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Discussione: Mafia, Sicilia e Usa

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    Predefinito Mafia, Sicilia e Usa

    1943: Cosa Nostra si fa Stato
    Sono Nicola Biondo, sono un giornalista freelance, con Sigfrido Ranucci per Chiare Lettere abbiamo scritto un libro che si intitola “Il patto” abbiamo indagato la trattativa tra Stato e mafia e analizzato i documenti che ci raccontano, come, questa trattativa partita nel 1992/1993 abbia le radici ben piantate nel passato, in quel passato che ha visto gli americani rivolgersi a Cosa Nostra per lo sbarco in Sicilia nel 1943 e che ha consentito a Cosa Nostra di farsi Stato..

    Tutto ciò è avvenuto sotto la diretta responsabilità dei servizi segretari americani, dell’Oss, della Cia e ha consentito a Cosa Nostra di diventare quell’esercito della violenza che fino ai giorni nostri può imporre trattative o può scatenare una guerra.
    Uno degli argomenti principali per capire com’è stato mai possibile che la banda criminale Cosa Nostra sia diventata così potente nel nostro Paese, abbia conquistato uomini e cose in una porzione molto grande del territorio a sud e abbia iniziato a investire già dalla fine anni 50, primi anni 60 al nord, è capire come mai e com’è stato possibile che Cosa Nostra si sia fatta Stato. È una storia che dobbiamo riprendere dal 1941, quando nella cella di uno dei più grandi boss di mafia, Lucky Luciano, a poche decine di chilometri da New York, il boss riceve alcuni ufficiali della marina statunitense. Cosa volevano quegli ufficiali? Volevano che il boss li aiutasse a fare piazza pulita delle spie naziste nel porto di New York. Lucky Luciano riesce non soltanto a prometterlo, ma lo mette in pratica, fa scoprire attraverso i suoi uomini le spie di Hitler nel porto, da lì parte questa storia innominabile anche se ormai conosciuta, la storia incredibile dei rapporti tra i servizi segreti americani e Cosa Nostra. A partire da lì si stringe questo rapporto e attraverso Lucky Luciano e i suoi agganci in Sicilia gli Stati Uniti ottengono le informazioni per operare nel 1943 lo sbarco in Sicilia.
    È subito dopo lo sbarco in Sicilia che Cosa Nostra si fa Stato, con lo sbarco americano i boss mafiosi diventano amministratori dell’ordine pubblico, alcuni addirittura sindaci, è il vecchio sogno di Cosa Nostra di avere non solo un proprio esercito, ma di dettare legge, lo sbarco americano, l’amministrazione americana lo garantisce. A capo della sezione Italia dell’Oss che poi diventerà la Cia c’è un ragazzo di 27 anni, si chiama James Angleton, quest’ultimo mette in piedi all’interno della sezione Italia, un ristretto nucleo di persone, una dozzina al massimo. Nei documenti ufficiali questo nucleo di persone, che si occuperà solo e esclusivamente della Sicilia, verrà chiamato il cerchio della mafia.
    A questo gruppo di 007 che si occupano della Sicilia, si aggiungono anche dei giovani in gamba siciliani, tra questi c’è un nome che ricorrerà poi per altri 40 anni, quello di Michele Sindoma.
    In cosa consiste davvero la presenza degli americani in Sicilia? C’è un’informativa, un report dal titolo emblematico: “La mafia combatte il crimine”. Cosa Nostra diventa l’esercito di occupazione, insieme con gli americani, che gestisce l’ordine pubblico, che deve evitare che le masse contadine potessero invadere e fare a pezzi il latifondo, ma la Sicilia non è soltanto una colonna portante nella politica estera, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, è un avamposto dal quale si controlla l’intero Mediterraneo L’Intelligence americana capisce che c’è già un’altra guerra da combattere e è quella contro il comunismo sovietico.

