IL SELVAGGIO SAGGIO SULLA DEGENERAZIONE UMANA di S.Lorenzoni ,Ghènos Editore, ordinabile presso libreria Primordia (Milano) 025463151


LA FISIMA EVOLUZIONISTICAE LA POSIZIONE DELL'UOMO NEL COSMO

4.0 INTRODUZIONE

In questo capitolo: (a) si darà una breveesposizione della fisima evoluzionistica [cioè, ad ogni effetto pratico, darwinistica, perché ildarvinismo, identificato con l'evoluzionismo, è diventato uno dei dogmi portanti dei nostri tempi (1)] mettendone a nudo le fondamenta con*cettuali per indicarne poi la sua infondatezza scientifica; (b) si indicheràla collocazione obiet*tiva, spaziale e temporale,dell'uomo nel Cosmo, in base ai ritrovati obiettivi non setacciati dall'establishment"scientifico"contemporaneo.

4.1 IL DARWINISMO (2) E SUA RADICE BIBLIO-TALMUDICA

All'interno di un tempo immaginato come una"quarta dimensione" unidirezionale dello spa*zio (sulla valutazione del tempo si ritornerà alCap. 5 di questa I parte) il paradigma "scien*tifico" evoluzionista ci presenta ogniindividuo e specie vivente come facente parte di una catena che progredisce nella stessa direzione,costituita da presenze che derivano da quel*le precedenti per filiazione diretta. Le variazioni riscontrabili nellastoria (o presunta tale) delle specie, obiettivatadal record fossile,sono attribuite a cambiamenti divenuti ereditari, intervenuti in un determinato momento, e che inseguito hanno improntato di sé tutta la discendenza. Il darvinismoè quella varietàdi evoluzionismo che propone,come meccani*smo causante dellaperpetuazione delle variazioni ereditarie, la cosiddetta selezione natu*rale, per cui quando (per qualsiasi ragione) inun qualche individuo o gruppo di individui ven*gono a manifestarsi delle caratteristiche che lo rendonopiù "adatto" all'ambiente fisico e/o biologico in cui si viene a trovare, la sua discendenzatenderà ad essere più numerosa e,

Ila lunga, soppianterà distruttivamente quella dicoloro che non possiedono tali caratteristi*,he, dando così origine ad una nuova forma biologica e ad una nuova"specie". Ora come ira,"darvinismo" è adogni effetto pratico sinonimo di evoluzionismo. Questa confu*3ione semantica è favorita dall'establishment "scientifico" per il quale ildarvinismo si presen*a come l'unico paradigmaevolutivo accettabile; e ciò perchè presenta almeno tre caratteri*

1) Assieme peresempio all'einsteinismo.

2) Gliesposti a livello divulgativo e non divulgativo della teoria darwiniana sonoinnumerevoli - moltemeno sono invece le )pere critiche. delle quali qui diamo un breve florilegio.Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi. "Dopo Darwin . Rusconi, Mano, 1980 e Roberto Fondi,"Organicismo ed evoluzionismo", Il Corallo/ll Settimo Sigillo, Roma,1984, sono dei classici ull'argomento,almeno in lingua italiana. Giuseppe Sermonti, "ll crepuscolo delloscientismo", Rusconi. Milano, 1971, finche se è un testo di gnoseologia generale, contienepure delle valide critiche al darvinismo. Di ottimo riferimento 3rovanni Monastra. "Origini'. cit. Rutilio Sermonti,"Rapporto sull'evoluzione", Il Cinabro Catania. 1985 e Rémy Chauvin. Biologie", cit. L'agilelibretto, in lingua americana di Francis Hitchings, "The neck offhegiraffe", Pan. London (Inghilterra), 982, dà una sequenza di spezzoni di informazione suipunti principali, là dove il darvinismo dà origine a contraddizioni.

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Imposrazione del problema

stiche assolutamente congruenti con lo Zeitgeist:

(a) Esso soddisfa la Weltanschauungcontemporanea che vuole che anche la natura fun*zionicome una banca -con criteri da usuraio orientati alprofitto.

