“Fermezza e coerenza stanno pagando – comunica Salvini, snocciolando i numeri – dai giorni della Diciotti dalla Libia non arriva nulla”.
Il Viminale ha calcolato che lo stop agli sbarchi sta portando un risparmio al contribuente italiano di oltre un miliardo e 200 milioni: “Il problema oggi – nota il leader leghista, che dimostra di comprendere la situazione – sono semmai le barchette con 12-15 persone che arrivano in Sicilia dalla Tunisia, e per questo ho già scritto a Tunisi, o dall’Algeria alla Sardegna”.
Da qui la necessità di concentrarsi maggiormente sulle espulsioni e sui permessi facili che vengono dati, troppo a cuor leggero, dalle commissioni territoriali e dalle Questure: eliminando la possibilità di “valutare la sussistenza dei ‘gravi motivi di carattere umanitario’ e dei ‘seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano’”.
E’ il “decreto Pamela”: “Non so chi c’era prima di me come passava il suo tempo…”, commenta il leader leghista annunciando le misure per aumentare delle espulsioni. “Punto a moltiplicarle…”, annuncia.
Via la cittadinanza a chi riceve “condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione”, verrà infatti revocata immediatamente la cittadinanza e quindi sarà riportato nel proprio Paese d’origine. Una stretta che, in più di un’occasione, il leader leghista ha detto di vuole estendere a chi ammazza o stupra.
"Più immigrati significa più delinquenti". E Salvini lavora al piano rimpatri - IlGiornale.it




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