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  1. #1
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    Predefinito Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    Steve Bannon, l’ex consigliere-capo, nonché uno dei massimi artefici della vittoria presidenziale di Trump, ha deciso di sfidare apertamente l’eminenza grigia dei potentati globalisti europei: George Soros. E lo sfida sul terreno più congeniale al “filantropo” ungherese: un’organizzazione non governativa.
    Un articolo del Daily Beast ci informa del piano.
    Tutto sembra predisposto, dal nome, “The Movement”, alla sede, Bruxelles e l’obiettivo, creare un’unione tra partiti europei dalle idee simili affiancati da gruppi di esperti conservatori e dotati di una serie di strutture di supporto.
    L’organizzazione sarà incentrata sulla creazione di una centrale sui sondaggi, sulla predisposizione di consigli e suggerimenti per i messaggi tra trasmettere via social, sulla raccolta di dati per individuare gli obiettivi da perseguire, sul coordinamento dei pensatori di destra che stanno spuntando come funghi in tutta Europa ma che sono privi di strutture politiche professionali e di supporto economico.
    Questo è ciò che sta facendo dal 1984 l’Open Society di Soros, che ha speso più o meno 30 miliardi di euro per finanziare tutto ciò che di peggio sta avvenendo in Europa e non solo.
    Al solo lancio dell’idea gli eurocrati sono subito partiti lancia in resta con la solita delicatezza che li contraddistingue, lanciando anatemi contro un’organizzazione di “estrema destra” nata per frantumare l’unione. Come se l’unione non fosse già in frantumi.
    Ma veniamo ad alcune dichiarazioni (più che dichiarazioni il solito armamentario di insulti) dei globalisti:
    Un attacco alla libertà e alla democrazia in Europa", Udo Bullmann, membro socialdemocratico tedesco del parlamento europeo.
    Un attacco frontale all’UE e ai valori europei”, Renata Alt deputata europea del Partito Democratico Libero tedesco
    "La visione estrema di Steve Bannon e il tentativo di importare la politica odiosa di Trump nel nostro continente saranno respinti dagli europei decenti. Sappiamo cosa ha prodotto l'incubo del nazionalismo nei nostri paesi in passato", Guy Verhofstadt deputato europeo liberale belga.
    Per queste mammolette, qualsiasi proposta o idea non preventivamente approvata da loro è “un attacco” alla loro visione, generalmente strabica, della libertà e della democrazia.
    Libertà? Quella di imporre le invasioni barbariche a scapito della sicurezza e del benessere dei cittadini per i quali sono stati eletti?
    Democrazia? Quella di chi governa con una costituzione mai approvata dai cittadini e, dove sottoposta a referendum, bocciata sonoramente?
    Valori europei? Quei valori che cercano di impedire l’uscita della Gran Bretagna a seguito di un referendum popolare?
    Politica odiosa di Trump? Quella politica di cui Verhofstadt non capisce una mazza?
    Visione estrema di Bannon? Ma non quella loro che sogna un’Europa de-cristianizzata e islamizzata?
    Europei decenti? Come Junker che si presenta ubriaco al summit della NATO?
    L’incubo dei nazionalismi del passato? E l’incubo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dell’Islam, dell’eco-statalismo?
    E quando gli insulti di questi demagoghi da strapazzo non sembrano funzionare si passa alle basse insinuazioni da bar dello sport come fa, ad esempio, l’eurodeputato greco Stelious Kouloglou sulle fonti del finanziamento del Movimento. Che però si guarda bene dal fare insinuazioni sui finanziamenti di Soros.
    Intanto Bannon, incurante degli insulti, si dà fare. Il Daily Beast riporta che ha avuto incontri e colloqui con Nigel Farage, Marine Le Pen, Viktor Orbán e Matteo Salvini. In altre parole, tutti coloro che sono contro l’invasione degli immigrati in Europa, foraggiata e incoraggiata dalle ONG finanziate da Soros che operano in tutto il Mediterraneo.
    Il piano di Bannon è quello di creare un forte gruppo populista all'interno del Parlamento europeo a partire dalle elezioni del maggio del 2019. Un gruppo la cui consistenza abbia la capacità di condizionare le scelte politiche a favore dei populisti.
    L’organizzazione è in itinere e uno staff di 10 persone – tra cui un esperto in sondaggi, un addetto alle comunicazioni, un dirigente d'ufficio e un ricercatore - dovrebbe iniziare a lavorare a breve nella sede di Bruxelles, per arrivare agli inizi del 2019 a 25 persone.
    Questa organizzazione servirà anche come collegamento tra i gruppi pro-Trump negli Stati Uniti e il movimento populista europeo.
    "Tutti sono d'accordo sul fatto che il prossimo maggio è estremamente importante, che questo è il vero primo conflitto tra il populismo e il partito di Davos. Questo sarà un momento estremamente importante per l'Europa ", ha dichiarato Bannon al Daily Beast che così continua “Il nazionalismo populista di destra è ciò che accadrà. Ed è quello che governerà. Avremo dei singoli stati nazione con le loro identità e i loro confini".
    Bannon ha individuato il nemico numero uno da combattere e, in quello che è ormai uno scontro frontale, chiede ai populisti di trovare un terreno comune per evitare una fatale disfatta. Qui non si tratta più di difendere una parodia della democrazia, incarnata da personaggi dello stampo di Junker, Verhofstadt, Kouloglou, Bullmann e compagnia simile, quanto di fermare la cinica de-costruzione di quei valori sui quali si fonda la nostra identità nazionale, culturale, sociale e individuale.