    Mafia e neofascismo. Portella delle Ginestre
    La saldatura tra uomini di Cosa Nostra a cui viene demandato il compito di controllo sociale, di controllo territoriale, vede l’entrata di un ulteriore segmento di potere, è quello incarnato da alcuni elementi dal neofascismo che seppur sconfitto, come la mafia, viene assoldato in chiave anticomunista, simbolo di questo terzo lato, di questa santa alleanza mafia – servizi americani, è la figura di Juan Valerio Borghese che infatti viene salvato dalla fucilazione da parte dei partigiani da alcuni ufficiali americani.
    Insieme con i capi mafia, con le spie americane, con elementi del neofascismo italiano, un altro uomo simbolo di questa santa alleanza è bandito Salvatore Giuliano, la santa alleanza si manifesta in tutto il suo orrore il primo maggio 1947, a Portella delle Ginestre, un commando composto da mafiosi, spie, neofascisti, spara sulla folla che festeggia il primo maggio, la festa del lavoro, tutto ciò accade a poca distanza dalle elezioni regionali che avevano visto il trionfo del blocco popolare di sinistra, il bilancio è di 14 morti e di decine di feriti.
    La mafia finisce così assoldata in una sorta di guerra civile contro il latifondo, il voto popolare, la miseria, e Salvatore Giuliano lo si potrebbe definire come un nome collettivo dietro il quale si nascondono strategie, sigle e personaggi lontani anni luce dai volti truci dei mafiosi.
    Dietro Giuliano c’è una cerchia di personaggi che vagheggiano una Sicilia nazione autonoma o uno Stato federato agli Stati Uniti, ma soprattutto c’è un progetto preciso, studiato a tavolino dei documenti dell’Oss e poi della Cia, verrà chiamato: "Piano X" che prevede l’assistenza, il finanziamento e l’armamento di movimento anticomunisti, di chiara matrice fascista, affinché promuovano tutte quelle azioni di sabotaggio, di guerriglia e di disturbo, da attribuire al fronte popolare composto da comunisti e socialisti.
    Il quadro di questa Santa alleanza viene completato dall’alta borghesia siciliana, da quella nobiltà nera che con l’avvento della Repubblica e delle riforme sociali, non ha alcuna intenzione di perdere il proprio potere.
    Ci sono in particolare due esponenti dell’alba borghesia siciliana che raccontano perfettamente questa storia, uno è il principe Giovanni Alliata di Monte Reale, un massone, un fascista e che in seguito verrà coinvolto nello scandalo della loggia P2, secondo alcune testimonianze questo principe sarebbe uno degli ideatori della strage di Portella delle Ginestre, finirà poi in seguito coinvolto anche nei tentativi di golpe avvenuti negli anni 70, ci ritroviamo davanti, come dice il Giudice Roberto Scarpinato, a una lupara proletaria e un cervello borghese.
    Un altro importante nome è quello di Vito Guarrasi, il vero dominus della vita politica e economica siciliana per quasi 50 anni, una foto lo immortala nel 1943, appena ventinovenne alla firma dell’armistizio tra Italia e Stati Uniti, a volerlo lì è un importante generale, il generale Castellano, uno degli architetti di quella santa alleanza tra spie, mafia e neofascisti. Molti anni più tardi l’avvocato Guarrasi ammetterà di essere stato in stretti rapporti di stima per ragioni di servizio proprio con l’Oss e poi con la Cia, era una spia.
    In quegli anni sono tantissimi i rapporti che indicano come uno degli strumenti usati dalle classi dirigenti italiane e siciliane era la carta del Movimento separatista, una sorta di lega del sud che oggi stiamo rivedendo nel panorama politico, la manovalanza usata a Portella delle Ginestre, viene però presto sacrificata. Giuliano muore in seguito a una trattativa tra la mafia e i Carabinieri che mettono in scena una fiction degna di una serie televisiva, un conflitto a fuoco, assolutamente inesistente in cui il bndito, Salvatore Giuliano assurto come il nemico pubblico N. 1 in Italia, sarebbe stato ucciso, ma non è così!
    La storia inventata di un conflitto a fuoco in cui Salvatore Giuliano avrebbe trovato la morte, viene scoperta da un eccezionale giornalista, Tommaso Besozzi, che manda in frantumi la versione ufficiale e scrive un articolo dal titolo chiarissimo, definitivo: “Di sicuro c’è solo che è morto”, di sicuro oggi sappiamo che Salvatore Giuliano è stato tradito, ucciso nel suo letto e portato su un set, dove è stata allestita la sua morte, un conflitto a fuoco inesistente. Aa tradire Giuliano è un suo cugino, Gaspare Pisciotta, che di lì a poco, terrorizzato per i segreti di questo accordo tra lo Stato e Cosa Nostra, deciderà di raccontare tutto al processo per la strage di Portella. Dice Pisciotta una frase che forse è ancora molto, molto attuale: “Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.
    Il 9 febbraio 1954 a Gaspare Pisciotta verrà servito un caffè avvelenato e morirà in carcere. E' da allora, scriverà qualche anno dopo Leonardo Sciascia, che l’Italia diventa un Paese senza verità, anzi viene fuori una regola, che nessuna verità si saprà mai riguardo a fatti criminali, delittuosi in cui ci sia minimamente attinenza con la gestione del potere.
    Questa lunga storia che odora di morte, miseria e violenza, questa santa alleanza, non è altro che il frutto avvelenato della guerra al nazifascismo, Portella delle Ginestre è il primo atto terroristico che secondo gli storici fonda la Prima Repubblica, e come la Prima Repubblica è stata fondata sul sangue versato a Portella, la seconda Repubblica nasce sul sangue versato a Capaci e a Via d’Amelio

