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Discussione: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

  1. #11
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Sul dibattito relativo alla legge urbanistica regionale ovvero il DdL n. 409 “Disciplina generale per il governo del territorio”, in Consiglio a settembre, mi sembra più opportuno aprire una specifica discussione.
    Piuttosto, per riprendere il post iniziale, ad avvalorare l’apprezzamento di Bruno Zevi per la civiltà nuragica, ho trovato la sua testimonianza diretta scoprendo un video risalente al 1997 a conclusione della “Convention Laica, Sardista, Socialista, Liberale” dal tema: “FEDERALISMO, AZIONISMO, SARDISMO, progetti e riforme nella Sardegna del 2000”.
    Anche la preziosa registrazione di quell’incontro merita un thread apposito.
    Questo l’intervento:



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  2. #12
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Problemi familiari mi hanno tenuto lontano dal forum più di tre mesi.
    Riprendo da questo ultimo trhead da me postato che, stando al numero di visualizzazioni, ha suscitato un certo interesse. Nel frattempo è stato rinviato alla commissione regionale competente il DdL n. 409 “Disciplina generale per il governo del territorio”. Ciò significa che se ne riparlerà nella prossima legislatura.
    Il link seguente rimanda ad una sintesi sull’argomento: http://www.manifestosardo.org/stop-a...a-finisce-qui/.
    Da riconoscere il contributo di diverse associazioni, in particolare https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/about/, urbanisti, esponenti politici non presenti in Consiglio Regionale, nel far emergere le notevoli criticità del DdL proposto.
    Come ho accennato precedentemente, il tema merita una esplicitazione e approfondimento a parte.

  3. #13
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Ho rivisto il video dell’intervento di Bruno Zevi sopra postato. Al primo punto, dei cinque in cui viene articolato, si limita ad enunciare tre ricordi di Emilio Lussu (su una quarantina): un incontro a Parigi nel 1939, uno a Boston nel 1942, ed uno a Roma nel 1946. Purtroppo ne ha rimandato il racconto ad una “prossima volta” che penso non ci sia stata.
    Spero che da qualche parte si possa trovare traccia di quegli incontri; tuttavia, a dimostrazione dell’interesse di lunga data da parte di Zevi per la Sardegna, riporto un suo scritto pubblicato nel 1947 nel periodico del PSd’Az “IL SOLCO”.
    Giusto per la memoria storica, sarebbe molto interessante avere traccia del memorandum a cui fa cenno: “Presentato da Emilio Lussu, ho illustrato al Ministero dei Lavori Pubblici un memorandum per la compilazione di un piano regionale della Sardegna.”


    NECESSITÀ DEL PIANO REGIONALE
    IL SOLCO, a. III, n. 7, 8 marzo 1947.

    Subito dopo la fine della guerra, dicemmo che la ricostruzione si doveva fare formulando un piano, un programma concreto, graduale e lungimirante di realizzazioni. Quasi tutti i partiti politici, impegnati nella lotta che riguardava le premesse politiche della ricostruzione, se ne sono disinteressati. Ed oggi i nodi vengono al pettine, assistiamo da una parte a sforzi ricostruttivi staccati e sconnessi, caotici e assai più costosi del necessario; dall'altra, alla paralisi di molti settori produttivi che dovrebbero essere al lavoro da tempo.

    Per la Sardegna, avviene la stessa cosa. Cattiva volontà dei sardi? Mancanza di tecnici, disinteresse del governo? Inefficienza dell'Alto Commissariato? Nulla di tutto ciò. La colpa non è di nessuno dei presenti. La colpa è di un assente: il piano regionale, per la mancanza del quale tutte le iniziative, in se meritorie, mancano di quella organicità, di quella interdipendenza, di quell'armonia che solo permettono di prendere l'occasione delle distruzioni e della guerra per ricostruire un'isola, una regione più sana, più bella e più ricca. Se non si stesse facendo nulla, avremmo per lo meno la soddisfazione di dire che è colpa di qualcuno, dell'inattività e della pigrizia; ma in Sardegna, più o meno, si è fatto e si sta facendo quello che si è fatto e si sta facendo nelle altre regioni del nostro paese: si costruiscono strade, si ricostruiscono alcuni edifici distrutti, in alcune zone si nota perfino una ripresa industriale. Però tutto questo è fatto empiricamente, senza programma senza possibilità di bilancio, senza sapere dove si andrà a finire, ignorando dove si vuole arrivare. Un intero settore è poi fermo rispetto alle sue notevolissime potenzialità, ed è il settore privato, dalle banche ai cittadini abbienti, i quali «aspettano». Aspettano che cosa? Di sapere, di capire quali sono le intenzioni del governo e dell'Alto Commissariato, qual è il programma per lo sviluppo della regione. E notate, non sono solo forze locali: ci sono immensi capitali inattivi in Italia che sarebbero pronti ad essere investiti nell'isola se coloro che li detengono avessero un'idea di che cosa l'isola vuol fare. Gli stessi ministeri, gli stessi uffici parastatali, come l'U.N.R.R.A. CASAS, espanderebbero la loro attività in Sardegna se conoscessero che cosa si deve fare. I deputati dell'isola, indipendentemente dal loro colore politico, si troverebbero uniti nel chiedere assegnazioni di denaro, lavori pubblici, ecc. se avessero la possibilità di dimostrare il perché delle loro richieste in base ad un programma, in base a un piano regionale.