(b)Esso si accorda con il paradigma politico contemporaneo, che vuole che ilsuperiore scaturiscadall'inferiore attraverso "miglioramenti" (educazione o altro) ma maiil contrario.

(c)Esso si accomoda alla visione segmentaria del tempo, per cui la vita ingenerale, e quel*la umana in particolare, deve avere avuto un inizio("creazione") per poi progredire un poco alla volta, tendendo ad unaqualche "pienezza" (salvo magari a trovarsi poi di fronte a qual*che catastroficastroncatura).

Comesi vede, il darwinismo è fatto sia misura per andare d'accordo con il paradigmabiblio*talmudico che regge i nostri tempi (3); e questo spiega il suo successo. Quale potesse mai essere quel deus ex machina cheavrebbe dato origine ai caratteri in virtù dei quali alcuni si trovaronoavvantaggiati rispetto ad altri per la cosiddetta selezione naturale, fu unmistero assoluto dalla pubblicazione dell'opera di Darwin (versola metà dell'Ottocento) fino ai primi del Novecento, quandosi volle vederlo nelle cosiddette mutazioni. Ma anche lateoria muta*zionistica dimostrò ben presto delle insormontabililimitazioni; e difatti fu definitivamente accantonata, dal punto divista scientifico, già nel 1980 (4). Ma i darwinisti,cioè tutti i trom*boni dell'establíshment "scientifico" ufficiale, non se ne diedero maiper intesi né è probabi*le cheabbiano intenzione di farlo; forse perché, come pontificò uno di loro (5),"qualsiasi alternativa è inimmaginabile".

Chepoi evoluzionismo(nonnecessariamente "darwinismo") e biblio-talmudismosiano fatti l'uno per l'altro, sembra essere confermatoda alcuni studiosi estremamente seri dal punto di vista scientifico ma che, quando si viene alle conclusioni, silasciano poi trascinare anch'essi dal loro monoteismo. Rémy Chauvin (6),in un suo libro che non si potrà mai rac*comandare abbastanza, dopo avere dimostrato che losviluppo ("evoluzione") delle forme biologiche attraverso glieoni geologici spesso e volentieri va controogni criterio di "selezio*ne naturale", arriva alla conclusione che,come monoteista, egli deve essere evoluzionista. Questa per luisarebbe l'unica possibilità scientificamenteaccettabile perché è solo grazie a leiche, dopo I"origine' della vita (cioè: la "creazione"), sisarebbe arrivati alla "corona del creato":l'Homo sapiens, raggiunto ilquale I'evoluzione si sarebbe fermata avendoormai conquistato la "pienezza dei tempi". Idee delgenere erano state avanzate anche da un pre*gevole biologo italiano,Piero Leonardi (7) già mezzo secolo addietro; e un'interpretazione "evolutiva"della segmentarietà del tempo nel mondo biologico si sta facendo sempre più stradanegli ambienti monoteisti. Quanto all'avversione per l'idea evoluzionistamanifestata in ambienti bibliolatri fondamentalisti, soprattutto dilingua americana, ciò è derivato dal fatto che essa attenterebbe all'idea dellacreazione exnihilo dell'uomo da parte di"dio", e anche questaè una fenomenologia tipicamente monoteista.

Quantoal cosiddetto "darwinismo sociale", per cui la "corona delcreato" sarebbe l'attuale manipolatore finanziario, è una conseguenza necessariadella tesi biologica darwinista, che

(3) Cfr SilvarroLorenzoni, Origine del monoteismo e sua diffusionein Europa'. Carpe Librum. Nove. 2001. (4) Cfr. Rutilio Sermonti. "Rapporto". cit.

(5) Jacques Monod, citatoda Ferdinand Schmìdt, 'Grundlagen der kybernetische Evofutiòn , Goecke und Evers. Krefeld, 1985.

