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Discussione: Elezioni in Brasile

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    Predefinito Elezioni in Brasile

    Elezioni in Brasile, oggi si vota: i candidati, i sondaggi e le perplessità del voto




    Il «Trump brasiliano» contro il «sostituto di Lula». Sono 13 i candidati al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane di oggi, ma il voto si annuncia soprattutto come un duello fra il populista di estrema destra Jair Bolsonaro e l’ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad, che secondo tutti i sondaggi si affronteranno al ballottaggio.

    Ecco i principali otto candidati: Jair Bolsonaro: ex militare, figlio di genitori di origine italiana, il 63enne Bolsonaro è in testa a tutti i sondaggi con il 35% come candidato del partito Social Liberale. Populista di estrema destra, ha sedotto molti elettori, stufi della corruzione della politica e preoccupati per la violenza della criminalità. Malgrado sia deputato dal 1991, Bolsonaro si scaglia contro le elites, con un linguaggio spiccio, provocatorio e aggressivo dove non mancano i toni maschilisti, razzisti e omofobi, così come i richiami nostalgici alla dittatura militare del 1964-1965. Gravemente ferito da uno squilibrato, che lo ha pugnalato il sei settembre ad un evento elettorale, Bolsonaro è appena uscito dall’ospedale. L’aggressione ha rafforzato la sua popolarità, rendendo più difficile ai suoi avversari attaccarlo. Dal letto di ospedale ha trasformato la sua convalescenza in uno show mediatico, con foto e dirette sui social. Molto presente su Twitter, è considerato una sorta di «Donald Trump brasiliano».

    Fernando Haddad: l’ex sindaco di San Paolo (2013-2016), la città più grande del Brasile, è stato scelto come candidato del partito dei Lavoratori (PT), quando è apparso chiaro che il carismatico ex presidente Luis Inacio Lula da Silva non avrebbe potuto correre a causa della condanna per corruzione che sta scontando. Intellettuale con studi universitari di Economia, Diritto e Filosfia, 55 anni, insegna scienze politiche all’università di San Paolo. Haddad proviene da una famiglia cristiano libanese ed è stato ministro dell’Istruzione. Promette di governare in continuità con i governi di Lula, abolendo le riforme liberiste del presidente uscente Michel Temer. Nei sondaggi è indicato al secondo posto con il 22%, con l’appoggio di un elettorato di sinistra che non crede alla colpevolezza di Lula. Per vincere deve identificarsi il più possibile con Lula, dimostrando però di non essere un pupazzo dell’ex presidente. Ciro Gomez: Attivo in politica dagli anni 80, apprezzato nei circoli della sinistra, il 60enne Gomez è stato ministro dell’Integrazione Nazionale fra il 2003 e il 2006 prima di rompere con Lula. Si è poi distanziato dal PT, dopo le accuse di corruzione che lo hanno investito, candidandosi per la formazione PDT. I sondaggi lo accreditano all’11% escludendolo dal ballottaggio. Ma il suo appoggio potrebbe essere cruciale per Haddad.

    Poi c’è Geraldo Alkmin: ex governatore dello stato di San Paolo, rappresenta il partito di centro destra PSDB dell’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, una delle formazioni storiche del panorama politico brasiliano. Sconfitto da Lula alle presidenziali del 2006, il 65enne medico Alkmin è un sostenitore del libero mercato, vicino all’establishment economico brasiliano. Misurato nei discorsi, chiede un voto in nome della ragione per attirare i consensi dei conservatori moderati. Ma il ciclone Bolsonaro ha eroso i suoi consensi, che secondo gli ultimi sondaggi si attestano all’8%. Nella corsa alle presidenziali c'è anche Marina Silva. Ex ministro dell’Ambiente (2003-2008) con Lula, ha poi rotto con l’ex presidente. Afro-brasiliana di umili origini, 60 anni, si è già candidata alle presidenziali nel 2010 e il 2014. La sua discesa in campo ha sollevato ogni volta forti speranze, che però non si sono tradotte in un buon risultato alle urne. Inizialmente accreditata al 15%, è ora scesa nei sondaggi al 5%. La Silva si candida alla guida del suo movimento Rete della sostenibilità.

