Stasera il vertice Berlusconi-Bossi
Il Pdl insiste: "Ora Fini si dimetta"
Maroni: "Elezioni anche subito".
Il Senatùr: accordi? Sarà difficile
ROMA
Nel day-after dell'intervento di Gianfranco Fini a Mirabello, l'offerta di un patto di legislatura viene accolta con grande scetticismo nel Pdl e nella Lega. Il presidente della Camera è finito sotto il fuoco di fila della gran parte della maggioranza che è tornata a chiedergli di lasciare lo scranno di Montecitorio.
Bossi è tornato oggi ad accreditare l’ipotesi di voto anticipato. «Se Berlusconi dava retta a me e andava alle elezioni, Fini, Casini, la sinistra, tutti questi scomparivano...», ha commentato. Difficile ora fare accordi con Fini?, è stato chiesto al leader del Carroccio: «Mi pare di sì», ha ammesso. Maroni è ancora più esplicito: «Con il discorso di Fini di ieri si sono aperti molti scenari, c’è stata la fine traumatica della maggioranza, io sono per l’immediato ricorso alle urne». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni si dice pronto alle elezioni, anche domani perché «nelle parole di Fini non vedo possibilità di andare avanti nella legislatura. Condivido le parole di Bossi - ha aggiunto Maroni - non c’è un problema di patto di governo, il patto c’è già, quello con i cittadini».
La palla passa ora a Berlusconi. Perché, se è vero che Fini ha detto che «il Pdl non c'è più», il presidente della Camera ha anche offerto al premier un «nuovo patto di legislatura» per arrivare fino al 2013. Per uscire dall'impasse questa sera il Cavaliere riceverà proprio Bossi e Maroni in un vertice dagli esiti difficilmente prevedibili. Berlusconi per ora tace mentre di prima mattina tocca a Bonaiuti dettare la linea ai fedelissimi. Il discorso di Fini non rappresenta un «fatto traumatico» e il governo andrà avanti portando all’esame del Parlamento i «cinque punti», spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglioin una videochat sul sito web del Tg1. Dunque, per Bonaiuti non ha senso chiedersi se le elezioni sono più vicine: «Non do mai questi giudizi, significa che ci vestiamo da mago Zurlì... Stiamo al giorno per giorno. Dipende da come andrà il confronto in Parlamento, andiamo a vedere, ci sono questi cinque punti che sono la continuazione di un programma che abbiamo cominciato a realizzare ed è quello su cui tutti i deputati del Pdl, della Lega, sono stati eletti».
Sulla stessa linea anche La Russa: la maggioranza è «precaria», ma il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello «non cambia nulla» e il centrodestra non può che «andare avanti». Ma nonostante le dichiarazioni di rito, Berlusconi non si fa troppe illusioni sull’esito dello scontro con Fini. Sostanzialmente il premier continua a pensare che molto difficilmente si potrà concludere la legislatura. L’ipotesi che si possa stringere un patto che permetta di arrivare al 2013, così come proposto da Fini, si scontra con il sospetto che l’ex leader di An lo voglia solo logorare. Certo, il premier intende esperire tutti i tentativi. Andrà in Parlamento a cercare i voti sui 5 punti programmatici. Ma il sospetto di Berlusconi è che l’ex-alleato trasformi i passaggi parlamentari in una palude. Insomma, come pronostica il "falco" Mario Valducci, «con queste premesse» sarà difficile trovare un’intesa di legislatura. Berlusconi la pensa alla stessa maniera: «Piuttosto che farmi logorare, preferisco il rischio delle urne».
Dal Pdl sono arrivate oggi soprattutto richieste a Fini di farsi da parte. «Si pone il tema della compatibilità tra le sue azioni politiche di questi mesi e la sua permanenza alla presidenza della Camera», ha detto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. «Fra i due ruoli c’è una contraddizione evidente della quale egli stesso si deve far carico», ha insistito anche Fabrizio Cicchitto. Ma i ’finianì sono tornati a respingere la richiesta. «Arrivano con dieci anni di ritardo», ha sottolineato Italo Bocchino, «perchè nel 2001 votarono e votammo Casini, che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio». I finiani si sentono forti. A Mirabello è successo qualcosa «di più» della nascita di un nuovo partito, «si è rimessa in moto la politica», dice Fabio Granata. «Con Fini, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo: adesso inizia il difficile, e il bello, di questa impresa».