    Presentato da Emilio Lussu, ho illustrato al Ministero dei Lavori Pubblici un memorandum per la compilazione di un piano regionale della Sardegna. La conclusione positiva o negativa di questo tentativo dipenderà dall'interesse che prenderà alla cosa l'Alto Commissariato e l'opinione pubblica sarda. Lussu e io abbiamo insistito per rivendicare alla Sardegna il diritto di aver un piano, come già lo ha ( ... ) trovato nel Ministero dei Lavori Pubblici notevoli adesioni.

    BRUNO ZEVI

  4. #14
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Per tornare alla lungimiranza di Antonio Simon Mossa anche e soprattutto in materia di Architettura, Urbanistica, “governo del territorio”, riporto l’ulteriore scritto , più che mai d’attualità, pubblicato nella pagina facebook a Lui intitolata:
    https://www.facebook.com/notes/anton...8022931656158/


    Correva l’anno 1969...


    ... E' indispensabile che uno strumento urbanistico ad hoc sia promulgato nel più breve tempo possibile.
    E' attualmente in corso l'esame, da parte della Giunta, di una Legge Urbanistica. Tuttavia tale strumento, che era stato approntato da un anno e mezzo addietro, non è stato ancora portato nell'assemblea cagliaritana per la discussione. Tale ritardo si riflette negativamente anche sullo sviluppo turistico dei territori prescelti dalla stessa amministrazione regionale.
    Occorre inoltre, da parte del Governo Regionale, una maggiore incisività nello svolgere una politica di trasporti corrispondente all'aumento della domanda e dell'offerta. Infatti, secondo lo spirito dello Statuto speciale di autonomia, il Governo Regionale ha piena competenza per tutto ciò che riguarda i trasporti di «prevalente interesse regionale». Non vi è dubbio, dato che la Sardegna è un'isola, che tale interesse - indipendentemente dall’organizzazione nazionale dei trasporti e il coordinamento tra quelli pubblici, privati e semipubblici - debba essere considerato dalla Regione nei suoi termini reali, in rapporto alle risultanze dell'incremento economico che il turismo, nel quadro di sviluppo regionale, indubbiamente ha apportato. Non sembra il caso di continuare, da parte dell'Amministrazione Regionale, con la politica di scaricare sulla «competenza nazionale» e in virtù di posizioni giuridiche ormai superate, ciò che invece dovrebbe fare essa stessa, applicando il criterio politico laddove occorra.
    Quanto abbiamo affermato dimostra il perché della debolezza e della generica titubanza dimostrata dal Governo Regionale quando è chiamato responsabilmente a far sentire il suo peso nelle questioni che riguardano in modo prevalente o totale lo sviluppo economico nel territorio da essa amministrato. Non avrebbero senso altrimenti non tanto la condizione autonomistica consacrata dalla legge costituzionale, quanto i prepiani e i piani di sviluppo sino ad oggi formulati in sede di assemblea o di governo regionali.
    E', a nostro parere, un problema di natura squisitamente politica. Ed è per questi motivi che noi assumiamo una posizione critica su quanto sino ad oggi si è fatto da parte del pubblico potere in materia di politica turistica, nonostante le buone intenzioni, le idee e i piani proposti.
    Noi riteniamo possibile uno sviluppo turistico in Sardegna per una duplice serie di motivi: l'espansione del turismo, specie di quello stagionale di vacanza, dovuta - come abbiamo già affermato - alla crescita del livello dei redditi individuali in tutta l'Europa Occidentale, e pertanto inarrestabile e irreversibile in quanto parte di un processo economico ben definito, e all'aumento del tempo libero delle masse; le risorse rappresentate dall'isola e che dal clima, al paesaggio, alla grande estensione delle coste, costituiscono una somma di attrattive tali da far considerare l'isola un polo di sviluppo turistico nel Mediterraneo.
    In una corretta pianificazione che tenga conto di termini economici reali e inferiti, (tuttavia dobbiamo muovere una critica a tutta la politica regionale), non è sufficiente il conoscimento, l'individuazione e la valutazione delle risorse, se contemporaneamente non si trasformano le stesse in merce vendibile, per dirla con il linguaggio corrente. In effetti tutta la pianificazione turistica pubblica, in quanto quella privata nasce da interessi ben distinti, è cominciata in Sardegna con notevole ritardo, e non ha tenuto conto, se non negli ultimi tempi, della dinamica della domanda e dell'offerta, e ha dimostrato, nel suo inglobamento in termini numerici nel piano quinquennale, una eccessiva genericità che rispecchia la carenza di volontà politica, come già avevamo affermato.