(6) Rérrry Chauvin. Biologìe ;cit; e anche Joachim lllies. "Schbpfung uderEvolutíon. Interform.Ziirich, 1980. (7)Piero Leonardi, "L'evoluzrone dei viventi, Morcelliana, Brescia. 1953.

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La fisimaevoluzionistica e la posizione dell'uomo nel cosmo

vede obbligatoriamente nel parassita la specie trionfante del mondo futuro. Questo, ovvia*mente, prima che miserabile è assurdo, come delresto assurdo è tutto ciò che scaturisce dal biblio-talmudismo.

4.2 GLI ARGOMENTI STATISTICI

Si è già detto come il darwinismo si trovi acorto di "meccanismi" per giustificare le varia*zioni genetiche alle quali poter poi agganciarela sua "selezione naturale"; ma esso dà fidu*cia ancora alle mutazioni, e questo perché "ogni altra soluzione èinimmaginabile". Gli argo*menti più validi contro ilprocesso di mutazione+selezione (neodarwinismo), e che lo rendo*no del tutto assurdo, sono di tipo statistico eprovengono dal calcolo fatto, usando tecniche matematiche standardda tutti accettate, dellaprobabilità che certi processi molecolari (pro*cessi portanti della biochimica,e quindi della vita, secondo ogni accettata teoria standard) abbiano potuto avere luogo nei tempi"disponibili". Questo era già stato notato da uno doi principali tromboni del neodarwinismo, il biblio-marxista JacquesMonod, il quale però era stato almenosufficientemente onesto da portare fino in fondo le sue araomentazioni: la pro*babilità che la vita si potesse sviluppare eratalmente bassa da essere in pratica uguale a zero, e quindi nella vita sideve vedere un genuino "miracolo statistico" (8). Un'indicazione degli ordini di grandezza inquestione è data nella bibliografia (9); e uno studio dettagliatis*simo al riguardo è stato fatto dal già citato Ferdinand Schmidt (10). [Oggi gli "esperti" hanno escogitato un nuovo approccio al problema: essimettono indietro ogni volta di più ['età del*l'universo", in modo che il"miracolo" di Jacques Monod non risulti più tanto ....................................... miracoloso"

Dopo aver dimostrato l'impossibilità dell'evoluzione stereotipa,secondo le normalmente accettate leggi molecolari e il calcolo delleprobabilità, Ferdinand Schmidt propone un altro meccanismo per darneragione. Questo meccanismo è la teoria dell'evoluzione ciberneti*ca, secondo la quale gli esseri viventi funzionanocome calcolatori cibernetici, cioè calco*latori elettronici capaci di imparare e modificare la propriaprogrammazione da soli in baso all'esperienza. Siccome le leggi dellacibernetica sono leggi logiche e la natura funziona logi*camente (usando la logica aristotelica), questogli sembra la cosa più naturale e accettabi*le. Non a caso gli studiosi dicibernetica negano che il "calcolatore pensante" sia un'utopia; e siccome sotto le medesime condizioni ambientali un calcolatorecibernetico può trovaro molteplici soluzioni adattative diverse ne derivauna proliferazione divergente delle specie.Ma anche Ferdinand Schmidt deveammettere che il calcolatore cibernetico non può evoca*re sé stesso dal nulla: quindi, per l'iniziodella vita, anche lui non può fare a meno di invoca*re quel "miracolo statistico" giàindicato da Jacques Monod. Inoltre la teoria dell'evoluzione cibernetica indicache l'evoluzione, una volta innescata, deve procedere sempre più in fret ta, fino a raggiungere un ritmo allucinante. Anche i progressi tecnici moderni sono, secon*doquesto approccio, dei fenomeni evolutivi; e questo fa presagire il disastro.

Siamo dunque di nuovodavanti a un tempo segmentario: creazione ("miracolo statistico")

(8) Jacques Monod,Le hasard et la nécessité ,Seuil, Paris, 1970.

(9) Cfr. nota (2) quisopra.

