Anche il Partito Comunista del Belgio lascia la Sinistra Europea (PSE)
Il Partito Comunista del Belgio (PCB) ha annunciato che nel suo Congresso tenutosi a Bruxelles lo scorso 30 giugno, ha deciso a larga maggioranza (83% dei voti) di lasciare il centro opportunista europeo del Partito della Sinistra Europea (PSE). Si tratta del terzo partito comunista a lasciare gli opportunisti della Sinistra Europea, dopo il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese nel 2009 (oggi Partito dei Lavoratori Ungherese a seguito delle leggi anticomuniste di Orban) da membro fondatore (leggi qui) e il Partito Comunista Tedesco (DKP) nel 2016 da membro osservatore (leggi qui). Da rilevare che anche il PC del Belgio è stato uno dei membri-fondatori del PSE, costituito nel 2004 con primo presidente Fausto Bertinotti. La dura critica fa riferimento in particolare alla linea politica e all’orientamento ideologico, ma anche alla mancanza di solidarietà internazionalista e lavoro comune, che mettono in evidenza l’incompatibilità tra i comunisti e la sinistra opportunista del PSE di cui per l’Italia fa parte il Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
Nel suo comunicato dove spiega le ragioni di questa decisione, il PC del Belgio ha rilevato sul fronte politico, l’«ostilità statutaria del PSE nei confronti del socialismo reale, mentre il crollo di quest’ultimo costituisce la base della globalizzazione capitalista e la distruzione di un rapporto di forze che era favorevole ai lavoratori di tutto il mondo», ma anche «l’inaccettabile atteggiamento dei leader del PSE nei confronti della NATO che va in contrasto con la nostra richiesta di uscita dalla NATO anche prima del suo scioglimento». Inoltre, viene sottolineato che lo stesso vale per «l’atteggiamento di SYRIZA e del suo leader Tsipras nella crisi greca, atteggiamento che ha contribuito a screditare la sinistra radicale, tranne i partiti comunisti non membri del PSE». Sul fronte pratico/organizzativo i comunisti belgi osservano come «la natura unanime delle decisioni del PSE, congela e sterilizza il dibattito trasformandolo in un club di discussione elitario e tecnocratico», portando come esempi in questo «l’incapacità di prendere in considerazione il nostro intervento nel luglio 2014 sulla crisi ucraina che denunciava un vero colpo di stato fascista» e il «fatto che nel 2011, in occasione del 90 ° anniversario del nostro partito, “l’intervento del PSE” si sia limitato allo svolgimento di un colloquio a Bruxelles a cui la dirigenza del nostro partito non è stata ufficialmente invitata e in cui la sua storia non è stata nemmeno menzionata». Inoltre, sullo stesso tenore, rilevando la mancanza di solidarietà all’interno del PSE, il PC del Belgio denuncia il versamento di «un importo di 30.000 euro in commissioni di affiliazione che non hanno dato alcun risultato» e «la mancanza di collegamenti privilegiati tra i membri dei partiti su questioni comuni». Su questo porta come esempio «la vicenda della chiusura della fabbrica Caterpillar, dove il nostro partito è stato ignorato e altri partiti sono stati privilegiati mentre eravamo i primi a sostenere l’esproprio delle attrezzature!»
In conclusione, il PC del Belgio osserva: «Riteniamo che il PSE sia per la politica ciò che la CES (La Confederazione europea dei sindacati) è per il sindacalismo, vale a dire organizzazioni create e sottomesse all’Unione europea, che dalla sua fondazione rimane un’organizzazione capitalistica che non può essere riformata dal suo interno. “L’Europa sociale”, che sarebbe il risultato di riforme progressive, è un’illusione per i lavoratori.»
Come ulteriore esempio viene denunciata «la recente visita del rappresentante di Die Linke (di cui Gregor Gysi, Presidente del PSE, è un membro), Dietmar Bartsch, in uno degli insediamenti israeliani vicino alla Striscia di Gaza – dove ha piantato alberi nell’ambito della cooperazione con l’organizzazione sionista “Keren Kayemet” (Fondo nazionale ebraico), nota per la sua grande responsabilità nella politica di pulizia etnica contro i palestinesi» che «conferma la nostra decisione».
Il PC del Belgio, che ha ripreso questa denominazione nell’ultimo Congresso abbandonando il nome di PC Vallonia-Bruxelles, decidendo di sviluppare la sua attività anche nelle Fiandre, ricorda infine che «l’adesione del nostro partito al PSE è stata imposta nel 2005 da una minoranza dei suoi membri che si è esercitata a scapito di un dibattito democratico senza passare da una decisione congressuale». «La maggioranza dei membri del partito ha scoperto che questa minoranza a favore del PSE ha costantemente trascinato il nostro movimento nel riformismo a scapito della sua essenza rivoluzionaria» evidenziando così, in modo incontrovertibile, la reale natura di questa associazione di partiti opportunisti della sinistra radicale che mira in modo evidente alla distruzione dei partiti comunisti e della loro linea rivoluzionaria, come da tempo denunciano i partiti comunisti impegnati nella coerente ricostruzione del Movimento Comunista Internazionale attraverso la Iniziativa Comunista Europea (ICWPE).
Anche il Partito Comunista del Belgio lascia la Sinistra Europea (PSE) | La Riscossa




Rispondi Citando

