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  • 3 Post By ventunsettembre
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Discussione: Due paroline a Boeri.

  1. #1
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    Predefinito Due paroline a Boeri.

    Gli immigrati, nella massima parte clandestini, non solo non lavorano, ma sottraggono un fiume di risorse, frutto del lavoro itagliano e prevalentemente padano.
    Quella misera percentuale che lavora e versa contributi non arriverà mai neppure a pagare le pensioni di reversibilità ottenute dalle puttane delinquenti che, organizzate dalla malavita straniera, vengono in itaglia con il preciso scopo di infinocchiare e fottere molti nostri connazionali idioti, frustrati dal non essere più minimamente cagati da una donna itagliota.
    Connazionali che cadono nella trappola loro tesa e, illudendosi di chissà cosa, si vendono per qualche seghina prima di schiattare (magari per via indotta...).
    Quindi, caro Boeri, vai a farti fottere da qualche slava e smettila di sparare cazzate renziane.
    psico, Sparviero and Freezer like this.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Gli immigrati, nella massima parte clandestini, non solo non lavorano, ma sottraggono un fiume di risorse, frutto del lavoro itagliano e prevalentemente padano.
    Quella misera percentuale che lavora e versa contributi non arriverà mai neppure a pagare le pensioni di reversibilità ottenute dalle puttane delinquenti che, organizzate dalla malavita straniera, vengono in itaglia con il preciso scopo di infinocchiare e fottere molti nostri connazionali idioti, frustrati dal non essere più minimamente cagati da una donna itagliota.
    Connazionali che cadono nella trappola loro tesa e, illudendosi di chissà cosa, si vendono per qualche seghina prima di schiattare (magari per via indotta...).
    Quindi, caro Boeri, vai a farti fottere da qualche slava e smettila di sparare cazzate renziane.

    Esatto.

    Poi c'è anche da dire i danno che provocano con i crimini ai padani e non. Se lo stato, che per ora mai ha fatto, adesso se ne sta parlando, pagherebbe i danni fatti, la spesa aumenterebbe a livelli notevoli.

    Senza poi contare la sanità e tutti i derivati. Accoglienza di ogni tipo, corsi per imparare le lingue, assistenza sociale, e case del comune, le quali sono innumerevoli. Poi molte altre cose.

  3. #3
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    Io a Boeri voglio dirne una sola di parola.
    Non 'plastica', ma più grillescamente, VAFFANCULO.
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    #FreeBreivik

  4. #4
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    Nelle persone di sinistra c'è un'ansia di caos e male , non vedo altra spiegazione per simili comportamenti.
    Sparviero likes this.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #5
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    La lettera di Savona a Boeri spopola

    Maurizio Blondet 6 luglio 2018


    Lettera aperta di Paolo Savona a Tito Boeri (Presidente INPS)

    Caro Boeri,
    avevo letto le tue dichiarazioni sul ruolo degli immigrati nel sistema pensionistico italiano e le avevo cercate inutilmente nella Relazione annuale dell’INPS, ma le ho trovate solo negli estratti stampa di un tuo intervento in uno dei tanti inutili e confusionari incontri che si tengono in Italia.

    Conclusi che la lettura delle tue dichiarazioni poteva essere oggetto di interpretazioni positive e ho lasciato perdere. Sei tornato sul tema e ho sentito ripetere nuovamente i concetti nel corso di una trasmissione radio nella quale sostieni che il tuo ruolo all’INPS è di fornire informazioni statistiche sullo stato del sistema pensionistico; sarebbe cosa meritevole, perché quelle che fornisci non sono sufficienti e sono devianti perché le accompagni con interpretazioni che inducono a una valutazione distorta della realtà.

    Tu dici che gli immigrati che hanno trovato un lavoro hanno versato oneri sociali di rilevante entità che servono per pagare le pensioni degli italiani e concludi che sono perciò indispensabili. Così presentata l’informazione induce a ritenere che ogni opposizione all’accoglienza di immigrati che non tiene conto di questo vantaggio è errata, accreditando la politica fallimentare finora seguita in materia.

