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  1. #1
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    Predefinito I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    IVAN DANILOV
    stalkerzone.org

    Nel sistema della difesa nazionale degli Stati Uniti è stato scoperto un grosso punto debole, molto difficile da sanare. La reazione del Pentagono rasenta un malcelato panico e i giornalisti che hanno esaminato i risultati di una ricerca, portata a termine da esperti americani per studiare a fondo le condizioni dell’esercito americano e dell’industria della difesa, ammettono che nelle recenti, “strane,” azioni del presidente Trump c’è, in fondo, una logica ferrea: vuole impedire che l’America si trasformi in una tigre di cartone con gli artigli di carta.

    L’essenza del problema, secondo una rilettura dei fatti di un giornalista della Reuters, Andy Home, che era venuto in possesso di una copia del rapporto, risalente al settembre scorso, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti riguardante i rifornimenti di materiale essenziali per l’esercito americano, può essere ridotta ad un unico numero. Più di 300 (!) elementi-chiave, necessari al normale funzionamento dell’industria bellica e delle forze armate americane sono in pericolo: i produttori statunitensi o sono sull’orlo della bancarotta o sono già stati rimpiazzati da fornitori cinesi o di altre nazionalità, a causa della deindustrializzazione dell’economia interna e della rilocalizzazione della produzione nelle nazioni del Sud-Est Asiatico.

    Il sig. Home cita, come chiaro e straordinario esempio, un fatto divertente (se non siete un soldato americano, naturalmente), tratto dal suddetto rapporto; è venuto fuori che l’ultimo produttore americano di filati sintetici, necessari alla fabbricazione dei teli per le tende militari, era “defunto” di recente. Questo significa che se gli Stati Uniti dovessero dichiarare un “embargo sui tessuti,” per alcuni soldati americani ci sarebbe la seria prospettiva di dover dormire all’aperto. E’ difficile non notare che una simile eventualità sarebbe abbastanza umiliante per un esercito che asserisce di essere il più tecnologico del pianeta.

    La situazione potrebbe essere considerata buffa, se non fosse che mette in forse un numero enorme di requisiti del complesso militare-industriale e dell’esercito americano. Nella parte declassificata della ricerca del Dipartimento della Difesa Americano si riporta che negli Stati Uniti potrebbero esserci difficoltà nelle consegne future degli interruttori elettrici che fanno funzionare quasi tutti i missili americani. Come riferiscono i rappresentanti ufficiali del Pentagono, l’azienda produttrice di questi interruttori era stata chiusa, ma gli alti gradi dell’esercito ne erano venuti a conoscenza solo dopo la cessazione delle forniture. E non si possono ordinare da nessun’altra parte, perché il produttore è scomparso nel nulla due anni fa. Un altro esempio lampante: l’unico produttore nazionale di motori a combustibile solido per i missili aria-aria, come si legge sul documento, “aveva incontrato problemi tecnici relativi alla produzione,” motivazioni che non erano state chiarite neanche dopo l’intervento di esperti governativi e militari. I tentativi di riprendere la produzione erano falliti e il Pentagono era stato costretto a ricorrere ad un’azienda norvegese per garantire la continuità delle consegne. Ovviamente, questo è indice di un sicuro degrado tecnico di tutto il sistema americano, perché la perdita di alcune competenze di base non basta da sola a giustificare una situazione dove non si può ripristinare una produzione e neanche si riesce a capire qual’è il problema.

    Mentre ci si familiarizza con le lamentele degli alti gradi dell’esercito americano, è difficile liberarsi dall’impressione che quello che si ha di fronte agli occhi non sia un documento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, datato settembre 2018, ma piuttosto una descrizione dei problemi che affliggevano l’esercito russo negli impetuosi anni ‘90. Non c’è praticamente nessun settore dove non ci siano incognite gravi o molto gravi, che spesso non possono essere risolte neanche con l’enorme budget a disposizione della difesa.

    Nella sezione dedicata ai problemi relativi alle armi atomiche, il Pentagono denuncia che negli Stati Uniti non esiste il numero necessario di tecnici ed ingegneri con la corretta scolarizzazione, formazione e cittadinanza (statunitense), necessarie per lavorare nel settore delle armi atomiche. Il riferimento alla nazionalità è importante, perché, è vero che dalle università americane esce un numero sufficiente di ingegneri, fisici e rappresentanti delle altre specialità tecniche, ma la maggior parte di questi laureati proviene da paesi stranieri, quasi sempre dalla Repubblica Popolare Cinese.