    L'Italia liberata dalla CIA e dalla mafia - Nicola Biondo, autore de "Il patto", intervistato sul Blog di Beppe Grillo - chiarelettere
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    Mafia e alleati. Servizi segreti americani e sbarco in Sicilia. Da Lucky Luciano ai sindaci «uomini d'onore»


    Quali oscure operazioni di spionaggio si celavano dietro lo sbarco anglo-americano in Sicilia nell'estate del 1943? La conquista dell'isola fu sostenuta dalla collaborazione della mafia con i servizi segreti americani? E chi furono i protagonisti di questo accordo? Chi erano gli agenti segreti sbarcati con le truppe del generale Patton? E perché migliaia id soldati italiani si arresero già al primo giorno diell'invasione e la popolazione civile accolse con esagerata festosità gli alleati?
    Mafia & Alleati racconta le vicende che dal 1941 al 1943 hanno come protagonisti i boss mafiosi americani, i padrini siciliani e i servizi segreti degli Stati Uniti. Ripercorre l'inchiesta del commissario investigativo dello Stato di New York, William Herlands, condotta nel 1954, e alla luce della documentazione di recente declassificata dagli archivi statunitensi, rende di facile comprensione la miriade di informazioni, e di controinformazioni, che la stimolante questione ha prodotto negli anni.



    http://www.archivio900.it/it/libri/lib.aspx?id=926
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  3. #3
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    E te pareva se non mettevano in mezzo pure i fascisti e i neo-fascisti con la mafia....

  4. #4
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    Predefinito Rif: Mafia, Sicilia e Usa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    E te pareva se non mettevano in mezzo pure i fascisti e i neo-fascisti con la mafia....
    Bhe i rapporti tra neofascismo meridionale, mafia e america non credo siano propriamente inventati, poi vabhe tralascerei le solite ostiate su ordine nuovo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Mafia, Sicilia e Usa

    Le “guerre giuste” targate gangsterismo americano

    24.12.09 - Alcuni lettori ricorderanno che nel mio precedente articolo “Caro Silvio, dai una frenata” ad un certo punto scrissi: <Lo scorso anno andai per pochi giorni di vacanza in Sicilia. Un giorno entrai in un negozio di artigianato e mi intrattenni per alcuni minuti con il proprietario, una persona colta, di “una certa età” . Ebbene egli mi assicurò che quando sbarcarono gli anglo americani in Sicilia – e questo me lo ha garantito – le truppe di invasione erano precedute da drappelli, quasi sicuramente siculo-americani, che innalzavano una bandiera color oro, dove al centro era ben disegnato una doppia “L” . Quel signore mi ha garantito che quel simbolo indicava “Lucky Luciano” , un famoso mafioso “vittima del Fascismo” fuggito in America negli anni Venti-Trenta. Su questa testimonianza non posso porre il sigillo dell'autenticità; ma è noto che gli Usa utilizzarono la mafia americana per invadere la Sicilia. In merito a questa testimonianza invito i lettori a documentarmi se a conoscenza di particolari>.
    Ebbene alcuni giorni fa un cortese lettore mi ha inviato quanto qui di seguito riporto (Il titolo: “LO SBARCO IN SICILIA NEL 1943 GLI USA E LA MAFIA” ): < Nei primi mesi di guerra i sommergibili tedeschi affondarono nei pressi delle coste dell'Atlantico cinquecento navi statunitensi; era ben chiaro che venivano riforniti di viveri e di nafta da spie e traditori; marina e controspionaggio si dimostrarono impotenti. Il controspionaggio ebbe l'idea di ricorrere ai servigi della mafia con la mediazione di Salvatore Lucania (detto “Lucki Luciano”) che stava scontando una condanna a quindici anni. I fratelli Camardos e Frank Costello, con la loro organizzazione mafiosa, riuscirono dove le strutture ufficiali avevano fallito: l'attività filo-nazista fu stroncata.