    La prima obiezione, che conferma la natura di interpretazione delle statistiche che rendi pubbliche, è che, se al posto degli immigrati ci fossero stati italiani, il gettito contributivo sarebbe stato lo stesso perché il sistema pensionistico italiano è basato sul metodo distributivo: i giovani lavoratori pagano per gli anziani andati in pensione e se tra essi vi sono immigrati non è la loro nazionalità a dare un carattere particolare al contributo che essi danno al sistema.

    Potresti tutt’al più obiettare che le nuove assunzioni avvengono sovente in deroga al versamento degli oneri sociali e, quindi, in prospettiva il sistema pensionistico peggiora. Questo sarebbe assolvere al proprio dovere.

    Non so se i giornali abbiano riferito una tua frase dove sostieni che non tutti gli immigrati finiranno con beneficiare di una pensione, ma questa è stata l’interpretazione. Se l’andazzo del bilancio e del debito pubblico continua, probabilmente tutti gli immigrati, non solo gli italiani, non beneficeranno della pensione attesa.

    Mi indigna il solo pensare alla possibilità di un’espoliazione o decurtazione di valore della pensione che gli immigrati attendono. Se l’affermazione fosse tua, ha tutti i tratti del colonialismo d’antan. Sono favorevole all’inclusione di immigrati regolari nel mondo del lavoro, ma sono contrario che essi provengano dall’immigrazione irregolare, la cui numerosità è enormemente sproporzionata rispetto a quella del suo assorbimento da parte dell’attività produttiva, creando ben altri problemi sociali.

    Trovo inoltre giuridicamente devastante che, se l’immigrato trova lavoro regolare, il suo illecito diventi lecito, perché induce scontento nel migliore dei casi e scarso rispetto della legge da parte di chi quotidianamente lotta per adempiere alle incombenze di cittadino; esse sono piene di scadenze che, se solo vengono saltate di un giorno, generano ammende. Anche all’INPS. Si introduce nel corpo delle leggi il concetto di violazioni sanabili e non sanabili.

    Ritengo inoltre socialmente ingiusto che un immigrante illecito venga preferito a un giovane italiano perché disposto a lavorare a un salario inferiore; ancor più considero economicamente errato che si assista l’immigrante illecito a condizione che non lavori. I giovani italiani costretti a emigrare pur essendo preparati, di cui parli nelle tue dichiarazioni, sono il risultato di questo stesso modo di intendere la cittadinanza ed essendo tu equiparato a un funzionario dello Stato devi rispettare il dettato costituzionale e le leggi ordinarie, non “interpretarle” come fanno in troppi.

    Se vuoi combattere per un’idea che ritieni giusta, devi lasciare l’INPS ed entrare nella tenzone politica o metterti a predicare come faccio io, rifiutandomi di conformarmi alla volontà dei gruppi dirigenti.
    Credo che il risanamento del sistema pensionistico passi attraverso la trasformazione del metodo per ripartizione in metodo per accumulazione. Il primo passo è il ricalcolo del valore della pensione sulla base dei contributi versati, per poter comunicare a ciascun cittadino quale sia la quota di cui ha diritto e quale l’assistenza pubblica che riceve. Non per tagliare l’assistenza, ma per chiarire i rapporti tra cittadino e Stato.

    Il secondo passo è una buona legge di tutela del risparmio pensionistico, che oggi manca. Spero che lo farai, risparmiandoci in futuro altri giudizi equivoci.
    Grato per l’attenzione.
    Paolo Savona

    https://www.maurizioblondet.it/la-le...boeri-spopola/
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  6. #6
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    Salvini, Boeri lasci se non d'accordo - Ultima Ora - ANSA.it

    In effetti mi sono sprecato.
    Per il sorosiano Don Benedetti Boeri ne basta una di parola: fanculo!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Due paroline a Boeri.

    https://www.rischiocalcolato.it/2018...e-noantri.html

    Il complotto del MEF? Un gioco delle parti per far saltare Boeri. E “avvisare” il Deep State de noantri

