E' un Atlantico un po' più ampio quello che trovano i banchieri centrali riuniti a Jackson Hole, con le strade intraprese dalle economie americana ed europea destinate, almeno per qualche tempo, ad allontanarsi. E, di conseguenza, con la Fed e la Bce che al momento paiono orientate a intraprendere due rotte diverse: la prima pronta a nuove misure per fronteggiare lo spettro della deflazione, la seconda che punta alla 'exit strategy' agli inizi del 2011, nella speranza che gli echi della crisi greca rimangano tali. Nel consueto simposio nella località del Wyoming, Bernanke ha ipotizzato oggi un vero e proprio arsenale di nuove misure che la Fed potrebbe tirare fuori se necessario: da ulteriori acquisti di titoli alla riduzione degli interessi sui depositi presso la banca centrale, fino all'arma più drastica del "rialzo dell'obiettivo d'inflazione al di sopra dei livelli compatibili con la stabilità dei prezzi". Una misura su cui non c'é alcun sostegno, al momento, fra i governatori del Fomc, e che è "inadatta - ha spiegato Bernanke - all'attuale situazione degli Usa". Ma il solo averla evocata, assieme al rischio di deflazione (un "rischio non significativo"), fa capire la difficoltà posta alla Fed dal suo doppio mandato: quello di contenere l'inflazione e allo stesso tempo sostenere l'occupazione. Compito, quest'ultimo, più che mai difficile nella 'jobless recovery' da cui l'economia Usa non sembra riuscire a tirarsi fuori, ostaggio di un mercato immobiliare in piena crisi e dei consumi ancora al palo.
A meno di due mesi dalla crisi greca che aveva messo in ginocchio l'euro, con i mercati che tuttora scommettono sull'insolvenza della Grecia e i premi di rendimento dell'Irlanda oggi a livelli record, paradossalmente Trichet sembra navigare in acque più tranquille rispetto al collega americano. Per la crescita dell'area euro le cose vanno meglio del previsto, almeno per il momento, con la locomotiva tedesca che viaggia a livelli record (+2,2% nel secondo trimestre e una previsione di un +3% nell'intero 2010). Una sorpresa che ha messo nell'ombra il dramma dei conti pubblici e i rendimenti stellari pagati da molti governi per indebitarsi, la crescita strutturalmente al lumicino di diversi Paesi e i problemi del mercato immobiliare in molti Paesi, come la Spagna.
Per la Bce, che ha come unico obbligo statutario la stabilità dei prezzi, l'attuale fase è dunque più facile che per la Fed, e la strategia dei prossimi mesi l'ha delineata il tedesco Axel Weber, anticipando Trichet e auto-candidandosi a prossimo presidente: i tassi resteranno fermi, è "assolutamente prematuro" parlare di uscita dalla crisi e ci sono rischi, ma la liquidità "a rubinetto" a sei mesi per le banche può essere ritirata. E dopo fine anno toccherà alle operazioni trimestrali. Con gli acquisti di bond che progressivamente si sono assottigliati, l'exit strategy in Europa è ormai imboccata.
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