(10) Ferdinand SchmidtGrundlagen"" cit.

(11)Cfr. Silvano Lorenzoni. "Sottomondo, sovramondo e centralità umana",Congresso Occidentale, Trieste, 2003.

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Impostazione del problerna

seguita necessariamente da apocalisse; tutto nel migliorstile monoteista. Ferdinand Schr dà la mano a un altro catastrofista, TheoLóbsack (12), secondo il quale un'evoluzionef controllo dell'encefalo porterànecessariamente l'uomo all'estinzione entro pochi sei Nessun evoluzionista trova un'uscita fuori dalterripo segmentario. Ognuno di loro è, in fo e contrariamente ad ogni apparenza, semplicemente un monoteista ricicl, "Evoluzionismo" e "creazionismo" non sonoche due pagliacciate, e una vale I'altra.

4.3 ANTICHITÀVERA E DIFFUSIONE DELL'UOMO

Premesso quanto sopra,non sorprende che tutti quei pretesi ritrovati paleontologici c evoluzionisticamente,dovevano essere gli "anelli mancanti" fra l'uomo e i suoi scimmie:antenati, si siano dimostrati dei falsi (13). Provvisoriamente ilnuovo dogma "evoluzion co-creazionista", proposto dall'establishment,è quello dell'origine unitaria africanadell'Hc sapiens, antico ma nontroppo, dogma al quale. fino a che non subentrino cambiament tenta di accomodare ogni nuovo ritrovatopaleontologico.

Vieneinvece soppressa quell'evidenza che indica l'uomo come ente antichissii anterioree poi contemporaneo non solo alla scimmia ma anche al dinosauro e al setto(14):tracce umane - e nonsolo in senso lato, ma di umanità civile, sono rintracci li fino nel Precambriano [anche se è difficileimmaginare quanto simile quell'umanità" po se essere, somaticamente epsicologicamente, all'uomo civile contemporaneo (15)].

Sesi immagina l'uomo come un essere di immemorabile antichità, allora vengono ac~ re anche tutte le barriere concettuali che riguardano lemodalità di popolamento da parl svariate razze nelle diverse partidella Terra, così come geograficamente essa è (gli am( di"devono" essere di origine siberiana, i tasmaniani "devono"essere di origine australi; perché qualsiasi alternativaè"inimmaginabile"). A parte il fatto che le diverse popola; avrebberopotuto, nel passato, usufruire anche di mezzi di locomozione di cui non ha successivamentepiù usufruito, rimane che la Terra non ha sempre avuto l'odierna fisil miatopografica; e da quando la scienza ufficiale, dopo notevoli reticenze, hafatto sua la ria della deriva dei continenti di Alfred Wegener, questapossibilità viene ammessa anc livello di establishment. Quindi,se I'uomo è sempre esistito, anche la distribuzione de umaniha avuto possibilità di manifestazione ora precluse, o comunque diverse.

Questepossibilità sono tipificate nel più interessante dei modi dalla popolazione abona di quello che, più ancora dell'Australia, è il piùisolato di tutti i continenti: I'Americc Sud. Lì, sia i repertiarcheologici (Brasile meridionale e zona andina), che le caratteris' somatichedelle popolazioni più australi, dimostrano notevoli affinità con le gentiaustrZ e papuasiche; mentre in tutti gli amerindi siriscontrerebbero caratteristiche ainu (gli dovevanoessere in tempi remoti un tipo umano molto diffuso, se ne parlerà con qualche

(12)Theo Lòbsack, "Die letzten Jahre der Menschheif', Bertel.,>mann,Miinchen. 1983.

(13) Un istruttivo elenco di questi falsi è dato daRutilio Sormonti. "Rapporto , cit.

(14) Cfr Michael Cremo e Richard Thompson."Archeologia'. cit.. dove, fra l'altro. c'è un vasto esposto dei la FiorentinoAmeghino. GiuseppeSermonti, Luna', cit., cita Max Westerhofer ("Die Grundlagenrneiner Theor Eigenweg des Menschen", Winter, Heidelberg. 1948)secondo il quale l'uomo è il più antico dei mammiferi e que menosi è allontanato dal suo ipotetico prototipo.