    Di Mauro Bottarelli , il 15 luglio 2018




    Se è come penso io, gli azionisti di maggioranza del governo – leggi Salvini e Di Maio – non sono affatto sprovveduti come credevo. O, quantomeno, hanno consiglieri di livello alle spalle. E queste ultime, le hanno coperte. Non chiedetemi da chi ma non dal primo funzionario che passa, immagino. Ieri, come avrete sentito e letto, è esploso il caso “Decreto dignità”, ovvero la denuncia del ministro del Lavoro rispetto a una “manina” che lo avrebbe modificato subito prima che questo arrivasse sul tavolo del presidente della Repubblica, corredandolo delle famose cifre in base alle quali il provvedimento porterebbe con sè l’effetto collaterale di 8mila posti di lavoro in meno. Immediata era giunta la risposta del MEF, ovvero del ministro Giovanni Tria, nella quale si negava decisamente ogni possibile ritocco o intervento: excusatio non petita, accusatio manifesta?

    Così pareva, vista anche la reazione a caldo della stesso Di Maio alla replica di via XX Settembre: “Chi ha mai chiamato in causa il MEF?”, come dire che la prima gallina che canta ha fatto l’uovo. Boom! Titoloni ad effetto: i grillini tornano alla vecchia strategia del complotto e la divaricazione fra partiti e ministero dell’Economia si amplia sempre di più, dopo i continui distinguo rispetto all’atteggiamento da tenere rispetto ai diktat europei sui conti e alle coperture finanziarie dei provvedimenti in cantiere, flat tax e reddito di cittadinanza in testa. E invece, passata la nuttata, come diceva De Filippo ed ecco:

    i due ministri, lungi dall’essere l’uno contro l’altro, sono invece ben coalizzati nella volontà di scoprire quale sia e da dove sia giunta la “manina” incriminata ma, soprattutto, nell’accusare l’INPS. Leggi, Tito Boeri, il quale nell’ultimo periodo ha recitato il ruolo della Boldrini di turno, praticamente invitando ogni pensionato e lavoratore italiano a recarsi in un porto, attendere l’eventuale sbarco di clandestini e ringraziarli sentitamente per il loro insostituibile ruolo nella sostenibilità del nostro sistema previdenziale. E, poco dopo, ecco il secondo siluro, direttamente da Mosca:

    destinato a passare alla storia come “l’editto russo”, al pari di quello bulgaro di Berlusconi contro Biagi e Luttazzi, ecco che Matteo Salvini recapita un bell’avviso di sfratto allo stesso Boeri, dopo averlo già avvisato nei giorni scorsi. Il nodo, sempre lo stesso: ovvero, avere una quinta colonna a capo dell’INPS, istituto che dovrebbe preoccuparsi di previdenza e non di politiche migratorie, tanto più che l’esempio tedesco parla chiaro rispetto al reale impatto dell’immigrazione sui conti pubblici, in primis il drenaggio di fondi del welfare. Insomma, se è come sembra, il buon Boeri e tutta la sua truppa ci sono cascati con tutte le scarpe. E temo che ora la pressione sarà decisamente alta: certo, avrà PD, parte di Forza Italia e tutta la stampa al suo fianco ma il rischio reale è che il governo non solo non si fermi ma, anzi, metta in campo tutte le risorse a sua disposizione per far saltare fuori la “manina”. E se, per caso, davvero arrivasse dall’INPS, al danno delle dimissioni (a quel punto, inevitabili) per Boeri si unirebbe anche la beffa dello sputtanamento a vita, professionalmente e moralmente parlando. Il nostro avrà la coscienza così pulita da correre questo rischio?

    C’è però un problema. Ed è questo:


    se infatti la battaglia sull’ultimo barcone in arrivo dalla Libia e, come sempre, sfanculato da Malta, pareva vinta – con la stessa Isola, la Francia e addirittura la Germania pronta a prendersi in carico 150 dei 465 occupanti -, ora si apre un fronte più pericoloso, perché tutto interno. La linea Conte, come la chiamano quelli del “Gruppo di Visegrad”, è di fatto un’agenda europeista, ovvero uno spingere al massimo verso il criterio di condivisione, non un impegno a 360 gradi per far cessare o minimizzare al massimo (scusate l’ossimoro) le partenze e quindi gli sbarchi, concetti ribadito non più tardi di giovedì scorso da Matteo Salvini a Innsbruck nel corso della conferenza stampa con i ministri dell’Interno austriaco e tedesco, con i quali dovrebbe rivedersi già giovedì prossimo? Lo hanno definito “l’asse dei volenterosi” e certamente non base i suoi presupposti sulla condivisione, bensì su respingimenti (Austria e Germania) e mancati arrivati, tramite la prevenzione in loco (Italia): quale linea seguirà il governo, quella già bocciata dal “Gruppo di Visegrad” con toni decisamente pesanti e ultimativi o quella del premier, non esattamente in linea con i desiderata del titolare del Viminale?