    Altri tre candidati vanno ricordati, malgrado le loro possibilità di successo appaiono irrisorie: Henrique Meirelles: ex presidente della banca centrale del Brasile sotto la presidenza di Lula, il 62enne Meirelles è stato ministro delle Finanze nel governo uscente. Candidato del partito MDB dell’impopolare presidente in carica Michel Temer, manca di carisma e viene considerato troppo vicino alle elites finanziarie internazionali. Guilhermo Boulos: leader del Movimento de los Trabajadores sin Techo (movimento dei lavoratori senza casa), il 36enne Boulos è considerato un personaggio emergente della sinistra brasiliana. Malgrado il carisma e la popolarità, i sondaggi gli assegnano percentuali bassissime. Cabo Daciolo: esponente del piccolo partito di estrema destra Patriota, il 42enne Daciolo è stato pompiere dell’esercito. Molto religioso ed estremamente conservatore, cita teorie cospirazioniste sulla diffusione del comunismo in Sudamerica. Si è attirato le ironie dei social denunciando i 400 milioni di poveri del Brasile, dove gli abitanti sono 285 milioni, e con un video dal sapore esoterico in cui annunciava il suo ritiro su un monte per meditare. Gli altri cinque sono: Vera Lucia, José Maria Eymael, Joao Amoedo, Joao Vicente Goulart e Alvaro Dias.

    Non solo presidenziali però. E si perché gli oltre 147 milioni di elettori sono anche chiamati a rinnovare l’intera Camera dei deputati, due terzi dei senatori e ad eleggere i governatori dei 26 stati che compongono la Federazione e del distretto Federale di Brasilia, la capitale, in una serie di competizioni elettorali che coinvolgono personalità come l’ex presidente Dilma Rousseff e l’ex calciatore Romario. In secondo piano nell’attenzione rispetto alle presidenziali, l’elezione dei 513 deputati e di 53 senatori è comunque importante. Nessuno dei partiti dei due principali candidati per i quali si prevede un duello al ballottaggio del 28 ottobre, il populista di estrema destra Bolsonaro e l’esponente del partito dei Lavoratori Haddad, sembra in grado di conquistare una maggioranza parlamentare. Il prossimo presidente, come già aveva fatto Dilma Rousseff nel 2014, dovrà dunque appoggiarsi ad una coalizione. L’attenzione è puntata intanto sullo stato di Minas Gerias dove l’ex presidente Dilma Rousseff cerca il riscatto politico dopo l’impeachment, presentandosi per un seggio di senatore. I sondaggi la danno al 28%, in testa a tutti i suoi avversari. In questo stesso stato è in corsa per un seggio di deputato anche il conservatore Aecio Neves, rivale sconfitto della Rousseff alle presidenziali del 2014.

    Mentre a Rio de Janeiro, si guarda a Flavio Bolsonaro, figlio del candidato alle presidenziali, che corre per un seggio di senatore ed è accreditato dai sondaggi al 25% in un testa a testa con il centrista Cesar Maia, ex sindaco della città. A sinistra il candidato del Partito dei Lavoratori, Lindbergh Farias, è indicato al 22%. Bolsonaro jr divide gli elettori come il padre: in città lo slogan «Lui no», con il quale i movimenti femministi attaccano il candidato populista alle presidenziali, viene scandito con l’aggiunta «e nemmeno suo figlio». Sempre a Rio, c’è attenzione anche alle elezioni per il governatore di questo Stato. Il favorito è Eduardo Paes, sindaco della città durante i giochi olimpici del 2016, dopo che il suo principale avversario Anthony Garotinho, suo predecessore fra il 1999 e il 2002, è stato escluso dalla corsa per una condanna di corruzione. Il nome che richiama più attenzione è però quello dell’ex calciatore Romario. Il 52enne trionfatore dei Mondiali del 1994 è già in politica come senatore.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/el...o-4023117.html
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  2. #2
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    L'attentato secondo me è una farsa.

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  3. #3
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    L'attentato secondo me è una farsa.

    Inviato dal mio HUAWEI VNS-L31 utilizzando Tapatalk
    perchè ?
    Non darò risposta a chi fa uso di minacce e a chi non ha il coraggio di prendere posizione contro reati e crimini, quindi fuori dai...
    Altro che fascismo:16742833]... prima o poi pagherai il conto... l'ha scritto un forumista anarchico.

