L'unica possibilità per concretizzare le promesse elettorali, almeno in parte, della coalizione di governo sarebbe quella di portare a più miti consigli l'UE circa i vincoli di bilancio attuali. L'arma in possesso all'esecutivo è la politica migratoria, a sua volta possibile fonte di non esigui risparmi e che rappresenta l'unico nervo sensibile della UE cui fa comodo lo status quo. Eppure il Quirinale, dapprima con il niet per Savona al MEF, poi con il bastone Diciotti (episodio tutto da chiarire)- anticipando le decisioni della magistratura - ha posto l'ulteriore sgambetto al ministro Salvini. Segnali avversi provengono non solo dal Quirinale, ma dalla poltrona della Camera e dal ministero della Difesa, non per ultimo dalla magistratura. Essa, con decisione non comune, ha tagliato le condutture alla Lega di Salvini, ponendola in seria difficoltà dal punto di vista amministrativo, in ordine a reati posti in essere durante la gestione Bossi, rendendo esecutiva una sentenza di I grado.
La Lega di Salvini è data in forte ascesa nei sondaggi qualora, staccata la spina al Governo, si procedesse verso elezioni. Il punto è che questa soluzione non è affatto detto che possa essere presa. E' prevedibile, invece, che si seguirebbe la via parlamentare raccogliendo i "responsabili" di quella che fu la sinistra e ciò che rimane di FI.
Il M5S? Assente, perché fuori sede.




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