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  1. #1
    phasing out
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    Predefinito Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    » REALISMO E IMMIGRAZIONE - Marco Della Luna

    REALISMO E IMMIGRAZIONE

    L’immigrazione di massa è un trapianto di società, non semplicemente di singoli immigranti. Quando riceviamo un’immigrazione di massa da questo o quel paese, riceviamo non solo singole persone portatrici di caratteri e problemi individuali, bensì interi pezzi della società di quel paese – gruppi di persone che portano con sé, da i paesi di origine, i sistemi sociali, relazionali, morali, politici propri delle società di provenienza. Sistemi che tendono a modificarsi nell’interazione col nostro contesto sociale. Le modificazioni possono andare in vari sensi: verso la chiusura e la radicalizzazione etnico-religiosa, verso l’assimilazione alla nostra società, verso forme di ibridazione.

    Per valutare realisticamente, sia in via preventiva-previsionale che in via consuntiva, gli effetti dell’immigrazione di massa che stiamo ricevendo, dobbiamo conoscere non solo l’impatto dei singoli immigrati, ma anche e soprattutto l’impatto dei loro gruppi associativi, delle loro comunità: verificare che tipo di culture, di pratiche e di sistemi sociali portano con sé le varie etnie che immigrano, e che effetti questi hanno sulla nostra società e sulla nostra economia. Dobbiamo verificare, quindi:

    -se sono o non sono lesivi della sensibilità etica che costituisce il presupposto della coesione, dell’affidamento, della solidarietà sociale nostri (ad es., sottomissione della donna, mutilazioni genitali, mangiare cani e gatti);

    -se sono intolleranti e aggressivi verso nostri diritti, principi, valori, credenze religiose;

    -se impongano, con la forza o la minaccia o la corruzione, la tolleranza da parte della nostra società e delle sue istituzioni verso prassi legalmente illecite (ad esempio, corruzione o intimidazione delle Autorità affinché tollerino prassi di lavoro nero schiavistico, sfruttamento di prostituzione, spaccio di droga); e se nel far questo siano appoggiati dal potere economico e politico della loro patria (come può essere il caso della Cina o di paesi da cui dipendiamo per il petrolio);

    -se migliorano o peggiorano la sicurezza e l’ordine pubblico, il rapporto dei cittadini col territorio;

    -se migliorano o peggiorano il senso civico, il rispetto complessivo delle regole, la fiducia in tale rispetto;

    -se migliorano o peggiorano il funzionamento dei servizi pubblici, come la scuola, la sanità, i trasporti;

    -se migliorano o peggiorano l’igiene pubblica (cioè se apportano malattie infettive nocive per la popolazione);

    -quali costi e quali benefici danno, e a chi, e se il saldo è attivo o negativo; cioè:

    -se gli immigrati vanno a soddisfare una domanda di lavoro che la popolazione autoctona non può soddisfare;

    -se il lavoro che essi forniscono va a beneficio solo dei datori di lavoro, in quanto mano d’opera a basso costo, oppure si traduce in vantaggi per tutta la popolazione;

    -se il lavoro a basso costo che essi offrono, in nero o regolarmente, comporta il licenziamento, la non assunzione, l’abbassamento dei salari e la riduzione degli altri diritti dei lavoratori nazionali;

    -se essi offrono, e in che misura, mano d’opera anche alla criminalità organizzata;

    -in che misura versano i contributi, e in che misura lavorano in nero;

    -in che misura lasciano i loro redditi in Italia, e in che misura li spediscono all’estero, diminuendo la ricchezza nazionale;

    -in che misura, considerando anche i ricongiungimenti e i figli che generano, essi gravano sulla finanza pubblica in termini di assistenza, pensioni, sanità, scuola, casa (molti enti pubblici pagano coi soldi dei cittadini l’affitto e le spese condominali di numerosi immigrati).

    Dobbiamo essere consapevoli che quando importiamo centinaia di migliaia di marocchini o di albanesi o di nigeriani o di cinesi o di rom e sinti, importiamo interi pezzi delle loro società, non semplicemente singole persone, e ce li mettiamo o lasciamo mettere nella nostra società. E’ un trapianto di società e culture, non (solo) di individui. Dobbiamo chiederci, ad esempio: com’è la società nigeriana? che pratiche, che valori, che problemi sanitari ha? ne vogliamo un pezzo di 300.000 persone?