    L’America non solo non riesce a trovare gli ingegneri necessari, ma neanche la microelettronica che serve a far funzionare le armi nucleari. E [al Pentagono] denunciano il fatto di non potersi più fidare dei produttori dei componenti elettronici; dopo tutto, “la filiera di produzione è globalizzata.” Tradotto dal burocratese americano in idioma comprensibile significa: “la microelettronica per i nostri missili è fabbricata in Cina, e noi non sappiamo che cosa ci abbiano ficcato dentro i Cinesi.” Queste sono difficoltà gravi, che riguardano problemi che si potrebbero facilmente risolvere se l’economia americana fosse in una condizione di alta tecnologia. Per esempio, il Pentagono lamenta la mancanza di strumenti per lo sviluppo di software affidabili per la gestione dati e per la produzione industriale. La situazione è esacerbata dalla “scarsa attenzione alla sicurezza informatica da parte dei fornitori di software.” Tradotto dal burocratese americano sta a significare: “per quanto riguarda la sicurezza informatica, i nostri fornitori sono così scarsi che noi non sappiamo che cosa potrebbero aver stipato nei software che usano i nostri soldati gli hackers russi e cinesi .”

    La conclusione finale del rapporto: “La Cina rappresenta un rischio significativo e in continua crescita per la fornitura di materiali ritenuti strategici e critici per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti…. I settori problematici per la produzione e l’industria di base della difesa americana comprendono un numero sempre crescente di metalli, leghe ed altri materiali, sia specialistici che di largo consumo, comprese le terre rare e i magneti permanenti.” In generale, va tutto male, dall’alluminio alla sicurezza informatica, dagli interruttori per missili agli ingegneri e agli addetti alle trivelle, dalle macchine a controllo numerico ai tessuti sintetici per tende militari. La cupidigia dell’affarismo americano, l’ideologia della globalizzazione, e la ferrea convinzione, come aveva previsto Fukuyama, che la storia sia quasi arrivata al suo termine, hanno causato, tutti insieme, un tale danno alle capacità di difesa degli Stati Uniti, come i loro avversari geopolitici neanche speravano. Solo rendendosi conto di tutto questo si riescono a capire i tentativi di Donald Trump di reindustrializzare l’America, quasi con la forza.

    In ogni caso, ci sono tutte le ragioni per credere che, date le attuali difficoltà economiche, sarà molto improbabile che l’amministrazione Trump sia in grado di aggiustare ciò che i suo predecessori hanno disfatto negli ultimi vent’anni. E noi [Russi], insieme ai nostri partners cinesi, da un lato non dobbiamo ripetere gli sbagli degli Americani e, dall’altro, dobbiamo imparare da questi errori. A giudicare da quello che, attualmente, sta succedendo nel teatro mondiale, questo è proprio ciò che stanno facendo Mosca e Pechino.

    Ivan Danilov

    Fonte: stalkerzone.org
    Link: http://www.stalkerzone.org/ivan-dani...-on-its-knees/
    04.11.2018

  2. #2
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Spero sia vero.

  3. #3
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Si è così, contaci.
    Tessera nr. 5 del club Ma il PD ?

  4. #4
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    par di capire che la cina tiene per le palle gli usa in diversi modi
    ciao ciao

  5. #5
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Citazione Originariamente Scritto da Second chance Visualizza Messaggio
    Si è così, contaci.
    Meno male.

  6. #6
    Banzai
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    ottima analisi, ma non è che in Italia le cose vadano poi tanto meglio, da quando qualche idiota ha deciso di togliere i dazi sui prodotti cinesi, indiani, indonesiani trovi solo materiale e parti di ricambio di importazione.
    ovviamente i politici italiani col caxxo che si preoccupano della cosa ...

