durezza utilizzata dallo Stato contro i compagni e la mano leggerissima usata per quelli di destra. Murelli ha avuto, per l'omicidio di un agente di Ps, una condanna notevolmente inferiore a quella comminata a Maria Pia Vianale per associazione, senza morti né feriti. In tutti gli ambienti, anche quelli politici, in certi frangenti compaiono individui che possono essere considerati psicopatici, che hanno cioè il piacere di uccidere. Questi "killer", temibili quando hanno un mitra in mano per sparare su gente disarmata, non hanno motivazioni valide per affrontare il carcere, tanto più quando esso è a vita. C'è stata da parte di costoro la corsa alla dissociazione, alla dichiarazione di ravvedimento, alla richiesta di fare del bene per rimediare al male fatto, ecc. ecc. In questo modo hanno dato ai Tribunali di sorveglianza la possibilità di concedergli i benefici di legge. I due Fioravanti sono un caso a parte, perché per concedere loro la libertà condizionale il Tribunale di sorveglianza di Roma si è spinto a ritenere sincero il loro ravvedimento per la strage di Bologna. I due, difatti, hanno chiesto perdono anche per quella ed hanno esibito la lettera del cugino di uno dei morti del 2 agosto 1980 che glielo concede. II Tribunale di sorveglianza, però, sa bene che i due si proclamano innocenti, quindi o è una finta questa affermazione di innocenza o è uno squallido espediente la richiesta di perdono, in ogni caso non potevano avere la liberazione condizionale. C'è solo da chiedersi quali "meriti" ancora segreti possono vantare i due per permettersi di aver addirittura scontato la pena con 6-7 ergastoli a testa e 96 morti, mentre altri, che di morti ne hanno tre (vedi Concutelli) sono ancora in semi-libertà pur avendo scontato molti più anni di loro. Non esiste la certezza della pena: basta battersi il petto, mettersi in ginocchio, recitare il "mea culpa" e arriva una pedata liberatoria. Un ex ministro degli Interni, Paolo Emilio Taviani, ha parlato di una struttura segreta del ministero di cui faceva parte Mario Tuti; un altro ex ministro degli Interni, Francesco Cossiga, in una intervista del 2009, ha chiesto il condono per i soli militanti di sinistra perché "rivoluzionari", non esteso a quelli di destra perché "mascalzoni". Più chiaro di così.

    E' POSSIBILE SOSTENERE CHE L'ESTREMA DESTRA UCCIDEVA PER CONTO DELLO STATO? ANCHE LE FORZE EXTRAPARLAMENTARI, NAR, ORDINE NUOVO E AVANGUARDIA NAZIONALE NE SONO IN QUALCHE MODO COINVOLTE?Nel 1947, lo Stato ha creato un apparato paramilitare in funzione anticomunista nel quale ha inglobato moltissimi reduci della Rsi e, via via, nel tempo militanti del Msi, Avanguardia nazionale, Ordine nuovo ecc., con la consapevolezza e la complicità dei capi di queste organizzazioni. Non c'è operazione "sporca" nella quale non compaiono elementi di destra di questo o di quel gruppo, così come non c'è episodio in cui non facciano la loro apparizione depistatori e protettori appartenenti alle forze di sicurezza ed alla magistratura. Non si tratta di casi sporadici e circoscritti nel tempo perché, come abbiamo visto, questa protezione di Stato è ancora in vigore come nel caso dei Fioravanti. O si aderisce alla propaganda del regime e della sinistra con esso connivente che i "terroristi neri" erano protetti (ed oggi?) da ufficiali infedeli, funzionari collusi, magistrati fascisti, ecc. o si conviene, anche constatando che tutti i presunti "infedeli" e "collusi" hanno fatto carriera, che lo Stato ed il regime politico ha protetto i propri uomini anche per evitare che parlando scoprissero la strategia ed il suo doppio gioco. Finita la guerra civile fra fascisti ed antifascisti, è iniziata quella fra comunisti ed anticomunisti. I neofascisti o presunti tali hanno partecipato attivamente inquadrati nello schieramento predisposto dalla Stato, fianco a fianco con i reparti addetti alla conduzione della "guerra a bassa intensità" e sotto la loro direzione. Il "terrorismo nero" è un'invenzione propagandistica che serve al regime per negare le sue responsabilità e coprire la verità che, se affermata, ne segnerebbe la rovina. Coloro che si proclamano, oggi, ex "terroristi neri" continuano a lavorare e a proteggere lo Stato, perché anche per costoro la verità sarebbe un suicidio umano e politico. Fra mezzo secolo, la verità si saprà tutta o quasi, ma già oggi ci sono le prove per portare alla sbarra, idealmente e politicamente, lo Stato, il regime ed i suoi fantocci di destra e di sinistra perché rispondano di anni di sangue e di lutti, sparsi in nome dell'anticomunismo e, contestualmente, dell'antifascismo perché il primo doveva essere sconfitto e il secondo non doveva più risorgere.
    L'intervista
    Ultima modifica di Johann von Leers; 26-02-11 alle 16:12
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    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

  5. #265
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    Predefinito Re: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    https://corrieredelveneto.corriere.i...99bef679.shtml
    La rivelazione di Vinciguerra: «Quando mi chiesero di uccidere il ministro Rumor»
    L’ex Ordine Nuovo, durante il processo per la strage di Bologna: «Non decretò lo stato di emergenza dopo piazza Fontana, doveva pagare»
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  6. #266
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    Predefinito Re: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    @Avanguardia, questo topic è una perla di inestimabile valore, perchè per quanto mi risulta da vari tentativi che feci molti link non funzionano più, o probabimente i siti hanno chiuso.
    Preservalo con cura, mi raccomando!

    Quanto al post con il link all'Intervista, concordo con V.V. su ogni singola virgola.
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    Predefinito Re: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    Piccola curiosità: la CP di Avanguardia esiste ancora?
    Socialismo patriottico

  8. #268
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    Predefinito Re: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    Non lo so se la Comunità Politica di Avanguardia esiste ancora.
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  9. #269
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    Predefinito Re: Vincenzo Vinciguerra - Ergastolo per la Liberta'

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    @Avanguardia, questo topic è una perla di inestimabile valore, perchè per quanto mi risulta da vari tentativi che feci molti link non funzionano più, o probabimente i siti hanno chiuso.
    Preservalo con cura, mi raccomando!

    Quanto al post con il link all'Intervista, concordo con V.V. su ogni singola virgola.
    Stai tranquillo, finché io sarò vivo resterò a custodire questo spazio. Ne sono il custode orgoglioso.
    Se a 100 anni sarò ancora vivo, sarò ancora qui. Non mollerò il forum, è come un bene archeologico da tutelare.
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