    In Sardegna le risorse paesistiche sono notevoli tanto sulle coste come nell'entroterra, cui è doveroso aggiungere l'aspetto dei nuclei abitati ad insediamento antico, che si inserisce stupendamente nelle zone di maggior interesse. Il pericolo di aggressione al paesaggio, dal quale ci si difende con i piani territoriali paesistici, rappresentato dall'avanzata del cemento è presente in Sardegna tanto sulle coste e nei territori vergini, quanto nei nuclei abitati, ove un'edilizia e un'urbanistica balorde stanno lentamente distruggendo i valori ambientali più genuini. Sulla conservazione di tali risorse che hanno per il turismo un valore incalcolabile, l'amministrazione regionale non ha dimostrato, almeno sino ad oggi, alcuna particolare sensibilità. Ma nemmeno, purtroppo, le stesse Soprintendenze ai Monumenti e Gallerie, hanno saputo difendere tali elementi di paesaggio umano, preoccupandosi quasi esclusivamente del paesaggio naturale e di qualche monumento sparso. Riteniamo, al contrario, che proprio il paesaggio urbano che si è conservato in moltissime località; soprattutto in quelle a vocazione turistica, debba essere difeso con vincoli assai forti, come del resto hanno proposto in tutto o in parte gli stessi piani turistici regionali. Con la politica dei nuovi programmi di fabbricazione, resi obbligatori dalla Legge 765, non vi è dubbio che si corre il rischio, ove le Soprintendenze e il Governo Regionale non agiscano di conserva e in perfetto accordo, di snaturare completamente alcune zone di interesse notevolissimo, in cui, come dicevamo, il paesaggio umano costituisce il necessario complemento di quello naturale. Tale problema non è stato nemmeno sfiorato in campo assembleare, e ciò perché miraggi di sviluppo economico, su rapporto sbagliato, in quanto basato su raffronto con altre zone del continente aventi caratteristiche completamente diverse, hanno accecato del tutto il «visus» dei consiglieri regionali, facendo loro dimenticare, se non ignorare, risorse di tipo differente, ma altrettanto valide per lo sviluppo dell'economia isolana.
    Se nella nuova legge urbanistica regionale non si terrà nel dovuto conto la difesa ambientale, necessario corollario urbanistico (a parte i conflitti di competenza tra Stato e Regione), si continuerà ad operare in modo negativo, in quanto verranno cancellate molte delle risorse che invece appaiono fondamentali, anche se complementari a quelle del paesaggio naturale. Ma la politica turistica regionale dovrà soprattutto articolarsi in un approfondimento dei problemi economici direttamente e indirettamente legati al turismo, all'organizzazione in parallelo dei trasporti e della ricettività, alla programmazione delle opere infrastrutturali secondo scale prioritarie chiaramente precisate e in rapporto al piano di sviluppo globale, al coordinamento generale di tutte le attività connesse con il turismo.
    Tali elementi, dalla legge urbanistica al coordinamento pianificatorio, sono quelli che ci fanno sperare nello sviluppo graduale ma costante del turismo, nella sua validità economica in rapporto al progresso generale, e nella sua collocazione tra le forze della rinascita isolana.
    Se tale politica verrà realizzata si uscirà definitivamente dal dilettantismo e dal marasma attuale e, soprattutto, la spesa pubblica sarà contenuta in limiti ragionevoli in rapporto ai benefici che potrà trarre la collettività isolana.
    E' necessario però che cadano le periodiche euforie dovute ai «booms» apparenti, agli incrementi improvvisi. Sono questi soltanto elementi di squilibrio economico che si ripercuotono in modo spesso negativo nelle zone contermini.
    E' necessario, a nostro avviso, che la visione si allarghi, che i fenomeni locali vengano sempre analizzati in rapporto allo sviluppo generale, che si operi nel modo più razionale nell'indagine di mercato, che si valuti appieno la curva della domanda, il suo valore economico, e si adegui, non con la soluzione contingente e affrettata, ma con una pianificazione a lungo respiro, ad essa l'espansione della ricettività, dei servizi, dei trasporti e dell'assetto territoriale e paesistico.
    E' questo il compito dell'Amministrazione Regionale, per una politica turistica moderna e sostanziale.

