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  1. #1
    Avamposto
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    Predefinito Nazionalismo socialista arabo

    Nazionalismo socialista arabo -




    Negli anni ’30 il fascismo si era esteso nel mondo e gli arabi erano stati colpiti dalla forma nazionalsocialista del termine, poiché l’Italia, non essendo ancora antisemita ed avendo annichilito i senussi in Libia, non era un modello da seguire, malgrado Mussolini avesse ambizioni arabofile esteriorizzate nella immagine metaforica della sua ’’Spada dell’Islam’’. Nei Paesi arabi emersero movimenti nazionalsocialisti. In Egitto un avvocato, Hossein, piccolo, magro, astuto, somigliante ad Ante Pavelic, il dittatore croato ustascia e cattolico, aveva costituito nel 1932 le Camicie Verdi del Partito Nazionalsocialista Arabo. Le Camicie Verdi militavano contro la presenza inglese e non tardarono ad avere contatto con i Servizi Segreti dell’Asse per collaborare alla espulsione degli inglesi dall’Egitto. Le Camicie Verdi egiziane erano attive tra la gioventù e un giovane liceale, Gamal Abdel Nasser, si fece manganellare ed arrestare dalla polizia, durante una manifestazione. Il gruppo di Ufficiali Liberi di Nasser, Amer Mohieddine e Salah Salem ebbe contatti con Hossein, che internato dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale, aveva poi ripreso la sua attività, battezzando il suo partito con il termine tranquillizzante di ‘’Socialista Arabo’’. Al epoca del conflitto di Palestina e poi durante la lunga guerriglia nella zona del Canale di Suez, i commandos ‘’socialisti arabi’’ parteciparono ad operazioni con gli Ufficiali Liberi. All’esplosione della guerra nel gennaio 1952,’’La notte dei fuochi fatui’’, le Camicie Verdi parteciparono attivamente ai moti che segnarono la fine di re Faruk. La presa del potere da parte dei militari fu accettata con gradimento dai ‘’socialisti arabi’’, ma furono disillusi quantunque molti membri del movimento entrarono nei quadri del Raggruppamento Nazionale della Liberazione ( prima traccia di un partito unico egiziano, impresa poi venuta meno). Il regime nasseriano si liberò dei socialisti arabi e di altri partiti. L’originale confraternita religiosa dei Fratelli Mussulmani, eretta dall’insegnante egiziano Hassan Al Bamrah, aveva alcuni caratteri fascisti come nazionalismo teocratico ed attivista: i Fratelli Mussulmani lottano per la costituzione della Oumma ( Comunità Islamica), programmata su una base strettamente religiosa guidata dallo slogan: ‘’L’Islam è la nostra Costituzione’’. Presenti in quasi tutti i Paesi arabi, rappresentano le correnti più serie dei movimenti fascisti locali, poiché il loro campo di reclutamento era ed è identico (piccoli borghesi, intellettuali, contadini benestanti, parti del proletariato urbano). Nel Libano, un insegnante Antoun Saade, fondò nel 1937 il Partito Popolare Siriano, con lo slogan ‘’Viva la Grande Siria’’, il saluto col braccio teso ed una insegna: la croce uncinata in un petalo di rosa. Il P.P.S. era fascista e non confessionale ( benché Saad ed i quadri siano cristiani maroniti) e militava per la costituzione di una Grande Siria che unisca Libano, Siria, Transgiordania, Palestina e Cipro. Il P.P.S. ebbe vita tormentata, come l’ala più radicale della comunità libanese (con gruppi importanti in Giordania, Siria dopo il 1948). Sospettato di lavorare per il SD tedesco, poi per l’Intelligence Service, il P.P.S. sopravvisse alla guerra, sostenne il colonnello Zaim in Siria mentre Saade, consegnato per tradimento al governo libanese dopo un colpo di Stato fallito, fu fucilato nel 1949. Il P.P.S. trovò gloria nel 1958, all’epoca della rivoluzione nasseriana nel Libano. Le milizie del P.P.S. schierate nel campo filooccidentale di Camille Chamoun, erano forze uniche che si battevano e di cui disponeva il presidente della repubblica. Dopo il compromesso Karat Chehab, il P.P.S. (ribattezzato Partito Popolare Nazionale) passò all’opposizione. A San Silvestro del 1961, con un colpo di mano, alcuni ufficiali del P.P.S. portarono un battaglione motorizzato verso Beirut per impadronirsi del potere. Ma la guardia presidenziale respinse