  4. #4
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Citazione Originariamente Scritto da furioso2013 Visualizza Messaggio
    perchè ?
    Non s'è visto sangue. I medici che lo operavano non avevano guanti. Ha fatto una scenata per farsi operare in un ospedale israeliano per glorificare Israele. Nel video poi ad un certo punto sembra dare il segnale al tipo.

  5. #5
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Citazione Originariamente Scritto da Lord Attilio Visualizza Messaggio
    L'attentato secondo me è una farsa.
    Tutto è probabile quando ci sono di mezzo gli yankee.
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

  6. #6
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Elezioni Brasile: ballottaggio tra Bolsonaro (estrema destra) e Haddad (sinistra)



    Il 28 ottobre ci sarà il ballottaggio in Brasile per la carica di presidente tra il candidato di estrema destra, Jair Bolsonaro, e il candidato della sinistra, Fernando Haddad.



    Con oltre l’86% dei voti scrutinati, i risultati preliminari del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) indicano che Bolsonaro è stato sostenuto dal 47.60% degli elettori, mentre Haddad ha ottenuto il 27.24% dei voti, riferisce Globo.



    In terza posizione il candidato del centrosinistra, Ciro Gómes, con il 12,45% dei voti; seguito da destra Geraldo Alckmin con il 4,97% dei voti.



    L'assenza di Luiz Inácio Lula da Silva nella corsa presidenziale è il fatto intorno cui hanno orbitato le elezioni in Brasile: la sua uscita di scena ha dato vantaggio a Bolsonaro, indicato come favorito ai mastri di partenza, e ha testato la leadership Haddad, considerato il delfino politico dell'ex presidente.

    Bolsonaro è un ex capitano dell'esercito di 63 anni, che dal 1991 rappresenta Rio de Janeiro come deputato federale. Le sue frasi controverse e altisonanti gli hanno dato spazio nei media e popolarità sui social network, dove viene anche definito il 'Trump del Brasile'. La sua ascesa come candidato è arrivata in un ambiente inquinato dalle accuse di corruzione che coinvolgono figure di partiti tradizionali del suo paese, soprattutto dopo lo scandalo Lava Jato, così il suo discorso sulla “mano dura” chiama per gran parte dell'elettorato.



    Fino a meno di un mese fa, Haddad era il compagno di corsa di Lula. Tuttavia, la battuta d'arresto nei tribunali ha impedito la candidatura dell'ex presidente e ha messo l'ex ministro di Rousseff alla testa del ballottaggio del Partito dei Lavoratori (PT).



    Notizia del: 08/10/2018

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...ra/5694_25646/
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  7. #7
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Bolsonaro, un Pinochet 2.0. Analizzare la politica brasiliana con i parametri di quella nostrana è sbagliato e fuorviante



    di Fabrizio Verde

    La vittoria al primo turno del candidato di estrema destra Jair Bolsonaro ha provocato una serie di commenti sballati che hanno il pregio di mostrare ancora una volta quanto sia approssimativo e preconcetto il parametro di giudizio sugli esteri nel nostro paese.



    In Brasile, così come altrove, il parametro di giudizio viene calibrato sui parametri della politica nostrana. Rendendo così sballate e prive di qualsiasi fondamento gran parte delle analisi.

    Il fascista Bolsonaro, il cui exploit è stato causato da una serie di fattori congiunti: il ritiro di Lula vittima di lawfare, l’episodio dell’accoltellamento e l’utilizzo massiccio di fake news nell’ultima settimana precedente le votazioni per il primo turno, è presentato alla stregua di un populista di destra del tutto simile a chi in Europa in questa fase storica sembra godere del favore dei popoli piegati da oltre vent’anni di neoliberismo sfrenato.



    In realtà basterebbe dare un rapido sguardo alla ricetta economica proposta da Bolsonaro per capire che l’ex capitano dell’esercito brasiliano si propone come un Pinochet 2.0. Perfettamente in linea, tra l’altro, con le ‘riforme’ di Michel Temer che si è spinto sino a tagliare gli aiuti finanche ai malati di sclerosi multipla. La sua, infatti, è la classica ricetta neoliberista. Privatizzazioni, tagli a salari e pensioni, Stato ridotto ai minimi termini. Roba, appunto, da Chicago Boys e Milton Friedman, quelli che furono la mente economica della dittatura militare cilena di Augusto Pinochet.



