Dapprima fu la piangente Fornero: “Don’t be choosy, ragazzi! Non siate schizzinosi“. Arrivarono poi gli immigrazionisti incalliti: “Gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare“. Sarà tutto vero o il solito, truffaldino, immorale bluff? Propendiamo per la seconda, di ipotesi: una trama alla “The Truman show“.

La realtà è ben diversa dal patinato, gessettato, luccicante mondo ritratto dai vari Gino Strada, Oliviero Toscani, Chef Rubio e derivati. La realtà, è che non per tutti la vita ha valore inestimabile. Per alcuni, appeso alla vita c’è attaccato un cartellino: €35,00. E, rigorosamente, tutti in nero. Nessuna fantomatica “raccolta di pomodori o olive“, per dirla alla Bonino. Ma un ascensore da lavare, dopo gli allenamenti di calcio, di quel sogno rincorso. Ed una vetrata, maledetta, che non sorregge il peso e il tuo lavoro. Così è precipitato Salvatore Caliano, 21 anni. Così sono precipitati, per sempre, i suoi sacrifici: i suoi sogni tutti.


Da poche ore ci ha lasciati, questo giovanissimo “non schizzinoso”. Figlio di Gigi, ex calciatore conosciuto e del quale voleva seguire le orme. Lavorava al bar Tico in via Duomo, Salvatore. Nelle ore di stacco si recava in condominio, per adempiere a quel lavoro che gli è costato la vita. Bassa risonanza mediatica ha seguito la sua morte: Salvatore non era sbarcato nel porto di Napoli o chissà dove. Salvatore Caliano era un ragazzo modello, troppo scomodo da raccontare: “Altrimenti, come avvaloriamo le parole di Boeri?”, penseranno i soliti criminali. Oggi Napoli e tutti noi, che non facciamo parte di quell’Italia “sorda e cieca” di fronte alla realtà, piangiamo Salvatore. Lo ricordiamo commossi, come tutte le vittime innocenti. Alla famiglia e ai suoi cari, le più sentite condoglianze.

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