gli assalitori, annullando i sogni del P.P.S.. Da allora il P.P.S. sopravvisse nella clandestinità. La sua influenza restò nei settori del Medio Oriente. Il re Hussein di Giordania appariva spesso nelle cerimonie ufficiali nel sabato del P.P.S., i cui quadri di partito erano vicini al potere del ‘’Piccolo Re’’. Meno oltranziste, le Falangi ( Kataeb), dei fratelli Diemayel, fondate nella stessa epoca, presentatesi come forza paramilitare a disposizione della cristianità del Libano. All’inizio apertamente fascisti, le Kataeb adottarono un sistema moderato e si schierano nel campo della destra liberale classica, ‘’nazionalista libanese’’ e molto ostile al panarabismo. In Palestina, il fascismo arabo ebbe come illustre rappresentante la persona del Gran Muftì di Gerusalemme, El Hadj Amine El Hussein, che organizzò prima del 1939 la lotta contro il sionismo, cercò aderenze con Stati ostili all’Inghilterra ed agli ebrei. Si accordò con il SD tedesco che lo sostenne, senza molto impegno. La guerra mondiale, dopo il fallimento della sollevazione fascista degli ufficiali iracheni nel Quadrato dell’Oro, condusse il Gran Muftì a Berlino dove lanciò un appello alla Diihad (Guerra Santa) contro il giudeo-bolscevismo. Il Muftì fu utilizzato dai tedeschi per la loro campagna di arruolamento tra gli arabi. El Husseini arringò i Waffen-SS musulmani della divisione bosniaca, Handschar, dopo un ammutinamento. Nel 1945 il Muftì andò in esilio in Egitto; gravemente malato, svolse un ruolo lottando contro il dubbioso Choukeiry, prima dell’eliminazione politica dell’ex responsabile dell’Organizzazione di Liberazione Palestinese. Nell’Africa del nord il fascismo arabo non ebbe alcuna effettiva rappresentanza prima del 1939, numerosi musulmani erano membri, nella madrepatria della Solidarietà Francese o del Partito Popolare Francese. Durante l’occupazione, l’Hohere SS Und Polizei Fuhrer Oberg approfittò di questo campo di reclutamento già trovato per organizzare una Legione nord-africana (comandata da un oscuro politicante algerino El Moadi e dal sinistro Lafont, ausiliario della SD-SIPO di Francia). Questa legione, forte di 500 o 600 uomini, sarà poi impegnata in più riprese contro i partigiani. In Tunisia, a fine 1942, i tedeschi crearono le Deutsche – Arabische Truppen che inquadrarono da due a tremila tunisini incaricati di compiti di polizia, mentre un centinaio di musulmani combattevano nella Falange Africana. Altri nella 13 ma Divisione SS Handschar, che lottò contro i russi sul fronte est. Mohamed Said, poi Ministro d’Algeria nel 1969, ex sergente della Legion des Voluntaires Francaises, fu utilizzato dallo SD per una missione di sabotaggio in Algeria. Nel mondo arabo poi il fascismo non fu che una linea di pensiero (come il marxismo). Il partito panarabo Ifriquayets Al Baas Al Arabi ( Partito Socialista della Resurrezione Araba), se adottò schemi marxisti-leninisti non fu tentato dal fascismo italiano, ma dal nazionalsocialismo tedesco (vedasi Mìchel Aflak). L’ala destra del Baas restò apertamente fascista ( i ‘’bracciali verdi’’ della Guardia Nazionale Baatista dell’Iraq di Alì Al Saadi), ma il partito tendeva verso un nazionalismo ‘’di sinistra’’, di stile marxista ( sebbene la collocazione dell’allora Governo basista di Bagdad andasse contro tale orientamento). Quanto a Nasser, è stato ‘’Camicia Verde’’, ma militò anche a fianco dei Fratelli Musulmani e partecipò a manifestazioni comuniste del Hadeto (Movimento di Liberazione Nazionale – Partito Comunista Egiziano) ed il suo eclettismo fu sovrano. Lo stile del regime ebbe ad intermezzi movenze fasciste (nel periodo 1953 – 1955) ma restò un nazionalismo puro, le cui tendenze politiche si diversificavano secondo le implicazioni diplomatiche del momento; i continui andi-rivieni del Potere ( Campo di Concentramento degli intellettuali di sinistra o comunisti), secondo i mutamenti repentini del Rais. Tale attitudine fu lontana dal Fascismo per le continue variazioni nel campo dei rapporti con il comunismo. Maurice Bardèche notò nel suo libro ‘’Qu’est-ce que le Fascisme?’’ che i fascisti europei consideravano Nasser, in quanto nazionalista arabo, come un fascista, anzi un fascista arabo.