    Anche perché le variabili di equilibrio non sono poche, né semplici. Una su tutte, l’avvicinamento dell’Austria proprio al “Gruppo di Visegrad” dell’ultimo periodo, un qualcosa che peserà sull’impostazione che Vienna potrebbe dare all’intera agenda, essendo fino a fine anno presidente di turno dell’Unione. Ma, non prendiamoci in giro, la questione migranti durerà – con questa magnitudo – al massimo altri due mesi e mezzo, dopodichè ci penseranno le stagioni e le condizioni climatiche a fermare i flussi dalla Libia, depriorizzando la questione. Oltretutto, in perfetta contemporanea con le elezioni in Baviera, salvatosi dalle quali, il buon Horst Seehofer potrebbe tornare a più miti consigli e atteggiamenti, non fosse altro per non perdere la cadrega di ministro e la presenza nel governo di coalizione, finora miracolato dalla totale assenza di opposizione della SPD sul tema (c’è sinistra e sinistra, in Europa). Ma attenzione a due variabili. La prima è questa,


    ovvero la rotta da sprofondo verso Weimar della lira turca, oltretutto con un carico debitorio estero governativo e corporate denominato in dollari che potrebbe portare il buon Recep Erdogan, in caso vedesse a rischio il suo potere assoluto, a battere cassa nuovamente a Bruxelles, pena smettere di presidiare i confini e riaprire la rotta balcanica, la quale interessa direttamente proprio Austria, Germania e “Gruppo di Visegrad”. E magari, quell’ennesimo ricatto il buon sultano di Ankara potrebbe essere tentato di avanzarlo anche su spinta dell’alleato a targhe alterne, ovvero quegli USA che stanno picchiando in stile Soros sulla lira turca per evitare che dagli acquisti di S-300 da Mosca si passi ad altro, essendo Ankara un Paese NATO e che poco fa, per bocca del loro presidente che domani incontrerà Vladimir Putin, si sono espressi così nei confronti dell’UE:

    sicuri che sia una situazione che si possa gestire con i direttori a tre e, soprattutto per quanto ci riguarda direttamente come Paese, con linee non perfettamente in sintonia fra primo ministro e ministro dell’Interno, con Danilo Toninelli e il suo ministero schiacciati fra i due fuochi? E questa è proprio la seconda variabile: non sarà che dopo la sparata del “Gruppo di Visegrad” e l’assoluta accondiscendenza verso il diktat del Quirinale nel caso Diciotti, Matteo Salvini abbia cominciato a nutrire qualche dubbio sulla fedeltà assoluta di Giuseppe Conte? Non sarà, poi, che quei toni così duri in arrivo dalla Repubblica Ceca siano stati, esattamente come lo scandalo del complotto al MEF, concordati prima, tanto per mandare un secondo messaggio, ancorché meno diretto che quello a Tito Boeri?

    Attenzione, perché l’offensiva di Forza Italia in tema europeista e di governo che non durerà, tanto da vedere sia Tajani che Berlusconi che Cattaneo che Toti (notoriamente amico anche personale di Salvini) tutti schierati nel richiamare a casa il leader leghista, quasi fosse Lassie, oggi è stata addirittura parossistica, talmente era palese e scollacciata. Qualcosa si muove, sottotraccia. Che sia sotto il pelo dell’acqua dove stanno gli iceberg o un fondale melmoso che nasconde animali dalla puntura letale, qualcosa si sta muovendo, ormai nemmeno più tanto in silenzio. E potrebbe annidarsi dentro un ministero. O anche più in alto, se la mia ultima intuizione non si rivelerà poi così tanto campata in aria.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 

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