    ANTONIO SIMON

  5. #15
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Ho chiesto al carissimo Giampiero “ZAMPA” Marras, probabilmente il più autorevole esponente dell’indipendentismo sardo in circolazione nonché “discepolo” prediletto di A.S. Mossa, l’autorizzazione a riportare il paragrafo intitolato “L'architettura mediterranea e la sua visione di un'idea” tratto dal saggio introduttivo agli "Atti del convegno su Antoni Simon Mossa", pubblicati dalla casa editrice Condaghes nel 2004, col titolo “ANTONIO SIMON MOSSA - DALL’UTOPIA AL PROGETTO” a cura di Federico Francioni e Giampiero Marras.
    Peraltro già contenuto nel libro “Antonio Simon Mossa visto da vicino, dal 1960 fino all'anno della sua morte” (Alfa Editrice, Quartu Sant'Elena, 2003), da cui la stessa relazione è stata estrapolata.



    Giampiero Marras

    INTRODUZIONE

    ANTONIO SIMON MOSSA
    CAVALIERE DELLE LOTTE DEI POPOLI OPPRESSI
    E DELLE NAZIONI SENZA STATO

    …..

    L'architettura mediterranea e la sua visione di un'idea

    Antonio Simon Mossa fu un valente urbanista e un arredatore d'interni, nonché uno studioso di problemi dell'insediamento umano, un disegnatore e un geniale architetto dotato di una scalpitante e irrefrenabile fantasia - in virtù della quale creò una forma compositiva inedita, la cosiddetta architettura mediterranea - che per la sua naturalezza incontrò il favore dei committenti.
    Architettura nella quale fuse in modo impeccabile, piacevole ed armonico i sette «moduli costruttivi» dell'isola con alcuni elementi architettonici delle abitazioni catalane, castigliane, andaluse, arabe e africane. Moduli, che sono ampiamente descritti nel libro di Vico Mossa, dal titolo: L'architettura domestica in Sardegna (Cagliari, Edizioni della Zattera, Aprile 1957), del quale si consiglia la lettura a quanti volessero approfondire di più l'argomento. Com'è noto, egli - laureatosi in architettura a Firenze nel 1941 - prediligeva l'architettura domestica a dimensione umana e l'impiego nelle sue creazioni architettoniche irrorate di calce, non solo del patio fiorito, dei loggiati con l'arco a pieno tondo, ma anche delle formelle maiolicate. Inoltre vi è da dire che la fantasia e il gusto di Antonio Simon Mossa si accordavano in modo perfetto con le esigenze e i problemi dell'arredamento.
    Vico Mossa in L'architetto -La rivincita della fantasia, - articolo apparso nell'inserto speciale de "La Nuova Sardegna" del 18 agosto 1971, dedicato ad Antonio Simon Mossa a poco più di un mese dalla sua scomparsa - così scrisse: «Detestava l'architettura fascista che era sopravvissuta burocraticamente al fascismo; e irrideva a quanti scambiavano per moderno la semplificazione di forme in architettura». Al termine del lungo articolo appena citato sostenne: «Gli imitatori di quei ritmi arcuati sono andati via via moltiplicandosi, senza peraltro cogliere lo spirito che anima quelle forme. ~ auspicabile, per il buon ricordo dell'artista che le creò, che non si espandano ulteriormente in total guisa, onde non finisca per risultare stucchevole quanto finora è stata una trovata originale e gentile, d'un singolare mondo da favola. Poiché anche le belle favole occorre saperle raccontare».


    5.0 - La riunione a Castelsardo con alcuni emissari dell'Aga Khan Karim

    Nel febbraio del 1962, per tre giorni consecutivi si riunirono in conclave a Castelsardo - presso l'abitazione privata dell'imprenditore Guglielmo Capolino, che si erge a Punta Spinosa, una località panoramica dalla quale si domina il porto castellanese - gli architetti Antonio Simon Mossa, Jacques Coüelle, Raymond Martin, Michele e Giancarlo Busiri Vici, Leopoldo Mastrella, Madame Rohan, Luigi Vietti e lo scultore Gìò Pomodoro, alla presenza mia e dell'imprenditore D'Agostino, titolare dell'omonima fabbrica di ceramiche, smaltate e decorate a mano, con stabilimenti a Salerno e a Terni.
    Nel corso di quelle tre giornate vennero visionati e analizzati minuziosamente dagli emissari dell'Aga Khan Karim tutti i progetti realizzati dall'architetto Antonio Simon Mossa, comprese le diapositive delle opere già eseguite, e alcuni giorni dopo, per la sua genialità e la sua straordinaria bravura, venne chiamato a far parte dello staff di architetti della Costa Smeralda, che di lì a poco iniziò a riunirsi all'hotel Jolly di Olbia.