    Antonio Rossiello




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  2. #2
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Nazionalismo socialista arabo

    Islamo-nazismo -

    Quando la mezzaluna abbracciò la svastica





    di Andrea Tornielli

    23 Gennaio 2010




    I rapporti del nazismo con il mondo arabo sono poco conosciuti, così come è poco conosciuta l’influenza che l’ideologia hitleriana ebbe in alcuni partiti e organizzazioni politiche che lottarono per l’indipendenza dei paesi arabi dal dominio coloniale. Un’influenza i cui echi si fanno ancora sentire «in alcuni settori del mondo arabo», mentre «alcuni importanti leader sia religiosi sia politici dell’islam fondamentalista se ne fanno tuttora propagatori». Lo sostiene lo storico de La Civiltà Cattolica, il gesuita Giovanni Sale, in una ricerca che sarà pubblicata in un volume edito Jaka Book e che Il Giornale oggi anticipa (ieri, ndr).

    Sale ricorda che inizialmente, la «soluzione» scelta dalla Germania hitleriana per allontanare gli ebrei dal suolo tedesco, fu quella di facilitarne in tutti i modi l’emigrazione. In particolare in Palestina, dove, credevano i tedeschi, essi sarebbero stati «liquidati» dagli arabi. L’atteggiamento tedesco mutò poco dopo, quando a Berlino si resero conto che l’immigrazione ebraica in Palestina avrebbe favorito la nascita di uno Stato ebraico. È in questo momento, spiega lo storico, che il governo di Berlino ordina a tutte le sedi diplomatiche tedesche in Medio Oriente di tenere «un atteggiamento più comprensivo verso le aspirazioni del nazionalismo arabo».

    Dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia nel marzo 1938, l’indirizzo filoarabo assunto dal governo del Reich per contrastare le ragioni del sionismo internazionale, viene espresso dalla propaganda nazista in modo più diretto. In questo periodo viene anche attivata dal governo tedesco una trasmissione radio di propaganda nazista in lingua araba, che avrà «ascoltatori entusiasti in tutto il Medio Oriente». E gli intellettuali arabi, in quel periodo, scrive padre Sale, «consideravano più vicine alla loro cultura e sensibilità le ragioni ideologiche del nazionalismo tedesco, definito in base alla lingua, alla cultura e alla stirpe di un popolo e di una nazione; insomma tra pangermanismo e panarabismo vi erano a quel tempo diversi punti di contatto».