    Quando si dibatte sull’immigrazione, si ignora questo quesito fondamentale, come pure un altro, ancor più generale: siamo una società salda, integrata, con un alto rispetto delle regole, che quindi potrà reggere l’immissione di grossi gruppi di altre culture, da integrare? I gruppi analoghi che sono già immigrati da tempo, che impatto hanno avuto sul nostro sistema?

    Si dovrebbe cioè fare un lavoro scientifico di prospezione e ingegneria dell’immigrazione, che allo stato manca.

    Ad esempio, Torino e Milano hanno avuto una immigrazione di massa dal Meridione negli anni 50-70, che ha trapiantato al Nord una società diversa da quella autoctona. Orbene, questo trapianto, che effetti ha avuto sulla società autoctona? Ha migliorato o ha peggiorato la qualità della vita, l’ordine pubblico, la sicurezza, la vivibilità del territorio, il rispetto delle regole, la moralità della pubblica amministrazione e della classe politica? Ha impiantato nel Nord sistemi di potere tipici del Sud e indesiderabili? Gli effetti di tale immigrazione dal Meridione potevano essere preveduti e, in quanto indesiderabili, prevenuti, se si fossero presi in considerazione gli effetti che essa aveva avuto, ad. es., sulla società americana negli anni ’20 e ’30?

    Queste verifiche vanno fatte in modo oggettivo e quantitativo, scevro da giudizi morali, ossia misurando e quantificando dati controllabili, senza nulla concedere ai pregiudizi in un senso o nell’altro, o ai preconcetti identitari.

    Vanno altresì fatte distinguendo tra i vari gruppi etnici immigrati: albanese, rumeno, indiano, egiziano, marocchino, nigeriano, cinese, etc. Se si accerta che un certo gruppo etnico immigrato ha il 90% della popolazione attiva impiegato in agricoltura e un basso tasso di criminalità, quello è un gruppo utile. Se si accerta che un altro gruppo etnico ha il 90% delle donne dedito alla prostituzione e il 90% degli uomini dedito ad attività illecite o ignote, quello è un gruppo nocivo per la società, e va trattato di conseguenza: blocco degli accessi e dei rinnovi dei permessi, espulsione efficace dei clandestini.

    Lo Stato ha come ragion d’essere la rappresentanza e la tutela degli interessi e dei diritti della sua popolazione, sia pure collaborando, nei limiti delle sue risorse disponibili, alla gestione dei problemi globali, ed astenendosi dal violare i diritti universali dell’uomo se non in caso di emergenza. Lo Stato è dunque tenuto, nei confronti della sua popolazione, a fare le predette valutazioni, e regolarsi di conseguenza. Le valutazioni e i provvedimenti devono considerare innanzitutto le caratteristiche dei gruppi sociali nel loro insieme, e in seconda battuta i singoli individui. Ossia devono innanzitutto individuare statisticamente i fattori problematici delle varie categorie di immigrati, e adottare misure di ordine generale, cioè leggi; e, al secondo livello, si devono distinguere i casi specifici. Ad esempio, all’interno di un gruppo etnico complessivamente sano e non disturbante, si individua l’autore di un reato e, singolarmente e senza generalizzare, lo si processa, condanna ed espelle, con provvedimenti non generali, ma singolari (sentente, decreti, ordinanze). Oppure, all’interno di un gruppo etnico complessivamente nocivo, ci si apre a casi singoli di persone di accertabile innocuità e meritevolezza.

