Considerazioni sparse
1) I partiti comunisti e quelli autenticamente socialisti , stanno scomparendo dalla scena politica europea. Tra le fila del neoproletariato , al contrario, riscuotono consenso elettorale formazioni più o meno "populiste".
2) Si noti come in Europa e in occidente, dall'inizio del '900 a oggi, non è MAI esistito alcun governo del popolo (marxista-leninista) . Eppure, se un tempo, i partiti comunisti, specialmente in Francia e in Italia, potevano godere di buone percentuali, oggi...il nulla!
3) Quei pochi partiti comunisti e socialisti che hanno avuto accesso ai governi riformisti in Europa, ovviamente, hanno dovuto rinnegare i loro punti programmatici fino a cambiar nome. Gli interessi del capitale erano troppi e troppo pressanti.
4) Il movimentismo, che pareva l'alternativa maggiormente credibile alla forma-partito, è collassato su se stesso
5) I sindacati non possono entrare nella PMI e dove invece sono presenti, denotano un atteggiamento concertativo se non totalmente distante dalle rivendicazioni operaie
6) Su temi come l'immigrazione, la pubblica sicurezza e la sovranità nazionale, i partiti della c.d. "sinistra" non hanno mai speso una parola se non per demonizzare chi ha avuto l'ardire di considerarli seriamente.
A questo tragico punto...che fare?
Supporto tattico ai partiti populisti maggiormente attenti alle questioni sociali?
Sostegno a micropartiti in nome di una testimonianza "rivoluzionaria"?
Astensione elettorale?
Elaborazione, magari in qualche buia e fumosa stanza, di una nuova teoria anticapitalista che, inevitabilmente , non si diffonderà oltre determinati circoli?
Come già scritto cento e più volte, credo che l'attuale priorità sia la difesa ad oltranza di ciò che resta dello stato sociale e delle conquiste sindacali. Ma è drammatico notare l'assenza di una consistente formazione socialista, nel senso più genuino del termine, e al contempo sovranista.




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