  7. #7
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Citazione Originariamente Scritto da Noumeno Visualizza Messaggio
    IVAN DANILOV
    stalkerzone.org

    Nel sistema della difesa nazionale degli Stati Uniti è stato scoperto un grosso punto debole, molto difficile da sanare. La reazione del Pentagono rasenta un malcelato panico e i giornalisti che hanno esaminato i risultati di una ricerca, portata a termine da esperti americani per studiare a fondo le condizioni dell’esercito americano e dell’industria della difesa, ammettono che nelle recenti, “strane,” azioni del presidente Trump c’è, in fondo, una logica ferrea: vuole impedire che l’America si trasformi in una tigre di cartone con gli artigli di carta.

    L’essenza del problema, secondo una rilettura dei fatti di un giornalista della Reuters, Andy Home, che era venuto in possesso di una copia del rapporto, risalente al settembre scorso, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti riguardante i rifornimenti di materiale essenziali per l’esercito americano, può essere ridotta ad un unico numero. Più di 300 (!) elementi-chiave, necessari al normale funzionamento dell’industria bellica e delle forze armate americane sono in pericolo: i produttori statunitensi o sono sull’orlo della bancarotta o sono già stati rimpiazzati da fornitori cinesi o di altre nazionalità, a causa della deindustrializzazione dell’economia interna e della rilocalizzazione della produzione nelle nazioni del Sud-Est Asiatico.

    Il sig. Home cita, come chiaro e straordinario esempio, un fatto divertente (se non siete un soldato americano, naturalmente), tratto dal suddetto rapporto; è venuto fuori che l’ultimo produttore americano di filati sintetici, necessari alla fabbricazione dei teli per le tende militari, era “defunto” di recente. Questo significa che se gli Stati Uniti dovessero dichiarare un “embargo sui tessuti,” per alcuni soldati americani ci sarebbe la seria prospettiva di dover dormire all’aperto. E’ difficile non notare che una simile eventualità sarebbe abbastanza umiliante per un esercito che asserisce di essere il più tecnologico del pianeta.

    La situazione potrebbe essere considerata buffa, se non fosse che mette in forse un numero enorme di requisiti del complesso militare-industriale e dell’esercito americano. Nella parte declassificata della ricerca del Dipartimento della Difesa Americano si riporta che negli Stati Uniti potrebbero esserci difficoltà nelle consegne future degli interruttori elettrici che fanno funzionare quasi tutti i missili americani. Come riferiscono i rappresentanti ufficiali del Pentagono, l’azienda produttrice di questi interruttori era stata chiusa, ma gli alti gradi dell’esercito ne erano venuti a conoscenza solo dopo la cessazione delle forniture. E non si possono ordinare da nessun’altra parte, perché il produttore è scomparso nel nulla due anni fa. Un altro esempio lampante: l’unico produttore nazionale di motori a combustibile solido per i missili aria-aria, come si legge sul documento, “aveva incontrato problemi tecnici relativi alla produzione,” motivazioni che non erano state chiarite neanche dopo l’intervento di esperti governativi e militari. I tentativi di riprendere la produzione erano falliti e il Pentagono era stato costretto a ricorrere ad un’azienda norvegese per garantire la continuità delle consegne. Ovviamente, questo è indice di un sicuro degrado tecnico di tutto il sistema americano, perché la perdita di alcune competenze di base non basta da sola a giustificare una situazione dove non si può ripristinare una produzione e neanche si riesce a capire qual’è il problema.

    Mentre ci si familiarizza con le lamentele degli alti gradi dell’esercito americano, è difficile liberarsi dall’impressione che quello che si ha di fronte agli occhi non sia un documento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, datato settembre 2018, ma piuttosto una descrizione dei problemi che affliggevano l’esercito russo negli impetuosi anni ‘90. Non c’è praticamente nessun settore dove non ci siano incognite gravi o molto gravi, che spesso non possono essere risolte neanche con l’enorme budget a disposizione della difesa.

    Nella sezione dedicata ai problemi relativi alle armi atomiche, il Pentagono denuncia che negli Stati Uniti non esiste il numero necessario di tecnici ed ingegneri con la corretta scolarizzazione, formazione e cittadinanza (statunitense), necessarie per lavorare nel settore delle armi atomiche. Il riferimento alla nazionalità è importante, perché, è vero che dalle università americane esce un numero sufficiente di ingegneri, fisici e rappresentanti delle altre specialità tecniche, ma la maggior parte di questi laureati proviene da paesi stranieri, quasi sempre dalla Repubblica Popolare Cinese.