    Ancora prima che sui gruppi già immigrati, è indispensabile fare accertamenti preventivi sulle società da cui proviene o ci si attende un flusso migratorio verso il nostro paese: occorre accertare preventivamente quali caratteristiche abbia quella società e quella cultura in tutti i campi rilevanti: pratiche circa la violenza, le armi, livello di tolleranza; livello di igiene; concezione del lavoro; propensione al furto, alla rapina, allo sfruttamento del lavoro altrui; etc. Ciò per valutarne la prevedibile problematicità e istituire i filtri del caso, più o meno stretti. Pensiamo al caso di quelle società che sono caratterizzate dalla pratica della violenza, della guerra o guerriglia, tribale o religiosa o etnica, nelle quali la generalità delle persone, e magari anche i fanciulli, sono avviati all’uso delle armi, a combattere, uccidere e saccheggiare, a rubare o prostituirsi o spacciar droga. Il trapianto di pezzi di una tale società nella nostra è ovviamente indesiderabile, quantomeno per il fatto che l’immigrazione di numerose persone la cui principale competenza è l’uso delle armi fornisce ampia manovalanza alle già troppo forti organizzazioni criminali italiane – una manovalanza, per di più, avvezza ad ammazzare e a sfidare la morte.
    L'occasione fa l'uomo italiano

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    Ottimo MDL.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    concordo in tutto con l'ottimo MDL

    purtroppo, da sempre, chi è nei posti di comando (politici, grandi industriali, banchieri, poteri forti, multinazionali, ecc...) guarda al guadagno immediato, "infischiandosene" altamente degli effetti devastanti di queste migrazioni che ricadono UNICAMENTE sulla gente comune a partire dagli strati economicamente più bassi della popolazione autoctona

  4. #4
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    cmq sulla questione " immigrazione" oltri certi numeri non puo esistere nessun " realismo" abbiamo semplicemente una mescola devastante se non sul breve sul lungo periodo

    e i numeri critici dipendono dalla effettiva mescolabilita' ETNICA sia in termini "razziali" che culturali e dalla PRESSIONE adattativa esercitata sui nuovi arrivati .. e la cosa si puo' analizzare nella vicenda USA


    insieme agli inziali e DOMINANTI " pilgrim" inglesi gli USA hanno avuto per circa due secoli esclusivamente una emigrazione irlandese scozzese e tedesca : massima mescolabilta' che a portato formazione di una etnia omogenea gnericamente definibile come "WASP"

    dal 1850 al 1950 vi e' stata una grande emigrazione europea molto meno mescolabile dal punto di vista culturale ma ancora unificabile dal punto di vista della apparenza razziale ... l' america che ha vinto la WWII era una america ancora omogenea non era piu' quella WASP ma era una "etnia" presentabile come unica anche solo come modello imposto o propagandato ( come daltronde si puo' ben vedere nei film americani pre 1960)
    dal 1950 in poi e' incrementata l' immigrazione sudamericana e qui sono cominciati i guai i chicanos non saranno mai assorbibili ne ad una cultura unica ne come fenotipo razziale

    per non parlare dei negri che sono li da 3 secoli semplicemente come un corpo estraneo , marginale e passivo

    quale e' il risultato ? Gli USA di oggi non hanno piu alcuna corrispondeza con glu USA di ieri a parte la stessa lingua e la stessa elite finanziaria

    e questo tenendo conto che comunque questa elite esercita su queste " mandrie" una pressione culturale e politica enorme con metodi coercitivi forti ( in USA ci sono 2 milioni di negri e chicanos in carcere ..)

    cionondimeno gli USA sono alla frutta come societa ' (e guarda caso questo processo e' cominciato giusto a partire dai '50 )

    ..e adesso figuriamoci tra venti anni cosa sara' da noi dove invece la casta esercita la sua " pressione adattativa " solo sugli autoctoni ..
    vulgus vult decipi

  5. #5
    phasing out
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    I padani, gente stortignaccola e spesso frutto di matrimoni consanguinei all'interno di popolazioni isolate, hanno una grande sete di outbreeding, uno strumento di rilascio dell'omozigosi per alleli ipomorfici a livello di tanti geni disseminati per le ventidue paia di autosomi. Cercano il vigore dell'ibrido. I WASP molto meno, e il numero di matrimoni misti tra chicanos e bianchi è ad oggi assolutamente marginale.

    Non mi convincerete mai che sia intelligente prendere le parti di un έθνος che, senza protestare, per amor di quieto vivere, si è fatto colonizzare in tutti i modi possibili: cultura, occupazione, governo e controllo militare del territorio, predazione fiscale e ibridazione genetica. Un popolo che sta consegnando i propri figli come schiavi nelle mani dei colonizzatori.