    Una de-costruzione che affonda le proprie radici nella rivolta del ’68 quando i progressisti iniziano ad occupare, con scientifica determinazione, gli spazi della società civile, le scuole, le università, i giornali, le televisioni, le case editrici facendone roccaforti della loro ideologia. Lo stato burocratico viene elevato a culto, si tenta di smantellare quelle istituzioni (famiglia, scuole private, associazioni, organismi locali e civici) che funzionano da cuscinetto tra le nostre libertà e la coercizione del potere. In questo modo, questi moderni giacobini cercano di acquisire sempre più potere speculando sulle crisi che loro stessi creano o s’inventano. E intanto lanciano campagne d’odio verso coloro che abbracciano ideali nazionalisti e conservatori come se questi fossero una razza inferiore da disprezzare e mettere alla gogna mediatica. Si riempiono la bocca di democrazia ma in realtà la disprezzano e cercano in tutti modi di sterilizzarla perché in cuor loro amano più l’integralismo islamico, l’antisemitismo e le tirannie terzomondiste.
    Questa de-costruzione arriva al culmine con la creazione di quel mostro burocratico-autoritario chiamato pomposamente Unione Europea e con l’entrata in scena dell’eminenza grigia che gli mette a disposizione ben foraggiate organizzazioni non governative che si impegnano a divulgare il vangelo progressista. La tratta degli schiavi è lì a dimostrare qual è l’obiettivo finale, ormai neanche più tanto nascosto, del nuovo ordine europeo: la liquidazione della civiltà occidentale.
    Per anni, per decenni, una sorta di cronica miopia impediva a molti tra di noi di vedere in modo chiaro e distinto il miserabile fallimento delle utopie progressiste del passato. Una miopia che ci faceva pensare che le più turpi fossero ormai solo un retaggio del XX secolo e che i 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale e gli oltre 100 milioni di sterminati dal comunismo fosse stata una crudeltà sufficiente a riportarci alla ragione, invece la corsa verso il baratro continua. La definizione che Einstein diede della follia - “Fare continuamente la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” - è particolarmente calzante. Come aspettarci davvero risultati differenti se continuiamo ad eleggere politicanti ben contenti di ampliare a dismisura i poteri dello stato, di trasformare la libertà in licenza, di osannare i tiranni e gli oligarchi, di denigrare i principi morali, di disarmare l’occidente?
    Per paura di finire nelle liste di proscrizione dei sempre più intolleranti progressisti, bisbigliavamo o, peggio, tacevamo; per paura di essere apostrofati come bigotti, razzisti, reazionari, retrogradi e fascisti abbiamo smesso di esprimere le nostre opinioni su uno svariato numero di argomenti, dalla scienza alla filosofia, dalla politica alla religione, dall’economia alla cultura. Quando eravamo costretti, per forza di cose, ad esprimerci ricorrevamo anche noi alla political correctness tenendo dentro di noi i legittimi dubbi sullo statalismo, sul multiculturalismo, sul relativismo morale, sul positivismo scientifico, sui regimi politici.
    A questo punto molti di coloro i quali si erano fatti incantare dalle sirene progressiste cominciano a dubitare e qualcuno comincia ad interrogarsi: perché credere al paradiso terrestre promessomi dai materialisti e spogliarmi della dimensione psico-spirituale? Perché dare ascolto alle sirene del relativismo morale che mi prospettano una dolce vita priva di imperativi etici e freni sociali e rinunciare ai principi morali più elementari? Perché farmi stregare dai sacerdoti del positivismo scientifico quando arringano contro le presunte superstizioni religiose per abbracciare un agnosticismo arido e vuoto? Perché farmi inculcare “multiculturalisti” sensi di colpa sulla democrazia occidentale ed elevare sugli altari le peggiori tirannie e oligarchie? Perché mettere nelle mani di politici malfattori e imbroglioni la libertà di disporre dei frutti del mio lavoro e delle mie idee?
    La risposta a questi legittimi dubbi ed interrogativi non poteva che essere un profondo ripensamento sul rapporto tra i nostri inalienabili diritti e quelli di organizzazioni sovranazionali sempre più autoritarie e sopraffattrici.
    Il livello di arroganza, intolleranza e intimidazione dei progressisti ha raggiunto limiti non più tollerabili e il globalismo li ha resi sempre più tracotanti, intolleranti e pericolosi oltre ogni limite.
    È il momento di parlare, di reagire a questa de-costruzione del buon senso se non vogliamo continuare a subire qualsiasi sopruso, qualsiasi aberrazione e qualsiasi olocausto.
    Il piano di Bannon di creare “Il movimento” risponde largamente a questo desiderio-necessità dei nazionalisti-populisti di unire gli sforzi intorno a un piano comune fatto di pochi ma elevati principi, in modo da creare i presupposti affinché ciascuno di noi possa riprendere in mano il proprio destino ed il destino di quelle istituzioni che ci schermano dall’assolutismo europeista delle oligarchie finanziarie che gozzovigliano a Davos. Senza un consistente successo alle elezioni europee del 2019 tutto ciò resterà una pia illusione.
    ------------------------------
    Norace