    Abrogati nel 1942 i “Decreti Mori” parecchi mafiosi ritornarono in Sicilia, avviarono contatti con gli “Alleati” che incominciarono ad arruolare uomini d'origine siciliana. A mezzo dei pescherecci, i mafiosi esercitarono lo spionaggio nel Mediterraneo; poi fornirono notizie sulle infrastrutture dell'isola, la dislocazione e la consistenza delle truppe dell'Asse in Sicilia. Del resto perché gli Alleati iniziarono l'invasione dell'Europa meridionale dalla Sicilia, anziché dalla Sardegna o dalla Corsica, dalle quali sarebbe stato agevole effettuare sbarchi in Toscana, Liguria o Provenza?

    La tranquillità nelle retrovie delle truppe che sarebbero sbarcate costituiva la preoccupazione principale dei comandi alleati: fu scelta la Sicilia con la certezza di poter contare, sull'appoggio della mafia. Fu quest'ultima ad ospitare dal 1942 il colonnello Charles Poletti, futuro governatore militare, e dall'aprile 1943 il colonnello britannico Hancok e un buon numeri di infiltrati italo-americani. Dalla relazione conclusiva della Commissione antimafia presentata alle Camere il 4 febbraio 1976: < Qualche tempo prima dello sbarco angloamericano in Sicilia numerosi elementi dell'esercito americano furono inviati nell'isola, per prendere contatti con persone determinate e per suscitare nella popolazione sentimenti favorevoli agli alleati. Una volta infatti che era stata decisa a Casablanca l'occupazione della Sicilia, il Naval Intelligence Service organizzò una apposita squadra (la Target section) incaricandola di raccogliere le necessarie informazioni ai fini dello sbarco e della “preparazione psicologica” della Sicilia. Fu così predisposta una fitta rete informativa, che stabilì preziosi collegamenti con la Sicilia, e mandò nell'isola un numero sempre maggiore di collaboratori e di informatori. Ma l'episodio certo più importante è quello che riguarda la parte avuta nella preparazione dello sbarco da Lucky Luciano, uno dei capi riconosciuti della malavita americana di origine siciliana.

    Si comprende agevolmente, con queste premesse, quali siano state le vie dell'infliltrazione alleata in Sicilia prima dell'occupazione. Il gangster americano, una volta accettata l'idea di collaborare con le autorità governative, dovette prendere contato con i grandi capimafia statunitensi di origine siciliana e questi a loro volta si interessarono di mettere a punto i necessari piano operativi, per far trovare un terreno favorevole agli elementi dell'esercito americano che sarebbero sbarcati clandestinamente in Sicilia per preparare all'occupazione imminente le popolazioni locali. “Luciano” venne graziato nel 1946 “per grandi servizi resi agli States durante la guerra”. È un fatto che quando il 10 luglio 1943 gli americani sbarcarono sulla costa sud della Sicilia, raggiunsero Palermo in soli sette giorni. Scrisse Michele Pantaleone: “… è storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d'accordo con il gangsterismo americano, s'adoperò per tenere sgombra la via da un mare all'altro…”.

    Ancora la Commissione antimafia: “La mafia rinascente trovava in questa funzione, che le veniva assegnata dagli amici di un tempo, emigrati verso i lidi fortunati degli Stati Uniti, un elemento di forza per tornare alla ribalta e per far valere al momento opportuno, come poi effettivamente avrebbe fatto, i suoi crediti verso le potenze occupanti”.

    Scrisse Lamberto Mercuri: “Fu in quei mesi che la mafia rinacque e non tardò ad affacciarsi alla luce del sole: in realtà non era mai morta, né completamente debellata: le lunghe ed energiche repressioni del Prefetto Mori ne avevano sopito per lungo tempo ardore e vigoria e fugato all'estero i capi più “rappresentativi” e più spietati che avevano tuttavia mantenuto contatti e legami con l'onorata società dell'isola”.