    Siamo già outbred, nei disvalori molto più che nei cromosomi.
    Ultima modifica di semipadano; 02-09-10 alle 14:59
    L'occasione fa l'uomo italiano

  6. #6
    phasing out
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    Un popolo che, dal Monviso all'Istria, come classe dirigente del futuro esprime tanti Edouard Ballaman.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  7. #7
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    I padani, gente stortignaccola e spesso frutto di matrimoni consanguinei all'interno di popolazioni isolate, hanno una grande sete di outbreeding, uno strumento di rilascio dell'omozigosi per alleli ipomorfici a livello di tanti geni disseminati per le ventidue paia di autosomi. Cercano il vigore dell'ibrido. I WASP molto meno, e il numero di matrimoni misti tra chicanos e bianchi è ad oggi assolutamente marginale.

    Non mi convincerete mai che sia intelligente prendere le parti di un έθνος che, senza protestare, per amor di quieto vivere, si è fatto colonizzare in tutti i modi possibili: cultura, occupazione, governo e controllo militare del territorio, predazione fiscale e ibridazione genetica. Un popolo che sta consegnando i propri figli come schiavi nelle mani dei colonizzatori.

    Siamo già outbred, nei disvalori molto più che nei cromosomi.
    sembra di sentire uno dei centri sociali...
    se la pensi così, di che ti preoccupi ?
    l'immigrazione può solo migliorare un έθνος così triste, o no ?

  8. #8
    Lumbard
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    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    I padani, gente stortignaccola e spesso frutto di matrimoni consanguinei all'interno di popolazioni isolate, hanno una grande sete di outbreeding, uno strumento di rilascio dell'omozigosi per alleli ipomorfici a livello di tanti geni disseminati per le ventidue paia di autosomi. Cercano il vigore dell'ibrido. I WASP molto meno, e il numero di matrimoni misti tra chicanos e bianchi è ad oggi assolutamente marginale.

    Non mi convincerete mai che sia intelligente prendere le parti di un έθνος che, senza protestare, per amor di quieto vivere, si è fatto colonizzare in tutti i modi possibili: cultura, occupazione, governo e controllo militare del territorio, predazione fiscale e ibridazione genetica. Un popolo che sta consegnando i propri figli come schiavi nelle mani dei colonizzatori.

    Siamo già outbred, nei disvalori molto più che nei cromosomi.

    iango: iango: iango:

  9. #9
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

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    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  10. #10
    k21
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    Predefinito Rif: Realismo e immigrazione, di Marco della Luna

    a me l'articolo non è piaciuto, o, meglio, scrive tante cose giustissime, ma fa un grossissimo errore di fondo: c'è l'idea che lo stato siamo noi e che noi, cioè lo stato, abbiamo fatto male i conti.

    Si dovrebbe cioè fare un lavoro scientifico di prospezione e ingegneria dell’immigrazione, che allo stato manca.
    E' sbagliatissimo: gli stati europei (o, ancora meglio, chi li controlla) hanno fatto un grandissimo lavoro scientifico di ingegneria dell'immigrazione, facendo i conti alla perfezione, con l'obiettivo di distruggere le etnie europee.

    Invece a leggere l'articolo sembra che siamo stati noi autoctoni a decidere di aprire le porte, per di più alle persone sbagliate.
    Ma non mi risulta che i torinesi o i milanesi siano stati consultati quando è stato deciso di far arrivare milioni di terry negli anni 50-70.
    Non mi risulta che i padani siano stati consultati quando agli inizi degli anni 90 sono state aperte le frontiere ad africani, albanesi, arabi e cinesi.
    E allora non si può dare la colpa ai padani, perché non hanno scelto loro.
    E non si può nemmeno dire che i padani adesso devono fare questo o quello, perché non hanno potere decisionale.
    L'unica cosa che si può fare è dire la verità:
    1. i padani (e gli europei in generale) vivono in sistemi dittatoriali, dove non si capisce bene chi siano i dittatori nè che cosa vogliano.
    2. l'idea che noi viviamo in paesi liberi e democratici è una bugia grossa come una casa
    3. gli stati europei e la UE sono nemici dei popoli europei
    Ultima modifica di k21; 02-09-10 alle 15:55

 

 
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