  2. #2
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    Predefinito Re: Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    Bannon non mi piace ma sempre meglio di Soros&co.

    Purtroppo l'Europa e l'Occidente hanno bisogno di un sonoro ceffone per risvegliarsi da decenni di propaganda, ozio e degrado.

  3. #3
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    Predefinito Re: Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    ultime notizie

    Bannon in Italia per lanciare The Movement: ?"Salvini è un leader mondiale"


    In questi giorni quello, che è stato il consulente del presidente degli Stati Uniti nella vittoriosa campagna elettorale del 2016, si trova a Roma per lanciare il suo "The Movement". In quest'ottica ha incontrato prima Matteo Salvini e poi Giorgia Meloni. Per lui il leader leghisra è "un leader mondiale, un simbolo" che "ha grandi idee".

  4. #4
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    Predefinito Re: Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    Citazione Originariamente Scritto da Norace Visualizza Messaggio
    Steve Bannon, l’ex consigliere-capo, nonché uno dei massimi artefici della vittoria presidenziale di Trump, ha deciso di sfidare apertamente l’eminenza grigia dei potentati globalisti europei: George Soros. E lo sfida sul terreno più congeniale al “filantropo” ungherese: un’organizzazione non governativa.
    E chi paga? Perchè solo gente con l'encefalogramma piatto può pensare che un multimiliardario come Soros, che ti abbatte qualsiasi governo in 24 ore, lo sconfiggi con le parole.
    Una Cina, una Yugoslavia, una Russia, una Corea, una Palestina, un'Irlanda. E zero USA
    Il Mein Kampf è una nota a margine del Manifest Destiny

  5. #5
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    Predefinito Re: Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    Citazione Originariamente Scritto da triggered Visualizza Messaggio
    Bannon non mi piace ma sempre meglio di Soros&co.

    Purtroppo l'Europa e l'Occidente hanno bisogno di un sonoro ceffone per risvegliarsi da decenni di propaganda, ozio e degrado.
    È un guaglione simpatico e capace, ma purtroppo non è razzista e su certe cose è molto ingenuo.

    P.S.: L'idea di fare l'Internazionale Nazionalista non sarebbe sua, ad esser pignoli
    P.P.S.: Ciao Steve, ci si vede!
    Hitler or Hell.

  6. #6
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    Predefinito Re: Steve bannon lancia la sfida a george soros sul terreno europeo

    STEVE BANNON elogia Salvini e Meloni

    Steve Bannon a Tgcom24: "Salvini è come Trump" - Tgcom24

    "Salvini è come Trump""Salvini non mistifica, ma agisce facendo esattamente quanto promesso in campagna elettorale. In questo assomiglia a Trump, che all'inizio - è il paragone di Bannon - diceva cose che la classe politica trovava repellenti. Non era accettabile il suo modo di parlare, che non era il politichese". Per questo Salvini è come lui? "E' molto schietto - prosegue Bannon - la sua parola-chiave è l'azione. L'ho incontrato dopo le elezioni ed era già al lavoro.

    ...

    Un pensiero anche a Fratelli d'Italia"Sono un grande sostenitore di Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d'Italia - afferma Bannon sul finale dell'intervista, - perché è uno dei pochi politici originali non solo in Europa, ma nel mondo". E approfitta per ricordare l'appuntamento che lo vedrà ospite in Italia sul palco di Atreju, la manifestazione nazionale di FdI.

 

 

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