    L’America non solo non riesce a trovare gli ingegneri necessari, ma neanche la microelettronica che serve a far funzionare le armi nucleari. E [al Pentagono] denunciano il fatto di non potersi più fidare dei produttori dei componenti elettronici; dopo tutto, “la filiera di produzione è globalizzata.” Tradotto dal burocratese americano in idioma comprensibile significa: “la microelettronica per i nostri missili è fabbricata in Cina, e noi non sappiamo che cosa ci abbiano ficcato dentro i Cinesi.” Queste sono difficoltà gravi, che riguardano problemi che si potrebbero facilmente risolvere se l’economia americana fosse in una condizione di alta tecnologia. Per esempio, il Pentagono lamenta la mancanza di strumenti per lo sviluppo di software affidabili per la gestione dati e per la produzione industriale. La situazione è esacerbata dalla “scarsa attenzione alla sicurezza informatica da parte dei fornitori di software.” Tradotto dal burocratese americano sta a significare: “per quanto riguarda la sicurezza informatica, i nostri fornitori sono così scarsi che noi non sappiamo che cosa potrebbero aver stipato nei software che usano i nostri soldati gli hackers russi e cinesi .”

    La conclusione finale del rapporto: “La Cina rappresenta un rischio significativo e in continua crescita per la fornitura di materiali ritenuti strategici e critici per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti…. I settori problematici per la produzione e l’industria di base della difesa americana comprendono un numero sempre crescente di metalli, leghe ed altri materiali, sia specialistici che di largo consumo, comprese le terre rare e i magneti permanenti.” In generale, va tutto male, dall’alluminio alla sicurezza informatica, dagli interruttori per missili agli ingegneri e agli addetti alle trivelle, dalle macchine a controllo numerico ai tessuti sintetici per tende militari. La cupidigia dell’affarismo americano, l’ideologia della globalizzazione, e la ferrea convinzione, come aveva previsto Fukuyama, che la storia sia quasi arrivata al suo termine, hanno causato, tutti insieme, un tale danno alle capacità di difesa degli Stati Uniti, come i loro avversari geopolitici neanche speravano. Solo rendendosi conto di tutto questo si riescono a capire i tentativi di Donald Trump di reindustrializzare l’America, quasi con la forza.

    In ogni caso, ci sono tutte le ragioni per credere che, date le attuali difficoltà economiche, sarà molto improbabile che l’amministrazione Trump sia in grado di aggiustare ciò che i suo predecessori hanno disfatto negli ultimi vent’anni. E noi [Russi], insieme ai nostri partners cinesi, da un lato non dobbiamo ripetere gli sbagli degli Americani e, dall’altro, dobbiamo imparare da questi errori. A giudicare da quello che, attualmente, sta succedendo nel teatro mondiale, questo è proprio ciò che stanno facendo Mosca e Pechino.

    Ivan Danilov

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  8. #8
    Banzai
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    https://en.wikipedia.org/wiki/List_o...ication_plants

    Giusto per dimensionare il problema, prendiamo ad esempio i semiconduttori e pensa solo per un momento cosa potrebbe succedere se la UE fosse sottoposta ad embargo ... se non sai bene a cosa serve un microprocessore eccoti servito .. I dispositivi a semiconduttore sono componenti elettronici che sfruttano le proprietà elettroniche dei materiali semiconduttori, principalmente il silicio, il germanio e l'arseniuro di gallio. I dispositivi a semiconduttore hanno rimpiazzato le valvole termoioniche nella maggior parte delle applicazioni. Essi utilizzano la conduzione degli elettroni nello stato solido, anziché nel vuoto o nello stato gassoso. I dispositivi a semiconduttore sono disponibili come componenti discreti o possono essere integrati insieme a un gran numero, spesso milioni, di dispositivi simili su un singolo chip, chiamato circuito integrato (di cui si usa spesso l'acronimo inglese IC: Integrated Circuit).
    MOSFET
    Dispositivi a due terminali:
    diodo a semiconduttore
    diodo Zener
    LED (Light-emitting diode: diodo a emissione di luce)
    diodo PIN
    diodo Schottky
    diodo a valanga
    diodo laser
    DIAC
    Cella solare
    Vertical Cavity Surface Emitting Laser (VCSEL)