    5.1 - Le opere architettoniche di Antonio Simon Mossa

    Antonio Simon Mossa, nel corso della sua breve ma intensa vita terrena, realizzò una moltitudine di piacevolissime opere architettoniche, ad iniziare dalla Escala del Cabirol (la Scala del Daino), che è un'ardita e straordinaria scala a rampe di 670 gradini, costruita negli anni Cinquanta del secolo scorso sul costone roccioso del promontorio calcareo di Capo Caccia, in territorio di Alghero, che s'erge a picco sul mare per circa 170 metri. Nelle sue viscere è racchiusa la famosa e caratteristica Grotta di Nettuno, il cui ingresso si apre a circa un metro di distanza dal livello del mare.
    Si tratta di una scala perfettamente mimetizzata nell'ambiente circostante e quasi impercettibile dal mare, dalla quale si può accedere da terra all'Antro di Nettuno, anche quando le condizioni proibitive del mare non consentono l'accesso marino. Poi, sempre ad Alghero, progettò il Palàu de València e il Palàu del Sol; sorsero anche, sulla base dei suoi progetti, gli alberghi: Hotel Capo Caccia, Porto Conte, El Faro, Corte Rosada, La Lepanto, Coral, Punta Negra e Dei Pini in Alghero; l'Hotel Cala Reale a Stintino.
    Progettò inoltre gli Hotel Mirage, Moresco, Dei Due Mari di Hoeffler, e il complesso residenziale di Guardia dei Corsaro in Santa Teresa di Gallura; l'Hotel L’Altura a Palau; l'Hotel L’Abi d'Oru di Marinella in Olbia; gli Hotel Del Golfo e Villaggio La Plata in Sorso, lungo la così detta Riviera di Platamona; le ville Plaisant e Risso in Alghero, quest'ultima in località Lazzaretto; la villa Padùla in Fertilia; le ville: Riccardi, della Begum (moglie dell'Aga Khan), del geom. Scano e Fèrgusson in Arzachena; le ville: dello Svizzero, in località La Pelosa e Silvestrini a Stintino.
    Ad Antonio Simon Mossa si devono pure la realizzazione di El cavall marí e la ristrutturazione ad Alghero del Molo vecchio di Turilli, nei pressi dei bastioni Colombo, ed un'altra serie di interventi nel centro storico; il piano regolatore generale del Comune; la progettazione e realizzazione dell'aerostazione di Alghero-Fertilia (quella «vecchia», per intenderci!, che l'allora Ministero dell'Aviazione Civile adottò come modello per la costruzione di una serie di piccoli aeroporti che vennero poi programmati, finanziati e realizzati nell'Italia Meridionale); la progettazione dell'ospedale civile e la realizzazione dell'ospedale marino; la casa di riposo per anziani, e le ristrutturazioni della cattedrale di San Francesco e della cupola della chiesa di San Michele; nonché la costruzione di svariati edifici condominiali con appartamenti residenziali di civile abitazione.
    In Nùoro realizzò il Museo del Costume, e ristrutturò la chiesa di Santa Maria della Neve e la chiesetta della Solitudine (ove riposano le spoglie mortali di Grazia Deledda), per la cui messa in pristino si avvalse della collaborazione del pittore nuorese Giovanni Ciusa-Romagna; in Sorso costruì l'asilo «Catta», le scuole elementari e la scuola media, e ristrutturò la chiesa parrocchiale di San Pantaleo; in Sassari il Brefotrofio di viale delle Croci (ex ospizio per bambini abbandonati, che attualmente ospita alcuni uffici dell'Università).
    Sempre a Sassari progettò la sede provinciale dell'Automobil Club Italiano; la ristrutturazione della chiesa di San Sisto e della chiesa di Sant'Apollinare; alcune eleganti ville padronali in San Pietro di Silki; diverse palazzine del Banco di Sardegna, e numerosi edifici di civile abitazione, tra i quali l'edificio «Las Floridas», nonché il bar «Pirino» (attuale bar Maraviglia), ove realizzò la scala che porta al soppalco, il bar Cafězinho e il bar Aroni tra corso Vico e piazza Santa Maria.
    Intorno agli anni Sessanta progettò inoltre a Sassari con grande lungimiranza un'autostazione, che si sarebbe dovuta edificare nel giardino antistante l'emiciclo Garibaldi, ove attualmente sta per sorgere la stazione della Metropolitana di superficie. In Santa Teresa di Gallura progettò e realizzò la chiesetta di Capo Testa; provvide ad elaborare i piani regolatori dei Comuni di Padria e Thiesi; costruì la scuola media di San Gavino Monreale; in Olbia progettò la villa di Paolo Riccardi e tracciò e realizzò la strada litoranea, con piazzuole panoramiche, che, passando per Portisco, congiunge Olbia alla Costa Smeralda, per la cui società progettò il Borgo dei pescatori mai realizzato.
    A Fertilia ristrutturò la chiesa parrocchiale di San Marco, il Belvedere a Mare e il centro storico; a Porto Raphael progettò la villa Raphael e le prime case di quell'insediamento turistico; in Siniscola alcune opere di interesse pubblico; in La Maddalena ristrutturò la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, progettò e costruì le case popolari e il palazzo delle poste; in Valledoria la chiesa parrocchiale, in Laerru il palazzo comunale, in Nuoro gli alloggi popolari INA Casa.
    In Alghero Antonio Simon Mossa si occupò anche della ristrutturazione della cattedrale di Santa Maria in piazza Duomo; della progettazione dell'Hotel Carlos V, di una villa nel Condominio turistico di Calabona, e del complesso edilizio-abitativo «L’asfodelo» di Gian Battista Muzio, figlio dell'avv. Muzio, che era il decano dei rotariani della Sardegna, e in Sorso della ristrutturazione di varie chiese.
    A Platamona (Sassari) si interessò della progettazione della villa Padùla; a Perdasdefogu, in provincia di Nùoro, realizzò la residenza degli ufficiali; mentre in Santa Teresa di Gallura progettò il condominio turistico Benassi, all'interno del quale realizzò la villa Benassi, un'elegante ed ardita costruzione, edificata su più piani e a diversi livelli, sulle rocce a strapiombo sul mare. Inoltre studiò e realizzò per conto del Centro Regionale di Programmazione un progetto organico per il comprensorio agro-turistico della Costa orientale del Nord Sardegna, da Capo Coda Cavallo a Cala Luna, e pubblicò numerosi saggi sul turismo e l'architettura sarda, tra i quali mi piace soprattutto ricordare le Considerazioni sul turismo in Sardegna del 1966 e le Note sulla politica turistica (regionale) del 1969; nonché un libro intitolato: L'arquitectura gòtica catalana a Sardenya (L'architettura gotico-catalana in Sardegna), scritto a quattro mani da Antonio Simon Mossa con il collega catalano Adolf Florensa i Ferrer.