    Nella confusione seguita all'invasione e alla caduta del Fascismo, la mafia vide l'opportunità di riorganizzare il vecchio potere, di insinuarsi nel vuoto del nuovo, raccogliendo i frutti della collaborazione con gli alleati. Molti suoi uomini noti ebbero cariche importanti: per esempio, un mafioso celeberrimo, don Calogero Vizzini, fu nominato da un tenente americano sindaco di Villalba; nella cerimonia d'insediamento, fu salutato da grida di “Viva la mafia!”. Vito Genovese, benché ancora ricercato dalla polizia degli Stati Uniti in rapporto a molti delitti, compreso l'omicidio, divenne il braccio destro indigeno del governatore Poletti, ma una banda ai suoi ordini rubava autocarri militari nel porto di Napoli, li riempiva di farina e zucchero, (pure sottratti agli alleati) che vendeva nelle città vicine. Altri mafiosi, meno noti, divennero interpreti o “uomini di fiducia”. L'atteggiamento del Governo militare fu ispirato a criteri utilitaristici; sta di fatto, però, che questa apertura verso gli “amici degli amici” permise in breve alla mafia di riorganizzarsi, di riacquistare l'antica, indiscussa influenza. Aveva sempre cercato l'alleanza con il potere (anche con quello fascista, agli inizi) ma per la prima volta le veniva conferito un crisma di legalità e di ufficialità che le consentiva d'identificarsi con il potere. I “nuovi quadri” saldarono o ripresero solidi legami con la malavita americana, indirizzandosi verso il tipo di criminalità associata “industriale” caratteristico del gangsterismo USA nel periodo tra le due guerre. Nel numero di aprile di “Volontà” ho riepilogato le vicende della lotta – vittoriosa – condotta dal Fascismo contro la mafia. Il seguito della vicenda dimostra come, grazie agli anglo-americani, la seconda guerra mondiale rappresentò per la mafia l'occasione d'oro per una rigogliosa rinascita, come i fatti hanno dimostrato ampiamente> .

    Mi sono avvalso dello scritto del Signor Vincenzo Ballerino per ricollegarmi al mio scritto precedente.

    Un altro amico lettore mi chiede se credo che Silvio Berlusconi abbia qualcosa a che vedere con la mafia. Caro amico – rispondo – dopo quanto ho poco sopra ricordato, che importanza può avere se sia vero che questo o quello abbiano qualcosa a che dividere con la “criminalità organizzata” ? La “liberazione” ci ha gettato in una fossa malsana nella quale sguazziamo tutti. E non vedo via d'uscita.

    E allora, o italiani, dopo essere stati “liberati” a seguito di una vittoria del gangsterismo americano, Vi sareste aspettati amministratori onesti e capaci? Scuole funzionanti? Delinquenza domata? Una equa distribuzione delle ricchezze? La libertà dallo straniero? Un territorio sotto controllo? Città ordinate e pulite? Il rispetto per il cittadino? Una sanità funzionante? L'unità e la solidità delle famiglie? Il rispetto per il crocifisso? Il rispetto degli orari di lavoro? Il controllo dell'usura? La salute dell'infanzia? Una Giustizia giusta?

    Risponde Alessandro Mezzano con un recentissimo scritto, che propongo: < Solo il Fascismo, con il pensiero di Benito Mussolini, che fu senza dubbio alcuno, oltre che l'unico vero rivoluzionario del XX° Secolo il suo più grande statista, era riuscito a spazzare le ragnatele della politica lanciando finalmente nuove idee, moderne, originali e risolutive che ancora oggi sono di attualità per la semplice ragione che sono in grado di risolvere l'eterno conflitto tra ricchi e poveri, tra capitale e lavoro, tra egoismi e solidarietà individuando la terza via che, con la mediazione attiva del potere di uno Stato etico, era riuscito a trasformare i conflitti in sinergie e le differenze in complementarità nell'ambito di una Nazione compatta e solidale! Tutta la legislazione del ventennio, che culminò con l'apoteosi della socializzazione che vide i lavoratori nei Consigli di Amministrazione delle aziende, è stata una ininterrotta marcia verso la realizzazione di quegli ideali ed ancora oggi, l'intero impianto dello Stato sociale italiano è retaggio del Fascismo> .

    Ma gli italiani (diciamo pure: gli “europei” ), è noto, sono intelligenti: hanno infatti assassinato quell'uomo che tanto aveva osato, lo hanno impiccato per i piedi, oltraggiato il cadavere, condannandolo, ancora oggi, come “male assoluto” , e scodinzolano fedeli e contenti nei confronti di coloro che hanno portato cotanta liberazione.

    Italiani (ed europei) : intelligenti e furbi.

