Prima che questo thread venga usato dagli squadristi renzini per approfittarne sparando a zero contro i pentavenduti premetto che essendo stati, direttamente e indirettamente, al governo con B. e Forza Italia i piddini sono anche peggio dei grillini e che le considerazioni che farò contro quest’ultimi ancora di più si adattano ai demos.
In ogni caso tornando all’argomento è giusto sottolineare che se io sto al governo con un partito alleato con chi (oltre ad essere un frodatore fiscale, un puttaniere, corrotto, corruttore e delinquente naturale) secondo la magistratura pagava, persino quando era già capo del governo, la mafia stragista che ha ammazzato Falcone e Borselino e tantissimi altri innocenti allora sono moralmente e politicamente ingiustificabile, non ho titoli per fare la morale a nessuno e tantomeno potrò fare una politica antimafia.
La Mafia è una montagna di merda che ammazza senza pietà e tiene sotto scacco interi territori e dunque chi, la Lega, è sempre stato alleato con colui che (sempre secondo i giudici) pagava questa merda non ha voce in capitolo nella lotta alla criminalità. Ma non lo è nemmeno chi, i 5 Stelle, sta al governo con gli alleati di chi pagava la Mafia.
Marco Travaglio se ne faccia una ragione e la pianti di attaccare sempre e solo la Lega salvando i suoi amichetti pentavenduti che governano con il principale alleato di un finanziatore (sempre secondo i giudici) di assassini.
In un Paese normale simili sentenze farebbero sprofondare, scomparire ed evaporare il partito accusato di siffatte colpe e il suo leader sparirebbe dalla scena politica, verrebbe ricoperto da insulti e inseguito da giornalisti di ogni colore con grandi titoli in prima pagina e aperture dei tg mentre i suoi alleati prenderebbero le distanze e verrebbero travolti dallo scandalo. In un Paese normale......
Trattativa, “Berlusconi sapeva dei rapporti tra Dell’Utri e la mafia. E l’ex senatore rafforzò la strategia di Riina”
Paolo Borsellino è morto per la Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Probabilmente sarebbe stato ammazzato comunque, ma quel dialogo aperto da uomini delle Istituzioni con Totò Riina accelerò il piano della sua eliminazione: e Borsellino – contrario alla Trattativa – venne ammazzato il 19 luglio del 1992. L’anno dopo, invece, a rafforzare il proposito della piovra, è Marcello Dell’Utri, intermediario di Silvio Berlusconi che era appena sceso in politica. E l’ex presidente del consiglio sapeva dei rapporti tenuti dal suo braccio destro con Cosa nostra.
Lo sostengono i giudici della corte d’Assise di Palermo nelle motivazioni della sentenza sulla Trattativa tra pezzi delle istituzioni e la mafia, depositate nel giorno del ventiseiesimo anniversario della strage di via d’Amelio.https://www.ilfattoquotidiano.it/201...riina/4504178/i giudici scrivono anche che “con l’apertura alle esigenze dell’associazione mafiosa Cosa nostra, manifestata da Dell’Utri nella sua funziona di intermediario dell’imprenditore Silvio Berlusconi nel frattempo sceso in campo in vista delle politiche del 1994, si rafforza il proposito criminoso dei vertici mafiosi di proseguire con la strategia ricattatoria iniziata da Riina nel 1992″. Secondo la corte, dunque, il fatto che Dell’Utri fosse intermediario tra le cosche e l’imprenditore appena scesa in politico pose “le premesse della rinnovazione della minaccia al governo quando, dopo il maggio del 1994, questo sarebbe stato appunto presieduto dallo stesso Berlusconi”. Confermata quindi la tesi della pubblica accusa che considera Dell’Utri come “cinghia di trasmissione” della minaccia di Cosa nostra all’ex premier.
“Dell’Utri e la mafia. Berlusconi sapeva ” – Ma c’è di più. Perché per i giudici Berlusconi sapeva dei contatti tra Dell’Utri e Cosa nostra. “Se pure non vi è prova diretta dell’inoltro della minaccia mafiosa da Dell’Utri a Berlusconi, perché solo loro sanno i contenuti dei loro colloqui, ci sono ragioni logico-fattuali che inducono a non dubitare che Dell’Utri abbia riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l’associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano”. Come già accertato dalla corte di Cassazione che lo ha condannato per concorso esterno, l’ex senatore era il trait d’union tra l’imprenditore di Arcore e le cosche siciliane al quale arrivavano grosse somme di denaro. “Tali pagamenti sono proseguiti almeno fino a dicembre del 1994 – scrivono i giudici – quando a Di Natale (un boss) fu fatto annotare il pagamento di 250 milioni nel libro mastro che questi gestiva. Sino alla predetta data Dell’Utri, che faceva da intermediario di Cosa nostra per i pagamenti, riferiva a Berlusconi riguardo ai rapporti coi mafiosi ottenendone le necessarie somme di denaro e l’autorizzazione a versarle”. A quel punto, però, Berlusconi è già entrato in politica. “Vi è la prova che Dell’Utri interloquiva con Berlusconi anche al riguardo al denaro da versare ai mafiosi ancora nello stesso periodo temporale nel quale incontrava Manganoper le problematiche relative alle iniziative legislative che i mafiosi si attendevano dal governo”. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza che sostiene di aver saputo di come Dell’Utri avesse rassicurato Mancano su alcuni interventi legislativi sull’arresto per gli accusati di reati di mafia. “Ciò dimostra – prosegue la corte – che Dell’Utri informava Berlusconi dei suoi rapporti con i clan anche dopo l’insediamento del governo da lui presieduto, perché solo Berlusconi, da premier, avrebbe potuto autorizzare un intervento legislativo come quello tentato e riferirne a Dell’Utri per tranquillizzare i suoi interlocutori”.




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