    5.2 - Gli Enti Pubblici regionali e statali estromettono Antonio Simon Mossa da tutti gli incarichi professionali per la sua insofferenza a piegarsi alle pressioni politiche

    Per le sue irriducibili posizioni ideologiche, il suo profondo attaccamento agli ideali di libertà e di indipendenza politica, economica, culturale e linguistica della Nazione Sarda - nonché per il suo rifiuto a piegarsi ai riti della politica praticata da una classe dirigente sarda che, ammantandosi di solennità nella forma, voleva apparire onesta, costumata e ligia alla morale sociale comune, ma che era solo ed esclusivamente succursalista e clientelare nella sostanza - Antonio Simon Mossa venne e eluso da tutti gli incarichi professionali degli Enti Pubblici, ma non per questo si perse d'animo perché era pienamente cosciente della sua eccezionale abilità professionale. Abilità per la quale venne chiamato nel settembre 1961 dall'Aga Khan Karim a far parte dello staff di ingegneri e architetti che doveva progettare la Costa Smeralda.
    Collaborazione prestigiosa, questa, che però interruppe alcuni anni dopo, quando si accorse che - una volta realizzato il nucleo storico della Costa, nel più assoluto rispetto dell'ambiente e del paesaggio - il Principe, forse in ciò spinto dagli altri finanziatori del Consorzio, mostrava in modo sempre più evidente di essere interessato ad avviare nell'isola una speculazione turistico -immobiliare di enormi proporzioni. Fatto, questo, che convinse il Nostro a ritirarsi dall'affare e a non presentare al Consorzio per il pagamento le sue parcelle professionali per i progetti commissionatigli, come pure a rifiutare sdegnosamente tutti gli emolumenti a lui spettanti.

    In proposito va detto che Antonio Simon Mossa, nell'accettare «con riserva» il prestigioso incarico professionale e la collaborazione con il Consorzio Costa Smeralda, aveva posto alcune condizioni, tra le quali, in primo luogo, quella che tutte le ville non dovessero superare i sedici metri di altezza nella parte più elevata del tetto e i quattordici sul lato spiovente, che gli infissi dovessero essere in legno e che gli archi dovessero essere a tutto tondo. Le maestranze ricordano che egli in Costa si spostava dappertutto, a piedi, con al seguito l'Aga Khan, gli architetti Jacques Coüelle, i Busiri Vici, Raymond Martin, Luigi Vietti e un gruppo di operai che portavano con loro delle pertiche di 16 e 14 metri per stabilire l'altezza che dovevano avere le ville rispetto alle collinette.