    Il ‘Trump brasiliano’ per «costruire un paese differente» vuole che «molte imprese statali siano privatizzate o chiuse», come ha dichiarato nel discorso di ringraziamento diretto ai suoi elettori. Tra un attacco razzista contro gli afrodiscendenti che «non servono a nulla» e le minacce del figlio contro la sinistra del PT a cui non dovrebbe più essere consentito di potersi candidare.



    La vena neoliberista classica di Bolsonaro lo pone, almeno sula carta, lontano dai populisti europei. Anche se certe posizioni di quest’ultimi appaiono solo strumentali alla ricerca di consenso e tutte da verificare.


    Il sostegno di Salvini a Bolsonaro, reitarato all'indomani del successo al primo turno attraverso un cinguettio del leader del Carroccio, ci aiuta a svelare quale sia la reale natura della Lega. Neoliberista. Non si riesce infatti capire quale sia l'aria nuova a cui fa riferimento Salvini viste le ricette economiche proposte dal novello Pinochet in salsa brasiliana. Le stesse politiche di austerità, lacrime e sangue per il popolo, propugnate da oltre un ventennio da centro-destra e centrosinistra in quel di Bruxelles e contro cui Salvini si scaglia quotidianamente. In maniera strumentale, evidentemente, e con il solo obiettivo di capitallizare in chiave elettorale il disagio dei popoli piegati da tali scellerate politiche.

    Altro grande errore viene commesso nel giudizio sulla sinistra e il PT. Il partito di Lula viene descritto come una sorta di Partito Democratico in salsa brasiliana. Con l’ex presidente Lula e poi Dilma Rousseff nei panni di un D’Alema o un Bersani qualsiasi. Ossia dirigenti in piena ubriacatura neoliberista fuori tempo massimo quando ormai in tutto il mondo questa teoria economica viene riconosciuta come fallimentare e superata.



    Il delfino di Lula, l’ex sindaco di San Paolo Haddad, nel suo programma propone di riattivare i consumi nel gigante sudamericano attraverso un nuovo protagonismo dello Stato nell’economia. Con investimenti e la costruzione di opere pubbliche e infrastrutture capaci di generare occupazione e ricchezza.



    La Banca Centrale, nelle intenzioni del Partito dei Lavoratori, dovrà tornare a favorire la creazione di posti di lavoro e gestire l’inflazione. Abbandonando definitivamente la balzana idea che si tratti di un’istituzione indipendente. L’indipendenza della Banca Centrale viene ormai portata vanti solo dai neoliberisti incalliti alla Bolsonaro.



    In politica estera, l’estrema destra del ‘Trump brasiliano’ propone un totale allineamento di Brasilia ai dettami provenienti da Washington, a scapito della sovranità nazionale e popolare.



    Il PT, invece, vuole riprendere in mano l’agenda dei governi di Lula e Dilma Rousseff in favore della multipolarità e l’integrazione regionale con Mercosur, UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), CELAC (Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi), così come la Banca del Sud. Oltre a riattivare la partecipazione del Brasile al blocco BRICS. Insomma, ai rapporti di cooperazione Sud-Sud che ha posto il Brasile come uno dei leader mondiali della diplomazia multipolare, è visto come uno dei principali assi dell'azione di eventuale governo targato PT.



    In Italia, così come nel resto d’Europa, si tende a giudicare gli accadimenti brasiliani con i parametri fuorvianti della politica nostrana. Un grave errore capace di inficiare ogni tipo di analisi conseguente.


    Notizia del: 08/10/2018

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  8. #8
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Tempi duri per il Brasile...
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  9. #9
    Alleanza Ribelle
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Il manifesto elettorale di Bolsonaro:

    Lord Attilio likes this.
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    革命无罪,造反有理

  10. #10
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    Predefinito Re: Elezioni in Brasile

    Ad ogni modo io sulla politica Brasiliana francamente non riesco proprio a esprimermi, tale è il livello di oscurità sia a destra che a sinistra.

    Una volta avrei sostenuto a piena voce il PT, ma quello di oggi è tutto tranne un partito socialista. Non bastano strette di mano con Chavez per convincermi del contrario.

    Per me il Brasile è un paese di schiavitù sorridente, solo una rivoluzione potrà cambiarlo, non spero proprio minimamente negli uffici politici brasiliani.
    Lord Attilio and Sparviero like this.
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