Il terzo e ultimo periodo di Beethoven, che inizia intorno al 1815 e prosegue fino alla sua morte, rappresenta una fase di totale libertà dalle regole tradizionali e dalle aspettative del pubblico. In questi anni il compositore, ormai isolato dalla sordità e lontano dalle lotte eroiche che avevano caratterizzato i suoi lavori precedenti, si rifugia in una scrittura estremamente intellettuale e astratta. Uno degli elementi più evidenti è il massiccio ritorno al contrappunto e alla forma della fuga, che però non viene più usata come un esercizio accademico ma come uno strumento di tensione drammatica e di ricerca spirituale. Insieme alla fuga, Beethoven approfondisce la tecnica del tema con variazioni, trasformandola in una vera e propria indagine filosofica in cui la melodia di partenza viene smontata e ricostruita fino a diventare quasi irriconoscibile.
La struttura delle composizioni cambia profondamente: le forme classiche si frammentano e si mescolano a contrasti violenti, dove momenti di estrema dolcezza e semplicità melodica, quasi simili a preghiere o canti vocali, si scontrano con passaggi aspri e dissonanti. Le sonate e i quartetti non seguono più il numero di movimenti canonico e la gerarchia tra i vari strumenti si dissolve in un dialogo continuo e fitto. Si nota inoltre una ricerca dell'essenziale, dove piccoli intervalli o semplici trilli non sono più decorazioni, ma diventano elementi pulsanti che sembrano voler superare i limiti fisici del pianoforte o degli archi. Tutto il terzo periodo è dominato da questo sguardo rivolto verso l'interno, dove la musica non serve più a celebrare trionfi o narrare storie, ma diventa una meditazione solitaria e universale sulla natura umana e divina.
In questa ultima fase della produzione musicale di Beethoven, vengono inoltre scritti pezzi che anticipano lo spirito del modernismo, come la Grosse Fugue, ma anche di altri stili moderni come ad esempio il Boogie-woogie.
Il periodo si apre con la sua quinta sonata per violoncello, da egli composta nel 1815, all'età di 44-45 anni.
Il terzo movimento è una fuga, e segna la svolta di Beethoven verso una nuova ricerca artistica che riprende elementi del passato mischiandoli a elementi moderni.
Beethoven - Op. 102 No. 2 - Cello Sonata No. 5 in D major (1815):
00:00 I. Allegro con brio
06:27 II. Adagio con molto sentimento d'affetto
15:02 III. Allegro fugato




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