    5.3 - Alcuni giudizi espressi sulle sue creazioni architettoniche

    La rivista madrilena "Arquitectura" nel n. 8-9 dell'Agosto-Settembre 1971 così ebbe a definirlo per la leggiadra genialità delle sue opere architettoniche, all'indomani della morte: «Antoni Simon Mossa ha estado el mejor arquitecto de la Italia centro-meridionale y uno de los mejores de Europa por la forma genial con que ha sabido proponer de nuevo, adaptándolo a los tiempos modernos, el viejo y desusado estilo árabe-mediterráneo de las construcciones de arco y fundirlo a los siete modulos constructivos de las habitaciones de Çerdeña» («Antonio Simon Mossa è stato il miglior architetto dell'Italia centro- meridi onal e e uno dei migliori d'Europa per il modo geniale con cui ha saputo riproporre, adattandolo al tempi moderni, il vecchio e desueto stile arabo-mediterraneo delle costruzioni ad arco e fonderlo al sette moduli costruttivi delle abitazioni di Sardegna»).
    Respingiamo invece il severo giudizio espresso da Richard Price in una sua monografia sul turismo in Sardegna, dal titolo: Una geografia del turismo: paesaggio e insediamenti umani sulle coste della Sardegna - pubblicata per conto del Formez (Tipografia G. Gallizzi srl, Sassari, 1983), con Introduzione di Fernando Clemente, e traduzione, dall'inglese in italiano, a cura di Manlio Brigaglia - sul ruolo svolto dall'architetto Antonio Simon Mossa con le sue opere architettoniche. Esso ci appare del tutto frettoloso, superficiale e fondamentalmente errato (oltreché dettato da taluni insipienti ingegneri e architetti sardi di cui Price si circondava, privi totalmente di creatività, e perciò stesso invidiosi della fama che al Simon derivava dalla sua bravura professionale).
    Egli attribuisce al Nostro soprattutto quelle creazioni di cattivo gusto progettate da alcuni suoi incapaci e pedestri imitatori, anziché prendere in esame il progetto urbanistico del Borgo dei Pescatori che sarebbe dovuto sorgere in Costa Smeralda, l'architettura delle ville, delle chiese, e delle costruzioni di edilizia abitativa e dei numerosi complessi alberghieri realmente progettati dal Simon in tutta l'isola, ove compaiono sia l'arco decorativo «a tutto tondo» sia i cortili delle lolle campidanesi, nonché i tetti realizzati con le tegole sarde arcuate o coppi.
    Per approfondire al riguardo l'analisi e il giudizio rinviamo alle qualificanti relazioni di Vanni Maciocco, Stefano Gizzi, Giuseppe Bertulu, Franco Masala, Giovanni Oliva e Giovanni Pigozzi.


    5.4 - Antonio Simon Mossa e la sua battaglia ecologista in difesa dell'ambiente, della natura e del territorio dell'isola