(15) Al riguardo. di utileconsultazione può essere Silvano Lo-enzoni. L'equilibrio antropocosmico e losnaturame, tempo', Primordia,Milano. 2001.

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La fisimaevoluzionistica e la posizione dell'uomo nel cosmo

taglio nel Cap. 2 della IIIparte) (16). Già Paul Rivet (17) aveva fatto delle osservazioni del tutto pertinenti e si era anche reso conto delleinteressanti coincidenze lessicali fra lalingua dei fueghini ona e deipatagoni tehuelche e lelingue australiane (18). Questi interessantis*simi fatti egli liattribuiva ad una immigrazione australiana, alla svolta del VI - V millennio a.C., avvenuta via marebordeggiando l'Antartide, e suggeriva quindi che sotto i ghiacci della banchisa antartica potrebbe esserci ancora unricco bottino archeologico 119).

Leipotesi del Rivet non possono essere escluse, ma potrebbero risultare superfluese l'im*postazione del problema venisse cambiato ammettendo la possibilità diun prolungamento indefinito della presenza umana sulla Terra. In particolare, unarivalutazione delle idee di Ameghinoaprirebbe la possibilità di un'origine almeno parzialmente sud-americana dell'u*manitàaustraloide.

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CAPITOLO 5

LA VALUTAZIONE DEL TEMPO

Avendo poco sopra messo a fuoco il fatto della fattuale perpetuità dell'uomo, vale la pena fare il punto su quale debba esserela valutazione giusta di questo tempo indefinito; e a ciò dedichiamo questo breve capitolo. Già negli anni Venti, Edgar Dacqué(1) affermava che bisognerebbe sempre avere una visione sovratemporale delle cose, senza la quale non ci può essere una vera scienza. Ma la problematica del tempo, quando la sivoglia trattare in profondità, non si presenta facile e, non a caso,pochi l'hanno affrontata. Chi scrive ha ten*tato di esporre, nel modopiù completo possibile questo argomento in un recente saggio (2), a!quale rinvio il lettore qualora volesse approfondire.

Una delle conclusioni là sostenute è che non esiste un tempo"assoluto", indipendente da chi ne ha l'esperienza esistenziale, in quanto ogni osservatore o"essere osservante" - ha un suo tempo psico-biologico nonomologabile a quello di un altro essere osservante (questo diverrà importanteanche quando si parlerà di fatti linguistici, cfr. il Cap. 1 della Il parte). Un altrofatto fondamentale, ma che qui non possiamo approfondire, è che mentre lascienza valuta il "tempo" come una realtà oggettiva, empirica, lafilosofia (Kant), molto più opportu*namente, lo pone come "forma a priori dell'intuizione"; cioèer la scienza il tempo è fuori dall'uomo,per la "sapienza" (Filosofia) esso è dentro la stessa sua facoltàconoscitiva. Quando si guarda verso ilpassato, è lecito estrapolare linearmente il tempo storico soltanto fin dove si può essere ragionevolmente sicuridell'esistenza di esseri umani osservanti, a noi essenzialmente analoghi perquel che riguarda la loro struttura psico-biologica, quindi uomi*ni sul tipo diquelli rintracciabili ora nell"'ecumene artico" (che è stato definitoai Capp. 1 e 2 di questa prima parte). Questa conclusionel'avevo raggiunta esclusivamente sulla base di considerazioniepistemologiche (specificamente, traendo le conseguenze ultime dalla "Kritik der reinenVernunft" di Immanuel Kant), ponendoil limite oltre il quale l'estrapolazione linea*re del tempo, in direzione delpassato diventa abusiva, cioè sui 20/50.000 anni. Ma una con*ferma viene anche dalla scienza"positiva". I metodi di datazione accettati sono abbastanza

; esatti fino a circa 7.000anni fa, meno esatti fino a 20/50.000 anni; oltre non vi è più alcun

I, grado di esattezza (3). Più indietro ancora, è lecito immaginarsiun'umanità pure esistente, mamolto diversa da quella odierna. Questa coincidenza di risultati fra un esame episte*mologico e dati empirici (o ragionevolmentepresunti tali) è per lo meno interessante, anche

' a non volere invocarealcuna "occulta convergenza".