    Dispositivi a tre terminali:
    transistor bipolare (BJT)
    transistor ad effetto di campo (FET)
    transistor Darlington
    Insulated Gate Bipolar Transistor (IGBT)
    tiristore o SCR
    Triac
    Transistore unigiunzione
    Gate Turn Off o GTO

    Dispositivi a quattro terminali:
    sensore a effetto Hall (sensore di campo magnetico)[1]

    Dispositivi a molti terminali (la lista sarebbe lunga; i principali):
    Charge Coupled Device (CCD)
    Charge Injection Device (CID)
    Microprocessori
    Random access memory (RAM)
    Read only memory (ROM)

  9. #9
    l'ınquirente
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Citazione Originariamente Scritto da Noumeno Visualizza Messaggio
    IVAN DANILOV
    stalkerzone.org

    Nel sistema della difesa nazionale degli Stati Uniti è stato scoperto un grosso punto debole, molto difficile da sanare. La reazione del Pentagono rasenta un malcelato panico e i giornalisti che hanno esaminato i risultati di una ricerca, portata a termine da esperti americani per studiare a fondo le condizioni dell’esercito americano e dell’industria della difesa, ammettono che nelle recenti, “strane,” azioni del presidente Trump c’è, in fondo, una logica ferrea: vuole impedire che l’America si trasformi in una tigre di cartone con gli artigli di carta.

    L’essenza del problema, secondo una rilettura dei fatti di un giornalista della Reuters, Andy Home, che era venuto in possesso di una copia del rapporto, risalente al settembre scorso, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti riguardante i rifornimenti di materiale essenziali per l’esercito americano, può essere ridotta ad un unico numero. Più di 300 (!) elementi-chiave, necessari al normale funzionamento dell’industria bellica e delle forze armate americane sono in pericolo: i produttori statunitensi o sono sull’orlo della bancarotta o sono già stati rimpiazzati da fornitori cinesi o di altre nazionalità, a causa della deindustrializzazione dell’economia interna e della rilocalizzazione della produzione nelle nazioni del Sud-Est Asiatico.

    Il sig. Home cita, come chiaro e straordinario esempio, un fatto divertente (se non siete un soldato americano, naturalmente), tratto dal suddetto rapporto; è venuto fuori che l’ultimo produttore americano di filati sintetici, necessari alla fabbricazione dei teli per le tende militari, era “defunto” di recente. Questo significa che se gli Stati Uniti dovessero dichiarare un “embargo sui tessuti,” per alcuni soldati americani ci sarebbe la seria prospettiva di dover dormire all’aperto. E’ difficile non notare che una simile eventualità sarebbe abbastanza umiliante per un esercito che asserisce di essere il più tecnologico del pianeta.

    La situazione potrebbe essere considerata buffa, se non fosse che mette in forse un numero enorme di requisiti del complesso militare-industriale e dell’esercito americano. Nella parte declassificata della ricerca del Dipartimento della Difesa Americano si riporta che negli Stati Uniti potrebbero esserci difficoltà nelle consegne future degli interruttori elettrici che fanno funzionare quasi tutti i missili americani. Come riferiscono i rappresentanti ufficiali del Pentagono, l’azienda produttrice di questi interruttori era stata chiusa, ma gli alti gradi dell’esercito ne erano venuti a conoscenza solo dopo la cessazione delle forniture. E non si possono ordinare da nessun’altra parte, perché il produttore è scomparso nel nulla due anni fa. Un altro esempio lampante: l’unico produttore nazionale di motori a combustibile solido per i missili aria-aria, come si legge sul documento, “aveva incontrato problemi tecnici relativi alla produzione,” motivazioni che non erano state chiarite neanche dopo l’intervento di esperti governativi e militari. I tentativi di riprendere la produzione erano falliti e il Pentagono era stato costretto a ricorrere ad un’azienda norvegese per garantire la continuità delle consegne. Ovviamente, questo è indice di un sicuro degrado tecnico di tutto il sistema americano, perché la perdita di alcune competenze di base non basta da sola a giustificare una situazione dove non si può ripristinare una produzione e neanche si riesce a capire qual’è il problema.