    Antonio Simon Mossa nel numero 11 della rivista «Realtà del Mezzogiorno» (edita nel novembre del 1969 a Roma da De Luca Editore), pubblicò un suo saggio dal titolo: Note sulla politica turistica operata dal Governo Regionale Sardo nel ventennio precedente, «sia direttamente, cioè attraverso i suoi organi istituzionali, o indirettamente, mediante gli istituti collaterali e le incentivazioni». Egli manifestò, da quel grande ambientalista ed ecologista ante litteram qual era, con estrema chiarezza e nei termini seguenti il suo pensiero in ordine all'esigenza di salvaguardare le coste e i centri abitati dell'isola dalla speculazione edilizia e dall'aggressione selvaggia del cemento:
    «In Sardegna le risorse paesistiche sono notevoli tanto sulle coste come nell'entroterra, cui è doveroso aggiungere l'aspetto dei nuclei abitati ad insediamento antico, che si inserisce stupendamente nelle zone di maggior interesse. Il pericolo di aggressione al paesaggio, dal quale ci si difende con i piani territoriali paesistici, rappresentato dall'avanzata del cemento è presente in Sardegna tanto sulle coste e nei territori vergini, quanto nei nuclei abitati, ove un'edilizia e un'urbanistica balorde stanno lentamente distruggendo i valori ambientali più genuini. Sulla conservazione di tali risorse che hanno per il turismo un valore incalcolabile, l'amministrazione regionale non ha dimostrato, almeno sino ad oggi, alcuna particolare sensibilità, Ma nemmeno, purtroppo, le stesse Soprintendenze ai Monumenti e Gallerie hanno saputo difendere tali elementi di paesaggio umano, preoccupandosi quasi esclusivamente del paesaggio naturale e di qualche monumento sparso.
    «Riteniamo, al contrario, che proprio il paesaggio urbano che si è conservato in moltissime località, soprattutto in quelle a vocazione turistica, debba essere difeso con vincoli assai forti, come del resto hanno proposto in tutto o in parte gli stessi piani turistici regionali. Con la politica dei nuovi programmi di fabbricazione, resi obbligatori dalla Legge 765, non vi è dubbio che si corre il rischio, ove le Soprintendenze e il Governo Regionale non agiscano di conserva e in perfetto accordo, di snaturare completamente alcune zone di interesse notevolissimo, in cui, come dicevamo, il paesaggio umano costituisce il necessario complemento di quello naturale. Tale problema non è stato nemmeno sfiorato in campo assembleare, e ciò perché miraggi di sviluppo economico, su rapporto sbagliato, in quanto basato su raffronto con altre zone del continente aventi caratteristiche completamente diverse, hanno accecato del tutto il "visus" dei consiglieri regionali, facendo loro dimenticare, se non ignorare, risorse di tipo differente, ma altrettanto valide per lo sviluppo dell'economia isolana.
    «Se nella nuova legge urbanistica non si terrà nel dovuto conto la difesa ambientale, necessario corollario urbanistico (a parte i conflitti di competenza tra Stato e Regione), si continuerà ad operare in modo negativo, in quanto verranno cancellate molte delle risorse che invece appaiono fondamentali, anche se complementari a quelle del paesaggio naturale. Ma la politica turistica regionale dovrà soprattutto articolarsi in un approfondimento dei problemi economici direttamente e indirettamente legati al turismo, all'organizzazione in parallelo dei trasporti e della ricettività, alla programmazione delle opere infrastrutturali secondo scale prioritarie chiaramente precisate e in rapporto al piano di sviluppo globale, al coordinamento generale di tutte le attività connesse col turismo».



    Giampiero Marras

  6. #16
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    Predefinito Re: Architettura, urbanistica, paesaggio e indipendenza.

    Ho evidenziato in rosso il richiamo di “ZAMPA” ad alcune relazioni specifiche sulla concezione dell’architettura e dell’urbanistica in Sardegna di Antonio Simon Mossa.
    Non mi sembra corretto riportare qui integralmente una sessantina di pagine del libro, pertanto, per chi fosse interessato, rimando al link: Edizioni Condaghes | Antonio Simon Mossa (AA.VV.)

    Questa la copertina:


    Mi limito comunque a riportare l’indice specifico delle sei relazioni:

    LE OPERE ARCHITETTONICHE:
    VISIONE DI UN'IDEA

    GIOVANNI MACIOCCO, Etica del progetto in Antonio Simon Mossa.

    STEFANO GIZZI, Le architetture di Antonio Simon Mossa nella cultura dell'epoca: un patrimonio
    da tutelare.
    1. Il tema della neo- mediterraneità" e della "neo-catalanità".

    2. La distinzione di interessi, in Italia, tra tipologie vernacolari e tipologie “mediterranee”.

    3. La mediterraneità nelle realizzazioni di Simon Mossa in Costa Smeralda e sui lungomare.

    4. Il recupero degli elementi popolari e rurali sardi.

    5. Architetture differenti e restauri.

    GIUSEPPE BERTULU, Antonio Simon Mossa, “L’architetto".

    FRANCO MASALA, Antonio Simon Mossa e l'architettura delle vacanze in Sardegna.

    GIOVANNI OLIVA, Antonio Simon Mossa urbanista ad Alghero.

    Per iniziare: qualche ricordo personale.

    Antonio Simon Mossa: dall'urbanistica definita "pseudo-scienza" all'impegno nel campo della pianificazione urbana e territoriale.

    Il PRG di Alghero dei 1959. Uno sguardo non conformista sulla città.

    Il Piano di Fabbricazione del 1964 e il relativo regolamento edilizio vedono Antonio Simon Mossa impegnato in una battaglia civile, politica e culturale forse non solo per dovere professionale.

    La pianificazione come “baluardo contro i balordi”

    Il suo ultimo lavoro di pianificazione: il Piano Territoriale Paesistico di Alghero-Fertilia (1971).

    Infine… un sogno.

    GIOVANNI PIGOZZI, Antonio Simon Mossa: cavaliere dell'utopia e architetto dell'identità.

 

 
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