Quando si vuole andare a ritroso oltre quei 50.000 anni (circa) - o sivogliono fare previ*sioni per un futuroimprobabilmente lontano - il tempo diventa sfocato; ci si deveacconten*tare tare di un "prima" eun "dopo" separati da intervalli cronologici puramente simbolici.Attribuire

I delle lunghezze a quegliintervalli, espresse sotto forma di "ordini di grandezza" omologati al

(1) Edgar Dacqué, Natur und Seele '. Oldenbourg. Miinchen. 1928.

(2) Silvano Lorenzoni.Chronos . cit.

(3) Cfr.Alberto Broglio e Janusz Kozlowski. 'll Paleolitico'. Jaca Book. Milano. 1987 (ilneandertal;ano, in Europa, scom*parve circa 50.000 anni addietro). Una realtà di questogenere era stata intuita anche da un interessante storico tedesco (sul quale si ritornerà nella lllparte). Heinrich Wolf ( Angewandte Rassenkunde . Weicher. Berlin/Leipzig. 1938).

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Impostazione del problema

tempoesistenziale dell'uomo civile contemporaneo, può essere un esercizio ancheutile serve a "farsi un'idea" sultipo dei periodi cronologici intorno ai quali si sta discutendc che puòdiventare fuorviante quando ci si dimentica che si sta lavorando solo con delletesi mentali".

Perciò non si può - e non si deve - dubitaredella realtà delle cosiddette ere geoloc così come sono evidenziate dalrecord fossile, ma vanno viste come dei periodi separ~ cesure catastrofiche sul piano biologico. Entro ognuna di esse labiosfera si caratteri per una qualità molto diversa rispetto a ciò cheera stato prima e che seguì successiva te. Cifu un Terziario (incominciato "65 milioni di anni" fa), e non ancoraconcluso, che 1 poca del predominio deimammiferi (il cosiddetto Quaternario è un'era geologica artifi che viene fatta incominciare a decorreredall"'esistenza dell'Homo sapiens", e la cui "d< inizio" viene quindi continuamente spostata).Ci fu un Secondario (iniziato "250 mili( anni" fa) che ful'epoca del predominio dei rettili; un Primario (iniziato "600 milioni dianr che cominciò con il predominio deitrilobiti (Cambriano) e finì con quello degli ii (Carbonifero/Permiano) e un ancora più misterioso Precambriano. Ma in tutti questi p di ci fu una persona umana. Così come il tempo non ha avuto inizio e non avràfine, a l'uomo - essere portatore dicultura nel mondo e responsabile dell'equilibrio cosmic, non ha avuto un inizio e non avrà una fine.

È appropriato quindiconcludere con una nota di carattere, più che storico, metafi L'uomo,all'interno del mondo biologico, è allo stesso tempo il soggetto e l'attorenelle menologie della decadenza e delle cesure epocali, ossianei cicli storico-cosmologic ciclo è il modo in cui il non-tempodel fondo ontologico dell'universo (I"'incondizionat riflette nel mondofenomenico (il condizionato) soggetto al tempo (5). II fenomeno della i denza, allafine di ogni ciclo, è una conseguenza diretta del fatto che il mondo biologi quantoaspetto fenomenico, è immerso nel tempo.

(4) Cfr, peresempio, Silvano Lorenzoni. Equilibrio". cit.

(5)Questo, visto già da Platone, fu ripreso da Arthur Schopenhauer nella sua DieWelt als Wille und Vorstellung e l'autore nel suo 'Chronos . cit.

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