    Alcuni arabi tedeschi cercheranno, ma invano, di persuadere i capi nazisti a modificare la clausola razziale nello statuto del partito, restringendola ai soli ebrei. Le autorità tedesche tenteranno però in tutti i modi di correggere il tiro circa il «semitismo» delle popolazioni arabe, sostenendo che non era vero che gli arabi fossero «semiti puri» come gli ebrei, ma che, al contrario di questi, essi furono in buona parte arianizzati. «L’ideologia nazista – scrive lo storico gesuita – attraverso la sua martellante propaganda antiebraica e antidemocratica, non soltanto raggiunse la maggior parte delle popolazioni arabe, ma influì anche sulle sue élite intellettuali; in diversi Paesi furono fondati addirittura partiti politici di matrice nazista, che ebbero poco seguito a livello popolare, ma che esercitarono un forte influsso politico anche negli anni successivi alla guerra. Ricordiamo il Partito Nazionalsocialista Siriano, che esercitò una grande forza di attrazione sulla gioventù siriana e libanese di quegli anni, e il Partito Giovane Egitto, le cosiddette “camicie verdi”, formato da una gerarchia paramilitare sul modello delle SA e delle SS. Esso si distinse per un acceso antisemitismo e per l’adesione all’ideologia nazista».

    All’inizio degli anni Quaranta, il Gran Muftì di Gerusalemme al Husayni, capo del supremo comitato della Palestina araba, per promuovere le ragioni dell’indipendenza dei Paesi arabi, organizzò una «missione» a Berlino per prendere contatti con i capi militari nazisti. Affermò di essere a capo di un’organizzazione nazionalista araba segreta con diramazioni in diversi Stati che, disse, erano disposti a unirsi alle forze dell’Asse nella guerra contro l’Inghilterra, «alla sola condizione che tali forze riconoscano il principio di unità, l’indipendenza e la sovranità di uno Stato arabo a carattere fascista, comprendente l’Irak, la Siria, la Palestina e la Transgiordania».

    Il sentimento filo-tedesco e le simpatie verso il nazismo, furono così forti, «in questi Paesi, in particolare in Egitto e Siria – osserva Sale – che esso non svanì neppure dopo la sconfitta e la completa distruzione del Terzo Reich. Le simpatie verso il nazismo e verso Hitler, addirittura, non solo non venivano nascoste, ma venivano pubblicamente manifestate e questo fino agli anni Sessanta del secolo scorso». Lo storico ricordo uno scritto del 1953 di Anwar Sadat, futuro presidente della repubblica egiziana, il quale scrisse in un giornale del Cairo, riferendosi idealmente a un Hitler che si credeva ancora vivo e nascosto da qualche parte: «Mi congratulo con voi con tutto il cuore perché, sebbene sembri che siate stato sconfitto, il vero vincitore siete voi. Siete riuscito a seminare la discordia tra il vecchio Churchill e i suoi alleati da una parte, e il loro alleato il diavolo, dall’altra. La Germania è vittoriosa perché è necessario, per l’equilibrio nel mondo, che essa sia di nuovo creata, qualsiasi cosa possano pensare l’Occidente o l’Oriente. Non ci sarà pace fino a quando la Germania non sarà riportata a quello che è stata».

    Così, mentre in Occidente, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il nazismo veniva identificato con il «male assoluto», nel mondo arabo, scrive padre Sale, «esso continuava a raccogliere l’entusiasta simpatia di molti». In larghi settori del mondo arabo, in particolare quelli legati al fondamentalismo islamico, il ricordo di Hitler rimane dunque ancora vivo e le sue opere vengono ancora tradotte e divulgate. Alcuni fatti recenti, inoltre, dimostrano chiaramente, secondo lo storico gesuita, «che una certa mentalità, diremmo filonazista e antisemita, è condivisa anche da alcuni leader politici e religiosi del mondo islamico». Come attestano le dichiarazioni antisemite e riduzioniste sulla Shoah più volte espresse dal presidente iraniano Ahmadinejad, o come, conclude Sale, «le farneticanti dichiarazioni di alcuni capi religiosi islamici, che ritengono che l’Europa, anziché aborrire il nazismo, dovrebbe lodarlo per il fatto di aver allontanato il pericolo ebraico dal vecchio continente».

    © Il Giornale




    Quando la mezzaluna abbracciò la svastica | l'Occidentale
    Ultima modifica di Avamposto; 31-08-10 alle 03:03

  3. #3
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Nazionalismo socialista arabo

















  4. #4
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  7. #7
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