    Mentre ci si familiarizza con le lamentele degli alti gradi dell’esercito americano, è difficile liberarsi dall’impressione che quello che si ha di fronte agli occhi non sia un documento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, datato settembre 2018, ma piuttosto una descrizione dei problemi che affliggevano l’esercito russo negli impetuosi anni ‘90. Non c’è praticamente nessun settore dove non ci siano incognite gravi o molto gravi, che spesso non possono essere risolte neanche con l’enorme budget a disposizione della difesa.

    Nella sezione dedicata ai problemi relativi alle armi atomiche, il Pentagono denuncia che negli Stati Uniti non esiste il numero necessario di tecnici ed ingegneri con la corretta scolarizzazione, formazione e cittadinanza (statunitense), necessarie per lavorare nel settore delle armi atomiche. Il riferimento alla nazionalità è importante, perché, è vero che dalle università americane esce un numero sufficiente di ingegneri, fisici e rappresentanti delle altre specialità tecniche, ma la maggior parte di questi laureati proviene da paesi stranieri, quasi sempre dalla Repubblica Popolare Cinese.

    L’America non solo non riesce a trovare gli ingegneri necessari, ma neanche la microelettronica che serve a far funzionare le armi nucleari. E [al Pentagono] denunciano il fatto di non potersi più fidare dei produttori dei componenti elettronici; dopo tutto, “la filiera di produzione è globalizzata.” Tradotto dal burocratese americano in idioma comprensibile significa: “la microelettronica per i nostri missili è fabbricata in Cina, e noi non sappiamo che cosa ci abbiano ficcato dentro i Cinesi.” Queste sono difficoltà gravi, che riguardano problemi che si potrebbero facilmente risolvere se l’economia americana fosse in una condizione di alta tecnologia. Per esempio, il Pentagono lamenta la mancanza di strumenti per lo sviluppo di software affidabili per la gestione dati e per la produzione industriale. La situazione è esacerbata dalla “scarsa attenzione alla sicurezza informatica da parte dei fornitori di software.” Tradotto dal burocratese americano sta a significare: “per quanto riguarda la sicurezza informatica, i nostri fornitori sono così scarsi che noi non sappiamo che cosa potrebbero aver stipato nei software che usano i nostri soldati gli hackers russi e cinesi .”

    La conclusione finale del rapporto: “La Cina rappresenta un rischio significativo e in continua crescita per la fornitura di materiali ritenuti strategici e critici per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti…. I settori problematici per la produzione e l’industria di base della difesa americana comprendono un numero sempre crescente di metalli, leghe ed altri materiali, sia specialistici che di largo consumo, comprese le terre rare e i magneti permanenti.” In generale, va tutto male, dall’alluminio alla sicurezza informatica, dagli interruttori per missili agli ingegneri e agli addetti alle trivelle, dalle macchine a controllo numerico ai tessuti sintetici per tende militari. La cupidigia dell’affarismo americano, l’ideologia della globalizzazione, e la ferrea convinzione, come aveva previsto Fukuyama, che la storia sia quasi arrivata al suo termine, hanno causato, tutti insieme, un tale danno alle capacità di difesa degli Stati Uniti, come i loro avversari geopolitici neanche speravano. Solo rendendosi conto di tutto questo si riescono a capire i tentativi di Donald Trump di reindustrializzare l’America, quasi con la forza.

    In ogni caso, ci sono tutte le ragioni per credere che, date le attuali difficoltà economiche, sarà molto improbabile che l’amministrazione Trump sia in grado di aggiustare ciò che i suo predecessori hanno disfatto negli ultimi vent’anni. E noi [Russi], insieme ai nostri partners cinesi, da un lato non dobbiamo ripetere gli sbagli degli Americani e, dall’altro, dobbiamo imparare da questi errori. A giudicare da quello che, attualmente, sta succedendo nel teatro mondiale, questo è proprio ciò che stanno facendo Mosca e Pechino.

    Ivan Danilov

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    04.11.2018
    Le solite cazzate al cubo made in Puttan !!!!!!!

  10. #10
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    Predefinito Re: I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano

    Lo hanno messo in ginocchio e a bocca aperta.
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

 

 
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