Corriere della Sera

La riforma sui vitalizi parlamentari, che prevede un ricalcolo con il sistema contributivo degli assegni, coinvolge circa 2.600 persone per una spesa intorno ai 200 milioni annui. Con la riforma in approvazione, il taglio dei costi si aggira sul 20%. Alla Camera dei deputati su una spesa di circa 87 milioni, si scenderebbe a una spesa di 70 milioni. I vitalizi parlamentari sono indennità che assumono carattere di rendita concessa al termine del mandato al Senato o a Montecitorio e che si protrae «vita natural durante», al conseguimento di alcuni requisiti di anzianità di permanenza nelle funzioni elettive. Fino al 2012 questi emolumenti erano inquadrati sotto forma di accensione di una rendita vitalizia (o vitalizio propriamente detto), in parte alimentata da un prelievo sull’indennità del periodo di esercizio della carica. Per essere erogata, occorreva superare una soglia di età che, a partire dalle modifiche a firma Marini e Bertinotti, è stata progressivamente elevata. Successivamente, per i vitalizi in essere si è introdotto il metodo di calcolo contributivo.

Per per i parlamentari in carica alla data del 1º gennaio 2012 si è applicato un sistema pro rata: la loro pensione risulta dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato, al 31 dicembre 2011, e della quota di pensione riferita agli anni di mandato parlamentare esercitato dal 2012 in poi. Per i parlamentari in carica nel 2012, il diritto al trattamento pensionistico, da quell’anno, si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo: l’ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni. Per gli eletti per la prima volta nel 2013, il trattamento previdenziale viene esclusivamente inquadrato nella figura giuridica della pensione del parlamentare, tanto è vero che è regolato da appositi Regolamenti delle pensioni dei senatori e dei deputati, approvati dai rispettivi uffici di presidenza il 31 gennaio 2012.