    Le &ldquo;guerre giuste&rdquo; targate gangsterismo americano - di Filippo Giannini - Repubblica Dominicana - Il Corriere d'Italia nel Nuovo Mondo

  6. #6
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    Quelli di Ordine Nero mi pare fossero noti negli ambienti mafiosi.
    Una sorta di brotherhood affaristica.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    Bhe i rapporti tra neofascismo meridionale, mafia e america non credo siano propriamente inventati, poi vabhe tralascerei le solite ostiate su ordine nuovo.
    Io mi riferivo a quanto detto su Valerio Borghese e sui presunti legami con Salvatore Giuliano.
    A mio avviso, in merito rimane magistrale il libro di Parlato, che così si pronuncia sulla questione:

    "Sulla questione dei rapporti fra fascisti e Giuliano, recentemente sono state avanzate altre ipotesi. In particolare, si è sostenuto uno stretto legame tra il bandito Giuliano e i servizi di Salò e, di conseguenza, con il clandestinismo fascista. Secondo alcuni studiosi, infatti, proprio i rapporti tra fascisti e separatisti, realizzatisi nel periodo 1943-1945, fanno da sfondo alla strategia della tensione creata dall'OSS, che si serviva dei fascisti clandestini e dei separatisti. In altri termini, l'azione indipendentistica di Giuliano e della sua banda altro non era che una sorta di copertura per svolgere un'azione eversiva di marca anticomunista. In particolare, Giuseppe Casarrubea riporta in maniera un po' confusa e disorganica la documentazione americana che avvalorerebbe il proprio 'teorema'. In realtà, se il quadro della presenza fascista al Sud e, come vedremo, i rapporti con l'OSS sono abbastanza chiari, ciò che non è chiaro è l'estensione di tali rapporti fino al 1947, e cioé fino alla strage di Portella della Ginestra, nella quale sarebbe stata individuata una diretta responsabilità della X MAS, sulla base di elementi assai contraddittori e non probanti".

    G. Parlato, "Fascisti senza Mussolini"

  8. #8
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    Predefinito Rif: Mafia, Sicilia e Usa

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Quelli di Ordine Nero mi pare fossero noti negli ambienti mafiosi.
    Una sorta di brotherhood affaristica.
    Ordine nero....

  9. #9
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    Predefinito Rif: Mafia, Sicilia e Usa

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Quelli di Ordine Nero mi pare fossero noti negli ambienti mafiosi.
    Una sorta di brotherhood affaristica.
    Bah, Ordine Nero era un gruppo un po' a se stante nel panorama dell'eversione nera di destra, legata al M.A.R., che a sua volta era guidato da ex partigiani.
    Probabilmente, venne infiltrata alla grande per destabilizzare l'area extraparlamentare di destra e creare problemi ad organizzazioni storiche come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Mafia, Sicilia e Usa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Io mi riferivo a quanto detto su Valerio Borghese e sui presunti legami con Salvatore Giuliano.
    A mio avviso, in merito rimane magistrale il libro di Parlato, che così si pronuncia sulla questione:

    "Sulla questione dei rapporti fra fascisti e Giuliano, recentemente sono state avanzate altre ipotesi. In particolare, si è sostenuto uno stretto legame tra il bandito Giuliano e i servizi di Salò e, di conseguenza, con il clandestinismo fascista. Secondo alcuni studiosi, infatti, proprio i rapporti tra fascisti e separatisti, realizzatisi nel periodo 1943-1945, fanno da sfondo alla strategia della tensione creata dall'OSS, che si serviva dei fascisti clandestini e dei separatisti. In altri termini, l'azione indipendentistica di Giuliano e della sua banda altro non era che una sorta di copertura per svolgere un'azione eversiva di marca anticomunista. In particolare, Giuseppe Casarrubea riporta in maniera un po' confusa e disorganica la documentazione americana che avvalorerebbe il proprio 'teorema'. In realtà, se il quadro della presenza fascista al Sud e, come vedremo, i rapporti con l'OSS sono abbastanza chiari, ciò che non è chiaro è l'estensione di tali rapporti fino al 1947, e cioé fino alla strage di Portella della Ginestra, nella quale sarebbe stata individuata una diretta responsabilità della X MAS, sulla base di elementi assai contraddittori e non probanti".

    G. Parlato, "Fascisti senza Mussolini"
    Sì la storia della X mas mi sembra anche a me una cagata, tuttavia resta il fatto che Giuliano e l'indipendentismo siciliano erano foraggiati dagli states.

 

 
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